Le poesie attribuite allo Jayme e quelle dell’Allois e dell’Odiard Des Ambrois, come la poesia del Gros, sono destinate a occasioni pubbliche: carnevali, ricevimenti, balli, incontri, cene di società, riunioni di amici, celebrazioni, ecc. La scrittura e la lettura, fino agli anni Trenta/Quaranta del XX secolo, non erano ancora, per la società montanara, un fatto privato: erano un fatto comunitario. Le memorie riportate dal capo famiglia nel livre de raisons o caié ‘d meizoun erano lette o raccontate in occasioni quali le veglie invernali, come quella narrataci da Enrico Faure, vero luogo della trasmissione del sapere e scuola di apprendimento della storia della comunità, del territorio e della sua cultura.

Una cultura che, utilizzando le categorie dell’antropologo gesuita Walter Ong159, possiamo definire a “oralità primaria”: una cultura che si basava solo sulla parola e sulla trasmissione orale e dove la scrittura non era pratica diffusa. Se, seguendo il pensiero di Ong e della Scuola di Toronto160, oralità e scrittura sono strumenti che strutturano il pensiero e definiscono, in modo diverso, universi mentali; allora dobbiamo pensare che con la fase della “rinascita culturale” o, piuttosto, di “anelito alla rinascita culturale” del secondo Novecento, che ha prodotto in quantità letteratura e studi in lingua e sulla lingua occitana, la cultura tradizionale altovalsusina sia passata dalla fase dell’oralità a quella della “scrittura”, producendo però un effetto di museificazione, anziché di rinnovamento, e precludendoci in parte la comprensione profonda della sua essenza.

A differenza dell’analisi di Ong, nel caso della cultura occitana altovalsusina odierna, non possiamo parlare di interiorizzazione della scrittura, complici le diverse grafie e la limitata diffusione e lettura dei testi in lingua; possiamo piuttosto parlare di una cultura sdoppiata che percorre due vie parallele: una a “oralità primaria” in patois e una di “scrittura” in italiano, una delle due, quella in patois, apparentemente a cul de sac.

Se la parola è viva, immediata ed emozionale e rappresenta il presente e la socializzazione (come nel caso del patois), la scrittura, che produce la ristrutturazione del pensiero (e in Alta Valle Susa è attraverso il pensiero in francese o in italiano che è stata interiorizzata) è, secondo Ong: distacco, ragionamento e solitudine e può essere in ogni luogo nell’arco temporale161 o, come osservato da Marshall McLuhan, la parola diventa un significato mentale, legato al passato162.

Come il Faure di Arcadia Alpina, quasi tutti quelli che hanno lasciato memorie o scritti in patois sono maestri o professori: Jean Baptiste Jayme è maestro di scuola a Chiomonte, Allois è insegnante, Ida Gay di Amazas (Oulx), curatrice degli scritti del marito clavierese Luigi Onorato Brun, è maestra elementare come Angelo Masset di Rochemolles (Bardonecchia), Clelia Baccon di Salbertrand e Augusta Gleise di Millaures (Bardonecchia); insegnanti sono anche Giovanna Jayme di Oulx, Christine Fundone e Angela Crana di Jouvenceaux (Sauze d’Oulx).

Inoltre, maestre elementari che hanno composto testi, oltre ad aver condotto ricerche sul territorio e raccolto testimonianze sono: Emi Bompard163, Paola Blais164, Alma Regis165 e Paola Dessolis166, per citarne soltanto alcune che ritengono quanto «L’ei melh ël vin frei, que l’eigo shaudo»167 (È meglio il vino fresco che l’acqua calda) e come «Din la manheȓā simplā dlä jën ‘d muntannha lä ‘s po’ armemuriā sērta razun dlä vittä ‘n pou trò vittë isüblhā»168 (Anche nella semplicità della gente di montagna si possono riscoprire certi valori della vita quotidiana un po’ troppo frettolosamente dimenticati).

Per quanto riguarda i componenti del gruppo della Rafanhaudo di Chiomonte e il prolifico e infaticabile ricercatore Marziano di Maio169, si tratta comunque di persone con un elevato grado di istruzione; come pure nel caso di Piero Perron, primo compilatore per l’Alta Valle di una grammatica del patois locale di Jouvenceaux (Sauze d’Oulx), o di Fulvio Norse di Exilles, trascrittore dei versi del padre Luigi e poeta egli stesso.

Genesio De La Coste di Cels (Exilles) e Duccio Eydallin di Sauze d’Oulx sono invece entrambi autodidatti per quanto riguarda la scrittura in lingua occitana170 e sono tra i primi a ri-sentire, tra gli anni dell’immediato Dopoguerra e gli anni Settanta del Novecento, la nostalgia di quel mondo perduto; entrambi hanno avuto un’istruzione superiore e rivestito importanti ruoli e cariche amministrative all’interno della propria comunità. Genesio De La Coste è autore di numerosi articoli, apparsi tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta, in «Il Bannie», Bollettino parrocchiale di Exilles, per il quale cura, insieme ai compaesani Virgilio Fontan e Luigino Bernard, rubriche e articoli in lingua exillese, ora raccolti e trascritti in grafia dell’Escolo dou Po sulle pagine bilingue occitano/italiano del sito www.comune.exilles.to.it.

Ma i “maestri” hanno permesso anche ad altri di scrivere le proprie tracce, le proprie memorie che non potevano più essere trasmesse o scambiate al tepore della stalla. Infatti il salbertrandese Oreste Rey, Riccardo Colturi di Fenils (Cesana Torinese), Armando Cibonfa di San Colombano (Exilles), Serafina Perron Cabus di San Marco (Oulx), Pierina Vazon di Sauze d’Oulx, Adele Allemand di Millaures (Bardonecchia) e altri, che provengono da una cultura contadina, una cultura “bassa”, hanno attinto al lavoro sulle diverse grafie di questi “maestri” pionieri per elaborare i loro scritti e consegnare la propria storia al passato, ma: «se ciascuno di noi ha una storia non è perché ha avuto un passato, ma perché questo passato è ripreso, perché perdura e ogni giorno connota il presente»171.

Così fioriscono testimoni della cultura tradizionale che sentono l’esigenza di lasciare memorie, dizionari, raccolte di proverbi e di toponimi nella loro lingua madre occitana, per raccontare un mondo: il loro mondo e quello della loro jen, la loro gente, la loro comunità. Insieme a manuali e memorie, a monumentali dizionari e atlanti toponomastici, nascono componimenti poetici e racconti.