In una riunione dell'Escolo dòu Po tenuta in Coumboscuro nel gennaio 1971 venne prospettata dalla maggior parte dei partecipanti la necessità di procedere allo studio di eventuali modifiche da apportare alla grafia usata per la trascrizione dei dialetti della lingua d'Oc delle nostre valli.
Per questo fu nominata una Commissione composta da tre docenti universitari di materie linguistiche (prof.ri Gasca-Queirazza, Corrado Grassi, Arturo Genre) e da valligiani (Arneodo, Bodrero, Ottonelli, Pons, Beppe Rosso, Boschero), che nel corso di varie sedute di lavoro, tenute presso l'Istituto dell'Atlante Linguistico Italiano, elaborò il progetto che ora pubblichiamo. Ai lavori di questa Commissione parteciparono parecchi altri valligani, trai quali segnaliamo i sig.ri Buratti, Joannàs, Bronzat, Martin, Do, Bermond.

Jan Pèire Boschero

(La grafia proposta dalla Commissione, anche detta dell'"Escolo dòu Po", è riportata in Lou Soulsetrelh, N.1, 1973: La nuova grafia del patouà)

COMMENTO DI COUMBOSCURO.
Nel suo insieme lo schema di grafia ci pare chiaro e funzionale e, senz'altro, l'unico sensatamente proponibile allo stato attuale, dopo oltre un secolo di tradizione mistraliana ed oltre un decennio di esperienza cisalpina dell'Escolo dòu Po, che ha avuto come palestra d'espressione soprattutto il nostro giornale.
Tuttavia, poichè si tratta di semplice proposta, sempre aperta a nuovi contributi di riflessione e comunque suscettibile di modifiche, ci permettiamo di rinnovare le riserve già più volte avanzate in sede di Commissione di Studio, LIMITATAMENTE AD ALCUNI PUNTI PARTICOLARI.
1) S sonora: scriveremo, come da anni: BASSO = bassa (e non «baso»); GRASSO = grassa (e non «graso»); BRASSO = bracciata, unità di misura (e non «braso») ecc.
Riteniamo la S unica, in funzione di sonorità, forzatura non inseribile senza un senso di fastidio nel meccanismo percettivo del lettore; esteticamenite una dissonanza non immune da sciatteria, con riflessi negativi nell'armonia d'insieme del sistema. Come per il linguaggio della pittura e della scultura, così anche per i segni della grafia esiste una bellezza formale.
2) S preceduta da consonante: analogamente, scriveremo DANÇO = danza (e non «danso»), ESPERANÇO = speranza (e non «esperanso»), FORÇO = forza (e non «forso ») .
Se ciò potrà presentare una lieve patina di francesismo, (non si tema, siamo immuni da centralismi: chi, finora, è stato più anticentralista di «Coumboscuro»?), nulla di male: a noi spetta caratterizzarci specialmente in funzione antiromana, lasciando alle genti d'Oc transalpine di vedersela con Parigi.
3)DITTONGHI con a, o, + ou: li renderemo con àu, òu, accentando la a e la o. Non già perchè questo è il criterio mistraliano, ma per non cadere anche qui in brutture grafiche: si consideri quale carico di vocali si accumuli infelicemente in «biòou» = bue, in «diàou» = diavolo, in draiòou = sentiero, pista.
All'obiezione che il sistema mistraliano può non coprire taluni casi, osserviamo che, oltre la norma, v'è pure la forza della consuetudine: quella che col tempo umanizza e conferisce un'anima alle lingue.
4)Si parla insistentemente di un'area d'Oc, con attributi di espansione variabile, ma in ogni caso sempre abbastanza vasta da comprendere, oltre alle nostre Alpi, buona parte del sud-Francia. Ora - visto che non possiamo ancora collimare con mistraliani ed occitani nel lessico, chè il nostro lessico è tuttora piuttosto ridotto - cerchiamo di collimare con essi almeno nell'uso grafico. Non è certamente la fragile frangia d'Oc cisalpina la più qualificata a moltiplicare le varietà linguistiche. Se veramente crediamo nell'unità del mondo d'Oc europeo, è opportuno rinsaldare i legami con i fratelli d'oltralpe almeno nei valori strumentali, rispettando nel contempo le diverse posizioni di pensiero.
E' riflessione che «COUMBOSCURO», notoriamente assai poco tenera per le copiature e gli esotismi, si sente in dovere di formulare.