Portal d’Occitània    Letteratura occitana

Daniele Dalmasso "Linhas de temp"

Prefazione - "Linhas de temp" – Linee di tempo

Prefacion - "Linhas de temp"

"Linhas de temp", Linee di tempo - Raccolta di poesie in lingua occitana, di Daniele Dalmasso

italiano

Secondo le ultime frontiere della fisica quantistica probabilmente il tempo non esiste, è solo una convenzione, esiste solo il presente, l'eternità... probabilmente la nostra anima lo sa bene.

Perché “Linee di tempo”? Perché sono convinto che ognuno di noi e qualsiasi cosa ci circondi, appaia in una ben precisa sequenza di infinite combinazioni possibili che, messe una dietro all'altra, costruiscono la nostra storia, il nostro film, la nostra percezione della realtà, esperienza unica e misteriosa che va ad aumentare una consapevolezza più grande.

Il processo di omologazione odierno tende a mantenere bassa questa crescita offrendo modelli omologati, standard che rendono, noi “Linee di tempo”, prigionieri dello stesso percorso, o meglio di un non percorso in quanto non abbiamo mai tempo di vivere veramente.

Per questo motivo le radici, dove affonda la lingua dei padri e con essa il modo di intendere un mondo intero, sono una parte molto importante per noi e il nostro grado di consapevolezza. Sono fari che ci indicano una rotta da seguire e al tempo stesso ci permetteranno sempre di tornare a casa prima o poi.

Ho iniziato a scrivere in occitano alpino nel 2009, quando ho scritto un libro di testimonianze sulla vita di mio nonno “Jaco Gròs”, ma la passione per la scrittura è cominciata una decina d'anni prima quando, con il gruppo musicale “Lhi Jarris”, che ha rappresentato per me un'ottima occasione di crescita e di confronto, ho iniziato a scrivere i testi di alcune canzoni. Mi venivano “facili” e così, saturate le canzoni, ho continuato a farne altri in forma un po' più poetica ed eccomi qui con questa raccolta.

L'idea di scrivere in una lingua parlata da pochi mi ha sempre entusiasmato, portandomi poco per volta a conoscere persone e realtà dove questa, non solo era ancora ben conservata, ma anche codificata e standardizzata, proprio come lo sono tutte le lingue “ufficiali” del pianeta.

Ai tempi della scuola la poesia non mi è mai “saltata addosso”, mi piacevano di più le materie tecniche; poi però arrivano le prime difficoltà della vita, la sensibilità si fa strada ed improvvisamente sento di riuscire a coglierne alcuni tratti, mi emozionano, li percepisco vicini ai miei sentimenti, mi rendo conto che in pochi versi ho davanti a me una fotografia di uno stato d'animo, una descrizione di un sogno, una preghiera... a volte è la sublimazione di una immagine, di un mondo ideale, un grido di dolore, un gemito di piacere... non ci sono limiti; poche parole in grado di fare andare in risonanza chiunque sia accordato sulla stessa emozione.

Le composizioni raccolte in questo libricino, sono un'espressione di “pensiers salhits” (pensieri emersi), come un magma che arriva da una zona più in profondità. Rappresentano una dimensione intima, ideale senz'altro, anche perché la realtà quotidiana, come quella di ognuno di noi, è diversa, ma è un tendere a qualcosa, un luogo emotivo protetto, dove posso rifugiarmi come nel sogno.

Se è vero che siamo ciò che vediamo e spesso non siamo contenti, allora provare a vedere con gli occhi dell'immaginazione di una poesia o di una canzone chissà che non possa cambiare la realtà stessa.

Ho scelto di scrivere in occitano alpino, perché è la mia lingua, quella che, con le sue numerose varianti si parla nel territorio in cui vivo, ricco di natura, di storia, di bellezza; l'ho sempre sentita parlare da quando ero bambino e la uso quotidianamente nella variante del mio paese,Vernante, e poi perché certe parole, certi modi di dire, portano con sé consapevolezze millenarie di questo luogo.

Il mio è solo un piccolo contributo affinché questa bella lingua non vada perduta.

Come tutte le cose, solo se si usano hanno ragione di esistere, ma in cuor mio sono fiducioso, perché grazie al lavoro di molte persone svolto in questi ultimi anni, dalla musica al cinema alla letteratura, sento che questa lingua millenaria è più che mai viva e vibrante, in grado di comunicare concetti di oggi con parole di ieri.

Esiste una generazione che ha ancora intravisto di scorcio – e magari vissuto, con i nonni o attraverso i loro occhi – un mondo che andava finendo. Un vivere fedele a modelli sorpassati, quasi antichi, apparentemente inerti al divenire degli ultimi tempi. E a quel mondo continuano a guardare, pur saldamente ancorati nel presente: senza chiamarsi fuori dalle contraddizioni ma senza nemmeno lasciarsene travolgere. Daniele Dalmasso appartiene a quella generazione e da quell’esperienza trae sostanza per la sua espressione linguistica, musicale e poetica, attraverso una lingua che come le sue radici affonda nella terra dei padri, la Val Vermenagna dove è cresciuto. (Matteo Rivoira)

Daniele Dalmasso nasce a Cuneo nel 1973, ha vissuto a Limone nei primi anni, poi a Vernante dove sono le sue radici, ora vive a Roccavione: in una parola è della Val Vermenagna.

Alla fine del servizio militare lavora un paio di stagioni agli impianti di risalita di Limone Piemonte dove, al riparo nella baracca del vecchio ski-lift “Pernante”, nelle lunghe giornate di tormenta scopre l’armonica a bocca.

L’amore per la musica si trasforma in vera e propria passione per il suonare e scrivere pezzi.

Nel ‘95, assieme ad alcuni amici, fonda i “Charamalho”, uno fra i primi gruppi occitani elettrici del filone aperto da “Lou Dalfin”.

Nel ‘97 è tra i fondatori del gruppo musicale “La Bando dal Giari”, poi “Lhi Jarris”, formazione folk-rock occitana tuttora attiva.

E’ fra gli autori di testi e musiche dei CD “Sem Vengut Ici”, “Minoranças” e “Cèrcle Libre”.

Nel 2007 è tra i fondatori del progetto acustico “Catafolk”, sue le letture dello spettacolo: “Joanin Pet Pet Sigàla… e altri personaggi d’Occitania”. (2009)

Dal 2002 è suonatore di Violino nella Baìo di Calchesio (Sampeyre)

Ha collaborato con l’associazione culturale “Chambra d’Òc” ai progetti: “A Temp d’Occitania – Lhi Jarris e Daire d’Angel en viatge” (2007), “Baratem Paraulas” (2010), “Morres de Vermenanha e Ges” (2011), “Giacomo Dalmasso “Jaco Gròs” racconta” (2016).


occitan

Second las darrieras frontieras de la física quantística probablament lo temp exist ren, es masque na convencion, exist masque lo present, l'eternitat... probablament nòstra anma lo sa ben.

Perqué “Linhas de temp”? Perqué siu convinçut que chascun de nosautri e tot çò que nos environa apareisse dins na ben precisa sequença d’infinias combinacions possiblas que, butaas una après a l'autra, bastisson nòstra estòria, nòstre film, nòstra percepcion de la realitat, experiença única e misteriosa que vai agrandir na consciença mai granda.

Lo procès d'omologacion d'encuei mira a mantenir bassa aquesta creissua en ofrent de modèls omologats, standard que rendon, nosautri “Linhas de temp”, preisoniers dal mesme percors, o mielh d’un non percors perqué avem jamai lo temp de viure verament.

Per aqueste motiu las raïtz, ente esfonza la lenga di paires e abo ela lo biais d’enténder un mond entier, son na part ben importanta per nosautri e nòstre nivèl de consciença. Son de fars que nos donon na rota da seguir e al mesme temp nos laissarèn sempre retornar a maison derant o après.

Ai començat a escriure en occitan alpin ental 2009, quora ai fait un libre de testimonianças sus la vita de mon pairsier “Jaco Gròs”, mas la passion per l'escritura es enchaminaa na desena d'ans derant quora, abo lo grop musical “Lhi Jarris”, que a representat per mi un'excellenta occasion de creissua e de confrònt, ai tacat a escriure de tèxts per qualque chançon. Me venion “fàcilas” e parelh, finias las chançons, ai continuat a ne far d'autri en forma un pauc mai poètica e aüra siu aquí abo aquesta culhia.

L'idea d'escriure dins na lenga parlaa da pauc de gent m'a sempre entosiasmat, me portant pauc per vira a conóisser d epersonas e de realitat ente aquesta ren masque era encà ben gardaa, mas decò codifiaa e estandardizaa, pròpi coma son totas las lengas “oficialas” dal planeta.

Ai temps de l'escòla la poesia m'es jamai “sautaa a còl”, me plasion de mai las matèrias tècnicas; mas puei arribon las primas dificultat dal viure, la sensibilitat fai chamin e d'un crep sento d’arribar a ne’n culhir qualqui senhs, m’emocionon, lhi percebo da cant a mi sentiments, me rendo còmpte que dins pauc de vèrs ai derant a mi na fotografia de n'estat d'ànim, na descripcion d’un suenh, na preiera... de viras es la sublimacion de n’image, d’un mond ideal, un bram de dolor, un gem de plaser... la lhi a pas de límits; paucas paraulas capablas de far anar en ressonança qui se retròba acordat sus la mesma emocion.

Las composicions culhias sus aqueste libret son n'expression de “pensiers salhits”, coma un “magma” que arriba da na zòna mai en profonditat. Representon na dimension íntima, ideala segurament, bèla perqué la realitat quotidiana, coma aquela de chascun de nosautri, es diferenta, mas es un ténder a qualquaren, un luec emotiu reparat, ente puei me refugiar coma dins lo suenh.

Se es ver que sem aquò que veiem e sovent sem ren jaiós, alora provar a veire abo lhi uelhs de l'imaginacion de na poesia o de na chançon vai saber que pòsche ren chambiar la realitat mesma.

Ai cernit d'escriure en occitan alpin perqué es ma lenga, aquela que, abo sas nombrosas variantas, se parla ental territòri ente vivo, ric de natura, d'estòria, de beltat; l'ai sempre auvia parlar da quora ero filhet e l'adòbro quotidianament dins la varianta de mon país Vernant, e puei perqué tantas paraulas, tantas manieras de dir, pòrton abo elas de conscienças millenarias d'aqueste luec.

La mia es masque na pichòta contribucion per que aquesta bèla lenga ane pas perdua.

Coma totas las còsas, masque se ilh s'adòbron an rason d'exíster, mas dins mon còr siu confiant, perqué gràcias al trabalh d’un baron de personas fait dins aquesti darriers ans, da la música al cínema a la literatura, sento que aquesta lenga millenària es pus que mai viva e vibranta, capabla de comunicar de concèpts d'encuei abo de paraulas d’ier.

Exist na generacion que a encara vist d’esguinch – e magara viscut, abo lhi pairsiers o a travèrs lors uelhs – un mond que anava a finir. Un viure fidèl a de modèls sorpassats, esquasi antics, semelhant inèrts a lo devenir di darriers temps. E aquel mond continuen a gachar, bèla se ben estachats ental present: sensa se chamar fòra da las contradiccions mas sensa nimanc se laissar chapar. (Matteo Rivoira)

Daniele Dalmasso nais a Coni ental 1973, a viscut a Limon dins lhi premiers ans, puei a Vernant ente a sas raïtz, aüra viu a Rocavion: dins na paraula es de la Val Vermenanha.

Ental ‘95, ensem a d'amís, fonda lhi “Charamalho”; ental ‘97 es entre lhi fondators dal grop musical “La Bando dal Giari”, puei “Lhi Jarris”, formacion folk-rock occitana encara activa; ental 2007 es entre lhi fondators dal projèct acóstic “Catafolk”; dal 2002 es sonador de violon dins la Baïa dal Chucheis (Sampeyre).

A collaborat abo l’associacion culturala “Chambra d’òc” ai projècts: “A Temp d’Occitania – Lhi Jarris e Daire d’Angel en viatge” (2007), “Baratem Paraulas” (2010), “Morres de Vermenanha e Ges” (2011), “Giacomo Dalmasso “Jaco Gròs” racconta” (2016).