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Vitale, agguerrita, fiera sostenitrice dei diritti delle donne, Lola Shoneyin è nata nel 1974 a Ibadan, in Nigeria, da una famiglia di religione cristiana. Durante l’infanzia ha studiato in diversi college del Regno Unito, per poi tornare nel suo paese e laurearsi in Letteratura inglese. Appassionata lettrice di Toni Morrison e Isabel Allende, amante della grande poesia americana (da Allen Ginsberg a Sylvia Plath a Alice Walker), ha pubblicato vari racconti su riviste letterarie, un libro per bambini e tre raccolte di poesie.  Figlia di una donna cresciuta in una famiglia poligama, Lola Shoneyin dopo il primo matrimonio, durato soli quaranta giorni, ha sposato Olaokun Soyinka. La coppia vive in Nigeria, a Abuja, dove la scrittrice insegna Inglese e Teatro in un liceo. 

Prudenti come serpenti è il suo primo romanzo, inserito nel 2010 nella longlist dell’Orange Prize for Fiction. La Shoneyn è stata in grado di offrirci il ritratto di un paese in bilico fra tradizione e modernità in cui la condizione femminile è ancora oggetto di prevaricazioni culturali e sociali. Le donne nigeriane stentano ancora a trovare un proprio spazio oltre i confini del matrimonio, a causa delle pressioni di una tradizione maschilista che fin troppo spesso si rifiuta di riconoscere loro autonomia, indipendenza e identità. 

In parallelo alla condizione femminile, Lola Shoneyn difende e proclama l’indipendenza delle lingue minoritarie rispetto alla lingua inglese, pur senza rinnegare gli effetti positivi che l’utilizzo dell’inglese consentono oggi alla popolazione nigeriana verso l’emancipazione, non solo della donna, e verso la modernizzazione della Nigeria.


LECTIO MAGISTRALIS LOLA Shoneyin

LE DINAMICHE TRA LINGUA DOMINANTE E LINGUA DOMINATA

Il caso della Nigeria: un paese in equilibrio precario tra una identità colonialista e lingue minoritarie collegate a culture e tradizioni antichissime

Nella Nigeria contemporanea, la relazione tra colonialisti e colonizzatori è la stessa che si esprime in ogni nazione in cui ci siano stati nei secoli scorsi dominatori e dominati, ovvero la lingua del dominatore è portatrice di opportunità mentre la lingua madre si fa portatrice di identità culturali più profonde. Ci sono però delle particolarità legate al territorio e ai gruppi etnici presenti. 

Le lingue autoctone più diffuse sono quelle dei tre gruppi etnici predominanti: Yoruba, Ibo (Igbo) e Hausa. Altri gruppi etnici minoritari del nord sono i Nupe, i Tiv, e i Kanuri, mentre al centro troviamo Igbirra, Idoma, Samba, Igala e Birom e al sud Izon e Ibibio. 

Da tempo è in atto una frammentazione della Federazione Nigeriana (detta anche balcanizzazione), con l’obiettivo di fornire maggior rappresentanza politica e potere economico ad ogni singola etnia. La balcanizzazione ha portato dalle 3 macroregioni della post indipendenza (che rappresentavano i cosiddetti Big Three, i grandi tre) ad un totale di 36 stati odierni. 

La lingua più parlata nella federazione della Nigeria è comunque l’inglese, lingua dei colonizzatori. In realtà in Nigeria si parla una commistione di lingua inglese e di termini locali, detto broken english o pidgin english, che ha consentito una maggior unione della popolazione nigeriana, consentendo la comunicazione tra le diverse etnie del paese, spesso in guerra tra loro. Ciò ha portato  ad un sostanziale trilinguismo di tutti i nigeriani. Il bilinguismo è un fenomeno comune ai diversi paesi che abbiano subito una colonizzazione europea, ma in Nigeria molti nigeriani, oltre alla lingua madre della propria etnia, ne conoscono almeno una seconda oltre all’inglese.

Il caso della Nigeria va evidenziato per aver sviluppato un duplice sistema di riconoscimento e di rifiuto nei confronti dell’uso della lingua Inglese, lingua usata ufficialmente dai colonizzatori sin dai primi anni di autonomia politica del paese, guidata dai britannici, che accompagnarono la colonia verso l’autogoverno su base federale dopo la seconda guerra mondiale. 

L’inglese è la lingua del colonialista, che ha imposto un sistema di valori diversi da quelli precedenti alla conquista, ma che rappresenta allo stesso tempo una opportunità di professionalizzazione e di lavoro. La lingua del dominante è così la lingua dell’esteriorità e della necessità, strumento di aggregazione che offre maggiori opportunità. 

La lingua dei dominati, invece, che si tratti di Yoruba, di Igbo o di Hausa, è la lingua del privato, degli anziani, delle tradizioni culturali e religiose più autentiche. Ogni lingua minoritaria è il cuore di un sistema di valori e di una visione del mondo che consente un sistema di costruzione identitaria forte, basato su relazioni sociali più intime. 

La Shoneyin propone uno sguardo diverso al rapporto tra lingua dominata e lingua dominante con una attenzione particolare all’indagine dei condizionamenti del territorio e agli sviluppi storici che hanno trasformato l’identità del paese, motivando il duplice sistema di riconoscimento e di rifiuto. 

Un esempio su tutti è rappresentato dalle scuole inglesi, molto ambite dai nigeriani, mentre quelle nigeriane sono considerate meno attraenti sebbene certamente fondamentali per la protezione di una cultura e di un sistema di valori identitario. 

Insieme all’osservazione della violenza reale e simbolica che la dominanza inglese ha portato, la Shoneyin ci accompagnerà a comprendere perché in Nigeria sussista la perpetuazione di una denigrazione intima, mai evidente, di tutto ciò che è indigeno, dalle istituzioni scolastiche alla vita pubblica. E di come, forse, la Nigeria potrà sviluppare una percezione diversa delle proprie lingue minoritarie, quale simbolica rappresentazione di un passato di miseria, attraverso la comprensione che le lingue minoritarie rappresentano una opportunità di sviluppo per ogni territorio della federazione.