italiano

Nato nel 1933 a Cavaillon, in Provenza, ai piedi del Lubéron (catena montuosa delle Alpi del sud), Serge Bec esordisce nel 1954, a ventun anni, con una prima raccolta (tredici poesie accompagnate da due testi in prosa di Pierre Pessemesse), Li graio negro (Le cornacchie nere): venduto alla strillona ad Apt il giorno di una celebrazione felibristica, questo cibreo è una sorta di manifesto contro il conformismo della scuola mistraliana. Seguono quindici altri volumi di versi, usciti presso vari editori, a cui si aggiungono romanzi, testi teatrali, scritti sulla pittura e sulla Provenza. La vocazione di Serge Bec è tuttavia essenzialmente lirica. L’adesione al verbo surrealista e ai temi della libertà, dell’amore, della protesta (Miegterrana, Mediterraneo, 1957; Cants de l’Èstre fòu, Canti dell’Essere folle, 1959) si precisa nell’opposizione alla sofferta guerra algerina, che lo separa per due anni dalla sua donna e dal paese: frutto di questa esperienza traumatica è la quarta raccolta, Memòria de la carn (Memoria della carne 1960), dov’è raggiunta la maturità poetica, e dove si configura l’architettura triangolare (l’io, il tu, il paese) che sosterrà tutta la scrittura successiva. Di libro in libro, variando le modulazioni, l’io dell’autore si rivolge a una destinataria, Anne, la donna amata, avatara della dòmna dei trovatori, di Beatrice, di Laura: confidente privilegiata, oggetto d’una passione che s’incarna e la incarna nel paese (Siáu un païs, Sono un paese, 1980), chiave di apertura al mondo. Fedele ai suoi esordi, il poeta affida a un flusso verbale prorompente l’esaltazione della vita, della bellezza, del desiderio contro l’ossessione onnipresente della morte. E serpeggia, qua e là, l’angoscia per la morte della lingua d’oc, che Bec pratica alternando grafia mistraliana e grafia occitanica, facendosi gioco anche delle teorie dei due campi antagonisti. Non mancano poi, nella sua ricca bibliografia, testi satirici e politici (Galina blanca e marrit can, Gallina bianca e cane cattivo, 1968, collage di proverbi, slogan, giochi di parole, allusioni all’attualità della guerra del Vietnam), poesie del disincanto abitate da fantasmi sinistri (Cronicas dau rèire-jorn, Cronache in controluce, 1978). Ma nell’insieme questa poesia, da Cants de nòstrei pòbles encabestrats (Canti dei nostri popoli incapestrati, 1986) ai due volumi di Pouèmo de la Clarencièro (nome della proprietà di Bec a Apt, 1989 et 1998) a Suito pèr uno eternita (Suite per un’eternità, 2002, che trae origine dai tre mesi tormentosi del coma di Anne) a Saume dins lou vènt (Salmi nel vento, 2006), è un fervoroso inno cosmico allo splendore inutile del mondo.



CANTI DEL LUBÉRON

I

L’erba biblica fuma un’ultima volta

hanno sciolto la torma delle bestie bianche

e il belato confuso della vita

va a conquistare i prati sassosi

e le fruste schioccano nella polvere della terra

le lane si urtano

e i sonagli cantano la speranza delle cime

l’erba biblica fuma un’ultima volta

il sole rosso muore

è l’ora del riposo maschio

il gregge esausto tace

e la notte stridula e sfemminata

schiaccia i cuori che vogliono scoppiare

hanno rotto le fruste contro il piede dell’albero

i pastori stremati

distesi nella stella e nella pace

cantano il sangue radicato

l’erba biblica fuma un’ultima volta

II

Qui lontano dal grano nero e dall’aria malsana

lontano dal serpente velenoso

ho bevuto in solitudine il vino aspro del piacere

ho cantato la donna ineluttabile

china laggiù sulle sorgenti

e che ho goduta brutalmente fino all’ anima

prima dello strappo formidabile del grande moto delle bestie

ho bagnato la testa nel limo fertile

e le mie mani ruvide hanno abbracciato il desiderio della vita

Ho visto alzarsi la Stella della Pace

e dell’Amore

e ho sentito l’alito ferino della terra

e mi sembrava d’aver vissuto fin dall’inizio del mondo

Tu così sia

III

Amica della valle chiara

ti ho baciato la bocca una sera di neve

voglio ricordare i tuoi occhi e le tue mani

perché qui sulla grande collina

cerchiamo sempre l’amore

I pensieri scavano le vecchie tombe

e i nostri morti ritornano

Basta basta è troppo bella la mia ebbrezza

e troppo fiera e troppo ripetuta

e il mio destino fausto non vuole fuggire

Ah ! come le sabbie del fiume

vengono a piovermi nella testa

Sciagura mi sento colmo di un Essere Unico

e mi fondo al mondo

dimenticando il tuo passo

IV

Le bestie trasportano le anime della mia terra

più aspre della sabbia e più brune

In segreto me ne vado nei loro aliti

d’angelo bianco

L’amore radicato scava le pietre calde

che sorridono all’avanzare dell’estate

E tutta la bellezza della vita

e la tua luce

mi schiacciano le mani

(Miegterrana, I.E.O. 1957)



L’OMBRA ANTICA

Sull’altra riva del Mediterraneo

una ragazza innamorata che sua madre chiamò Anne

Piange all’ombra antica degli ulivi

È l’ora delle promesse

E ti prometto di essere il fedele

È l’ora dell’urlo della coscienza In mezzo al pantano della guerra

E ti prometto che urlerò!

Tu inventi le mie parole diurne

Con la tua carne strega del sole

Tu la Madonna bruna sorellastra di Sara,

Tu impinguata di selvaggina, terra

Del mio sesso di attesa lontana

Tu la solitaria delle notti lucenti di pesci

Che risalgono la corrente delle stelle

Tu la fata nei giardini del desiderio

Che ti tagli le mani di sangue blu

Come tagli le fette di pane

Che pianti le tue fette di mani

Nella terra avara degli amori umani

Come si piantano grani di semente

Ecco ancora il giorno le parole le armi

Mi arriva il tuo ricordo come una carne di scirocco

*

Sull’altra riva del mare che firma il trattato di pace

Una ragazza innamorata che sua madre chiamò Anne

Piange all’ombra antica degli ulivi

È l’ora delle promesse

Malgrado le menzogne della guerra

È l’ora dell’urlo della coscienza

E ti prometto che urlerò!

Tu inventi la vita della mia bocca 

Con i tuoi pensieri di desiderio

Tu la Madonna bruna sorellastra di Sara

Tu la solitaria

Del mio sesso impotente

Un giorno quando le parole saranno semplici

E verranno alle labbra come un volo di uccelli

L’oro del mondo scorrerà in tutti i fiumi del paese

E nessuno combatterà più per un bagno

Ma soprattutto inventi nuvole bionde

Come i tuoi capelli dove gualcivo il mio patire

Ecco ancora il giorno le parole le armi...

Un giorno che le parole non sono così semplici !

Nel crepuscolo dei valloni provenzali

Sento attraverso il Mediterraneo

L’agonia stridente delle cicale

E mi arriva il tuo ricordo come una carne di scirocco

(Memòria de la carn, I.E.O.1960)