SANTA CHIARA

Anticamente questa località si chiamava Truc di Giaglione. Sulle cartine IGM (Istituto Geografico Militare) compare, dal 1890 ca, il toponimo Santa Chiara, dal nome dato al forte.

Il territorio, ora è suddiviso in due frazioni: Pra Piano e Pian del Trucco.

Altri toponimi della zona sono:

  • Tsaputo: luogo dove è caduto l’aereo

  • Li crè: dove attualmente c’è l’area pic nin

  • Jueut: case al di sooto di Pian del Trucco

  • Rival: zona oltre il forte

  • Tsampas: al di sotto della fontana di Pra Piano

  • Gogua: a monte della località Tsenà

  • Pra Barot: a monte della località Tsenà

SANTA CHIARA

Alle pendici del monte Giusalet e di Punta Mulatera, nei pressi della Val Clarea e della Falesia della “Gran Rotsa”, sorge Santa Chiara.

La frazione si vede dal fondovalle, ma nulla, dal basso, rivela l’esistenza del gran pianoro di Pra Piano, circondato dai lariceti.

Questo grande piano si trova sul ripido versante rivolto a sud-est, che culmina nella cima Toasso Bianco, che sovrasta l’abitato di Giaglione.

Santa Chiara è situata a 1500 metri di quota e conta una quarantina di case, divise in due borgate: Pian del Trucco e Pra Piano.

Tra i larici, più in alto, spicca il forte di Santa Chiara.

Nella borgata di Pian del Trucco è presente una Cappella intitolata alla Madonna delle Nevi.

Anticamente il territorio di Santa Chiara apparteneva all’abbazia della Novalesa.

TRUC DE DZALHOUN

Ai pia dou Tsouzalet e de la Gelatiera, a flan de Vertsaure e de la Gran Rotsa trouveun le mèizoun dou Truc.

Le mèizoun se véioun da la valada, ma pareun lèise crèire que ie fuse Pra Plan.

Aou Truc iot caranta mèizoun a milesinseun metre an duveus frasioun : Pra Plan é Plan dou Truc.

Aou mielh di malesò, iot lou fort dou Truc.

Aou Plan dou Truc trouveun ina tsapèla dedicaa a Notra Dona dla néi.

In col tot lou Truc ou iere dou Counveun de Nouvalèiza.

IL FORTE DI SANTA CHIARA

Il forte di Santa Chiara è stato costruito tra il 1886 e il 1891.

Era una caserma difensiva, con centro logistico.

Era una costruzione mimetica ed interrata con un ponte levatoio all’ingresso e il tetto ricoperto di metri di terra.

Aveva il compito di proteggere la frontiera con la Francia e sostenere le altre basi militari vicine: Clapier, Panpalù e Losa.

Era inoltre usato come magazzino per armi e munizioni per i soldati del Col Clapier e per pezzi di artiglieria destinati alle postazioni del Col Clapier, dell’Avanzà e del Giusalet.

È stato utilizzato militarmente fino solo al 1945.

Poteva ospitare un battaglione di soldati, ossia 800 uomini e relative bestie da soma.

Nel 1961 Don Geremia Della Nora, direttore dell’Istituto Salesiano, acquistò il forte.

Attualmente appartiene alla Congregazione dei Salesiani.

A seguito di interventi di edilizia importanti, il forte è stato in parte ristrutturato e la sua funzione ora è quella di accogliere gruppi di giovani per una vacanza di preghiera e di svago.

LOU FORT

Lou fort dou Truc ou l’et itaa costrui tra lou 1886 è 1891.

Iere ina caserma, d’in tèra ave in poun que ou se leve è lou tet catsaa da in metre de tera.

Ou l’avet la founsioun de dèfeundre lou counfin e la Val Senicla.

Iere anque in deposit per le mounisioun per li sourdal de lou Clapie, de l’Avansaa è dou Tsousaleut.

Ian anouvralo fin aou 45.

Ou tenet 800 sourdal e li muleut.

D’in lou 1961 Don Geremia della Nora, diretou di Salezian ou tsite lou foort.

Arò ou l’et di Salezian.

Apre que ian areindzalo ou tien de dzouveun per le vacanseus è la primiera.

LA CAPPELLA DI SANTA CHIARA

Nella zona dove ora esiste il forte, i monaci dell’abbazia della Novalesa erigono una prima cappella dedicata a S. Clarus abate.

Molto più tardi il notaio Benedetto Gallassi di Giaglione restaura quest’antica cappella ed il vescovo Mascaretti la benedice nel 1877.

La cappella fu quasi subito demolita perché si trovava nel comprensorio del Forte di s. Chiara.

Nel 1890 su un terreno privato è costruita una nuova cappella, come voto di una famiglia giaglionese.

Attualmente appartiene in comproprietà a tre famiglie giaglionesi, Belletto, Borello e Gallasso, eredi del notaio Benedetto Gallassi.

La cappella è dedicata alla Madonna delle Nevi ed è stata ristrutturata nel 1930.

È aperta al pubblico per tutto il mese di agosto, massimo periodo di frequentazione una volta per le fienagioni adesso per le vacanze, in estate su richiesta di privati e in particolare il 5 agosto, festa della Madonna delle Nevi.

Contiene sei candelabri di legno, una statua della Madonna in gesso, un quadro che raffigura la Madonna con il Bambino, banchi di legno.

Alcuni oggetti preziosi sono situati nel museo parrocchiale di Giaglione.

LA TSAPÈLA DOU TRUC

La tsapèla dla Madona dla Nèi lh’et itaaféta d’in lou 1890, desù in terèin privà de la familha Campo Silvio e lhet ita areinza d’in lou 1930.

Aro lhet de tre familheus de Dzalhoun : Belletto, Borello e Gallasso, lh’erede de li Gallassi.

Lhet diverta lou 5 dou mèidou, dzort de la feta de Notra Dona dla nei.

Lhot pa de roba presiouza, maque de ban, de porta tsandèileus de boc, Notra Dona è lou petseut.

LE BAITE

Un tempo le baite di Santa Chiara avevano i muri esterni di pietra a secco, con poco intonaco. Il tetto era in travi di legno rozzo, ricoperto con lose. Avevano due porte: una per la stalla e una per il primo piano. Le finestre erano piccole con le inferriate di ferro battuto.

Generalmente le baite erano molto interrate, per un utilizzo migliore dei terreni utili alle coltivazioni.

Il piano, sovrastante la stalla, era adibito a cucina, con il pavimento di spesse assi di legno e pietre tagliate a losa.

Anche le pareti, che dividevano la cucina dal fienile o stanza da letto, erano fatte di assi di legno.

Il bagno non esisteva, perché non c’era l’acqua in casa.

L’acqua per il fabbisogno giornaliero era presa con secchi dalla fontana.

Oggi le baite di Santa Chiara sono state quasi tutte ristrutturate. Alcune hanno i muri esterni di pietra, altre sono intonacate. I tetti sono ricoperti con lose, in lamiera o con piastrelle impermeabili canadesi.

Le porte e le finestre sono state allargate e sono apparsi i balconi.

I pavimenti sono piastrellati oppure ricoperti di tavole di legno.

I muri interni sono intonacati e tinteggiati.

Le stanze variano a secondo della dimensione della baita: una cucina, 1 o 2 camere da letto e servizi igienici. Non ci sono più stalle e fienili, perché non utilizzati. Ogni baita è fornita d’acqua potabile e energia elettrica.

LE MÈIZOUN

In còl le mèizoun dou Truc aioun le muralheus de peclo è pa tan arisaa. Lou tét ou l’ere de loseus e de tral an booc. Aioun douveus porteus de booc, inò per l’éitrablo l’aoutra per la quezina. Le fetreus ieroun petsiteus è aioun de faraa an fert.

Le mèizoun ieroun feteus d’in tera per lèise li terein an plan per travalhelis.

Lou pèrmie plan ou l’et an pas de booc è iot la quezina, carcol ou l’et voutaa an péclo.

Anque la tramezia tra la quezina è lou soulie ou lh’ere de booc. Lou banh ou iere paa, aperque iavet d’èiva d’in mèizoun. L’èiva lhe se pernet aou batsas ave de sedzelin.

Plan tera : èitrablo

Permie Plan : quezina è soulie

L’eitrablo ou lìet caze tot d’in tera.

Lou tet de lozeus

Li tral dou tet

Tramèiza de pod

Lou fournel

La mèizoun – quezina

La bèintsa

Lou fournel

La mèt

Lou ban

Li sedzelin

Le muralheus de peclo

Lou plan de pos

Le muralheus d’in tera

L’eitrablo

La crèipe

Lou quenilh

La porta de mèizoun

Lu èitsalie

La fenetra avè la faraa

Lou croutin

UTILIZZO DELLE BAITE

Un tempo la necessità di sfruttare i pascoli distanti dal paese rese necessaria la costruzione di ricoveri temporanei, sia per il bestiame, sia per l’uomo.

Un tempo le baite di S. Chiara si utilizzavano, in primavera e in autunno, come alpeggio e in estate durante le fienagioni.

Quasi tutte le famiglie di Giaglione possedevano una o più mucche, pecore o capre. In primavera, ai primi di maggio, si faceva la transumanza. Si restava a S. Chiara fino al 15 giugno, poi da lì gli animali salivano al Moncenisio, alle baite Savine, alle baite Zanuva e Arià, e vi rimanevano fino al 10/15 settembre, periodo in cui ritornavano alle baite di S. Chiara, per rimanervi fino all’arrivo della neve. Alcuni giaglionesi si fermavano fino alla fine di ottobre. Le stalle servivano per il ricovero delle bestie e nel solaio di depositava il fieno. Da metà luglio in avanti c’era la fienagione nel grande prato.

Durante questo periodo le baite venivano rifornite di fieno e foglie.

In inverno, una volta o due alla settimana i proprietari delle baite si recavano a Santa Chiara, con la slitta sulle spalle, per prendere il fieno e portarlo a Guaglione.

Oggi i proprietari delle baite si recano a Santa Chiara soprattutto per soggiornarvi. Alcune famiglie vi trascorrono le ferie e il Capodanno con amici.

Altri proprietari le utilizzano anche durante il periodo della fienagione e del taglio del legname.

QUEME SE ANOUVRAVOUN IN COL LE MÈIZOUN

In col le mèizoun dou Truc se anouvravoun per teni le betieus è d’in lou soglie se bisave ou fèin.

Se anouvravoun per le vatseus ma anque per iteie a fare lou fèin.

Se anouvravounpitoo de salhò è d’outouin per le vatseus.

Lou plèin dou tsoutèin le vatseus alavoun pi viot e tournavoun aou Truc d’outouin. Sa periodo le mèizoun se implioun de fèin e de feulheus per scorta.

De salhò se anarpave.

Se restave aou Truc fina i 15 de dzunh, sapre le vatseus se pourtavoun a la Gelatiera, aou Mounseni, a la Savinò, a l’Aria e Dzanuva è ie restavoun fin ai 10-15 de stembro. Apre tournavoun aou Truc caze fin a la nèi.

Le mèizoun dou Truc de Dzalhoun se véioun da la valada.

D’in le mèizoun dou Truc se lèisave asè lou fèin, d’uvert in col o douè a la smaouna se pouiave ave la lèia per preundrelaò.

Caze tot le familheus de Dzalhoun aioun de vatseus, fee, chouevreus. A la fin de lulh se fét lou fèpin d’in Pra Plan. Aou mez de steumbro tournave le vatseus da la mountanha è se fermavoun aou Truc fin a la fin d’outobro.

Tot le mèizoun aioun lou soulie per arbate lou fèin.

Arò li mitre dle mèizoun van aou Truc per vacanssa. Carcoun ie vet anque d’uvert, lou dzort de l’an è per le ferieus. Anque se se anouvroun col per lou fèin de pra plan è per arbate lou boc.

RISCALDAMENTO DELLE BAITE

Un tempo le baite erano riscaldate dal camino a legna oppure da stufe a legna. Il camino serviva per la cottura dei cibi come polente, minestre, patate; per riscaldare il latte per fare il formaggio e per il riscaldamento.

Oggi in varie baite si usa la stufa a legna che serve, anche in questo caso, per la cottura dei cibi e per il riscaldamento.

In altre baite si usano le stufe alimentate da bombole a gas, dal kerosene, stufe a pellet, oppure stufette elettriche.

Ci sono anche i moderni caminetti che servono sia per scaldare la casa, sia per abbellirla e renderla più accogliente.

Altre ancora utilizzano termosifoni o impianti a gas o a ventilazione forzata.

LI FOURNÈL E LE STUVES A BOC

In col le mèizoun se èitsoudavoun avlou fournél o de stuveus a boc.

Lou fournél ou servet per tot : per èitsoudé lou lèt, per fare la toumò, coueire poulèinta e menetra è per èitsousìdese.

Arò se anovre col la stuva a boc, per queziné è per èitsoudese. Carque mèizoun lhot de stuveus a gas, kerosene, a pellet o eletriques. Iot anque de fournél nuva que èitsoudoun e rendoun pi bèla la mèizoun.

Aoutris ian de termosifoun o a ventilasioun foursa.

IL MOBILIO

Un tempo nelle baite vi erano i seguenti mobili : un tavolo, alcune panche, cassapanche utilizzate come dispense, una madia che poteva essere anche usata come tavolo, paglierecci per dormire, sgabelli, una piattaia e il camino. Per l’illuminazione c’era la lampada a petrolio, candele o lumini a petrolio. Di solito non c’erano i letti, perché in primavera si dormiva nel fienile e in autunno nella stalla sulle foglie secche oppure su sacconi riempiti di foglie di faggio che non si sbriciolavano sotto il peso del dormiente.

Alcune baite non avevano il camino ma solo il focolare, tanto che il fumo si vedeva uscire attraverso le lose del tetto.

Alle pareti erano appesi i secchi e gli arnesi in rame usati per la lavorazione del latte.

In un angolo c’era la zangola, un caratteristico arnese di legno utilizzato per la fabbricazione del burro.

Oggi le baite dispongono di mobili moderni, come quelli che si utilizzano nelle case di Giaglione.

LA MOUBILHA

In col d’in le mèizoun dou Truc iavet : ina trabla, de ban, l’artsa, la mét, la palhasa per dermi, de seleus, ina bèintsa è lou fournel.

Per la lutse lou quinque, la lutserna a petrolio o de tsandèileus.

Carcol iavet pa li lheut, se dermet desu lou fèin o dìin l’èitrablo, desu le feulheus o de sac plèin de feulha de fou.

Carque mèizoun lhavet pa lou fournél, ma maque lou fouiie è lou fum ou sourtet da le lozeus dou tét.

Ambrandan a le muralheus iavet li sedzelin è le-z èizeus per li travalh dou lét.

D’in in cantoun iavèt lou brie per fare lou beuro.

Arò tot le mèizoun ian de moubilha queme an Dzalhoun.

VIABILITA’ E MEZZI DI TRASPORTO

Un tempo si accedeva a S. Chiara unicamente a piedi, percorrendo le varie mulattiere che dal Piano delle Rovine salivano sulla montagna.

Si utilizzavano asini e muli da soma che portavano le provviste e gli arnesi nel periodo estivo della fienagione.

Si usavano anche mule che trainavano le slitte, o chi ne era sprovvisto portava la “lesa” (slitta in legno) a spalle fino alla baita e la trascinava a casa, a Giaglione, in estate e in inverno con la neve, fieno, legno e foglie.

Con la costruzione del forte si poteva accedere a S. Chiara attraverso una stradina in terra battuta che serviva ai soldati.

Negli anni antecedenti il 1940 fu costruita dagli abitanti e dai soldati una strada carrozzabile il cui manto era fatto di una massicciata di pietre.

Oggi la strada che conduce a S. Chiara è stata ampliata nei mesi estivi degli anni 1950-55 e resa più percorribile.

È stata asfaltata a tratti negli anni 1980-85: un primo tratto da Pian de Ruine a Busignera, un secondo tratto da Busignera alla curva Greysone e un terzo tratto dalla curva Greysone a S. Chiara.

Tutti i mezzi di trasporto, come auto, moto, camion, motoslitte, trattori, biciclette, possono raggiungere agevolmente S. Chiara.

LI TSAMIN

In cool se alave aou Truc a pia, per li tsamin dla lèia que pouiavoun anout da le Darouineus aou Truc. Se pouiave ave li muleut è lhi ano que pourtavoun le-z èizeus è li moblo da travalh per lou tsoutèin.

Se anouvrave anque le lèieus que se pourtavoun a èipal fin a le mèizoun dou Truc è bèisavoun an Dzalhoun anque d’uvert tsardzaa, ave de fèin, booc, feulheus.

Aprè que ian fèt lou foort se pouiave per in tsamin fla lèia que li sourdal aioun arèindzaa.

Devan dou 1940 li sourdal e li dzalhounè ian arèindza lou tsamin dla lèia per peiè avè li caroun.

Arò lou tsamin que iot arò ou l’et itaa fèt d’in lou 1950-55. ou l’et itaa asfaltaa d’in lou 1980-85, devan fin a Buzinhera apre aou Grèisoun è l’ultim cool fin anou.

Aro se pose an moto, maquina, camion, tratou, bici, onhi moblo.

LE FESTE

Un tempo le occasioni di festa a Santa Chiara erano veramente poche. Ogni anno, il 5 agosto si festeggiava la Madonna delle Nevi. Quel giorno si sospendevano i lavori e i proprietari dei terreni e delle baite si radunavano nella cappella a pregare.

Oggi il 5 agosto si celebra la festa della Madonna delle Nevi. Il parroco di Giaglione celebra la S. Messa nella cappella. I priori dell’anno distribuiscono il pane benedetto e organizzano la festa. Tutti i presenti sono invitati a un simpatico rinfresco.

Il 15 agosto il Gruppo degli Alpini di Giaglione organizza la ormai nota “polentata” . al mattino un sacerdote celebra la S. Messa al campo. La Banda Musicale di Giaglione rallegra la giornata suonando e un gran numero di persone partecipa alla festa con allegria. Segue il rancio dell’alpino sotto i tendoni appositamente allestiti dagli alpini.

Verso la fine di agosto si festeggia la Festa degli uomini. Un gruppo numeroso di uomini di Giaglione di reca a S. Chiara per mangiare, bere e divertirsi.

LE FETEUS

In cool se vezet pa tanteus feteus.

Onhi an, lo 5 dou mèidou se fezet la feta de Notra Dona dla Nei. Sa dzort isè se travalhave paa, le dzeun dou post alavoun a mesò e apree tacavoun lou fèin.

Arò lou 5 dou mèidou se fèt la feta de Notra Dona dla Nei. Lou prèire ou det mesò. Li priou dla tsapèla donoun lou pan beneit, se pase anque de pasteus.

Lou 15 de mèodou lou grup de lh’alpin fan la poulèinta, soune la Muzica.

Vers la fin dou mèidou iot la feta de lh’omeun per mindzee è la partio a le botzeus.

LAVORI AGRICOLI

Un tempo i lavori agricoli erano i seguenti : la fienagione, la pastorizia, la coltivazione delle patate, della segale e del frumento e il taglio degli alberi.

I cereali erano mietuti all’inizio di agosto e le patate erano tolte nel mese di ottobre.

Non si usavano macchine agricole, ma tutti i lavori si praticavano manualmente. Si usava il letame per concimare i campi.

In autunno e in primavera i prati erano destinati al pascolo delle mucche, delle pecore e delle capre.

Dove era presente il bosco era tagliata la legna.

Oggi alcuni proprietari praticano ancora la fienagione con falciatrici e il taglio delle piante con motoseghe e altri attrezzi antichi e moderni. Per il trasporto a Giaglione si utilizzano trattori e motocarri.

Alcuni prati sono ancora utilizzati come pascoli.

LOCALI PUBBLICI

Un tempo a Santa Chiara non c’erano né trattorie né osterie.

Ora è aperto un Agriturismo “La Meizoun de Barbamarc” che svolge servizio di bar e ristorante.

È anche possibile pernottare in camere di proprietà dell’Agriturismo. È aperto nei mesi estivi e durante l’anno su richiesta.

LI LOUCAL PUBLIQUE

In col au Truc iavet pareun!

Arò iot in agriturismo, La Meizoun de Barbamarc” que ou fèt da ristoro. Se peut asé dermi d’in ina mèizoun. Ou l’et èivert desu prenoutasioun è de tsoutèin.

SPORT E GIOCHI

Un tempo i giochi e gli sport erano veramente pochi.

I bimbi più piccoli giocavano davanti alle baite con la terra, i più grandi aiutavano già i genitori nella fienagione oppure portavano al pascolo il bestiame. Era praticata la caccia, che allora, non era uno svago, ma serviva per procurare un po’ di arrosto per la famiglia.

Nella stagione invernale, alcuni bambini giocavano a sciare sulla neve con le slitte di legno.

Oggi i bimbi nel grande prato giocano a pallavolo, a bocce, a pallone e altri giochi.

Gli adulti praticano la mountain bike, l’escursionismo, il parapendio, e in inverno le corse sulle moto slitte.

Il territorio di Santa Chiara, non permette di praticare sport sulla neve come discese e slalom, ma è possibile praticare sci di fondo intorno al prato e nella pineta adiacente.

Quando c’è la neve si possono fare camminate utilizzando le ciaspole.

Si possono, inoltre praticare sport all’aperto che non richiedono di infrastrutture particolari come il trekking. Dopo il taglio del fieno è possibile utilizzare i prati per giocare.

LI SPORT E LI DZUVA

In còl li sport ieroun pa bien. Li petseut se damouravoun devan le mèizoun, li pi gran èidavoun dedzò li pareun per li travalh o per alè intsan.

In col se alave a tsasa, ma per mindzee.

D’in l’uvert li petseut se damouravoun desu la nèi ave le baroteus. D’in lh’an stanta in petseut skilift que ou fezet barousese d’in Pra Plan.

Arò li petseut gioueusoun d’in pra plan aou paloun, se pratique la bici da mountanha, lou parapendio, o le motoslitte.

Din Pra Plan se fet ski de found, se peut fare de tort ave le raqueteus, se fet de trekking.

Le insegnanti e gli alunni della Scuola Primaria « P.Gras » di Giaglione ringraziano i loro nonni, i loro genitori e gli anziani del paese, che li hanno aiutati nella ricerca su Santa Chiara, rispondendo ai questionari con costante disponibilità.

Un grazie particolare rivolgiamo a Marco Rey, che ha trascritto in francoprovenzale le notizie sul Truc de Dzalhoun e ci ha accompagnati durante la visita a Santa Chiara, dimostrandosi una guida preparata e paziente.

Infine un ringraziamento caloroso va anche a Marcello, il nostro collaboratore scolastico, che è sempre disponibile ad aiutarci nella realizzazione di tutte le nostre attività.

Miriam Bilotta

Serena Borello

Silvia Borello

Luca Chiamberlando

Clara Deyme

Chiara Valetti

Classe III

Francesco Belmondo

Elisa Martina

Giorgia Piombino

Classe IV

Riccardo Belmondo

Michela Rey

Matteo Scoppapietra

Marco Sereno

Melissa Vinci

Classe V

Reynaud Olga

Tripoli Maria Teresa

Insegnanti

Marco Rey

Esperto di Lingue Minoritarie