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Monviso: la montagna simbolo si racconta. Il Monviso tra devozione e conquista (n. 4)

Lo Vísol: la montanha símbol se còntia, Entre devocion e conquista (n. 4)

di Sergio Beccio 
Tratto dal testo di “Pastori di Montagne” di Caterina Morello, Stefano Beccio, Marco Bovero e Hervé Tranchero

Monviso: la montagna simbolo si racconta. Il Monviso tra devozione e conquista (n. 4)
italiano

L’inaccessibilità del Monviso e le nefaste conseguenze che avrebbero colpito chi avesse osato violarne i limiti erano le temibili conseguenze che la superstizione minacciava agli ardimentosi che avessero voluto salire la montagna.

Per lungo tempo serbò pessima rinomanza, perché dà pastori, usi a condurre le mandrie per gli estremi pascoli, dicevasi che male incoglierebbe a chi temerario ne salisse la vetta. A questa nomea forse ed agli scoscesi dirupi ed al continuo rovinìo di massi debbesi accagionare se nessuno degli alpigiani si fé ardito ad ingolfarsi in quelle orride gole e scalare gli spacchi e le guglie che ne frastagliano l’arduo picco1.

L’estraneità degli alpinisti inglesi a tale contesto culturale costellato di leggende, superstizioni e maledizioni, rappresentò un fattore di indubbio vantaggio: liberi da ogni condizionamento, dovettero affrontare esclusivamente le difficoltà oggettive della montagna. La conquista della vetta offrì ai più ambiziosi la possibilità di pianificare con razionalità una salita al Monviso: nella percezione comune, la vetta entrò a far parte dello spazio umano con l’impresa di Quintino Sella e la posa dei primi simboli della religione: per grazia di Dio e volontà della Nazione, l’uomo poteva ora legittimamente ambire a scalare il Monviso.

La Croce

Il 1° settembre 1896, dopo la benedizione rituale ricevuta in San Rocco a Crissolo e una notte di salita condotta nonostante il maltempo, Antonio Gilli e Claudio Perotti, supportati da sei giovani portatori, raggiunsero la vetta del Monviso e si adoperarono al montaggio della grande croce metallica, alta sei metri e larga due metri e mezzo, ideata dall’ingegnere Giuseppe Gastaldi di Torre Pellice. Alla base venne collocato un medaglione, dell’altezza di un metro e mezzo, raffigurante la Madonna Immacolata, opera dello scultore Callisto Gastaldi. La Croce e il medaglione furono benedetti l’estate seguente da Don Lantermino, in occasione della sua terza S. Messa di vetta, il 5 agosto 1897. (FOTO 1)

L’operazione di evangelizzazione continuò in occasione dell’anno giubilare. Nel 1900 venne costituito il comitato per l’erezione di un monumento al Cristo Redentore sul Monviso: grazie alle offerte raccolte sul territorio diocesano e al contributo dell’istituzione stessa, il grande medaglione fu realizzato nell’estate 1901 e inaugurato in vetta il 28 luglio, al termine di un lungo pellegrinaggio partito da Crissolo. In questa occasione venne ricollocata in vetta dall’intrepida Guida Perotti anche la Croce, precedentemente smontata e trasportata a braccia a Crissolo per la riparazione dei danni conseguenti alle intemperie.

Non dovette passare molto tempo perché la grande croce tornasse a far parlare di sé. Il 26 dicembre 1905, durante un’intensa nevicata, un gruppo di guide locali giocava alle carte nella locanda Monviso di Domenica Michina Gontero Serviteur. Complice la lunga serata di osteria, i fedeli amici Antonio Gilli e Claudio Perotti, in compagnia di Domenico Putto, si dichiararono capaci di salire il Monviso in condizioni invernali e di ritornare in paese prima di Capodanno: il premio della scommessa sarebbe stata una lauta cena da consumarsi da Michina prima della fine dell’anno. Contrariamente a quello che avrebbero potuto pensare i compaesani, l’idea sopravvisse all’euforia della serata e, il mattino seguente, i tre si misero in marcia.

Giunti in cima al termine di una salita durata probabilmente due giorni, le guide si trovarono sprovviste di qualsivoglia strumento utile a dimostrare in maniera inconfutabile l’impresa compiuta. Ai tre non rimaneva altro che quella Croce che Perotti e Gilli già conoscevano bene, avendo partecipato alla posa in vetta pochi anni prima. Così, il pomeriggio del 30 dicembre, comparvero in paese portando la grande Croce che trovò ricovero invernale nella Cappella di San Rocco, alla Villo di Crissolo, per tornare al suo posto solo a primavera. Accolta con stupore e ammirazione dai compaesani, questa curiosa rappresentazione di Cristo e il Cireneo fu festeggiata andando ben oltre i quattro conigli e le dodici bottiglie di buon vino pattuite nella scommessa.

Costantemente esposta alle intemperie, la Croce andò progressivamente deteriorandosi, rendendo necessari numerosi interventi di manutenzione straordinaria. Tra i tanti, si racconta che, nell’estate 1900, Claudio Perotti e Mario Ceradini trovarono la croce abbattuta da un fulmine e cercarono invano di risollevarla, poco prima di cimentarsi nella prima discesa lungo la parete Est. (FOTO 2)

Nel 1925, una successione serrata di eventi mondani celebrarono il casato sabaudo a Racconigi, cittadina della pianura ma assoggettata al fascino della grande montagna che ne incornicia l’orizzonte2. Al Giubileo Cristiano andò sommandosi il Giubileo Reale, proclamato per festeggiare il venticinquesimo anniversario di Vittorio Emanuele III ed Elena di Montenegro sul trono del Regno d’Italia, la maggiore età di Umberto II e le nozze di Mafalda con Filippo d’Assia.

Tutto questo accadeva sotto il pontificato di Pio XI, il Papa alpinista: quale ricorrenza più adeguata, per portare un simbolo della città regale sulla regina delle cime? Una nuova croce in acciaio, dell’altezza di quasi tre metri, fu realizzata dalla Ditta Luigi Tribaudino e Figli di Racconigi e trasportata in vetta da una ventina di prestanti giovani appartenenti ai Circoli Giovanili Cattolici Fides et Ardor e Sensus veri, saliti a Crissolo con l’autocarro messo a disposizione dal Calzaturificio Eula.

Le scarne cronache dell’epoca attestarono, con una prosa tipica del ventennio, la partecipazione di Claudio e Giovanni Perotti in supporto alla spedizione organizzata dai parroci Carpano e Garavini, di Racconigi. Nelle settimane seguenti, la Gazzetta di Saluzzo raccontò: “E nell’immenso, profondo, solenne silenzio alpino, per mano del teologo Carpano e teologo Garavini, su quella cima impervia, salì a Dio la preghiera dell’Altare per le cristiane desiate fortune della Patria, a sicurezza della quale vegliano la roccia sicura e la Croce propiziatrice3. (FOTO 3)

Danneggiata da un fulmine nel 1956 e immediatamente restaurata, la Croce fu nuovamente portata a valle, questa volta in elicottero, in occasione del Giubileo del 2000, con il prezioso supporto delle Guide e del Soccorso Alpino locali e un importante contributo economico della Diocesi di Saluzzo. Fu ricollocata in vetta dopo circa un mese, arricchita dal medaglione Giubilare dono del Vescovo Diego Bona. In quell’occasione venne fatta una grande pulizia attorno alla vetta del Monviso, con la raccolta di oltre due quintali di immondizia portati a valle dall’elicottero.

Prelati alla corte del Re

Fin dagli albori dell’alpinismo, le ascensioni furono sostenute da una componente spirituale, che attirò teologi e pensatori. Sul Monviso, le grandi imprese del reverendo Coolidge furono insignite di imperitura memoria con l’intitolazione del maggiore ghiacciaio della montagna e di un couloir della parete nord. Il teologo americano aprì infatti due importantissime vie, entrambe nell’estate 1887: alla parete nord del Monviso, ascesa con le Guide Almer, e al picco centrale del Visolotto, che porta anch’esso il suo nome.

Molto numerosi, seppur legati a imprese meno eclatanti, sono stati gli uomini del clero italiano che hanno raggiunto la vetta, a partire da Padre Francesco Denza, salitore del Monviso a fianco di Cesare Isaia.

Ancora prima, una bufera di neve impedì al futuro San Leonardo Murialdo di aggiudicarsi il merito di primo italiano sul Monviso, nel luglio 1862. Il fondatore dell’Ordine dei Giuseppini e degli Artigianelli poté raggiungere la cima soltanto nell’estate 1864 in compagnia del fratello: risulta, in ogni caso, il primo Santo in vetta al Monviso.

Nello stesso anno, anche due intrepidi parroci valligiani si cimentarono nell’impresa: Don Carlo Galliano di Casteldelfino, al seguito della prima cordata femminile Boarelli-Fillia, il 16 agosto, e Don Raimondo Garneri di Villar Sampeyre, il 19 agosto.

Nel 1923 fu la volta del Beato Pier Giorgio Frassati, accompagnato dall’amico e Guida Paolo Gilli e dal medico condotto di Paesana, dottor Gallo. Ammaliato dalla montagna in generale e, in particolare, dell’ascensione al Monviso, non mancò di raccontare l’impresa ai familiari e amici più cari.

Mon Viso, 26 luglio 1923

Alla Madre

Di ritorno dal Mon Viso asceso per la parete Sud (senza corda) sotto l’ottima guida del mio amico Paolo Gilli invio mille baci.

Pier Giorgio4

Proprio di ritorno dal Monviso venne scattata dall’amico Paolo Gilli, la fotografia utilizzata nel 1990 per celebrarne la Beatificazione. Allo scopo, lo sfondo aspro delle pareti rocciose fu sostituito con un nevaio, risultando più dolce e consono al modello di Beato come uomo di tutti. L’immagine originale, si trova riprodotta anche nel monumento basale della croce al Viso Mozzo. (FOTO 4 e 4 bis)

Le Guide del Monviso a Roma

Ricordiamo infine la scalata al Monviso di Monsignor Achille Ratti, il 9 agosto 1898, sigillo di un legame che, molti anni dopo, porterà le guide alpine crissolesi in visita alla Capitale. A accompagnare Achille Ratti fu la Guida Giovanni Genre Doga costruttore con il fratello Raimondo dell’Albergo Rifugio del Pian del Re nel 1874. (FOTO 5)

Nell’autunno 1929, il C.A.I. organizzò una gita a Roma per le sue Guide Alpine e, ovviamente, la notizia arrivò in breve tempo anche a Crissolo. Le Guide di Crissolo parteciparono in gran numero, liete di tornare a stringere la mano a quel Papa alpinista, amico del Monviso. La presenza delle Guide Alpine nella capitale non passò certo inosservata per via dell’abbigliamento, delle dotazioni e, forse, anche per l’andatura tipica di chi non è abituato a passeggiare in città. Nei giorni immediatamente successivi, la Gazzetta del Popolo dedicò all’evento un articolo e una sequenza di otto caricature; ad aprire la carrellata due volti crissolesi: il Capo Guida Claudio Perotti Farina, con i baffi e l’inconfondibile cappello, e il giovane Paolo Gilli, capelli mossi e aria da intellettuale. (FOTO 6)

Don Luigi Destre, il Papa del Monviso

Don Luigi Destre, classe 1935, ha custodito religiosamente la storia del Re di Pietra. Parroco a Crissolo dal 1968, ha assunto contestualmente il ruolo di Rettore del Santuario di San Chiaffredo e di Capo Sezione del Soccorso Alpino, impegno proseguito sino al 1993. Promotore di S. Messe presso piloni e cappelle alpine, Don Luigi ha saputo avvicinare alla montagna anche i meno inclini, trascinati da quel senso di aggregazione e comunità che solo lui è in grado di trasmettere. Negli anni, non meno di 1.500 ragazzi hanno partecipato al Battesimo del Monviso accompagnati da Don Destre, da Tranchero, Bano e Fenoglio, Guide Alpine del Monviso, supportati dai volontari del Soccorso Alpino locale.

Sono circa 120 le sue salite al Monviso, una cifra di tutto rispetto e tuttavia non sufficiente per associare almeno una scalata ad ogni caro amico: «Non sono mai riuscito a fare il Monviso con Quintino Perotti. Quando gli proposi una salita in onore della nostra amicizia, mi disse che si era fermato a quota 749 e che non lo avrebbe più scalato per non superare numericamente il padre Claudio, che di ascensioni ne aveva compiute oltre 750».

Sulla vetta del Monviso, Don Luigi ha celebrato 2 matrimoni e ben 53 S. Messe; tra queste, la funzione del 15 settembre 1989 conserva un sapore del tutto speciale perché concelebrata con il Vescovo di Saluzzo, Monsignor Sebastiano Dho, e con il Parroco di Pontechianale. Quel giorno, alla presenza del Vescovo, tutti i Comuni che confinano con la grande montagna onorarono, sulla sua cima, un patto di unione e fratellanza.

Concluso l’incarico di Rettore del Santuario di San Chiaffredo e di curato della Parrocchia di Oncino, Don Luigi ha proseguito nella sua attività di parroco di Crissolo e Ostana, mantenendo un acuto interesse per gli studi di storia locale. È stato curatore di importanti pubblicazioni con l’amico Gianni Aimar; sua anche la statistica degli incidenti sul Monviso, costantemente aggiornata con suddivisione per luogo, nazionalità e sesso dei feriti. (FOTO 7-8)

1 C. Isaia, Al Monviso per Val di Po e di Varaita. Reminiscenze alpine.

2 AA.VV. Una Croce sul Monviso, 1925-2000.

3 Ibidem

4 L. Frassati, Pier Giorgio Frassati. Lettere.

occitan

L’inaccessibilitat dal Vísol e las marrias consequenças que aurion colpit qui auguesse encalat ne’n violar lhi límits eron lhi còntes temibles que la supersticion menaçava a qui auguesse volgut escalar la montanha.

Per lungo tempo serbò pessima rinomanza, perché dà pastori, usi a condurre le mandrie per gli estremi pascoli, dicevasi che male incoglierebbe a chi temerario ne salisse la vetta. A questa nomea forse ed agli scoscesi dirupi ed al continuo rovinìo di massi debbesi accagionare se nessuno degli alpigiani si fé ardito ad ingolfarsi in quelle orride gole e scalare gli spacchi e le guglie che ne frastagliano l’arduo picco¹”.

L’extraneïtat di alpinistas anglés an aquel contèxt cultural embegut de legenda, supersticions e maledicions representet un factor certament vantatjós: libres da qual se sie condicionament, lhi chalguet afrontar ren que las dificultats objectivas de la montanha. La conquista de la cima ofret ai pus ambiciós la possibilitat de planificar abo racionalitat una montaa al Vísol. Dins la percepcion comuna la cima intret a far part de l’espaci uman abo l’empresa de Quitino Sella e la pòsa di premiers símbols de la religion: “per grazia di Dio e volontà della Nazione” aüra l’òme polia envear de montar lo Vísol.

La crotz

Lo 1 de setembre dal 1896, après una benedicion rituala recebua dins la gleisa de Sant Ròc a Criçòl e una nuech de montaa entrepresa malgrat lo mal temp, Antonio Gilli e Claudio Perotti, suportats da sieis joves portaires, rejonheron la cima dal Vísol e trabalheron al montatge de la granda crotz metàllica larja dui mètres e metz, ideaa da engenhier Giuseppe Gastaldi de La Tor. A la basa foguet plaçat un medalhon aut d’un mètre e metz refigurant la Madòna Immaculaa, òbra de l’escultor Callisto Gastaldi. La crotz e lo medalhon fogueron benesits l’istat d’après da Don Lantermino en ocasion de sa tèrça S. Messa en cima, lo 5 d’avost dal 1897 (FÒTO 1)

L’operacion d’evangelizacion continuet en ocasion de l’an jubilar. Ental 1900 foguet constituït lo comitat per l’ereccion d’un monument al Crist redentor sal Vísol: gràcias a las ofèrtas reculhias sal territòri diocesas e al contribut de la mesma institucion, lo gròs medalhon foguet realizat dins l’istat dal 1901 e inaugurat en cima lo 28 de lulh après un lòng pelegrinatge partit da Criçòl. Dins aquela ocasion foguet mai plaçaa en cima da l’intrepida Guida Perotti decò la crotz, qu’era istaa desmontaa e menaa a braç a Criçòl per la reparacion di dans consequents ai tempèris.

Devet pas passar lòngtemp perqué la granda crotz tornesse a far parlar d’ilhe. Lo 26 de decembre dal 1905, durant un’intensa nevaa. Un grop de guidas localas juava a cartas dins la locanda Monviso de Domenica Michina Gontero Serviteur. Per la lònja serada a l’òste, lhi fidèls amís Antonio Gilli e Claudio Perotti, en companhia de domenico Putto, se declareron capables de montar lo Vísol en condicions uvernalas e de tornar al país derant dal novèl an: lo prèmi de l’escomessa seria estat una cina abondosa da Michina derant la fin de l’an. Al contrari de çò que aurion polgut pensar lhi compaïsan, l’idea sobrevisquet a l’euforia de la serada e lo matin d’après lhi tres se buteron en marcha. Arribats en cima après una montaa duraa benlèu dui jorns, las guidas se troberon desprovistas de qual se vuelhe enstruments útil a demostrar en maniera iconfutabla l’empresa avengua. Ai tres restava pas que aquela crotz, que Perotti e Gilli conoission já ben, en avent partecipat a la pòsa en cima pauc d’ans derant. Coma aquò, l’après-metzjorn dal 30 de desembre apareisseron al vilatge en portant la granda crotz, que trobet un asili uvernal dins la chapèla de Sant Ròc, a La Vila de Criçòl, per tornar a son pòst ren que de prima. Aculhia abo estupor e admiracion dai compaïsans, aquesta curiosa representacion dal Crist e lo Cirenèu foguet festejaa en anant ben al delai di quatre conilhs e d’las dotze botelhas de vin establias dins l’escomessa.

Expausaa d’un contun ai tempèris, la Crotz pauc a pauc se deterioret, en rendent necessaris de nombrós intervents de manutencion extraordinària. Entre lhi tanti se còntia que, dins l’istat dal 1900, Claudio Perotti e Mario Ceradini troberon la crotz abatua da un fóser e cerchèrnon en van de la redreiçar, pauc derant d’entreprene la premiera descenta al lòng de la paret Est. (FÒTO 2)

Ental 1925 una succession sarraa d’eveniments mondans celebreron la familha sabauda a Raconís, vila de la plana, mas somesa a l’enchantament de la granda montanha que ne’n enquadra l’orizont². Al Jubilèu Cristian se jontet lo Jubilèu Real, proclamat per festejar lo vint-e-cinquen aniversari de Vittorio Emanuele III e Elena de Montenègre sal tròne dal Rènhe d’Itàlia, l’atge major de Umberto II e las nòças de Mafalda abo Filippo d’Assia.

Tot aquò avenia dessot lo pontificat de Pio XI lo Papa alpinista: qual aniversari pus adeqüat per portar un símbol de la vila sus la reina d’las cimas? Una nòva crotz en acier, de l’autessa d’esquasi tres mètres, foguet realizaa da la Ditta Luigi Tribaudino e Figli de Raconís e transportaa en cima da una vintena de joves galhards apartenents ai Circoli Giovanili Cattolici Fides et Ardor e Sensus Veri, montats a Criçòl abo l’autocarri butat a disposicion dal Calzaturificio Eula.

Las maigras notícias de crònaca de l’época atesteron, abo una pròsa típica dal ventenni, la partecipacion de Claudio e Giovanni Perotti en supòrt a l’espedicion organizaa dai preires Carpano e Garavini, de Raconís. Dins las setmanas seguentas la Gazzetta di Saluzzo contet: “E nell’immenso, profondo, solenne silenzio alpino, per mano del teologo Carpano e teologo Garavini, su quella cima impervia, salì a Dio la preghiera dell’Altare per le cristiane desiate fortune della Patria, a sicurezza della quale vegliano la roccia sicura e la Croce propiziatrice³”. (FÒTO 3)

Dalmatjaa da un fóser ental 1956 e d’abòrd restauraa, la Crotz foguet mai portaa aval, aqueste bòt en elicòpter, en ocasion dal Jubilèu dal 2000, abo lo preciós supòrt d’las Guidas e dal Secors Alpin locals e un important ajut econòmic d’la Diòcesi de Salúces. Foguet plaçaa mai en cima après un mes environ, enrichia dal medalhon jubilar, don dal Vesco Diego Bona. Dins aquela ocasion foguet fach un gròs neteatge a l’entorn de la cima dal Vísol, abo l’achamp de passa dui quintals d’immondícia menats aval da l’elicòpter.


Prelats a la cort dal Rei

Despuei lo començament de l’alpinisme las ascension fogueron sostenguas da una compausanta espirituala, que atiret de teòlogs e de pensaires. Sal Vísol las grandas empresas dal reverend Coolidge ganheron l’imperibla memòria abo l’intitolacion da major glacier de la montanha e d’un correor de la paret nòrd. Lo teòlog american de fach durbet doas vias ben importantas, ambedoas dins l’istat dal 1887: a la paret nòrd dal Vísol, montaa abo las guidas Almer, e al pic central dal Visolòt, que pòrta decò el son nom.

Ben nombrós, bèla se liat a d’empresas menc esclatantas, son istats lhi òmes de gleisa italians que an rejonch la cima, a partir da Paire Francesco Denza, montaire dal Vísol da cant a Cesare Isaia. Encara derant una tormenta de neu empachet al futur Sant Leonardo Murialdo de se ganhar lo mérit de premier italian sal Vísol, ental lulh dal 1862. Lo fondator de l’Ordine dei Giuseppini e degli Artigianelli polguet rejónher la cima masque dins l’istat dal1864 en companhia dal fraire: resulta, en tot cas, lo premier Sant en poncha al Vísol.

Ental mesme an de cò dui intrépids curats de la valada azarderon l’empresa; Don Carlo Galliano de Chasteldelfin, abo la premiera cordaa femenila Boarelli-Fillia, lo 16 d’avost, e Don Raimondo Garneri dal Vilar de Sampeyre, lo 19 d’avost.

Ental 1923 foguet lo torn dal Beat Pier Giorgio frassati, acompanhat da l’amís e guida Paolo Gilli e dal mètge conduch de Païsana doctor Gallo. Echarmat da la montanha en general e, en particular, da l’ascension al Vísol, manquet pas de contiar l’empresa ai familiars e lhi amís pus chars.


Mon Viso, 26 luglio 1923

Alla Madre

Di ritorno dal Mon Viso asceso per la parete Sud (senza corda) sotto l’ottima guida del mio amico Paolo Gilli invio mille baci.

Pier Giorgio4


Pròpri en tornant dal Vísol foguet pilhaa da l’amís Paolo Gilli la fotografia adobraa ental 1990 per ne’n celebrar la Beatificacion. Pr’aquò lo fons aspre d’las parets rochosas foguet substituït abo un nevier, en resultant pus dòuç e confòrme al modèl de Beat coma òme de tuchi. L’image originala se tròba reproducha decò ental monument basal de la crotz al Vísol Cut.


Las guidas dal Vísol a Roma

Recordem enfin l’eschalada al Vísol de Mons. Achille Ratti, lo 9 d’avost dal 1898, sagèl d’un liam que, ben d’ans après, menarè las guidas de Criçòl en vísita a la capitala. A acompanhar Achille Ratti foguet la Guida Giovanni Genre Doga, constructor abo lo frire Raimondo de l’Albergo Rifugio del Pian del Re ental 1874.

Dins l’auton dal 1929 lo C.A.I organizet una gita a Roma per sas Guidas Alpinas e, clarament, la notícia arribet dins gaire de temp decò al país. Las Guidas Alpinas de Criçòl parteciperon en grand numre, aürosas de tornar a sarrar la man an aquel Papa alpinista, amís dal Vísol. La presença d’las Guidas Alpinas dins la capitala passet pas certament inobservaa per l’abilhament, las dotacions e, benleu, decò l’anar típic de qui es pas acostumat a se promenar en vila. Enti jorns immediatament successius la Gazzetta del Popolo dediquet a l’eveniment un article e una sequença de uech caricaturas; a durbir la sequença dui morres de Criçòl: lo Cap Guida Claudio Perotti Farina, abo lhi barbís e l’inconfondible chapèl, e lo jove Paolo Gilli, pels ondulats e aire da intellectual.


Don Luigi Destre, lo Papa dal Vísol

Don Luigi Destre, classa 1925, a gardat religiosament l’estòria dal Rei de Peira. Preire a Criçòl despuei lo 1968, a assumut contestualament lo ròtle de Rector dal Sanctuari de Sant Chafrè e de cap-seccion dal Secors Alpin, empenh continuat fins al 1993. Promotor de S. Messas près de pilons e dins de chapèlas alpinas, Don Luigi a saubut avesinar a la montanha bèla lhi menc portats, traïnats da aquel sens d’agregacion e de comunitat que masque el es capable de transméter. Dins lhi ans ren menc de 1500 joves an partecipat al Bateatge dal Vísol acompanhats da Don Destre, da Tranchero, Bano e Fenoglio, Guidas Alpinas dal Vísol, suportats dai volontaris dal Secors Alpin local.

Son a pauc près 120 sas montaas al Vísol, una chifra de tot respèct e totun ren sufisenta per associar almenc un’escalada a chasque siu amís: “Siu pas jámai arribat a far lo Vísol abo Quintino Perotti. Quora lhi ai propausat una montaa en onor de nòstra amistat, m’a dich que s’era fermat al numre de 749 e que l’auria pus escalat per sobrar numericament lo paire Claudio, que d’ascensions n’avia complias 750”.

Sus la cima dal Vísol on Luigi a celebrat 2 mariatges e ben 53 S. Messas; entre aquelas la foncion dal 15 de setembre dal 1989 garda un sabor dal tot especial perqué concelebraa abo lo Vesco de Salúces Mons. Sebastiano Dho, e abo lo curat de Pont e la Chanal. Aquel jorn, a la presença dal Vesco, totas las Comunas confinantas abo la granda montanha onoreron sus sa cima un pact d’union e de frairança. Finia l’encharja de Rector dal Santuari de Sant Chafrè e de curat de la Parròquia d’Oncin, Don Luigi a continuat dins son activitat de preire de Criçòl e Ostana, en mantenent un fòrt interès per lhi estudis d’estòria locala. Es estat curator d’importantas publicacions abo l’amís Gianni Aimar; sia decò estatística de lhi incidents sal Vísol, constantement ajornaa abo una subdivision per luec, nacionalitat e sexe di ferits.




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