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Nòvas n.133 Març 2014

Una nuova legge per la montagna in Piemonte
“ALPES” un simbolo per unire le forze.

Una novèla lei per la montanha en Piemont
“ALPES” un símbol per unir las fòrças.

di Giacomo Lombardo

Una nuova legge per la montagna in Piemonte “ALPES” un simbolo per unire le forze.
italiano

Pochi avrebbero scommesso che la proposta Molinari-Vignale sarebbe stata approvata dal Consiglio Regionale del Piemonte e invece è successo, seppure in extremis.

A Roma stanno approvando una nuova legge elettorale peggiore del porcellum, di infausta memoria e, nel medesimo tempo, a Torino, per una volta, la politica ha evitato l’ennesimo disastro per la governance della montagna mettendo una pezza, solo una pezza, all’infausta legge 11/2012 voluta dalla leghista Maccanti che ha distrutto la rete dei comuni appartenenti alle Comunità Montane favorendo un “libera tutti” che lasciava gli stessi comuni liberi di creare momentanee, effimere, politicamente irrilevanti, convenzioni, mettendole sullo stesso piano delle unioni dei comuni voluti dalle leggi nazionali.

La forte pressione dell’UNCEM e la mobilitazione dei sindaci che il quattro marzo hanno fatto addirittura sospendere i lavori dell’Assemblea Regionale, hanno portato a questo risultato nonostante i forsennati tentativi della Maccanti per impedire che ciò avvenisse.

Si è arrivati all’approvazione più per una volontà della sinistra presente nell’Assemblea Regionale che per convinzione della maggioranza che sostiene Cota, arrivando anche ad una spaccatura della stessa che in parte ha sconfessato la ferma e corretta linea degli assessori Molinari e Vignale. Fondamentale però è stata la mobilitazione dei sindaci.

In questi mesi, in applicazione della legge 11, sono nate convenzioni di ogni tipo: sui trasporti tra comuni distanti decine di km, su inesistenti servizi comunali, su altre fantasiose alleanze che nel passato, complice la mancanza di controlli efficaci da parte della Regione, hanno fruttato, a certi comuni, un bel pò di contributi.

La nuova legge è stata osteggiata da una piccola parte dei comuni piemontesi interessati a mantenere posizioni “particolari” e di “simpatia” tra amministratori che sicuramente le tenteranno tutte (compresi tutti i ricorsi possibili e immaginabili) per impedirne l’applicazione.

La legge appena approvata prevede che le nuove Unioni montane di Comuni (da comporre entro il 15 aprile 2014) si occupino di bonifica territoriale (opere per la prevenzione del dissesto idrogeologico, come avviene dagli anni Sessanta), informatizzazione innovazione Ict e servizi informativi per i Comuni, ricomposizione fondiaria (superamento della forte parcellizzazione del territorio agricolo e forestale: in Piemonte vi sono 5mln di particelle catastali), oltre che di sistemazione idrogeologica ed idraulico-forestale, economia forestale, energie rinnovabili, opere di manutenzione ambientale, difesa dalle valanghe, turismo in ambiente montano, artigianato e produzioni tipiche, mantenimento dei servizi essenziali, servizio scolastico, incentivi per l’insediamento nelle zone montane.

Vengono inoltre definiti i cespiti per la formazione del “fondo regionale montagna” (articolo 5) che ammonta a 14 milioni di euro; alla copertura si provvede con una quota dei diritti di escavazione delle cave, una quota di Irap, una quota dei canoni per l’imbottigliamento delle acque minerali, una quota dell’addizionale regionale sul consumo di gas metano.

Le Unioni saranno destinatarie dei futuri fondi europei per la montagna e si faranno carico di parte dei dipendenti delle morenti Comunità Montana.

In questi anni la montagna italiana ne ha visto di tutti i colori. Per contrastare le varie leggi e leggine che miravano a farla morire attraverso l’eliminazione di duemila comuni siamo andati a Roma a sfilare contro la Lanzillotta, a Milano davanti a Palazzo Marino, in Piazza Castello a Torino. Abbiamo contestato il ministro Bossi a Pian del Re quando Calderoli voleva sopprimere i nostri comuni ( e lui ci è passato davanti, in una delle otto berline che l’accompagnavano, alzando per noi il medio della mano destra….Gesto delicato per 80 sindaci con fascia tricolore……)

Volevano eliminarci ma siamo ancora qui! Abbiamo resistito e siamo ancora qui.

Ovviamente abbiamo vinto solo una battaglia e la guerra sarà ancora lunga.

Abbiamo resistito grazie a qualcuno più testardo di altri che ha fatto in modo che non ci finissero e ora abbiamo una grande responsabilità per ciò che potrà capitare nel prossimo futuro.

Ci sono timidi segnali che ci fanno capire che le istituzioni (per carità: una piccola parte..) si sono accorte che ci siamo, che siamo ancora vivi. Forse si sono accorti che la Montagna non è un problema ma una risorsa.

Ma disuniti non si andrà da nessuna parte.

Continueranno a bersagliarci con normative assurde e penalizzanti incuranti dell’articolo 44 della Costituzione perché contro i deboli si può tranquillamente infierire: le reazioni saranno solo le sommesse proteste dei vinti.

Ma noi uniti possiamo ottenere dalla politica quello che ci spetta. SOLO QUELLO CHE CI SPETTA.

Alcuni amministratori hanno avuto l’idea di presentare le liste civiche per le prossime elezioni comunali sotto un medesimo simbolo che non richiami appartenenze di partito ma che indichi alla classe politica, che in massima parte ci ignora, che la montagna piemontese è ancora viva e che rivendica il diritto di esistere e vivere in condizioni dignitose, nella propria terra.

L’acronimo ALPES, contenuto nel simbolo, riassume in 5 parole: Autonomia, Libertà, Partecipazione, Energia, Sussidiarietà i nostri obbiettivi e la politica non può più far finta di niente. Se saremo uniti!

E’ possibile che i 600 mila voti della montagna piemontese non esprimano neanche un consigliere regionale mentre il quartiere di Santa Rita di Torino (per fare un esempio) ne esprime quattro?

Vogliamo continuare in una imbelle rassegnazione o vogliamo far vedere che la montagna vuole fermare il degrado e conseguire uno sviluppo economico che ridia dignità a chi la abita?

In questa società conta la forza! Avere un simbolo in comune è un segnale di una volontà della montagna di diventare nuovamente protagonista e responsabile dei propri destini.

Noi non viviamo e non vogliamo vivere di politica. Ma non vogliamo neanche morire di politica.

Le liste che vorranno adoperare il simbolo ALPES (che è stato registrato) dovranno richiederlo al sito alpes.elezioni2014@gmail.com

occitan

Ben gaires aurien juat un sòud sus l’aprovacion al Conselh Regional dal Piemont de la proposicion de lei Molinari-Vignale, totun aquò es arribat per un pel.

A Roma son per aprovar una nòva lei electorala pejora dal porcellum (que Diu la maledisse) e dal mesme temp a Turin (era l’ora!) la política a squivat lo desastre per la montanha en fichant un tacon, mec un tacon, a la maledicha lei 11/2012 volgua da la leguista Maccanti. Aquela lei avia desbelat la malha de comunas que formaven las Comunitat de Montanha per anar vèrs un “tuchi libres”, ente chascun polia crear de convencions baravantanes, sensa degun sens, que contaven pas ren e completament defòra dal prencipi de union des comunas volgut da las leis nacionalas.

La fòrta pression de l’UNCEM e la mobilitacion di séndics que son davalats a Turin lo 4 de març per blocar lo Conselh Regional, an obtengut un resultat bèla que la Maccanti fasesse lo diaul a quatre per fichar lo baston en las roas.

Aquò es estat possible sobretot per lo sosten de l’oposicion de manchina mai que per la convincion de la majoritat de Cota que s’es findi esclapaa per donar contra al dessenh de lhi assessors Molinari e Vignale. Totun aquò mai qu’a siervut es la mobilitacion di séndics

Dins lhi mes passats, gràcias a la lei 11 las comunas an montaas las convencions las mai estranguizaas sus de transpòrts entre comunas luenhas de desenas de km, de servicis comunals impossibles, ensoma de fantasiosas alianças sobretot per rosear de contribucions.

La nòva lei a trobat naturalment l’oposicion d’una pichòta part de comunas dal Piemont, aquelas que volien gardar de posicions de “simpatia” e de “favor” e segurament aüra farèn lo diaul a quatre (tuchi lhi recors possibles e impossibles) per la far sautar.

La lei prevei que las novèlas Unions Montanas des Comunas (da constituïr per lo 15 d’abril) s’ocupen de:

-bonífica dal territòri (d’òbras per prevenir lhi desastres de l’aiga, coma s’es fach fins da lhi ans ’60)

-informatizacion, innovacion Ict e servicis informatius per las comunas

-ricomposicions de la proprietat dal terren (per sobrar la fòrta division que fai qu’en Piemont lhi aie 5 mln de tòcs catastals)

-sistemacion idrogeològica e forestala, economia forestala, energias renovablas, manutencion de l’ambient, chalanchas, etc.....

-torisme, artisanat e produccions dal territòri

-gardar lhi servicis fondamentals

-trabalhar per de nòus insediaments en montanha

La lei prevei decò ente pilhar i sòuts per formar lo “fond regional montanha” (article 5) que arriba a 14 milions d’èuro: (drechs d’esfruchament des gavas, una part de l’Irap, una part di versament per embotelhar l’aiga mineral, una part de l’adiccionala regionala per la consumacion dal gas metan.

Anarèn a las Unions lhi fonds europencs per la montanha e lor devaren se far charja di dipendents des vielhas Comunitat de Montanha.

La montanha italiana n’a vist d’ònhi sòrta e colors. Per blocar las leis e lhi provediments que la volien sotterar (eliminar dui mila comunas) sem davalats a Roma per desfilar contra la Lanzillotta, a Milan derant Palazzo Marino, a Turin en Plaça Chastèl. Avem afrontat lo ministre Bossi a Plan dal Rei quora Calderoli volia far plaça polita de nòstras comunas, e el, en passant sus una de uech “auto blu”, a agut la mótria de levar lo det mesan de la man drecha... Bèl gest per 80 séndics en faissa tricolor......

Volien nos far sautar e nosautri avem fach resistença e sem encara aicí!

Es clar qu’avem ganhat mec na batalha e la guèrra serè ben lònja. Avem tengut gracias a qualqu’un reiruepit que s’es opongut mas aüra chal se parear per lo futur.

Lhi a de pichòts senhals que las institucions (na pichòta part, es clar...) aien vist que lhi sem, e encara vius. Que se sien renduts compte que la Montanha es pas un problèma mas una ressorsa?

Esparpalhats, da segur, se vai da degun cant.

Anarèn anant a nos tirar sus abo de règlas sensa sens e chastiantas en s’enfotent de l’art. 44 de la Constitucion perque contra lhi dèbles se pòl picar sec, totun serèn mec de protèstas de gent ganhaa.

Mas units polem aver da la política aquò just. MEC AQUÒ QUE AVEM DRECH.

Parelh aquí, d’administrators an agut l’idea de presentar per las eleccions comunalas venentas de listas abo un símbol indipendent, ren aquel di partits que per gròssa part s’empipon de nosautri, e far veire que la montanha piemontesa es encara viva, pretend lo drech d’existir dins na maniera dinhitosa e sa gent vòl viure sus sa tèrra.

Lo símbol es ALPES (Autonomia, Libertat, Partecipacion, Energia, Sussidiaritat) que son nòstri objectius e la política ne deu tenir compte.

Es mai possible que 600 mila vots de la montanha piemontesa aien nimanc un conselhier regional dal temp que lo cartier de Santa Rita de Turin (per far un exemple) n’a quatre?

Volem anar anant coma de rassenhats o far veire que la montanha vòl la quitar abo la ruïna e obtenir un desvolopament econòmis da donar dinhitat a sa gent?

Còmpta mec pus la força? Ben, alora anem ensem abo na marca que face capir que la montanha vòl èsser mai protagonista e responsabla de son destin.

Nosautri vivem pas e volem pas viure de política. Mas nimanc murir de política.

Las listas que volerèn utilizar lo símbol ALPES (registrat) deurèn la demandar a alpes.elezioni2014@gmail.com


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