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Nòvas n.135 Mai 2014

Premio Speciale: Marcel Courthiade

Rajko Đurić/Ismet Jašarević/Eslam Drudak

"Premio Ostana scritture in Lingua Madre" edizione 2014

Premio Speciale: Marcel Courthiade
italiano

Marcel Courthiade, uno dei maggiori studiosi e promotori della lingua rrom (o rromani, secondo la trascrizione coniata dal prof. Courthiade stesso) è nato in Albania il 2 agosto 1953 e ha vissuto in Francia per gran parte dei suoi studi e della sua carriera. La sua ricerca scientifica è stata interamente volta al sostegno di una maggiore comprensione della lingua e della cultura rromani, oltre che di altre lingue minoritarie o di lingue di popoli senza territorio compatto.

Dopo aver intrapreso studi di medicina all’università di Clermont-Ferrand, iniziò a dedicarsi parallelamente allo studio delle lingue slave, specializzandosi nelle lingue serbo-croata e polacca. Laureatosi all’INALCO (Institut National des Langues et Civilisation Orientales) di Parigi in albanese, macedone e polacco, ha intrapreso il dottorato sulla “Fonemica delle varietà dialettali rromani e diasistemi grafici della lingua rromani”.

Già durante i suoi studi è stato coinvolto nel lavoro di ONG attive nei progetti educativi rivolti ai rrom albanesi. Ha coordinato e gestito diversi progetti educativi e culturali per il Rromani Baxt in Albania e per quattro anni ha lavorato come analista politico ed interprete presso l’ambasciata di Francia in Albania.

Nel 1995 è diventato professore associato

in socio-linguistica rromani, presso l’EPHE

(École pratique des hautes études) e dal 1997 è professore associato all’INALCO di Parigi.

Tra le sue lingue madri e di cultura (rromani, francese, greco e altre lingue balcaniche) il prof. Courthiade può contare anche l’occitano, imparato grazie ai genitori che lavoravano nei territori della Francia occitana durante i suoi primi anni di vita.

Per oltre vent’anni, il prof. Courthiade ha diretto e gestito progetti di sviluppo per le minoranze in diversi paesi europei, tra cui l’Albania, la Polonia, la Serbia, il Kosovo ecc. È stato inoltre organizzatore di numerosi eventi culturali, come la International Rromani Summer School, e di importanti convegni come il Congress of the International Rromani Union.

Dal 2011 è attivo nel progetto educativo

Red-Rrom per l’educazione scolastica in rromani.

Il progetto prevede la creazione di un grande portale transnazionale che, oltre all’insegnamento della lingua, conterrà numerosi materiali interattivi sulla storia e la letteratura rromani.

Il portale, che raccoglierà documenti inediti sotto forma di testi, audio, video musicali, documentari, e includerà risorse lessicografiche e enciclopediche, sarà rivolto a tutti gli studenti rrom sparsi in Europa e in tutto il mondo che desiderano approfondire o ritrovare le proprie radici per non perdere la cultura spesso ignorata di un intero popolo quale quello rrom. 


ANTOLOGIA MARCEL COURTHIADE

UNA NASCITA:

LA GIOVANE POESIA ROM NEI BALCANI

Un nuovo linguaggio poetico si sta schiudendo in Europa: quello dei Rom. La cultura orale collettiva di questo popolo, la sola che abbiano avuta finora, dà alla luce in più paesi e al contempo ad una rosa di nuove creazioni individuali che fin dall’800 stavano nascendo da precursori come Stoijka Ferencz in Ungheria, Nina Dudarova, Alexadre Hermàno, Òlga Pànkova, Vania Timofeiev (Hrustalhò di soprannome), o Nikolai Satkevic a Mosca negli anni ’30, Karlis Rudevics, Leksa Manus in Lettonia, fino a Dezider Banga in Cecoslovacchia, Rostás-Farkas György e Choli Daróczi Jósef (Choli di soprannome) in Ungheria, senza contare quelli in Jugoslavia, di cui ora parleremo, né la povera Papusa (Bronislawa Wajs per lo stato civile), prima esponente di spicco in Polonia più di vent’anni fa. Se tanti focolai indipendenti si accendono improvvisi, ciò non è un fuocherello passeggiero, ma un fatto che indica che l’animo collettivo rom è maturo per compiere un altro passo nella sua storia.

È in Jugoslavia che si trova il movimento più ricco, avanzato e complesso, il che non stupisce, data la presenza nel territorio di non meno di 16 etnie, il che è certamene un fattore favorevole alla vita di un’etnia in più, al contrario dei paesi culturalmente monolitici che soffocano ogni voce alternativa. Tuttavia questa fioritura, per quanto sia forte, è del tutto sconosciuta negli ambienti letterari al di fuori dei paesi balcanici.

TESTO italiano

Rajko Đurić

LINGUA ROMANI

La lingua Rromani è lingua di fuoco e di vento;

è il levante e l’alba, è il crepuscolo,

è l’ululo del lupo.

In essa crescono alberi e boschi:

Ancora vi echeggiano anni canuti.

È una lingua in cui si vedono, come frutti maturi,

corpi cadere dagli alberi,

e signori piangere di freddo, rannicchiati

nell’abbraccio della luna.

La lingua Rromani è lingua di terra, di fango,

di ciò di cui fu creato l’uomo;

la terra di nulla,

la terra di Dio.

Parola che apre le porte dei sacrari,

linguaggio che fa piangere le stelle.

Non esiste lingua sulla terra

più della nostra frammentata,

sospesa, arsa, negata.

Perciò torna ad ergersi dall’inferno!

Lingua al di sopra di tutte le lingue.

Ciò che mai visse nessuna lingua,

il Rromani l’ha conosciuto.

Perciò parlate, parlate Rromani,

spiegate le ali di seta, non abbiate paura delle sue ingiurie...

Parlatela.

Dischiudetene l’animo, misuratene il tempo e lo spazio,

e di ciò che vi detterà il cuore, ne farete il vostro cammino.

La lingua Rromani è lingua di fuoco e di burrasca;

è il levante e l’alba, è la ricerca dell’uomo.



Ismet Jašarević

AMICI! FRATELLI! SORELLE!

Salve, salute e felicità a tutti

Suonate il violino, cantate, danzate

Mettete su carta le vostre parole.

Per non dimenticare la nostra danza

Per non dimenticare la musica Rromani

Le canzoni Rromani che infiammano il cuore

Radunatele, inneritevi il foglio.

Imparate a scuola

Diventate uomini di rispetto

Così aprirete le porte della felicità

Ma vergogna, vergogna

Che si perda la vecchia canzone

Vergogna, vergogna che noi, i Rom

Non sappiamo più dire le parole della nostra lingua.

...Ergiti, o canzone, con il saggio vento

In lungo e in largo espanditi per il paese

Prendi con te le arcane parole

E di’ dei rom, o canzone, la verità

La gente ti porgerà l’orecchio, la mano

E plasmeranno parole nuove

Ma tu, canzone, espanditi ancora più lontano

In tutto lo spazio delle nostre strade oggi perdute

Asciuga, o canzone, le sofferenze degli uomini

E trai al tuo petto parole benevoli

Poiché il tuo ritornello, gli uccelli l’intoneranno

E con essi tutte le labbra degli uomini

Canzone uccello vento caldo

Raggiungete gli alberi e tutte le acque della terra

Raggiungete le montagne più alte

E rifugiatevi là dove scorre la lacrima più amara

(...)

Cresci, o canzone, abbeverati delle ardenti parole

Sii amica del giovane come del vecchio

Rafforza l’uomo del malanno

E digli che la vita

Non può essere tutta oscurità.

Eslam Drudak

SONETTO

Se parlassi della sua fresca bellezza

Che rivaleggia col sole, che parole vane sarebbero.

Lo splendore, lo sfolgorio delle città del re,

Ne fiammeggia ogni ruga del suo riso.

Incommensurabile il suo tesoro:

Diamanti del sapere, fine oro dell’amore...

I suoi occhi, il suo cuore, le sue dita, la sua anima.

E la mia ombra, lo frequenta il suo universo?

Della sua stretta, della sua pelle, delle sue labbra mai

Avrò la fortuna di ubriacarmi, lo so.

È soltanto in parole, come sull’erba dolce,

Soltanto in piccoli, minuti lavori, che con lei posso giacere.

E a lei cosa sembra? Non mi venne “addio!”

Quando proseguii per la mia strada, ma “ahimè”.


occitan

TESTO rromani

Rajko Đurić

RROMANI ĆHIB


E rromani ćhib si ćhib e jagaqi thaj e balvalaqi

Voj si e khamesqo disǒpen, e ruvesqo thomupen.

E veśa an laθe barǒn, e parne-balenqe berśa vàʒe aśundǒn.

An rromani ćhib dikhǒl sar e ile kaśtenθar peren

vi sar e raja an ćhonutesqi angali śïlesθar roven.

E rromani ćhib si ćhib e phuvǎqi, e ćikaqi

savǎθar si kerdo manuś;

Khanćesθar si e rromani ćhib

Devlesθar si e rromani ćhib.

Voj si gili, savǎθar e vudara p-e khangira putardǒn,

vakǎripen, savesθar e ćaxraina rovlǎrdǒn.

Nane p-o sundal niekh ćhib savi sas mundardi

gäja sar e rromani,

umblavdi, phabardi, tasavdi...

Palem limoresθar uśtili!

Ćhib si voj pra'l ćhibenθe.

So niekh ćhib ni ʒangla, e rromani prinʒarda!

Godolesqe rromanes vakǎren, amari ćhib barǎren,

e godǐ te putaren, o vaxt te arakhen,

thaj o ilo sar phenel, gäja o drom te keren.

E rromani ćhib si ćhib e jagaqi thaj e balvalaqi

Voj si e khamesqo disǒpen, e manuśesqo rodipen.



TESTO occitano

Rajko Đurić

LENGA RROMANI


La lenga Rromani es lenga de fuòc e d’aurassa;

es lo levant e l’alba, es lo calabrun,

es l'udolada del lop.

En ela creisson albres e bòsques;

encara i resònan d’annadas pelblancas.

Es una lenga onte se vei de còrs tombar dels albres,

coma frucha madura,

e de mossurs plorar de freg, arremicolats

dins l’embraça de la luna.

La lenga Rromani es una lenga de terra, de fanga,

de la que ne foguèt creat l’òme;

la lenga de pas rés,

la lenga de Dius.

Paraula que dubrís las pòrtas dels sacraris,

parlatge que fa plorar las estellas.


I a pas cap de lenga sus terra

que foguèsse chaplada coma la nòstra,

penjada, cremada, negada.

Pr’aquò se torna levar de l’infern!

Lengua per sobre de totas las lengas.

Çò que cap de lenga mai a pas jamai viscut,

Lo Rromani o a conegut.

Per tot aquò, parlatz, parlatz Rromani,

desplegatz sas alas de seda, ajatz pas paur de sos renecs...

Parlatz la.

Desclavatz ne l’èime, mesuratz ne temps e espaci,

e de çò que vos dictará lo còr, ne faretz vòstre camin.

La lengua Rromani es una lenga de fuòc e d’auritge;

es lo levant e l’alba, es la cèrca de l’òme.



TESTO rromani


Ismet Jašarević


AMALA! LEN PHRALA! LEN PHENǍ! LEN


Baxtale saste veste oven

Baśalen gilaven khelen

Làfǎ tumare p-o lil aćhaven


Kheliba amaro te na bistras

Baśaliba rromano te na bistras

Gila rromane so an-i vilo jag tharen

Keden p-o lil kalǎren.


Sikavni sikloven

Śukar manuśa oven

Baxtalipnasqere vudara ka phraven.


Laʒ bari

Te naśaldili gili purani

Laʒ bari làfǎ rromane

Rroma te na ʒanas.



TESTO OCCITANo


Ismet Jašarević

AMICS! FRAIRES! SORRES!


Salut, santat e bonur a totes

Sonatz de violon, cantatz, dançatz

Metètz vòstras paraulas sul papièr


Que doblidèssem pas nòstra dança

Que doblidèssem pas la musica rròmani

Las cançons rròmani que crèman fuòc al còr

Acampatz-las ennegrissètz-ne lo papièr.


Aprenètz a lescòla

Venètz d›òmes de respècte

Aital durbriretz las pòrtas del bonur


Mas vergonha vergonha

Que se pèrda cançon vièlha

Vergonha vergonha que nosaus los Roms

Sapiam pas mai dire los mots de nòstra lenga.

...

Arbora-te ò cançon, àmbe lo vent savi

espandís-te en larg e en long pel païs

pren àmbe tu de paraulas annanidas

e diga dels Roms ò cançon, la vertat


Lo monde te pararàn laurelha la man

e de paraulas nòvas te pastaràn

mas tu ò cançon, espandís-te mai luènh mai larg

de per tot lo relarg de nòstras rotas uèi perdudas


Eissuga ò cançon, las sofrenças dels òmes

e tira de ton pièch de paraulas de ben

car ton repic, los aucèls lo reprendràn

e tots los pòts umans tanben lentonaràn


Cançon aucèl aura calivenca

atenhètz los arbres e totas las aigas de la tèrra

ajonhètz las montanhas mai nautas

e adesatz ailà ont raja la lagrema mai amarganta


[...]


Creis ò cançon, abeura-te de mots ardents

Siá lamiga del jove coma de lancian

afortís l’òme dins lo mlan

e diga-li que la vida

pòt pas èstre tota de negrum.



TESTO rromani


Eslam Drudak

SONET


Te phenav olaqe jale śuźipasqe

So thablǒl sar o kham, nange làfǎ ovel.

Svètilo so forden o dizǎ paśasqe

Svàka hasajbasqi ćìzga laqi pekǒl.


Pàna pobudèri si la śukaripa

Lìre ʒanglipasqe, kamimasqo zlàto

K-o jakha, k-o vilo, k-i godi, k-o naja.

A mi sènka si-li an olaqo svèto?


Laqe jangalǎθar, morthǎθar, vośetenθar

Nikad na ka tromam te matǒvav, ʒanav.

Sàmo an-o làfǎ sar an-i kovli ćar


An-o tikne butǎ, olaça śaj paślǒvav.

A laqe sar dikhǒl? Na phendǎ «devleça!»

Keda mukhlǔm i mahàla, nègo «So ʒa’?»



TESTO occitano


Eslam Drudak


SONET


Diguèssi de sa frèsca beutat

Que fai rampèl al solelh - paraulas bufècas que serián.

L’esplendor, lo trelutz de las ciutats del rei

Cada rufa de son sorire ne flambeja.


Pas de dire, lo tresaur sieus:

Diamants del saber, fin aur de l’amor...

Sos uèlhs, son còr, sos dets, son èime.

E mon ombra, lo trèva lo sieu univèrs?


De son estrencha, de sa pèl, de sos pòts jamai

Aurai pas l’astre de m’embriagar – o sabi.

Es sonque en paraulas, coma sus d’èrba doça,


Sonque en trabalhons menuts, qu’amb ela’m pòdi jaire.

E ela de que li’n sembla? Me venguèt pas “adieu!”

Quand tirèri camin, mas “ailàs”.



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