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Nòvas n.142 Febrier 2015

Costruire l’identità. Il Carnevale mòcheno di Palù

Bastir l'Identitat. Lo Carnaval moquèn de Palù

di Luca Gadler

Costruire l’identità. Il Carnevale mòcheno di Palù
italiano

Le rappresentazioni del Martedì Grasso di Palù del Fersina (chiamato in mòcheno Vòschnto, giorno del falò, o Bètschato, giorno dei Bètsche) si inseriscono nel più ampio ciclo rituale dei coscritti, che ha per protagonisti i giovani del paese che si apprestano a compiere i diciotto anni. Lo stretto legame con i riti di passaggio all’età adulta fa del Bètschato un momento molto significativo per il senso di identità della comunità di Palù.

Va tenuto ben presente che il senso di appartenenza e la percezione di un’identità comune sono elementi fondamentali per la sopravvivenza della cultura e della lingua mòchena. Oltre ad essere importanti e significativi per la vita sociale della comunità, sono decisivi anche in termini di potere contrattuale nelle sedi istituzionali. Le fondamentali conquiste in campo legislativo per i riconoscimenti e le tutele delle minoranze linguistiche, che oggi appaiono quasi scontate, sono infatti frutto di lunghi e complessi iter di rivendicazioni e discussioni che, senza l’esistenza di gruppi coesi, non sarebbero stati possibili. La presenza di un sentimento di identità è fondamentale. Non si pensi però a un’identità chiusa in se stessa, discriminante, esclusiva: non è un’affermazione di superiorità, ma una valorizzazione della diversità. Il riconoscimento della ricchezza portata dalla varietà di lingue e culture è preceduto da un riconoscimento identitario su due livelli: esterno e interno. Il primo è quello che dipende dalle relazioni tra gruppi diversi, ed è quello che presumibilmente ha creato lo stesso nome “mòcheni”. Il termine deriva probabilmente da un’espressione mòchena che, italianizzata, fu usata dai parlanti italiani per identificare la popolazione della Valle. Avere un nome è fondamentale per veder riconosciuta la propria esistenza come gruppo sociale. Anche se usato inizialmente con connotazione negativa, il termine “mòcheni” è diventato l’identificativo istituzionale che permette la tutela della cultura e della lingua, usato nelle normative relative alle minoranze linguistiche.

Al riconoscimento che viene dall’esterno si affianca il riconoscimento interno della comunità stessa, i cui componenti hanno motivo di ritenersi uniti per omogeneità di caratteristiche culturali o per la condivisione di determinati scopi. Questo secondo tipo di riconoscimento è frutto di dinamiche interne alla comunità, i cui riti e le cui rappresentazioni sono dei momenti privilegiati di costruzione della propria identità.

Da questo punto di vista è possibile dare una lettura delle rappresentazioni del Martedì Grasso di Palù del Fersina come momento di costruzione e rinnovamento dell’identità della comunità del paese.

Sono tre le maschere che entrano in gioco durante la giornata. Il Bètscho (il vecchio) e la Bètscha (la vecchia), sono i personaggi principali, quelli che svolgono il ruolo più importante nel rituale e sui quali poggia l’intera struttura delle celebrazioni. È emblematico che i personaggi siano due vecchi, due rappresentanti del tempo passato che alla fine della giornata lasceranno spazio alle nuove generazioni. La terza maschera è quella dell’Òiartroger, il raccoglitore di uova, figura meno appariscente rispetto ai due vecchi ma comunque indispensabile per il ruolo che ricopre nelle varie fasi.

Fin dal mattino le maschere iniziano la loro lunga corsa per le vie di Palù, che li porterà a fare tappa in tutti i masi e luoghi pubblici rilevanti che incontrano lungo il percorso tradizionale. Il Bètscho, aiutandosi con il suo lungo bastone, scappa a grandi balzi dalla furia della sua compagna, la Bètscha, che lo insegue imprecando e minacciandolo con lo scopino. Sulla soglia di ogni maso il Bètscho sparge della segatura che subito la Bètscha distribuisce omogeneamente: la gestualità, che richiama chiaramente la semina dei campi, è accompagnata da formule verbali in lingua mòchena di augurio di prosperità e fertilità per l’anno a venire, personalizzati a seconda degli interlocutori.

È significativo il percorso compiuto dai due Bètsche, che lungo l’arco della giornata toccano tutte le frazioni e i luoghi chiave per la vita del paese. Il passaggio delle maschere diventa un segno di riconoscimento, di inclusione: le azioni rituali riconoscono il ruolo che il luogo e i sui abitanti svolgono all’interno della comunità paludana. I Bètsche quindi permettono un riconoscimento interno del paese, tracciando di fatto la sua ossatura e celebrando i suoi luoghi e i suoi membri.

Musicanti, coscritti e abitanti di Palù si riuniscono nel momento della messa in scena più teatrale dell’intero Carnevale: la lettura del testamento dei due Bètsche. È un’azione che rispetta il clima scherzoso e festoso di tutta la giornata, arricchito dalle battute e dalle improvvisazioni affidate alle maschere da cui dipende la buona riuscita della rappresentazione. Se il compito principale ricade ancora una volta sulle spalle dei due Bètsche, l’Òiartroger può fungere da spalla per aiutare nell’improvvisazione e rendere più fluida e divertente la scena. I due vecchi iniziano a ballare, finché a un tratto, senza preavviso, il Bètscho si accascia a terra morto. La Bètscha si dispera per la morte del compagno, chiedendo aiuto ai presenti per piangere la sua improvvisa dipartita. Nel tentativo di rianimarlo, la Bètscha trova fra vestiti del Bètscho il suo testamento. Abbandonata ogni disperazione, inizia a leggere curiosa di scoprire cosa le abbia lasciato il suo defunto compagno. Il testamento altro non è che uno scherzoso testo in rima con il quale il vecchio lascia in eredità qualcosa alle ragazze coscritte e a quelle che da poco si sono fidanzate. Ad ogni ragazza è dedicato qualche verso, in cui si fa riferimento alle sue abilità, alle sue prospettive, alle sue relazioni amorose o ad altre cose che la riguardano. Ogni lascito personalizzato è introdotto da una chiama: viene letto solo il testamento relativo ai presenti, mentre quello di chi non partecipa alla festa viene saltato. È necessario quindi che coscritte e fidanzate rispondano positivamente all’ “appello” perché venga loro lasciato qualcosa. Una volta finita la lettura del testamento il Bètscho si risveglia e la festa riparte col ballo delle maschere, fino a quando improvvisamente la Bètscha si accascia a terra, morta. La scena allora si ripete, con la ricerca e la lettura del testamento da parte del Bètscho: questa volta i destinatari degli scherzosi lasciti sono i coscritti e i neofidanzati maschi. Finita la lettura del secondo testamento, la Bètscha si riprende e la festa può ripartire.

La lettura del testamento è una rappresentazione di cui è evidente la spiccata componente identitaria. Ad ognuno dei coscritti viene lasciato qualcosa, riconoscendo di ciascuno le propensioni e le tendenze, attribuendo ai singoli un ruolo sociale che potrà essere di aiuto alla comunità. È un momento sentito dai giovani che, affollati nelle sale in cui avviene la lettura del testamento, sgomitano tra i presenti per vedere le maschere e ascoltano, divertiti ma attenti, i versi a loro dedicati. Coscritti e nuove coppie vengono così accolti nella società, dotati di un ruolo o di un compito specifico, che mostra agli stessi quale idea la comunità si è fatta su di loro e quale spazio è pronta a offrire per le loro attività. È un passaggio di consegne simbolico: i vecchi lasciano spazio ai giovani, riconoscendoli parte attiva delle dinamiche del paese.

Variazioni avvenute nella lettura del testamento sono sintomatiche dell’evoluzione della comunità paludana: la rappresentazione si è adattata ai cambiamenti, rinnovandosi e mantenendo un’importanza attuale. Una prima nota è la lingua in cui sono scritti i testamenti. Se le formule usate lungo tutto il corso della giornata sono prevalentemente in mòcheno, i componimenti in rima dedicati ai coscritti sono scritti da molti anni in dialetto trentino. L’uso del dialetto per i testamenti è un segno di apertura verso i non mòcheni che entrano nella comunità con un’unione amorosa e verso i giovani che, incolpevolmente, non comprendono la lingua.
Interessante è anche il fatto che, quando il Carnevale di Palù era fonte di grande attrazione per i giovani di tutta la Valle, anche gli ospiti che accorrevano per partecipare alla festa del Bètschato avevano un ruolo nella rappresentazione. Il testamento, infatti, li prendeva in considerazione come un grande gruppo, dando come lascito “la strada per tornare a casa”: i giovani degli altri comuni della Valle erano così accolti e inclusi significativamente nella festa.

Ancora altri elementi del Martedì Grasso di Palù, non considerati in questo articolo per necessità di sintesi, si presterebbero a questa lettura del Carnevale. L’organizzazione di questa manifestazione, che ad alcuni potrebbe apparire una bassa rievocazione folkloristica e goliardica, ha un estremo valore in termini di coesione sociale e di consapevolezza comunitaria per Palù. Il momento della festa è per una comunità un’occasione per guardarsi e riflettere su se stessa, per mettere in gioco i propri valori. Questo vale a maggior ragione per le feste di Carnevale, dove per eccellenza le regole di una società vengono rinnovate attraverso una loro momentanea trasgressione. Le rappresentazioni del Bètschato sono quindi una ricchezza inestimabile, che negli anni hanno continuato a costruire, rinnovare e affermare l’identità della piccola comunità di Palù.

Luca Gadler, perginese, laureato al Dams di Bologna, è studente del corso di laurea magistrale in Discipline dello spettacolo dal vivo presso l’Alma Mater Studiorum. Dal gennaio 2014 fa parte di un gruppo di ricerca guidato dall’antropologo prof. Giovanni Azzaroni, che sta realizzando un volume sulla minoranza linguistica della Grecìa Salentina.

Il presente articolo è la sintesi della tesi di laurea triennale dal titolo Costruire l’identità. Rappresentazioni e organizzazione del Martedì Grasso a Palù del Fersina (Valle del Fersina, TN), discussa nell’ottobre del 2013, con il prof. Matteo Casari come relatore.

occitan

Las representacions dal Dimarç graç a Palù del Fersina (sonat en moquèn Vòschnto, jorn dal falò, o Bètschato, jorn di Bètsche) s’inserisson dins lo mai ample cicle ritual di coscrichs, que a per protagonistas lhi joves dal país que s’aprèston a complir lhi dètz-e-uech ans. L’estrech liam embe lhi rites de passatge a l’atge adult fai dal Bètschato un moment ben significatiu per lo sens d’identitat de la comunitat de Palù.

Vai tengut ben present que lo sens d’apartenença e la percepcion d’una identitat comuna son d’elements fondamentals per la sobrevivença de la cultura e de la lenga moquèna. En mai d’èsser importants e significatius per la vita sociala de la comunitat, son decisius bèla en tèrmes de poder contractual dins lhi sèti institucionals. Las conquistas fondamentalas en champ legislatiu per lhi reconoissiments e las tutèlas des minoranças linguísticas, qu’encuei pareisson esquasi escomptaas, en efèct son lo fruch de lònjas e complèxa procedura de rivendicacions e discussions que, sensa l’existença de grops coés, serion pas estaas possiblas. La presença d’un sentiment d’identitat es fondamental. Mas pensem pas a un’identitaa sarraa en ela, discriminanta, esclusiva; es pas un’afermacion de superioritat, mas una valorizacion de la diversitat. Lom reconoissiment de a richessa portaa da la varietat de lengas e culturas es precedut da un reconoissiment identitari sus dui livèls: exeterior e interior. Lo premier es aquel que depend da las relacions entre grops diferents e es aquel que presumiblament a creat lo mesme nom “moquèns”. Lo tèrme deriva probabalament da un’expression moquèna que, italianizaa, foguet adobraa dai parlants italians per identificar la populacion de la valada. Aver un nom es fondamental per veire reconoissua son existença coma grop social. Bela se al començament ai adobraa una connotacion negativa, lo tèrme “moquèns” es devengut l’identificatiu institucional que permet la tutèla de la cultura e de la lenga, emplegat dins las normativas relativas a las minoranças linguísticas.

Al reconoissiment que ven da l’exterior s’arramba lo reconoissiment interior de la comunitat mesma, dont lhi membres an motiu de se considerar units per omogeneïtat de características culturalas, per una vision partatjaa. Aqueste second tipe de reconoissiment es lo fruch de dinàmicas interioras a la comunitat, dont lhi rites e las representacions son de moments privilegiats de recontruccion de son identitat.

D’aqueste ponch de vista es possible donar una lectura des representacions dal Dimarç Graç de Pañù del Fersina coma un moment de contruccion e renovament de l’identitat de la comunitat dal país.

Son tres las mascas qu’intron en juec durant la jornaa. Lo Bètscho (lo vielh) e la Bètscha (la vielha) son lhi personatges principals, aquilhi qu’an un ròtla important dins lo ritual e sus lhi quals se pausa l’entiera estructura des celebracions. Es emblemàtic que lhi personatges sien dui vielhs, dui representants dal temp passat que a la fin de la jornada laissarèn d’espaci a las nòvas generacions. La tèrça masca es aquela de l’Òiartroger, lo culheire d’uòus, figura menc apareissenta per rapòrt ai dui vielhs, mas pasmens indispensabla per lo ròtle que recuèrb dins las divèrsas fasas.

Fins dal matin las mascas començon lor lònja corsa per las vias de palù, que lhi menarè a far tapa en tuchi lhi mas e luecs públics relevants que rescòntron sal percors tradicional. Lo Bètscho, en s’ajuant embe sa lònja cana, escapa a grands sauts da la fúria de sa companha, la Bètscha, que lhi cor après en imprecant e en lo menaçant embe un’escobeta. Sal lindal de chasque mas lo Bètscho espantea de resseaüra que súbit la Bètscha semon omogeneament: la gestualitat, que rechama clarament la semenaa di champs, es acompanhaas da de fòrmulas verbalas en lenga moquèna d’auguri de prosperitat e fertilitat per l’an venent, personalizats a seconda de lhi interlocutors.

Es significatiu lo percors fach dai dui Bètsche, que dins l’arc de la jornada tochon totas las tuaas e lhi luecs clau de la vita dal país. Lo passatge des mascas deven un senh de reconoissiment al dedins dal vilatge, en traçant de fach son ossadura e en celebrant si luecs e si membres.

Lhi musicaires, lhi coscrichs e lhi abitats de Palù se rechampon dins lo moment de la mesa en scèn pus teatrala de l’entier Carnaval: la lectura dal testament di dui Bètsche. Es un’accion que respècta lo clima badinaire e festós de tota la jornada, enrichit da las batuas e las improvisacions afidaas a las mascas, dont depent la bòna reüssia de la representacion. Se lo dever principal tomba encara un bòt sus las espatlas di dui Bètsche, l’Òiartroger pòl far d’espatla per ajuar dins l’emprovisacion e rénder la scèna pus fluïda e amusanta. Lhi dui vielhs començon a dançar, fins que, tot d’un crèp, lo Bètscho tomba mòrt pèr sòl. La Bètscha se despera per la mòrt dal companh, en demandant ajut ai presents per plorar son emprovisa despartia. Dins lo temptatiu de lo reanimar, la Bètscha tròba entre llhim vestits de l’òme son testament. Abandonaa tota desperacion, comença a léser ço qu’aie laissat son companh defunt. Lo testament es ren d’autre qu’un badinaire tèxt en rima embe lo qual lo vielh laissa en eretatge qualquaren a las filhas concrichas e an aquelas que da gaire son fiançaas. A chasque filha es dediat qualque vèrs, ente se devisa de sas abilitats, sas prospectivas, sas relacions amorosas o d’autras causas que la regardon. Chasque laissa personalizaa es introducha da una chamaa: ven lesut masque lo testament relatiu ai presents, mentre aquel qu’aquel de qui partécipa pas a la fèsta ven sautat. Chal donc que las coscrichas e las fiançaas respònden positivament a l’ “apèl” per que lor vene laissat qualquaren. Un bòt finia la lectura dal testament, lo Bètscho se desrevelha e la fèsta repart embe la dança des mascas, fins a quora, tot d’un crèp, la Bètscha tomba mòrta per sòl. La scèna alora se repet, embe la recèrcha e la lectura dal testament da part dal Bètscho: aqueste bòt lhi destinataris des dròllas laissas son lhi coscrichs e lhi novèl fiançats mascles. Finia la lectura dal second testament, la Betscha se reviuda e la fèsta pòl repartir.

La lectura dal testament es una representacion ente es evident la marcaa compausanta identitària. A chascun di coscrichs ven laissat qualquaren, en reconoissent de chascun las propensions e las tendenças, en atrubuent a chasquun un ròtle social que polerè èsser d’ajut a la comunitat. Es un moment sentut dai joves que, afolats dins las salas ente avev la lectura dal testament, fan a codeaas entre lhi present per veire las mascas e escòuton, devertits mas atents, lhi vèrs a ilhs dediats. Lhi coscrichs e las nòvas coblas venon parelh aculhits dins la societat, dotats d’un ròtle o d’un dever específic, que mostra ai mesmes joves quala idea la comunitat s’es facha sus ilhs e qual espaci es pronta a ofrir per lor activitat. Es un passatge de consignas simbólic: lhi vierlhs laisson d’espaci ai joves, en lhi reconoissent coma part activa des dinàmicas dal país.

De variacions avenguas dins la lectura dal testament son simptomàticas de l’evolucion de la comunitat paludana: la representacion s’es adaptaa ai chambiaments, en se renovant e en mantenent un’importança actuala. Una premiera nòta es la lenga dins la quala son escrichs lhi testaments: sed las fòrmulas adobraa al lòng de tota la jornada son prevalentement en moquè, las composicions en rima dediaas ai coscrichs son escrichs da un baron d’ans en dialèct trentin.L’usatge dal dialèct per lhi testaments es un senh de dubertura vèrs lhi non-moquèns qu’intron dins la comunitat embe un’union amorosa e vèrs lhi joves que, sensa deguna colpa, comprenon pas la lenga. Es interessant lo fach que, quora lo Carnaval de Palù era una font de grands attraccion per lhi joves de tota la valada, bèla la gent qu’acorria per partecipar a la fèsta avia un ròtle dins la representacion. Lo testament, de fach, lhi prenia en consideracion coma un grand grop, en donant coma laissa “lo chamin per tornar a maison”: coma aquò lhi joves e las autras comunas de la valada eron aculhits e inclús significativament dins la fèsta.

Encara d’autri elements dal Dimarç Graç de Palù, ren considerats dins aqueste article per necessitat de síntesi, se prestarion an aquesta lectura dal Carnaval. L’organizacion d’aquesta manifestacion, que a qualqu’un poleria aparéisser una bassa rievocacion folclorística e goliàrdica, a un extrèma valor en tèrmes de coësion sociala e de consciença comunitària per Palù. Lo moment de la fèsta es per la comunitat un’0ocasion de s’agachar e de reflechir sus ela, per butar en juec sas valors. Aquò val a majora rason per las fèstas de carnaval, ente per exellença las règlas d’una societat venon renovaas a travèrs lor momentànea transgression. Las representacions dal Bètschato son pr’aquò una richessa inestimabla, qu’enti darriers ans an contuniat a bastir, renovar e afortir l’identitat de la pichòta comunitat de Palù.

Luca Gadler, perginés, laureat al Dams de Bologna, es estudent dal cors de làurea magistrala en Disciplinas de l’espectacle dal viu a l’Alma Mater Studiorum. Dal genoier 2014 fai part d’un grop de rechèrcha guidat da l’antropològ prof. Giovanni Azzaroni, qu’es en tren de realizar un volum sus la minorança linguística de la Grècia Salentina.

Aqueste article es la síntesi de la tèsi de l’àurea triennala dal títol “Bastir l’identitat”. Las representacions e l’organizacion dal Dimarç graç a Palù del Fersina (Valada dal Fersina, TN), descutua dins l’otobre dal 2013 embe lo prof. Matteo Casari coma relator.




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