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Nòvas n.157 Junh 2016

Il Nuovo Testamento in Lingua Occitana - Intervista a Joan Roqueta-Larzac

Lo Novèl Testament en Lenga Occitana - Intervista a Joan Roqueta-Larzac

di Ines Cavalcanti

Il Nuovo Testamento in Lingua Occitana - Intervista a Joan Roqueta-Larzac
italiano

Ines Cavalcanti: Il secondo volume della traduzione integrale della Bibbia è appena uscito per le edizioni “Letras d’òc”. Joan Roqueta-Larzac ha atteso al suo enorme compito, ciò che Lutero ha fatto per la sua lingua germanica dandole così dignità, o San Girone traducendo l’intera Bibbia in latino, ed ora è stato compiuto per la nostra lingua, come diceva Pèir de Garròs: “per l’onore del paese sostenere e per la sua dignità mantenere”?

Joan Larzac: Sì. Max Roqueta prese la penna “perché non si dica che quel dolce angolo dovesse rimanere muto e l’opera di Dio svanirvi senza apparire agli occhi degli uomini per restare sconosciuto”. È per questo che Ives Roqueta divenne “scrittore publico”. Io invece, perché non si dica che Dio parlava alla pietra nella sua lingua e che non abbia parlato al cuore dei miei fratelli occitani nella loro.

Ines Cavalcanti: Avevi tradotto l’Antico Testamento. Cinque anni di lavoro per cinque ore al giorno. Sarai stato impaziente di darci la traduzione del Nuovo!

Joan Larzac: Soprattutto perché gli occitani come Josèp Deltelh, come i catari, hanno sempre pensato che gli scrittori dell’antica Bibbia avessero mal compreso il messaggio di Dio quando lo vedevano ancora a immagine dell’uomo che sogna di dominare il mondo. Ma dovevano attraversare questo percorso per poter forgiare l’uomo nuovo non padre padrone, ma “misericordioso”, diceva Gesù, come misericordioso è vostro padre. Se leggete le note a piè di pagina dell’Antico Testamento, vedrete che poco a poco si appresta il grande riversamento della violenza e del sacrificio del prossimo al perdono e al sacrificio di se stessi. Le note e le introduzioni del Nuovo Testamento mostrano come l’esperienza d’essere il popolo eletto è il dono che il popolo ebreo offre attraverso Gesù, figlio diletto, a tutte le nazioni.

Ines Cavalcanti: E quanto tempo ti ci è voluto per tradurre il Nuovo Testamento? Dev’essere stato più breve, poiché il testo è meno lungo e tutto in greco.

Joan Larzac: Ci ho messo tre anni, comunque. Non bisogna credere: il greco non è molto più malleabile che l’ebraico. Chiedete al mio editore Joan Eigun, il quale trovava le mie frasi troppo lunghe, come nell’originale, con periodi contorti, soprattutto nelle lettere di San Paolo. Ho dovuto spezzarli almeno un po’. Per i Vangeli, è un’altra cosa. Ci sono più racconti che discorsi, la lingua è più semplice e sotto il greco degli vangelisti si sente l’aramaico parlato da Gesù. Ma sono almeno tre i Vangeli che contengono gli stessi termini, le stesse frasi e per poterli paragonare ho dovuto a lungo verificare che un’espressione non fosse tradotta in Luca o Matteo in modo diverso che in Marco. In genere i traduttori non si fanno tali scrupoli.

Ines Cavalcanti: La tua introduzione mostra come i vangeli sembrano copiarsi, forse perché i primi documenti messi per iscritto sono stati ripresi e ampliati in edizioni successive…

Joan Larzac: In breve, diciamo che tutto San Marco si ritrova in San Luca e San Matteo, ma con cambiamenti nell’ordine della narrazione, dettagli o aggiunte là dove si vede che i testimoni della vita di Gesù hanno voluto ricordare avvenimenti o parole del Maestro che non trovavano nel testo di Marco. Per esempio i detti raccolti in un vade mecum destinato alla predicazione e che Luca e Matteo, ciascun dal canto suo, integrarono nel filo narrativo di Marco. Sono inoltre le diverse situazioni dei discepoli, nell’ambiente rabbinico nel caso di Matteo, in quello pagano per Luca, che portarono a quelle aggiunte o quegli adattamenti, e la mia introduzione mostra com’è possibile leggere la storia delle comunità cristiane primitive attraverso quelle nuove edizioni. Quando le diverse comunità poterono comunicare fra di loro i vangeli, così come si erano costituiti nel loro luogo, avrebbero potuto serbarne soltanto uno, ma preferirono ricopiarli tutti con la stessa devozione.

Ines Cavalcanti: E San Giovanni?

Joan Larzac: In questo Vangelo Gesù ha un modo di parlare che sembra discostarsi da quello adoperato nei “sinottici”, come appare nelle edizioni in “sinopsi” del Nuovo Testamento. Per decidere la mia traduzione, ho iniziato col creare una sinopsi ancora più letterale che la mia traduzione finale. Un giorno la affiderò al CIRDOC, fondato da mio fratello Ives. Tornando a San Giovanni, appare chiaro come l’evangelista consideri Gesù alla stregua di Dio, vedendo in egli la parola di Dio fattasi carne, ciò che i primi discepoli probabilmente percepivano in modo chiaro, ma senza occuparsene esplicitamente. E per Giovanni era il Verbo di Dio che parlava attraverso i detti di Gesù. Tuttavia, integrando il suo testo in una quarta colonna nella mia sinopsi, mi sono accorto che anch’egli riprendeva un filo narrativo e, più sovente di quanto non appaia, detti della tradizione primitiva, ma rielaborati in un ambiente diverso da quello degli altri Vangeli. Il suo testo racconta la storia di una comunità cristiana che da Gerusalemme e la Betania si diffuse in Samaria e fin a Efeso, nella Turchia odierna, e ci fornisce indicazioni e precisioni che solo un testimone del ministero di Gesù si sarebbe premurato di aggiungere. Ma, come si disse, “con lo sguardo dell’aquila”, ossia l’altezza di vista della letteratura colta ebrea praticata nell’ambiente ellenistico.

Ines Cavalcanti: E San Paolo?

Joan Larzac: Ho pubblicato in francese un libro intitolato “San Paolo, in nome dell’unità”. Mi ricordo di averne parlato a lungo con mio fratello quando era stato all’ospedale di Montpéllier. A quel libro, che mi ha preparato moltissimo ad affrontare la traduzione degli Atti degli Apostoli e delle Lettere, mancava una mappa per districarsi nella cronologia delle lettere e del racconto di Luca. Questa volta la mappa ci sarà (ridisegnata apposta in tre giorni dal mio amico architetto Nicolàs Lebunetel, quando già ero disperato di presentarne una che soddisfacesse il mio editore, pignolo sulla qualità) e si potrà comprendere come San Paolo, non volendo imporre ai credenti giunti dal paganesimo le leggi ebraiche, prese il rischio che i cristiani non fossero più riconosciuti come ebrei, il che li privava così della tolleranza che l’Impero accordava agli ebrei, ma in questo modo rifiutò un cristianesimo a due velocità. Da qui la persecuzione.

Ines Cavalcanti: E l’apocalisse?

Joan Larzac: Ci siamo. Esistevano già delle Apocalissi (ossia “rivelazioni”) ebraiche, che sostenevano la fede degli ebrei quando erano perseguitati dagli imperi successivi. Per sostenere la fede dei cristiani quando furono perseguitati dai pagani furono ripresi quegli schemi della letteratura di resistenza. Nell’Apocalisse di Giovanni di possono anche distinguere degli strati, come in una cipolla, che evidenziano edizioni diverse e dunque ci informano sulle tappe della persecuzione, dalla croce di Gesù al martirio di Pietro e Paolo. Ma il lettore avrà difficoltà a distinguere il trionfo finale dell’Agnello su Satana dalla violenza tutta veterotestamentaria contro i persecutori.

Ines Cavalcanti: Se ho capito bene, questo volume è più che una semplice traduzione. Non è un po’ troppo faticosa da leggere?

Joan Larzac: Vedrai. Basta leggere senza preoccuparsi troppo delle note o perfino dei titoli, che sono presenti per aiutare chi vuole approfondire, ma non sono indispensabili. Ci si rifà finalmente all’abitudine degli autori biblici di dare una circolarità all’opera, riprendendo a spirale temi e vocaboli da un passaggio all’altro. Così, invece di sezionare il testo, si legano gli episodi fra di loro e ci si accorge che contesti differenti evidenziano delle simil-contraddizioni.

Ines Cavalcanti: Ho rilevato nel complesso di note che spesso il testo delle versioni medievali del Nuovo Testamento è reso in lingua d’oc – versione “catara” di Lione e in versioni “valdesi” delle nostre valli alpine.

Joan Larzac: È un omaggio agli occitani senza frontiera che, dalla Guascogna alla valle d’Angrogna, mi hanno tracciato il cammino.

La prefazione è di Mons. Pontièr, presidente della Conferenza dei Vescovi di Francia. Ma se gli avevo chiesto una prefazione (nel suo occitano di Cahors) è perché aveva celebrato in Mons. de Mazenod, un santo che lo precedette come vescovo di Marsiglia, il suo amore per la lingua del suo popolo. Ciò per sottolineare l’intento pan-occitano della mia traduzione in occitano centrale. E ho chiesto a Elian Cuvillièr, docente alla facoltà di Teologia Protestante di Montpéllier, la presentazione (nella sua lingua “raiola”) di una traduzione che, benché opera di un prete cattolico, vuol essere ecumenica.

occitan

Inès Cavalcanti : Lo segond volum de la revirada integrala de la Bíblia ven de sortir a las edicions "Letras d'òc". Joan Roqueta-Larzac a complit son prètzfach enòrme, çò que Luther a fach per sa lenga alemanda en li donant aital sa dignitat, çò qu'aviá fach sant Giròni en tradusissent tota la Bíblia en latin, es ara fach per nòstra lenga, coma disiá Pèir de Garròs: "per l'onor deu païs sosténguer e per sa dignitat manténguer"?

Joan Larzac : Òc. Max Roqueta prenguèt la pluma "per que siá pas lo dich qu'aquel teune canton deviá demorar mut e que l'òbra de Dieu i deviá s'esvanir sens parèisser als uèlhs dels òmes per demorar desconegut." Es per aquò qu'Ives venguèt "escrivèire public". Mas ieu, es per qué siá pas lo dich que Dieu parlèsse a la pèira dins sa lenga e qu'aja pas parlat al còr dels meunes dins la seuna que me siái fach tanben escriveire public.

Inès : Aviás revirat l'Ancian Testament. Cinc ans de trabalh a cinc oras per jorn. Te deviá trigar de nos donar la traduccion del Novèl!

Joan Larzac: Mai que mai perqué los Occitans, coma Josèp Deltelh, coma los catars, se son totjorn dich que los escriveires publics de la vièlha Bíblia avián devut mal comprene ont Dieu ne voliá venir quand lo vesián encara a son imatge d'òmes que sòmian de dominar lo mond. Mas li caliá passar per aquí per poder fargar l'òme novèl non pas padre padrone mas "misericordiós”, disiá Jèsus, coma vòstre paire es misericordiós. Se legissètz las nòtas en bas de las paginas de l'Ancian Testament veiretz que pauc a pauc s'aprepara lo grand renversament de la violéncia e del sacrifici de l'autre al perdon e al sacrifici de se meteis. Las nòtas e las introduccions del Novèl Testament mòstran cossí l'experiéncia d'èstre lo pòble elegit es lo present que lo pòble Josiu ofrís a travèrs Jèsus, lo Filh tant aimat, a totas las nacions.

Inès : E quant t'a calgut de temps per revirar lo Novèl Testament? A devut èstre mai rapid, que lo tèxte es mens long, e tot en grèc.

Joan Larzac: M'a ben calgut tres ans pasmens. Cal pas creire: lo grèc es de pas de tan bon tòrcer que l'ebrèu. Demandatz a mon editor Joan Eigun que trobava que mas frasas èran tròp longas, coma dins l'original, amb sas "periòdas" entortobilhladas, mai que mai dins las Letras de Pau. Las deguèri esbocinar au mens un pauc. Pels Evangèlis, es un autre afar. I a mai de racontes que de discorses, e puèi la lenga es mai simpla, e jol grèc dels evangelistas se sentís l'aramèu que parlava Jèsus. Mas i a au mens tres dels evangèlis qu'an los meteisses mots, las meteissas frasas, e per que se pòscan comparar me deviái de longa de verificar qu'una expression èra pas revirada dins Luc o Matieu d'un biais diferent que dins sant Marc. Totes los reviraires an pas d'aqueles escrupuls.

Inès : Ton introduccion mòstra que se los evangèlis semblan se copiar, es que los primièrs documents meses per escrich son estat represes e ampliats dins d'edicions successivas…

Joan Larzac: Per fa cort, digam que tot sant Marc se retròba dins sant Luc e sant Matieu, mas amb de cambiaments dins l'òrdre de la narracion, e de detalhs e d'ajustes ont se vei que los testimònis de la vida de Jèsus an volgut rapelar d'eveniments o de paraulas del Mèstre que trobavan pas dins lo tèxte de Marc. Per exèmple las dichas que s'èran reculhidas dins un un vade mecum destinat a la predicacion e que Luc e Matieu, cadun de son band, integrèron dins lo fil del raconte de Marc. Son tanben las situacions diferentas dels disciples de Jèsus en mitan rabbinic coma Matieu o en mitan pagan coma Luc que butèron a aqueles ajustes o adaptacions. E mon introduccion mòstra que se pòt legir l'istòria de las comunautats crestianas primitivas a travèrs aquelas edicions novèlas. Quand las comunautats divèrsas se poguèron comunicar entre elas los evangèlis tals coma s'èran constituïts dins lor endrech, aurián pogut ne gardar pas qu'un, mas aimèron mai los recopiar totes amb la meteissa devocion.

Inès : E sant Joan?

Joan Larzac: Jèsus i a un biais de parlar que sembla pas lo qu'emplèga dins los "sinoptics", coma se vei dins las edicions en "sinòpsi" del Novèl Testament. Per establir ma revirada, ai començat per me fargar una sinòpsi encara mai literala que ma traduccion finala. Un jorn la fisarai al CIRDOC que fondèt mon fraire. Per tornar a sant Joan, es tot vistable que l'evangelista considèra Jèsus coma Dieu, en vesent en el la Paraula de Dieu facha carn - çò que los primièrs disciples sentissián ben, sai que, mas sens se'n mainar encara clarament. E per Joan es lo Vèrb de Dieu que parlava a travèrs las dichas de Jèsus. Empacha pas qu'en integrant son tèxte coma una quatrena colona dins ma sinòpsi, me siái apercebut qu'el tanben repreniá un fial narratiu e mai sovent que se pensa de dichas de la tradicion primitiva, mas reelaborada dins un mitan diferent de lo dels autres evangèlis. A travèrs son tèxte, es aital l'istòria d'una comunautat crestiana que dins de Jerusalèm e Betania s'es espandida en Samaria e fins a Efès dins la Turquia d'ara. Aital nos balha d'indicas e de precisions que sol un testimòni del ministèri de Jèsus a tengut a ajustar. Mas, coma se diguèt, "amb l'agach de l'agla", es a dire la nautor de vista de la literatura sapienciala josiva practicada en mitan ellenistic.

Inès : E sant Pau?

Joan Larzac: Ai publicat en francés un libre titolat "Saint Paul, au nom de l'unité". Me soveni n'aver parlat longtemps amb mon fraire quand èra estat a l'espital de Montpelhièr. Mancava a aquel libre - que me preparèt bravament a la revirada dels Actes dels Apòstols e de las Letras - una mapa per desembolhar clarament la cronologia de las letras e la del raconte de Luc. Aqueste còp, i aurà la mapa ( tornada dessenhar propriament en tres jorns per mon amic l'arquitècte Nicolàs Lebunetel, alara que me desesperavi de ne fornir una qu'anèsse a mon editor tissós sus la qualitat ). S'i poirà comprene cossí sant Pau, en tenent a impausar pas als cresents venguts del paganisme las leis alimentàrias josivas, prenguèt la risca que los crestians foguèsson pas pus reconeguts coma josius. Los privava aital de la tolerància que l'Empèri acordava als Josius, mas refusèt aital un crestianisme de doas vitessas. D'aquí la persecucion.

Inès : E l'Apocalipsi?

Joan Larzac: I siam. I aviá ja d'apocalipsis (es a dire de "revelacions") josivas, que sostenián la fe dels Josius quand èran persecutats pels empèris successius. Per sosténer la fe dels crestians quand los Josius e pels pagans los persecutèron, se reprenguèron aqueles esquèmas de literatura de resisténcia. Dins l'Apocalipsi de Joan, se pòt tanben espelocar d'estratas - coma de pelofas de ceba - que marcan d'edicions divèrsas, e doncas nos entresenhan sus las etapas de la persecucion, de la crotz de Jèsus al martiri de Pèire e Pau. Mas lo legèire aurà de mal a desemmesclar lo triomfe final de l'Anhèl sus Satan de la violéncia tota vetero-testamentària contra los persecutaires.

Inès : Se t'ai plan comprés, aquel volum es mai qu'una simpla revirada. Es qu'es pas tròp de maissant legir?

Joan Larzac: Veiràs. Sufís de legir sens se mainar tròp de las nòtas o quitament dels titols, que son aquí per ajudar lo que voldriá anar pus fons. Mas es pas indispensable. Òm se fa finalament a aquela tissa dels autors biblics a semblar virar en redond, reprenent en espirala tèmas e vocabulari d'un passatge a un autre. Aital al luòc d'atalhonar lo tèxte, òm religa los episòdis entre eles, e òm se maina que de contèxtes diferents esclairan de sembla-contradiccions.

Inès : Ai remarcat dins l'aparelh de nòtas que balhas sovent lo tèxte de las versions medievalas del Novèl Testament en lenga d'òc - version "catara" de Lyon, versions "valdesas" de nòstras valadas aupencas.

Joan Larzac: Es un omenatge als occitans sens frontièra que, de Gasconha a la Val d'Angronha, m'avián traçat lo camin.

Lo prefaci es de Mnhr Pontièr, president de la Conferéncia dels Evèsques de França. Mas se li ai demandat un prefàcia (dins son occitan de Caortz), es qu'aviá celebrat dins Mnhr de Mazenòd, un sant que lo precidiguèt coma evèsque de Marselha, son amor per la lenga de son pòble. Aquò per joslinhar l'intencion pan-occitana de ma revirada en occitan central. E ai demandat a Elian Cuvillièr, qu'ensenha a la Facultat de Teologia Protestanta de Montpelhièr, la presentacion (dins sa lenga "raiòla") d'una traduccion qu'e mai siaga l'òbra d'un prèire catolic, se vòl ecumenica.


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