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Nòvas n.158 Lulh 2016

Ai Parlamentari piemontesi: come si può fare per raggiungervi per presentarvi i bisogni del territorio?

Ai parlamentars piemontés: coma se pòl far per vos rejónher per vos presentar lhi besonhs dal territòri?

di Giacomo Lombardo

Ai Parlamentari piemontesi: come si può fare per raggiungervi per presentarvi i bisogni del territorio?
italiano

Lo scollamento tra la società reale di chi si arrabatta tutti i giorni per una vita dignitosa e la politica italiana si amplia di giorno in giorno. Chi non vive di politica fa fatica ad accettare i quotidiani teatrini che coinvolgono i soliti noti: politici (non statisti: non ce ne sono più!), giornalisti con pretese di infallibilità, burocrati che vorrebbero centralizzare tutto a Roma (notoriamente luogo di massima efficienza e correttezza amministrativa....), tecnici affiancatori dei potenti, ecc.

E’ ovvio che le bugie o le apparenti verità non sono afferrabili da tutti ma, prima o poi, i nodi verranno al pettine.

Quando la ministra Boschi si vanta della riforma delle Provincie l’uomo della strada non si rende conto che invece è stata fatta un’operazione folle e senza senso che crea vuoti di gestione del territorio con competenze dubbie e con l’assurdità delle provincie metropolitane. Torino governa da Ceresole alla valle Pellice; comandano e governano politici che della montagna reale non sanno nulla (e hanno in testa l’equazione: montagna vuol dire Cortina, Sestriere, Limone Piemonte, ecc.).

Quando la ministra Boschi si vanta di aver tolto il patto di stabilità dice una cosa vera. Si dimentica di dire che contemporaneamente è stato creato un tipo di pareggio di bilancio che blocca di fatto gli investimenti dei comuni: anche quelli sotto i 1000 abitanti che del patto di stabilità erano esenti. Tutto peggio di prima.

In un momento di stagnazione economica (la favola della crescita la gente la verifica contando i disoccupati, le imprese che chiudono, i figli mandati all’estero) si bloccano le opere pubbliche che dal 1929 hanno rappresentato il volano della ripresa economica nei periodi di crisi, impedendo la realizzazione di opere utili a quello che resta dei comuni italiani. Nel caso del mio comune i circa 90.000 euro dell’avanzo di amministrazione 2015 non si potranno praticamente utilizzare. Questa somma è il frutto di 12 anni di governo del territorio nei quali gli amministratori hanno rinunciato a indennità e gettoni di presenza svolgendo il loro lavoro gratuitamente per l’amore al loro paese.

Ora questi soldi sono bloccati impedendo la realizzazione di opere che si intendevano realizzare nell’ambito del PSR.

E’ tornato lo sceriffo di Nottingham?

Le grandi intelligenze che pullulano a Roma hanno pensato che non potremo utilizzare fondi europei in quanto non in grado di operare il relativo cofinanziamento? Lasceremo tornare a Bruxelles questi soldi nel consueto piagnisteo per l’inefficienza italiana?

Questo ultimo provvedimento sta riuscendo a completare l’opera di scollamento con la classe politica anche nei confronti degli amministratori locali che operano in grande parte come volontari.

I sindaci (ovviamente non quelli allineati alla politica sempre e comunque, per vari motivi, non tutti nobili) sono stufi di farsi dire da altri quello che è giusto o non giusto fare nei loro paesi, sono stufi delle normative che cambiano in continuazione (ma i commercialisti ne sono felici), delle incombenze burocratiche senza senso con le imposizioni fatte da uffici romani ben riscaldati e con scrivanie sgombre da pratiche dove il sudore non è di casa.... e che soprattutto, del territorio, l’altro, non sanno nulla.

Al riguardo pensiamo solo all’imposizione della predisposizione, ora semestrale, del DUP: un documento di 130 inutili pagine dove ai comuni (che appunto hanno di fatto le spese di investimento bloccate e, tranne i pochi che hanno la sfera di cristallo, il futuro delle risorse disponibili è totalmente sconosciuto) viene imposta la programmazione triennale delle opere pubbliche. Chi ha pensato questa norma dovrebbe essere subito denunciato per il danno che procura all’erario per il tempo sprecato ( ripeto: 130 pagine) nella compilazione di un documento COMPLETAMENTE INUTILE E SENZA SENSO. Questa è solo una delle ultime chicche!

I sindaci sono stufi di trasferire le proprie risorse a Roma, sono stufi di fare un volontariato che il Parlamento, nel concreto, combatte.

Il prelievo delle risorse comunali non ha limiti. Ogni anno i trasferimenti dallo Stato (che vuol dire rendere un po’ di soldi che abbiamo dato) diminuiscono. Ostana versa a Roma circa 350.000 euro di IRPEF (senza contare Imu, iva, accise che ogni cittadino paga quotidianamente..) e lo Stato ne rende più o meno 20.000 (altri 5000 in meno rispetto a quelli del 2015 e 12000 in meno rispetto al 2014 e un quinto di pochi anni indietro). Il prossimo anno ci chiederanno di stampare moneta e mandarla a Roma?.

Qualcuno comincia a chiedersi che ci stiamo a fare in questo Stato dove i poveri fanno l’elemosina ai ricchi.

I Comuni, specie quelli piccoli sono stati via via privati delle risorse con continui tagli: facile e vigliacco tagliare a chi è indifeso. Ovviamente i grandi comuni hanno subito un trattamento diverso (ANCI, dove comandano i sindaci delle grandi città, se ci sei batti un colpo!) ben notoriamente essendo sovente preda di inefficienza (da noi nessuno bolla la presenza in pigiama o va a fare attività sportive in orario di lavoro..).

Naturalmente il debito pubblico continua a crescere, segno che NON SI E’ TAGLIATO DOVE SI DOVEVA! Ma i poteri sono troppo forti: e così si manda a picco l’Italia!

Molti di noi pensano che queste vessazioni vigliacche abbiano il solo scopo di far scomparire i piccoli comuni. Sarebbe la fine dell’Italia, paese che ha le maggiori ricchezze mondiali di arte, cultura, monumenti, ambiente, tutte risorse non sfruttate con politiche adeguate: la vera miniera abbandonata dell’Italia che non è solo nelle città d’arte!

Qualche giorno fa in Trentino le volontà della politica (quasi tutti i partiti insieme appassionatamente...) di fondere Comuni ha subito una sonora sconfitta da parte della gente: ma chi se ne frega! Avanti tutta!

Mattarella dice che i comuni sono una parte preziosa dell’Italia: applausi dalla politica! Ma un minuto dopo avanti con gli incentivi per fonderli e farli scomparire! Che teatrino alle spalle degli italiani che continuano a bere tutto ( ma è così almeno dal 1922....). Con il pretesto del risparmio (tesi ovviamente mai dimostrata).

Resteranno le responsabilità di chi ha voluto e di chi ha votato queste leggi (ci saranno ancora i verbali delle sedute del Parlamento?) e la Storia farà giustizia: ma sarà solo una magra consolazione che i territori desertificati non saranno ormai in grado di apprezzare.

Che peccato.

Buon lavoro

Giacomo Lombardo (sindaco pro tempore di Ostana).

Ps.

Anche se so che probabilmente per qualcuno, spero non tutti, sarà cosa sgradita, aggiungo una meditazione di ANNIBALE SALSA (antropologo, geografo, past-president generale del CAI e galantuomo...).

Il concetto di "fusione" implica l’eliminazione delle parti (i piccoli Comuni) che andranno a comporre la nuova realtà da fondere. Le singole componenti perdono ogni autonomia e riconoscibilita' anche nel nome che spesso viene sostituito con nomi di fantasia, poco collegati al territorio di riferimento. Una operazione di rimozione della memoria storico-identitaria iniziata con Napoleone e proseguita sotto il fascismo. Non si tratta di evocare anacronistici campanilismi ma di contrastare, fenomeni di spaesamento e di perdita del sentimento di appartenenza alla comunità. 

Nella "unione" si possono realizzare le stesse necessarie economie attraverso la gestione associata dei servizi, ma salvaguardando l'autonomia dei singoli comuni sia in termini di riconoscibilità che di denominazione. Il concetto di "unione" riprende anche filosoficamente quello di "unità nella diversita", concetto nobile e rispettoso della rappresentanza di tutti.

Ps.

Dopo un mese dalla mail spedita a TUTTI i parlamentari piemontesi (22 senatori e 43 deputati) ho ricevuto una sola risposta da un deputato che mi ringraziava e che avrebbe tenuto conto delle osservazioni.

Casualmente poi ho incontrato una parlamentare che alla mia richiesta sul perché non mi avesse risposto mi ha candidamente detto che non aveva visto la mia mail, probabilmente ritenuta non significativa dalla sua segreteria e quindi cestinata.

In questa risposta sta tutto il problema, non vogliono essere disturbati dalle nostre interferenze: non disturbare il manovratore che è al disopra dei nostri “problemucci”. Anche dopo questo incontro ovviamente: nessuna risposta.

D’altra parte i problemi che noi poniamo non possono incidere più di tanto nella sfera delle loro proposte eventuali in sede politica (non parliamo di decisioni), riservata alle segreterie dei partiti (tutte urbano-centriche e ignoranti dei territori non tali). E poi tutti “tengono famiglia” e le elezioni sono vicine......

E continuano gli scandali giornalieri: corruttele, reti mafiose (che sovente toccano nel profondo la politica) che affossano il bilancio dello Stato che copre queste “uscite” (vedi banche) tartassando i cittadini e tagliando le risorse ai comuni (specie quelli piccoli che non hanno difensori d’ufficio), così costretti a diminuire i già scarsi servizi.

e questa è solo la punta dell’iceberg. 

occitan

Lo descolament entre la societat reala de qui se dona de mal tuchi lhi jorns per una vita dignitosa e la política italiana s’agrandís de jorn en jorn. Qui viu pas de política fatiga a acceptar lhi quotidians teatrets que interèsson lhi sòlits conoissuts: polítics (ren estatístas: n’a pas pus!), jornalistas embe de pretesas d’infalibilitat, burocrats que voleríon centralizar tot a Roma (notoriament un luec de màxima eficença e corretessa administrativa...), técnics qu’entornon lhi potents, etc...

Es evident que las busias o las aparentas veritats son pas atrapablas da tuchi, mas derant o après lhi nos venenerèn al penche.

Quora la ministra Boschi se vanta de la reforma des Províncias l’òme de la via se rend pas còmpte

Que a l’envèrs es estaa facha un’operacion fòla e sensa duech, que crea de vueits de gestion dal territòri embe de competenças dubitosas e d’absurditats dins las províncias metropolitanas. Turin govèrna da Ceresòlas a la val Pélitz; comandon e govèrnon de polítics que de la montanha reala san pas ren (e an la ent tèsta l’eqüacion: montanha vòl dir Cortina, Sestrieras, Limon, etc.). Quora la ministra Boschi se vanta d’aver gavat lo pact d’estabilitat ditz una causa vera. Se desmentia de di que al mesme temp es estat creat un tipe de parejament de bilanç que de fach blòca lhi investiments des Comunas: decò aquelas dessot lhi 1000 abitants, que dins lo pact d’estabilitat eron exemptaas. Tot pejo de derant.

Dins un moment d’estanhacion econòmica (la faula de la creissença la gent la verífica en contant lhi desocupats, las empresas que sarron, lhi filhs mandats a l’estrangier) se blòcon las òbras públicas, que dal 1929 an representat lo volan de la represa econòmica dins lhi periòdes de crisi, en empachant la realizacion d’òbras útilas a çò que rèsta des comunas italianas. Dins lo cas de ma comuna, lhi environ 90.000 euro de l’avanç d’administracion dal 2015 practicament se polerèn pas adobrar. Aquesta soma es lo fruch de 12 ans de govèrn dal territòri ente lhi administrators an renonciat a d’indemnitats e de getons de presença en complent lor trabalh gratuitament per l’amor vèrs lor país. Aüra aquesti sòuds son blocats en empachant la realizacion d’òbras qu’entendion realizar dins lo quadre dal PSR.

Es tornat lo scerif de Nottingham?

Las grandas intelligenças que púllulon a roma an pensat que polerèm pas adobrar de fonds europèus, dal moment que sem pas en estat d’operar lo relatiu finançament? Laisserèm tornar a Bruxelles aquesti sòuds dins la costumier planhistèu per l’ineficiença italiana?

Aqueste darrier provediment ista arribant a completar l’òbra de descolament embe la classa política bèla vèrs lhi administrators locals que òperon en gròssa part coma volontaris. Lhi séndics (clarament ren aquilhi alinhats a la política sempre e en tot cas, per divèrs motius, ren tuchi nòbles) son estofis de se far dir da d’autri çò qu’es just o ren just far dins lors país, son estofis des normativas que chambion d’un contun (mas lhi comercialistas son ben contents), des incombenças burocràticas sena sens embe las imposicions fachas da d’oficis romans ben reschaudats e embe de dèscs libre de pràcticas ente la suor es pas de maison... e que sobretot, dins lo territòri, l’autre, san pas ren.

Regard an aquò pensem masque a l’imposicion de la predisposicion, aüra semestrala, dal DUP: un document de 130 pàginas inútilas ente a las comunas (que justament an fach de despenças d’investiment blocaas e, gavat las gairas que an l’esfera de cristal, l’avenir des ressorsas disponiblas es totalament desconoissut) ven impausaa la programacion triennala des òbras públicas. Qui a pensat aquesta nòrma deuria èsser súbit denonciat per lo dalmatge que procura a l’erari e per lo temp esprecat (repeto: 130 pàginas) dins la compilacion d’un document completament inútil e sensa sens. Aquesta es masque un des darrieras trobadas! Lhi séndics son estofis de meirar lors ressorsas a Roma, son estofis de far un volontariat que lo Parlament, dins lo concret, combat.

Lo prelevament des ressorsas comunalas a pas de límits. Chasque an lhi transferiments da l’Estat (que vòl dir rénder un pauc de sòuds que avem donat) diminuïsson. Ostana vèrsa a Roma a pauc près 350.000 euro de IRPEF (sensa comptar l’Imu, l’iva, d’empòst que chasque citadin paga chasque jorn...) e l’Estat ne’n rend mai o menc 20.000 (autri 5.000 en menc respèct an aquilhi dal 2015 e 12.000 en menc respèct al 2014 e un quint de fai pauc d’ans). L’an que ven nos demandaren d’estampar de monea e la mandar a Roma?

Qualqu’un comença a se demandar çò que sem a far dins aqueste Estat ente lhi paures fan l’elemòsina ai rics.

Las Comunas, sustot aquelas pichòtas, son estaas man a man privaa des ressorsas embe de talhs contuns: es fàcil e vilhac talhar a qui es indefendut. Clarament las grandas comunas an subit un tractament diferent (ANCI, ente comandon lhi séndics des gròssas vilas, se lhi sies bat un colp!) ben notoriament, en essent preda sovent d’ineficença (en çò nòstre degun bola la presença en pijama, o vai far d’activitats esportivas en orari de trabalh...).

Naturalament lo débit públic contúnia a crèisser, senh que s’es pas talhat ente chalia! Mas lhi poders son tròp fòrts: e parelh se manda a pic l’Itàlia!

Un baron de nosautri penson que aquestas vexacions vilhacas aien la soleta mira de far desparéisser las pichòtas comunas. Seria la fin de l’Itàlia, un país que a las majoras richessas mondialas d’art, de cultura, de monuments, d’ambient, totas de ressorsas ren esfruchaas embe de políticas adeqüaas: la vera mina abandonaa de l’Itàlia, qu’es pas masque dins las vilas d’art!

Fai qualque jorn en Trentin las volontast de la política (esquasi tuchi lhi partits ensem apassionadament... de fónder la de comunas a subit una sonòra desfaca da la gent: mas qui s’en fot! Anant drech!

Mattarella ditz que las comunas son una part preciosa de l’Itàlia: aplaudiments da la política! Mas una minuta après anant embe lhi incentius per las fónder e las far desparéisser!Que teatret a las espatlas di italians, que contúnion a ber tot (ma es parelh almenc dal 1922...). Embe lo pretèxt dal resparmi (una tèsi clarament jamai demostraa).

Restarèn las responsabilitat de qui a volgut e de qui a votat aquestas leis (lhi aurè encara lhi verbals des sessions dal Parlament?) e l’istòria farè justícia: mas serè masque una maigra consolacion que lhi territòris desertificats seren pas d’aquí enlai en estat d’apreciar.

Que dalmatge.

Bòn trabalh

Jaco Lombard (séndic pro tempore d’Ostana).


Ps.

Bèla se sai que benlèu per qualqu’un, espero ren per tuchi, serè una causa desagradabla, jonto una meditacion de Annibale Salsa (antropòlog, geograf, ex president general dal CAI e galantòme...).

Lo concèpt de “fusion” ímplica l’eliminacion des parts (las pichòtas comunas) que anarèn compausar la nòva realitat da fónder. Chasque compausant pèrd tota autonomia e reconoissibilitat mesme dins lo nom, que sovent ven remplaçat embe de noms de fantasia, pauc liats al territòri de referença. Un’operacion de rimocion de la memòria istòrica-identitària començaa embe napoleon e contuniaa dessot lo fascisme. Se tracta pas d’evocar de campanilismes anacronístics, mas de contrastar de fenomèns de despaïsament e de pèrda dal sentiment d’apartenença a la comunitat. Dins la “union” se pòlon realizar las mesmas economias necessàrias a travèrs la gestion associaa di servicis, mas en salvagardant l’autonomia de chasque comuna sia en tèrmes de reconoissibilitat que de denominacion. Lo concèpt de “union” repren decò filosoficament aquel de “unitat dins la diversitat”, un concèpt nòble e respectós de la representança de tuchi.


Ps.

Après un mes da la mail expedia a tuchi lhi parlamentars piemontés (22 senators e 43 deputats) ai recebut una soleta responsa da un deputat que me remerciava e que auria tengut còmpte des observacions.

Casualament, puei, ai rescontrat una parlamentara que a ma demanda sal perqué m’auguesse pas respondut m’a dich candement que avia pas vist ma mail, benlèu retengua ren significativa da sa secretària e donc fotua ental cestin.

Dins aquesta responsa lhi a tot lo problema, vòlon pas èsser destorbats da nòstras interferenças: ren destorbar lo manovraire qu’es al dessobre de nòstri “pichòts problèmas”. Bèla après aqueste encòntre, clarament: gis de responsa.

D0autre cant lhi problemas que nosautri pausem pòlon pas incíder mai de tant dins l’esfèra de lors propòstas eventualas dins la política (parlem pas de decision), reservaa a las secretarias di partits (totas unban-céntricas e ignorantas di territòris ren tals) E puei tuchi “an familha) e las eleccions son vesinas...

E contúnion lhi escandals jornaliers: corrupcions, rets mafiosas (que sovent tochon dins lo profond la política) que enterron lhi bilanç de l’Estat que cuerb aquestas “sortias” (ve las bancas) en tartassant lhi citadins en talhant las ressorsas a las comunas (sobretot aquelas pichòtas, que an pas de defensors d’ofici), constrechas coma aquò a diminuïr lhi servicis já escarç.

E aquesta es ren que la poncha de l’iceberg.


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