Enti in rete L.482/99   

Dal Paese delle aquile.
La comunità albanese di Sestriere

Dal país des aiglas.
La comunitat albanesa de Sestrieras

di Maurizio Dematteis

Dal Paese delle aquile. La comunità albanese di Sestriere
italiano Il Comune di Sestriere sorge a 2035 metri sul colle omonimo, a cavallo tra la Val Chisone e la Val di Susa, a pochi chilometri dalla Francia, ed ha 886 abitanti distribuiti su una superficie i circa 25 chilometri quadrati. Le sue origini sono molto recenti: sorto ufficialmente per regio decreto il 18 ottobre 1934 su terreni della frazione Sauze di Cesana, dell'ex comune di Champlas du Col e della frazione Borgata di Pragelato, già a partire dal 1930 vide ingenti investimenti da parte di Giovanni Agnelli, il fondatore della Fiat, che aveva acquistato per 40 centesimi al metro quadrato i terreni. L'industriale fece costruire due torri, ormai famose, frutto del Razionalismo italiano dell'epoca, e tre funivie per i monti Banchetta, Sises e Fraiteve. Sancendo in modo netto la vocazione di Sestriere come stazione invernale per turisti. Nel corso degli anni Trenta lo sviluppo della stazione sciistica continuò, fino alla brusca interruzione dettata dalla Seconda Guerra mondiale. A partire dagli anni Cinquanta partì la ricostruzione. Oggi Sestriere vanta 146 piste di discesa, servite da 92 impianti di risalita, per una lunghezza di 400 km, 120 dei quali innevati artificialmente. Dal 1967 si svolgono le gare di Coppa del mondo di sci alpino, nel 1997 è stata sede dei mondiali, e nel Febbraio 2006 delle gare della XX Olimpiade Invernale.
L'economia di Sestriere, che dipende quasi esclusivamente dal turismo, a partire dalla fine degli anni '80 ha cominciato ad avvalersi dell'aiuto di mano d'opera extracomunitaria, soprattutto nei campi dell'edilizia e della ristorazione. Per questo motivo è nata e si è sviluppata in paese una consistente comunità di origine albanese. Tanto che oggi, dei 91 cittadini stranieri regolari residenti a Sestriere, oltre la metà proviene dal piccolo paese balcanico.
Visto dall'esterno
«I primi lavoratori albanesi arrivarono da noi una quindicina di anni fa -spiega Luca Paparozzi, Vice sindaco del comune di Sestrere con delega alle politiche sociali-. Erano per lo più lavoratori stagionali, impiegati nel campo dell'edilizia». Correva l'anno 1991 quando, per risolvere l'emergenza delle migliaia di albanesi sbarcati sulle coste pugliesi, le autorità italiane organizzarono in fretta e furia decine di centri di prima accoglienza in tutte le regioni. Uno di questi venne realizzato a Susa, a pochi chilometri dal piccolo comune montano. Ed è proprio da quell'esperienza che è nata l'attuale comunità albanese di Sestriere, che ormai conta 47 residenti regolarmente registrati. «C'è voluta una decina di anni prima che i lavoratori albanesi diventassero stanziali -continua Luca Paparozzi- ma oggi vivono a Sestriere con le famiglie e sono sicuramente la comunità straniera più numerosa in paese. Oltre il 50% di tutti gli stranieri residenti». Una comunità coesa, che si ritrova spesso presso il bar Le Cafè Creme, in via Pinerolo 23/b, gestito dal connazionale Vebi Zeneli. Locale presso il quale ogni settimana arrivano una ventina di copie di Bota Shiptare, il giornale degli albanesi in Italia. «Il Caffè Creme del signor Zeneli in realtà è molto apprezzato in paese da tutti i residenti, stranieri e non -spiega Luca Paparozzi-, perché è tra i pochi locali a non fare solo la stagione invernale, ma tiene aperto tutto l'anno». Un buon segnale di integrazione, che spiega come poco alla volta la comunità locale abbia ormai metabolizzato i nuovi concittadini. «L'arrivo di queste famiglie, in numero non eccessivo, è stato da noi accettato e percepito come una risorsa positiva -spiega il Sindaco di Sestriere Andrea Maria Colarelli- perché, anche se la nostra comunità vista da fuori può sembrare chiusa, in realtà è in contatto perenne con il resto del mondo attraverso i turisti che ogni anno affollano le nostre montagne». Tutto sommato un buon esempio di convivenza tra culture quello della comunità albanese di Sestriere, anche se, conclude Luca Paparozzi, «Non si può dire che la nostra cultura abbia avuto particolari influenze dalla loro. La comunità albanese, salvo casi particolari, è rimasta abbastanza chiusa in se stessa. Si frequentano principalmente tra loro, e non esistono, ad esempio, ristoranti tipici albanesi o altri segni della loro cultura in paese. Diciamo che, per ora, sono loro che si sono adeguati ai nostri usi e costumi».
Visto dall'interno
«Sestriere ormai non la lascio più. Sono 15 anni che ci vivo e mi trovo bene. Questa ora è casa mia». Non ha più dubbi Vebi Zeneli, gestore del Caffè Creme del piccolo comune a cavallo tra Val Chisone e Val Susa. E' arrivato in Italia nel 1991, sbarcato in Puglia dalle "navi dei disperati" che ogni sera ci venivano proposte dalle immagini dei telegiornali. «Era primavera -ricorda Vebi Zeneli-. E con il mio vicino di casa abbiamo comprato una bicicletta per andare in due da Tirana, mia città natale, al porto di Durazzo, a 40 chilometri, sulla costa. Avevo 25 anni e lavoravo in una miniera. Arrivati sul molo il mio amico ha dato l'orologio e un mese di stipendio ad un poliziotto che ci ha fatto salire sulla "carretta" ormeggiata, carica all'inverosimile, che batteva bandiera panamense». Dopo 12 ore arrivavano a Brindisi, dove le autorità italiane smistavano gli sbarcati presso i campi di prima accoglienza organizzati in fretta e furia in tutte le regioni italiane per affrontare l'emergenza. «Ci hanno subito dato acqua e cibo; e latte per i bambini -continua Zeneli-. Sono finito nel campo di Ostuni, e dopo poco ho cominciato ad uscire durante il giorno in cerca di lavoro. Davano 25 mila lire al giorno. Che non era una gran cifra. Ma d'altra parte eravamo sbarcati in 30 mila. E devo dire che i pugliesi ci hanno davvero aiutato, in tutti i modi». Il soggiorno forzato a Ostuni dura poco. Perché un giorno un connazionale telefona dicendo che in Svizzera si vive meglio. «Sono scappato dal campo ed ho passato la frontiera di Chiasso in treno -ricorda il gestore del Caffè Creme-. Arrivato in Svizzera mi sono consegnato alla polizia chiedendo asilo politico. E mi hanno trovato immediatamente casa e lavoro: sono finito in una fattoria a occuparmi delle mucche». Ma la parentesi svizzera dura poco: nel 1992 Sali Berisha vince le prime elezioni democratiche albanesi e le autorità svizzere rimpatriano tutti gli albanesi accolti sul territorio. «Dopo 6 mesi che ero tornato a Tirana -dice Vebi Zeneli- un caro amico sbarcato in Italia con me mi chiama da Sestriere». Era un boat people del 1991, sbarcato a Brindisi con il signor Zeneli e immeditamente trasferito presso il campo di prima accoglienza di Susa. «Lavorava a Sestriere dove viveva con la famiglia -spiega Zeneli-. Mi disse che se lo raggiungevo mi avrebbe trovato lavoro. Ma in quel periodo, nel 1993, non era facile arrivare in Italia. Ho dovuto comprare un passaporto da un cittadino macedone per 350 marchi e contraffarlo per poter salire sul traghetto». Ed è così che il signor Zeneli arriva finalmente a Sestriere. «Nel 1993 eravamo una ventina di albanesi a Sestriere -ricorda-. Altri dal centro di Susa erano finiti a lavorare a Oulx o Bardonecchia. Molti hanno lavorato per anni nella costruzione dell'autostrada del Frejus. Io ho cominciato a lavorare in un cantiere edile, in piazza Fraiteve e, finita la stagione estiva, sono andato a fare il lavapiatti al ristorante Alpette, sulle piste da sci». D'estate nei cantieri e d'inverno in cucina. Prima da clandestino, poi ottenuti i documenti, con contratti stagionali. «Ho lavorato per anni tra cantieri edili e il ristorante Alpette. E nel 1997 ho anche cucinato per Prodi». Poi, un giorno, la svolta: il vecchio gestore del bar Ceffè creme decide di lasciare l'attività. E il signor Zeneli si fa avanti: «Ho chiesto ad un amico ristoratore di Sestriere -ricorda-. Ho lavorato anni per lui, e siamo diventati buoni amici. Mi ha consigliato di provarci ma di impegnarmi a fondo in quel lavoro. Così sono andato dal padrone dei muri e ho detto lo prendo. Non lo conoscevo, e mi ha subito detto che per lui non c'erano problemi. Albanesi, americani o cinesi, per lui l'importante era che pagassero l'affitto». Da ormai 5 anni la famiglia Zeneli gestisce l'esercizio commerciale. Aperto dal mattino alle 6 alla sera alle 21. 365 giorni all'anno. Diventando un punto di riferimento sia per gli abitanti locali che per la comunità albanese. «Penso di non aver fatto male a prendere il bar -spiega Vebi Zeneli-. Riesco a viverci con la famiglia. E riesco a mandare mio figlio di 10 anni allo sci club. Che è un'attività costosa, ma praticamente l'unico sport esistente a Sestriere». Pochi mesi dopo essersi trasferito al Colle di Sestriere, infatti, il signor Zeneli decise di sposarsi: «Mia moglie Anila la conosceva già, era una vicina di casa in Albania -ricorda-.Era il 1994 e sono tornato a Tirana per il fidanzamento ufficiale. Ma avevo solo lavori stagionali, perché a Sestriere è difficile trovare lavori a tempo indeterminato, e non riuscivo a farle i documenti per portarla in Italia. Ho dovuto pagare due milioni di vecchie lire per un visto per visita religiosa. E quando Anila è sbarcata in Puglia l'ho caricata in auto e portata subito a Sestriere». Anila comincia subito a lavorare presso i ristoranti della stazione sciistica, e qualche anno più tardi da alla luce il figlio William.
«Certo trasferirsi in Italia non è stata una passeggiata -racconta Vebi Zeneli-. Di difficoltà ne abbiamo incontrate. E il problema più grosso è sempre stato il rinnovo dei documenti. Ogni quattro anni. Ora che ho il bar ho ottenuto il permesso di soggiorno decennale. E spero vada meglio. Anche se per chiedere la cittadinanza ci vogliono i documenti albanesi: certificato di nascita ecc. Ma da noi è difficile ottenere i propri diritti. Bisogna pagare per qualsiasi cosa. Per questo non ho ancora fatto domanda». Il signor Zeneli quando parla del suo paese natale si incupisce: «Le scuole non funzionano -spiega-. Gli ospedali neppure. La situazione dal 1991 è molto peggiorata. E mi spiace veramente vederlo in questo stato, perché il paese è molto bello». Ma la tristezza dura poco. Appena entra un cliente nel locale il suo volto e di nuovo sorridente: «Qui ho ottimi rapporti con tutti -spiega-. L'ex sindaco Franco Giaime, ad esempio, viene spesso a giocare a carte da me con gli amici, e mi ha insegnato un gioco locale di nome Belot. Ho imparato la lingua lavorando, e oggi capisco anche patois e piemontese. Alle feste locali andiamo sempre. E anche se io non so ballare, i balli occitani non sono poi tanto differente dai nostri. Persino la questione religiosa non è mai stata un problema: siamo musulmani, ma siccome fino al ‘91 le moschee in Albania erano chiuse, siamo abituati a farne a meno. Mio figlio è felice di frequentare la Chiesa cattolica e, non fosse che per battezzarlo ci hanno chiesto di frequentare un corso serale per musulmani incompatibile con il nostro lavoro, sarei stato contento di assecondare la sua volontà. Comunque quando compirà18 anni sarà libero di decidere che religione seguire».
Al Caffè creme la famiglia Zeneli organizza feste e cene per le famiglie albanesi o per famiglie originarie di Sestriere: «Gli abitanti locali mi chiedono spesso di fare ricette della cucina albanese -spiega il gestore-, ma io non le conosco. Ho imparato a cucinare in Italia, e i miei piatti forti sono la bagna couda, il pesce al cartoccio e altre cose del genere». E anche se la prospettiva della famiglia è quella di rimanere a vivere a Sestriere, con le rimesse verso il suo paese il signor Zeneli ha comunque ristrutturato la vecchia casa di famiglia. Perché non si sa mai: «Quando William finirà la scuola -spiega- potrà liberamente decidere se tornare in Albania o meno. E per questo motivo che in casa parliamo albanese, così ha l'opportunità di conoscere due lingue. Inoltre gli parlo spesso dell'Albania, e quando andiamo trovare i nonni gli faccio vedere i luoghi della mia infanzia. Ma sarà comunque molto difficile che torni. Perché ormai amici e interessi li ha a Sestriere». 
La stagione invernale sta per finire sul Colle di Sestriere. E la famiglia Zeneli, come ogni anno, comincia a pensare alle vacanze estive a Rimini. «Per adesso non mi è ancora mai presa la nostalgia e la voglia di tornare a vivere in Albania -conclude Vebi Zeneli-. Ho deciso di trasferirmi qui per stare meglio, per migliorare la mia vita. E così è stato. Lavoriamo tanto, è vero, ma con la stessa fatica giù non riuscirei a fare questa vita».
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L'Albania
L'Albania, in albanese Shqipëria, ovvero Paese delle aquile, è un piccolo stato della Penisola balcanica, nel sud-est dell'Europa, con una popolazione di appena 3 milioni e 600 mila abitanti. Confina a nord-ovest con il Montenegro, a nord-est con il Kosovo, a est con la Macedonia e a sud con la Grecia; le sue coste si affacciano sul Mar Adriatico e sullo Ionio. Colonia italiana dal 1939 fino alla fine della Seconda Guerra mondiale, grazie all'invasione dell'Esercito italiano e alla successiva proclamazione di Vittorio Emanuele III re d'Albania, il piccolo paese balcanico dal 1946 al 1990 divenne uno stato nazional-comunista d'impronta stalinista, ma con pochi contatti con gli altri stati comunisti del Patto di Varsavia, dominato dall'Unione Sovietica. Il paese venne guidato ininterrottamente dalla fine della Seconda Guerra mondiale fino alla sua morte, avvenuta nel 1985, da Enver Hoxha. Cinque anni dopo, in seguito alla caduta del Muro di Berlino, si ebbe un movimento di rivolta, guidato dagli studenti e dai professori universitari di Tirana, a cui si unì man amno gran parte della popolazione nazionale, che portò alla fine del regime comunista e all'istituzione del multi-partitismo nel paese. L'Albania divenne così una Repubblica parlamentare. Ma a causa dell'arretratezza economica del paese, che in cinque anni di caute riforme l'agonizzante regime comunista orfano di Enver Hoxha non era riuscito assolutamente ad attenuare, il paese si avviò verso il disastro. Nel 1990 in segno di protesta nei confronti di una situazione economica disastrosa e della mancanza di prospettive per l'intera nazione, migliaia di persone hanno occupato le ambasciate straniere a Tirana chiedendo asilo politico. Il 3 Luglio del '90 i primi sei albanesi arrivarono in Italia clandestinamente a bordo di una zattera. Seguiti a breve dagli 800 rifugiati nelle ambasciate in Albania. Ma è nel 1991 che cominciò il vero e proprio "esodo": 25 mila persone (secondo le stime del Ministero dell'Interno) giunte nei porti di Bari, Otranto e Brindisi su imbarcazioni di fortuna. 21.800 delle quali rimaste in Italia e distribuite tra le varie regioni. In agosto dello stesso anno poi altre 20 mila. Ma questa volta l'atteggiamento del nostro paese cambia: gli sbarcati vengono rinchiusi nello stadio di Bari e successivamente rimpatriati con la forza. Mentre negli anni a venire, fino al 1997, seppur in maniera più contenuta continuano gli sbarchi clandestini sulle nostre coste. Nel 1997 il piccolo paese balcanico precipita nuovamente nel caos: le popolari società finanziarie albanesi garantite dagli stessi governanti, in cui tutti i cittadini mettevano i loro risparmi spinti dalla promessa di alti interessi, crollano. Un'intera nazione si trova d'improvviso senza un soldo, truffata e senza nessuno a cui chiedere conto. Migliaia di persone, tra cui le forze giovani, gli intellettuali e il personale qualificato, lasciano il paese per raggiungere le coste Italiane, spinti dalla mancanza di sicurezza, di istituzioni efficienti e democratiche, dall'anarchia politica e soprattutto dalla sfiducia nella classe politica dirigente. Oggi in Italia vi sono più di 400 mila albanesi legalmente riconosciuti, più altri 100 mila in fase di legalizzazione. Si tratta della terza nazionalità straniera per numero di immigrati dopo la Romania e il Marocco.
occitan La Comuna de Sestrieras se tròba a 2035 mètres al som dal còl omònim, butat a caval entre la Val Cluson e la Val d'Ols, a gaires quilomètres de la França, e comta 886 abitants sus un'airal d'environ 25 Km2. Sas originas son pro recentas: naissut oficialament per decret real lo 18 otobre dal 1934 sus de terrens de la ruaa Sause de Cesana, de l'ex Comuna de Champlàs dal Còl e de La Ruaa de Pratjalat, a vist dempuei lo 1930 d'importants investiments da part de Giovanni Agnelli, fondaire de la Fiat, qu'obtenet aquilhi terrens per 40 centims lo mètre quadre. L'industrial faset bastir doas tors, encuei famosas, fruch dal Racionalisme italian de l'època e tres funivias per lhi monts Banqueta, Sises e Fraiteve, donant a Sestrieras una fòrta vocacion de centre de torisme invernal. Dins lhi ans '30 son desvolopament a continuat, fins a la brusca interrupcion senhaa da la Seconda Guèrra Mondiala. Da lhi ans '50 es já mai partia la reconstruccion, e encuei Sestrieras a 146 pistas de descenta servias da 92 impiants de remonta per una longessa de 400 km, di quals 120 enevats a neu artificiala. Dal 1967 se tenon las garas de la Copa dal Mond d'esquí alpin, ental 1997 a ospitats lhi mondials e lo febrier dal 2006 de garas de lhi Juecs Olímpícs d'Uvèrn.
L'economia dal país, que depend esquasi dal tot sus lo torisme, despuei la fin di ans ‘80 a començat a s'avantatjar de man d'òbra estrangiera, sobretot dins lo champ de l'edilícia e de la restauracion. Com aquò dins lo país es naissua e s'es desvolopaa una consisenta comunitat d'origina albanesa. Al ponch qu'encuei, di 91 abitants estrangiers regolars residents al país, mai de la meitat arriba dal pichòt estat di Balcans.
Vist dal defòra
«Lhi premiers trabalhaires albanés son arribats fai una quinzena d'ans -explica Luca Paparozzi, vice séndic de Sestrieras delegat a las políticas socialas- . Eron lo mai de trabalhaires sasonals, emplegats dins l'edilícia». Era lo 1991 quora, per afrontar l'emergença di miliers d'albanés desbarcats sus las còstas pulhesas, las autoritats italianas se son pressaas a organizar de desenas de centres de premiera aculhença un pauc en totas las regions. Un d'aquilhi centres era a Susa, pas ben luenh da la pichòta Comuna de montanha. E es d'aquela experiença que es naissua la comunitat albanesa de Sestrieras, que de bèl avant comta 47 residents regularizats. «A chalgut una desena d'ans avant que lhi trabalhaires albanés s'establiesson da bòn -contínua Luca Paparozzi-, mas encuei vivon aicí embe lors familhas e son segurament la comunitat estrangiera mai nombrosa dal país. Mai dal 50% di estrangiers residents». Una comunitat unia, que se retròba sovent al bar Le Cafè Creme, en via Pinerolo 23/b, gestit dal conacional Vebi Zeneli. Lo local recèu chasque setmana una vintena de còpias de Bota Shiptare, lo jornal di albanés en Itàlia. «Lo Cafè Creme es totun ben frequentat da tota la gent dal país -explica Paparozzi-, perque es un di gaires locals que ten dubèrt tot l'an, pas masque la sason invernala». Un bòn senhal d'integracion, que mostra coma gaire per bòt la comunitat locala aie aculhit si novèls citadins. « L'arriu d'aquestas familhas, en numre pas excessiu, es estat aceptat e apercebut da nosautri coma una ressorsa positiva -explica lo séndic de Sestrieras Andrea Maria Colarelli- perque, bèla se vista dal defòra nòstra comunitat pòl semelhar sarraa, en realitat mantèn de contactes contunis embe la resta dal mond a travèrs lhi toristas que chasque an afolon nòstras montanhas». Tot somat, aquel de la comunitat albanesa de Sestrieras, es un bòn exemple de convivença entre culturas, bèla se, conclui Luca Paparozzi, «Se pòl pas dir que nòstra cultura aie trach de particularas influenças da la lor. Gavats de cas particulars, la comunitat albanesa es restaa a bastança sarra en ela. Se tròbon principalament al lor dedins e, per exemple, lhi a pas de restaurants albanés o d'autras marcas de lor cultura a Sestrieras. Disem que, per aüra, son lor que se son adaptats a nòstra maniera de viure».
Vist dal dedins
«Sestrieras de bèl avant la laisso pus. Fai 15 ans que siu aicí e me tròbo ben. Aquesta aüra es ma maison». A pus de dobtes Vebi Zeneli, gestor dal Cafè Creme de la pichòta Comuna a caval entre la Val Cluson e la Val d'Ols. Es arribat en Itàlia ental 1991, desbarcat en Puglia sus una de las "naus di desperats" que chasque sera transmetion las images di telejornals. «Era de prima -soven Vebi Zaneli- e embe mon vesin de maison avem chataa una bicileta per anar en dui da Tirana, ma vila natal, a Duraci, a 40 quiomètres, sus la còsta. Aviu 25 ans e trabalhavo dins una mina. Arribats al mòle, mon amís a donat sa mostra e un mes de paga a un policiòt que nos a fach montar sus una "careta" ormejaa, desbordanta de gent, qu'auçava bandiera panamensa». Après 12 oras son abordats al pòrt de Brindisi, ente las autoritats italianas enraiavon lhi desbarcats ai champs de premiera aculhença qu'avion fito-fito adobats per far front an aquela emergença. «Nos an súbit donat d'aiga e da minjar, e de lach per las mainaas -contínua Zaneli-. Iu siu finit al camp d'Ostuni, e après un pauc ai començat a salhir lo jorn per cerchar de trabalh. Pagavon 25 mila liras al jorn. Fai pas una gròssa soma, mas d'autre cant érem desbarcats en 30 mila. E me chal dir que lhi pulhés nos an ajuats da bòn, en totas manieras». Lo setjorn forçat a Ostuni a pas durat gaire. Perque un jorn lo conacional lo sòna e lhi ditz qu'en Soïssa la se passa mielh. «Siu escapat dal champ e ai passat la frontiera de Chiasso en tren -soven Vebi Zeneli-. Arribat en Soïssa me siu consenhat a la policia demandant asil polític. E m'an trobat tot súbit un trabalh e una maison: siu finit dins un mas a trabalhar embe las vachas». Mas aquò tanben dura gaire: ental 1992 Sali Berisha ganha las premieras elecions democràticas albanesas e las autoritats soïssas rempatrion tuchi lhi albanés en lor tèrra. «Après 6 mes qu'ero tornat a Tirana -ditz Zeneli- un char amís qu'era desbarcat embe iu en Itàlia me sòna da Sestrieras». Après aver partatjat sa sòrt embe Vibe Zeneli fins al pòrt de Brindisi, era estat transferit al champ de premiera aculhença de Susa. «Trabalhava aquí a Sestrieras, ente vivia embe sa familha. Me diset que se lhi anavo m'auria trobat de trabalh. Ai degut chatar un passapòrt da un citadin macédon per 350 francs e lo faussar per poler montar sus lo bastiment». E es com aquò que lo senhor Zaneli arriba finalament a Sestrieras. «Ental '93 aicí érem una vintena d'albanés. D'autri, dal centre d'aculhença de Susa, eron anats a trabalhar a Ols o a Bardonescha. Lhi n'a qu'an trabalhat per d'ans a la construccion de l'autostrada dal Frejús. Iu ai començat a trabalhar dins un cantier édil, en plaça Fraiteve e, finia la sason estiva, siu anat a far lo lavaplats al restaurant Alpette, sus las pistas d'esquí». L'istat dins lhi cantiers e l'uvèrn en cusina. Derant coma clandestin, puei, obtenguts lhi papiers, embe de contracts sasonals. «Ai fach com aquò per d'ans. E a l'Alpette, ental 97 ai decò cusineat per Prodi». Puei, un jorn, lo chambiament: lo vielh gestor dal Cafè Creme decid de laissar l'activitat, e lo senhor Zeneli se fai anant. «Ai demandat conselh a un amis restorator dal país -soven-. Ai trabalhat d'ans per el e sem devenguts bòns amís. M'a conselhat de lhi provar, mas de m'empenhar embe vuelha dins aquel trabalh. Parelh siu anat dal padron di murs e lhi ai dich que lo pilhavo. Lo coneissiu pas, e m'a súbit dich que per el lhi avia pas de problemas. Albanés, americans o cinés, l'important era que paguesson l'afit». Fai já 5 ans que la familha Zeneli gestís aquel local, dubèrt da lo matin a 6 oras a 9 oras de sera, 365 jorns l'an, qu'es devengut un ponch de riferiment sia per la gent de Sestrieras que per la comunitat albanesa. «Penso d'aver fach ben a pilhar lo bar -explica Vebi Zeneli-. Arribo a lhi viure embe ma familha, e arribo decò a mandar mon filh de 10 ans a l'esquí club, que costa char, mas qu'es lo solet spòrt aicí a Sestrieras». E jà perque, gaires de mes après s'èsser meirat al Còl de Sestrieras, lo senhor Zeneli a decidat de se mariar: «Ma frema Anila la coneissiu já, érem vesins de maison ailen en Albania -soven lo gestor-. Era lo '94 e siu tornat a Tirana per lo fiançament ofical. Mas aviu qué de trabalhs sasonals, perque a Sestrieras es dificile trobar de trabalh a temp indeterminat, e arribavo pas a lhi far lhi papiers per la menar aicí en Itàlia. M'a chalgut pagar dui milions de viehas liras per un vist de vísita religiosa. E quora Anila es desbarcaa en Puglia siu anat la quèrre embe la veitura e l'ai menaa aicí». Anila a súbit començat a trabalhar dins lhi restaurants de l'estacion d'esquí, e qualque an après a chatat un filhet, que se sòna William.
«Segur, se meirar en Itàlia es pas estaa una promenada. N'avem rescontrats d'empachs. Lo problema mai gròs es sempre estat aquel dal renòu di papiers. Tuchi lhi 4 ans. Aüra qu'ai lo bar ai obtengut lo permés de demòra per 10 ans. E espero vane mielh. Per demandar la citadinança, chaleria aver lhi documents albanés: certificat de naissença... etc. Mas da nosautri fai malfar obtenir lhi pròpri drechs. Chal pagar per tot. Es pr'aquò qu'ai pas encà fach demanda». Quora devisa de son país, lo senhor Zeneli s'escurís: «Las escòlas marchon pas, lhi espidals nimanc. La situacion dal 1991 es ben pejoraa. E me grava verament lo veire en aquel estat, perque lo país es bèl». Mas la tristessa dura pas un pauc. A pena intra un client, son morre torna gai: «Aicí ai de bòn rapòrts embe tuchi -explica-. L'ex séndic Franco Giaime, ven sovent da iu a juar a cartas embe lhi amís, e m'a mostrat un juec d'aicí que se sòna Belòt. En trabahant ai aprés la lenga, e encuei compreno decò lo patois e lo piemontés. A las fèstas lhi anem totjorn. E bèla se sai pas balar, las danças occitanas son pas puei tant diferentas da las nòstras. E bèla la question religiosa es pas jamai estaa un problema. Nosautri sem musulmans, mas coma fins al '91 las mosquèas en Abania eron sarraas, sem acostumats a ne'n far a menc. Mon filh es aürós de frequentar la gleisa catòlica e, foguesse pas que per lo batear nos an demandat de seguir un cors seral per musulmans que s'acòrda pas embe nòstre trabalh, seriu estat content d'assecondar sa volontat. Totun, quora aurè 18 ans serè libre de decidar quala religion seguir». 
Al Cafè Creme la familha Zeneli organiza de fèstas e de cinas per las familhas albanesas e dal pòst: «La gent d'aicí sovent me demanda de cusinear de recètas albanesas -explica lo gestor-, mas iu las coneissu pas. Ai emparat a cusinear en Itàlia, e mi plats fòrts son la banha chauda, lo pes al cartoccio e d'autras causas com aquò». Bèla se l'intencion de la familha Zeneli es de restar a viure a Sestrieras, en mandant de sòuds a son país, Vebi a fach rebutar la vielha maison de familha. Perque se sa jamai: «Quora William finirè l'escòla, polerè decidar se restar aicí o tornar en Albania. Es pr'aquò que a maison parlem albanés, parelh a l'oportunitat de conéisser doas lengas. En pus lhi parlo sovent de l'Albania, e quora anem a trobar lhi ieis lhi fau veire lhi luecs ente ai viscut da mainat. Mas serè dificil que torne ailen. Perque aüra si amís e si interés lhi a aicí a Sestrieras».
Al Còl de Sestrieras la sason invernala vai finir. E la familha Zeneli, coma chasque an, comença a pensar a las vacanças estivas a Rimini. «Per aüra m'a pas encà pilhat lo regret de tornar viure en Albania -conclui Vebi Zenelli-. Ai decidat de me meirar aicí per istar mielh, per melhorar ma vita. E parelh es estat. Trabalhem dur, aquò es ver, mas embe la mesma fatiga ailen arribariu pas a far aquesta vita».
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L'Albania
L'Albania, en albanés Shqipëria, o ben "país des aiglas", es un pichòt estat de la penisla di Balcans, dins lo sud est de l'Euròpa, embe una popolacion d'a pena 3 milions e 600 mila abitants. Bòina a nòrd oest embe lo Montenègre, a nòrd est embe lo Kosovo, a est embe la Macedònia e a sud embe la Grècia. Sas còstas s'esguinchon sus la mar Adriàtica e lo Iòni. Colònia italiana dal 1939 a la fins de la Seconda Guerra après l'invasion italiana e la proclamacion de Victòri Emanuel III rei d'Albania, dal 1946 al 1990 lo pichòt país di Balcans devenet un estat nacional-comunista d'empronta stalinista, mas embe gaires contactes embe lhi autri estats dal Pacte de Varsàvia, comandat da l'Union Soviética. Dins aquel temp foguet guidat sensa interrupcion da Enver Hoxha fins al 1985, an de sa mòrt. Cinc ans après, après la chaüta dal Mur de Berlin, lhi auguet una revòlta menaa da lhi estudents e lhi professors de Tirana, ai quals se jontet man a man la gròssa part de la popolacion nacionala, que menet a la fin lo regim comunista e a l'institucion dal multi-partitisme dins lo país. Com aquò l'Albania devenet una República parlamentara. Mas a causa de la penosa situacion econòmica dal país, qu'après cinc ans de feblas riformas l'agonizant regim comunista orfan de Enver Hoxha era pas dal tot arribaa a atenuar, lo país s'enchaminet al desastre. Ental 1990, en senh de protesta vèrs una situacion econòmica desastrosa e la mancança de prospectivas per la nacion entiera, de miliers de personas an ocupat las ambaissadas estrangieras a Tirana demandant asil polític. Lo 3 de lulh dal 1990 lhi premiers albanés son arribats clandestinament en Itàlia a bòrd de radèls, seguits pauc après dai 800 refujats dedins las ambaissadas en Albania. Mas es ental 1991 qu'a començat un ver e pròpri exòde: 25 mila personas (second las estimas dal Ministèri de l'Intèrn) an desbarcat ai pòrts de Bari, Otranto e Brindisi sus d'embarcacions de fortuna, 21.800 restats puei en Itàlia, esparpalhats dins las vàrias regions. L'avost dal mesme an n'arribon autri 20 mila. Mas aqueste bòt lo biais de nòstre país chambia: venon enclaus dins l'estadi de Bari e puei rempatriats embe la fòrça.
Dins lhi ans venents, fins al 1997, ben s'en maniera mai contengua contínuon lhi desbarcs al lòng de nòstras còstas. Ental 1997 lo país chei mai dins lo rabèl: las popolars societats financiàrias, sostenguas dai governants mesmes, ente tuchi lhi citadins butavon lors esparmis possats da la promessa de fòrts interés, s'acrason. D'un crèp una nacion entiera se tròba sensa un sòud, trufaa e sensa degun per lhi demandar còmte. De mila personas, joves, intellectuals e personas qualifiaas laisson lo país per rejónher las còstas italianas, possats da la mancança de seguressa, d'institucions eficientas e democràticas, da l'anarquia política e sobretot da la mesfisança vèrs la classa política de l'estat. Encuei en Itàlia demòron mai de 400 mila albanés legalment reconeissuts, mai autri 100 mila en via de legalizacions. Es la tresena nacionalitat estrangiera per numre d'immigrats après la Romania e lo Maròc.