Portal d’Occitània    Cammino: L'Occitània a Pè

OCCITÀNIA A PÈ: UN CAMMINO DI VERITÀ

OCCITÀNIA A PÈ: UN CHAMIN DE VERITAT

di Mauro Rabbia

OCCITÀNIA A PÈ: UN CAMMINO DI VERITÀ
italiano Ho avuto il piacere di stare per una decina di giorni con i "camminatori"; è stata un'esperienza bella, emozionante, che mi ha molto arricchito. In passato avevo fatto diversi viaggi in località lontane e suggestive; questa volta, senza andare tanto distante, ho avuto veramente tutto quello che da un viaggio ci si può aspettare: vedere paesaggi e luoghi storici di grande bellezza e, soprattutto, incontrare una bella umanità.
Di questo "viaggio" potrei dire tante cose. Cercherò di fissarne l'esperienza esistenziale. Discorso non facile da esprimere e forse complicato per chi avrà la pazienza di leggermi.
Ho scoperto l'Occitania circa trent'anni fa; durante questi anni ho svolto attività politica e culturale legata alla matrice occitanista. Sono stati anni caratterizzati da innumerevoli riunioni e attività volte a fare crescere l'identità occitana. Tante riunioni nelle nostre Valli ma anche nell'"Occitània Granda", perché uscire dal ristretto mondo delle nostre montagne significa, ieri come oggi, poter attingere energie dall'immenso giacimento della nostra storia. Incontri di intellettuali dove si formulavano analisi e si disegnavano strategie... magari, come spesso succede, ignorando la realtà della gente a cui il messaggio era rivolto. Gli intellettuali pensano... dopo, la gente capirà.
Probabilmente un percorso necessario, quasi obbligato, esaurito il quale ho dovuto cercare componenti più profonde che dessero senso ad una ricerca di identità. Infatti, analisi e ragionamenti sono processi utili per vivere, ma se ci si focalizza solamente sulla mente si finisce in una gabbia di certezze. Le certezze sono elementi che, poco a poco, ci rendono schiavi, incatenati a idee che nel tempo perdono qualsiasi efficacia.
Occorre allora dare spazio all'altra parte che è in ognuno di noi: chiamiamola anima, spiritualità, oppure semplicemente desiderio di ricerca, cioè il "mettersi in cammino", per scoprire poi che la meta tanto agognata è solamente una tappa nell'attesa della meta successiva.
E allora, lungo questo cammino, cos'è l'Occitania? La storia comune di un popolo che nonostante tutto sopravvive? Una lingua? Una tradizione?
A proposito di tradizione vi racconto una storiella. C'è un piccolo paese posto su un poggio, dove la gente che vi abita, a turno, si mette a scrutare il lontano orizzonte. Un giorno arriva un forestiero che, incuriosito da questa attività di osservazione, fatta con scrupolo e impegno dai paesani, ne chiede la ragione. "Non sappiamo perché facciamo questo. Già i nostri padri e i nonni lo facevano. Sicuramente i nostri avi ne conoscevano il motivo. Oggi continuiamo a farlo perché da sempre si fa così".
Ecco, questa è la tradizione morta, che non ha più nulla da dare. Mantenerla significa solamente cercare un modo per tenersi occupati, perché spesso si ha paura del vuoto e si tenta di riempirlo con qualcosa, meglio se non costa grossa fatica; anche un cadavere va bene. In questo modo s'impedisce l'avvicendamento, il dare spazio al nuovo che permetterebbe il rinnovarsi. Poi si mente dicendo che il rinnovamento è impossibile; infine, quando la menzogna è condivisa da tante persone, diventa una verità.
Ines, dopo una vita dedicata all'occitanismo, si è messa in cammino. Secondo me, per cercare una verità.
Non esistono verità grandi e piccole. Ogni verità è un assoluto. Trovarla significa solamente avere lo stimolo per cercare quella successiva; fermarsi in una verità, perché è comodo, vuol dire iniziare a vivere nella menzogna. Spesso lo facciamo.
Le tappe del cammino de "L'Occitània a pè" sono i piccoli centri, ideali per creare l'occasione di incontro e scambio con la gente. L'incontro c'è stato: quanta gente ho incontrato, nei giorni in cui ho partecipato alla camminata! Certo, c'era chi ci aspettava, chi voleva essere partecipe dell'avvenimento; ma anche gli incontri fortuiti, le poche parole in occitano scambiate con il negoziante o la contadina mi fanno dire che l'occitano esiste, è nei cuori della gente! Discorsi fatti con persone mai viste né conosciute, di Tolosa, Montpellier, del Limosin, della Provenza... Nella nostra lingua abbiamo parlato di tutto: del paesaggio, dei profumi, della stanchezza, del mangiare, ma anche il rapporto di coppia, i figli, l'omosessualità, il senso dell'esistenza... Abbiamo riso e scherzato; altre volte ci siamo commossi. E poi, l'emozione dell'incontro con le centinaia di bambini delle "Calandretas", le scuole dove si insegna la lingua d'Oc...
La verità sulla forza della nostra lingua l'ho avuta a Duilhac, un paesino di duecento abitanti dominato dalle rovine delle mura millenarie del castello di Peyrepertuse. Il castello è stato recuperato grazie a un immane lavoro volontario degli abitanti del paese. In oltre quindici anni di lavoro svolto con infinita passione si è reso visitabile un sito di grande fascino. Le istituzioni hanno fornito la consulenza tecnica, il materiale e le attrezzature necessarie; i volontari la manodopera. Oggi è gestito dal Comune e grazie alle entrate delle migliaia di visitatori è diventato un'importante fonte di reddito per il paese. Ebbene, questa vicenda, senza dubbio edificante, nasconde aspetti problematici. L'operazione è stata condotta dagli intellettuali del paese (ricordo una dipendente della Sorbona): ancora una volta è emersa la contrapposizione strisciante tra le persone colte e gli altri. D'altra parte le vicissitudini di un castello non riguardano il popolo, ma le logiche dei potenti che nei secoli si sono succeduti. Gli intellettuali si sentono gratificati, quando possono occuparsi dei grandi personaggi storici. Dario Anghilante, senza volerlo, organizzando un incontro dove si sono ritrovati gli intellettuali e gli altri, che probabilmente da tempo non si parlavano, ha rischiato di trovarsi al centro di una lite. Invece, magia dell'uso di quella lingua madre che è spesso ripudiata per il senso di vergogna inculcato in decenni di terrorismo culturale, i nodi si sono sciolti. Tutti hanno ritrovato il comune senso di appartenenza alla stessa comunità. Si è cantato e scherzato assieme. E' forse iniziato un lento cammino di avvicinamento tra quelle persone. Se la loro lingua comune fosse valorizzata anche il castello potrebbe diventare parte della storia di quella comunità: non più antiche vicende di nobili, ma esperienza di persone artefici del proprio futuro.
Il valore della lingua quale veicolo per un processo di crescita della consapevolezza personale: questo è per me l'insegnamento ricevuto dal cammino occitano. Certo, sono importanti le rivendicazioni legate all'iniziativa, ma senza una crescita "dal basso" tutto rischia di risolversi in atti formali.
Ines, attraverso questa iniziativa, ha sparso un seme di verità, toccando a fondo l'anima di chi ha incontrato lungo il cammino: grazie per questo atto generoso. Sono convinto che i frutti non mancheranno.

occitan Ai agut lo plaser de restar per una desena de jorns ensem ai "chaminaires"; es estaa un'experiença bèla, emocionanta, que m'a ben enrichit. En passat aviu fach difrents viatges en de pòst luenhs e suggestius; aqueste bòt, sensa anar tròp luenh, ai agut da bòn tot çò que se pòl aténder da un viatge: veire de païsatges e de luecs istòrics de granda belessa e sobretot rescontrar una bèla umanitat.
D'aqueste "viatge" poleriu dir tantas causas. Cercharei de ne'n marcar l'experiença existenciala. Un descors pas aisit da exprímer e benlèu complicat per qui aurè la paciença de lo léser.
Ai descubèrt l'Occitània a pauc près fai trent'ans; dins aquesti ans ai fach d'activitat política e culturala liaa a la matriç occitanista. Son estats d'ans marcats da innombrablas reünions e activitats viraas a far créisser l'identitat occitana. Tantas reünions dins nòstras Valadas mas decò en Occitània Granda, perque sortir dal restrech mond de nòstras montanhas vòl dir, ier coma encuei, poler traire d'energias da l'immènsa sèlva de nòstra istòria. Rescontres d'intellectuals ente se formulavon d'analísis e se dessenhavon d'estrategias... magara, coma arriba sovent, en ignorant la realitat de la gent a la quala era adreçat lo messatge. Lhi intellectuals penson... puei, la gent capirè.
Benlèu un percors necessari, esquasi oblijat, exaurit lo qual m'a chalgut cerchar de compausantas mai profondas que donesson lo sens a una recèrcha d'identitat. De fach, anàlisis e rasonaments son de procès útils a viure, mas en se focalizant masque sus la ment se chei dins una gàbia de certessas. Las certessas son d'elements que, pauc a pauc, nos rendon esclaus, enchaenats a d'ideas que dins lo temp perdon tota eficàcia.
Chal donc donar espaci a l'autra part qu'es en chascun de nosautri: sonem-la anma, espiritualitat, o simplament desir de recèrcha, val a dir "se butar en chamin", per descurbir puei que la mira tant desiraa es pas que una tapa dins l'atenta de la mira seguenta.
E alora, lòng aqueste chamin, çò qu'es l'Occitània? L'istòria comuna d'un pòple que malgrat tot sobreviu? Una lenga? Una Tradicion?
A prepaus de tradicion, vos còntio una pichòta estòria. Lhi a un vilatjòt butat sus un pueg, ente la gent que lhi abita, a torn, se buta a escrutar daluenh l'orizont. Un jorn arriba un forestier que, encuriosit d'aquela activitat, facha escrupuosament e embe impenh da la gent dal país, ne'n demanda la rason. "Saubem pas perque lo fasem. Já nòstri paire e nòstri ieis fasion com aquò. Segur que nòstri reire ne coneission la rason. Encuei continuem a lo far perque despuei totjorn aquò se fai".
Vaquí la tradicion mòrta, qu'a pus ren a donar. La manténer signífica masque cerchar una maniera per se tenir ocupats, perque sovent én a paor dal vueit e se tempta de l'emplenir embe qualquaren, mielh se costa pas tròp de fatiga; decò un cadavre vai ben. Com aquò s'empacha l'anar, lo donar espaci al novèl que permeteria de se renovar. Puei se mentís en disent que lo renovament es impossible; enfin, quora la messonja es partatjaa da tantas personas, devén una veritat.
Ines, après una vita dediaa a l'occitanisme, s'es butaa en chamin. A mon vejaire, per cerchar una veritat.
Lhi a pas de veritats grandas o pichòtas. Chasque veritat es un absolut. La trobar es pas qu'aver
l'estímul per cerchar aquela d'après; s'arrestar a una veritat, perque fai comòde, vòl dir començar a viure dins la messonja. Lo fasem sovent.
Las tapas dal chamin de L'Occitània a pè son de pichòts centres, ideals per crear l'ocasion d'encòntre e eschambi embe la gent. L'encòntre lhi es estat: qué tanta gent ai rescontraa, dins lhi jorns qu'ai partecipat a la chaminada! Segur, lhi avia qui nos atendia, qui volia èsser partecipaire de l'aveniment, mas tanben lhi encòntres fortuits, las gaire paraulas en occitan enchambiaa embe un negociant o una païsana me fan dir que l'occitan existís, es dins lhi còrs de la gent! Descors embe personas jamai vistas ni coneissuas, de Tolosa, Motpelhier, dal Limosin, de la Provença... dins nòstra lenga avem parlat de tot: dal païsatge, di perfums, de la fatiga, dal minjar, mas decò lo rapòrt de cobla, las mainaas, l'omosexualitat, lo sens de l'existença... Avem riüt e galejat; d'autri bòts nos sen esmogut. E puei, l'emocion de lo rencòntre embe las centenas de mainaas de las "Calandretas", las escòlas ente se mostra la lenga d'òc...
La veriat sus la fòrça de nòsra lenga l'ai agua a Duilhac, un païset de dui-cent abitants dominat da las muralhas millenàrias dal chastèl de Peirepertuse. Lo chastèl es estat rebutat gràcias a un enòrme trabalh volontari de la gent dal país. En mai de quinze ans de trabalh menat embe passion infinia s'es rendut visitable un site de grand charme. Las institucions an fornit la consulença técnica, lo material e las aisinas; lhi volontaris la man d'òbra. Encuei es gestit da la Comuna e gràcias a las dintradas de miliers de visitaires es vengut un'importanta fònt de rendiment per lo país. E ben, aquel aveniment, sens autre edificant, estrema d'aspècts problemàtics. L'operacion es estaa menaa da lhi intellectuals dal país (m'enaviso na dipendenta de la Sorbona): encara un bòt es sautaa fòra la contraposicion serpejanta entre las personas sabentas e lhi autri. D'autre caire las vicissitudas d'un chastèl regardon pas lo pòple, mas las lògicas di potents que dins lhi sècles se son succeduts. Lhi intellectuals se senton gratificats, quora pòlon s'ocupar di grands personatges istòrics. Dario Anghilante, sens lo voler, en organizant un rencòntre ente se son retrobats lhi intellectual e los autres, que probablament despuei de temp se parlavon pas, a riscat de se trobar al centre d'una rusa. Ensita, magia de l'emplec d'aquela lenga mairala sovent repudiaa per lo sens de vergonha inculcat en desenas d'ans de terrorisme cultural, lhi grops se son remolats. Tuchi an retrobat lo comun sens d'apartenença a la mesma comunitat. S'es chantat e galejat ensem. Es benlèu començat un lent chamin de raprochament entre aquelas personas. Se lor lenga comuna foguesse butaa en valor decò lo chastèl poleria devenir part de l'istòria d'aquela comunitat: pus anticas vicissitudas entre nòbles, mas experiença de personas creatritz de lor avenir.
La valor de la lenga coma veícul per lo procès de creissença de la consciença sociala: aquel es per mi l'ensenhament agut dal chamin occitan. Segur, son importantas las revendicacions liaas a l'iniciativa, mas sensa una creissença "dal bas" tot risca de se resòver en d'actes formals.
Ines, a travèrs aquela iniciativa, a espanteat una grana de veritat, truchant a fons l'anma de qui a rescontrat lòng lo chamin. Gràcias per aquel acte generós. Siu convençut que lhi fruchs mancarèn pas.