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Ai pè de sta mountanho è l’unico pezzo tradizionale, presente nel nuovo disco di Valeria Tron e lei gli regala una forma inattesa. Un vestito tutto nuovo. Come fece ai tempi dei Lou Magnaut con Me seou chatà en marì. Potrebbe sembrare, ad un primo ascolto, che una cantante blues abbia deciso di reinterpretare un paio di canzoni occitane. Invece siamo di fronte ad una cantante delle nostre valli che inonda con il suo spirito la tradizione nella quale è nata e cresciuta.

Cantante ma, soprattutto, cantautrice. Perché Valeria scrive e riscrive. Poi, solamente dopo, canta. Tutti i pezzi del disco escono da lei: sono frutto dei suoi ricordi, dei suoi sogni, dei suoi desideri, dei suoi dolori e delle sue ferite. La forza di questo disco è TUTTA qui: esprime un mondo immenso, racchiuso dentro una ragazza piccolina. Una ragazza che ama la sua terra. Una ragazza che ama la sua lingua: la ama così tanto da non rassegnarsi a considerarla utilizzabile solamente per parlare del passato. La ama così tanto da sentirla l’unico strumento utile, l’unica lingua possibile per parlare del suo mondo attuale e della sua profondità.