Chambra d'Òc    Catalogo d'oc

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Harkaitz Cano “Filo d’erba”

Harkaitz Cano “Filo d’erba”

Autore: Harkaitz Cano
Edizione del testo italiano a cura di Maria Teresa Atorino e Roberta Gozzi
Edizione Chambra d’Òc

EUR 14.00


italiano

Il nuovo libro della Collana “Premio Ostana Scritture in lingua madre”

Un canto in difesa della libertà personale

di Maria Teresa Atorino

Questo romanzo nasce dopo un periodo di quattro mesi passato a Parigi dove l’autore stava scrivendo un altro libro che non finì mai. In una intervista Harkaitz rivela che questo romanzo fu una sorpresa anche per lui, un regalo non premeditato. Mentre era in un locale bohémien di Parigi iniziò a perforare con un filo le realtà che osservava e a tesserle con quelle che scopriva nel passato. Man mano che perforava una storia ne incontrava un’altra precedente e altre parallele. L’atmosfera di quel tempo era un terreno fertile per la sua creatività: Parigi era piena di esposizioni sull’occupazione nazista e sulla Resistenza, ne parlavano i titoli di molti giornali e le proiezioni ripetute del film “Il Grande Dittatore” di Chaplin. Nell’aria echeggiava quel complesso che perseguita i francesi: avremmo fatto abbastanza contro l’invasione tedesca?

“Filo d’erba”, opera vincitrice del Premio Euskadi di Letteratura, parte da due storie, due semi-favole che accadono in due momenti differenti: una basata su un evento reale, il trasporto in nave dei pezzi ancora smontati della Statua della Libertà da Parigi a New York nel 1886, l’altra, inventata, l’invasione nazista di Manhattan.

Le storie sono legate da fili sottili: con uno l’autore costruisce la favola di un ex minatore francese, Olivier, che emigra a New York nascosto nella corona della Statua della Libertà; attraverso un altro filo parallelo si scopre la piccola tragedia di un prigioniero della squadra navale di Hitler, il comico Charlie Chaplin, catturato e torturato per essersi preso gioco del dittatore nel suo celebre film. L’ex-minatore che porta la Statua della Libertà da Parigi a New York e Hitler che vuole ingrandire il suo dominio. L'ex-minatore vuole ottenere la libertà con lo sbarco e il dittatore pretende sequestrare la libertà con lo stesso gesto.

L’ex minatore diventerà il punto di convergenza di entrambe le storie, di entrambi i viaggi attraverso l’Oceano Atlantico, nascondendo nel suo appartamento colui che riconosce come Charlot, scappato dalla nave una volta raggiunto il porto di Manhattan. Le storie si intrecciano ogni volta che si mostrano le rappresentazioni simboliche della libertà.

Il tono lirico che pervade il testo viene spesso interrotto da scene di estrema crudeltà.

Nel quadro della letteratura basca quest’opera è una ‘rarità’ in quanto fino a poco tempo fa abbondavano le storie rurali e pochi erano i romanzi urbani.

Stilisticamente il testo risponde ai canoni di quella che in Francia è conosciuta come una “nouvelle” e altri la classificano nel genere dell’ucronia, un tipo di storia letteraria tipica del mondo anglosassone ma poco frequente nella letteratura spagnola. Cano segnala però che non era sua intenzione creare un’ucronia militare dell’invasione nazista degli Stati Uniti ma che gli interessava solamente percorrere il tono allegorico e fiabesco della storia di Hitler che arriva a Manhattan.

Il rapporto che lo scrittore ha con la città di New York è particolare. Definisce questo posto come la sua “scatola nera” quella che ogni scrittore nasconde dentro di sé. Vi ritorna sempre con piacere, per disintossicarsi, così come fece la prima volta dopo aver ottenuto la laurea in Legge, in cerca di se stesso e della sua libertà personale. L’ho tradotto dal basco in collaborazione con Roberta Gozzi ed è stata per noi una esperienza molto interessante. In Italia la letteratura basca non è al momento molto conosiuta, con questo libro vogliamo portare un contributo alla diversità culturale e aprire ai lettori le porte di nuovi mondi letterari.

 

CHI non si è mai tagliato con un filo d'erba?

Un filo d'erba può tagliare più di un coltello.

E allo stesso tempo, chi non si è piacevolmente sdraiato sull'erba secca con la persona amata

e non ha finito per stropicciare la camicia bianca?

Chi non si è scrollato fili d'erba attaccati ai pantaloni,

scendendo dal pagliaio,

senza pensare che quel momento di piacere

e la vita stessa sarebbero potuti finire?

Sdraiati sull'erba, la statua dell'eroe svanisce e si riempie di grandezza l'umile lavoro del segatore.

zo (Cn)

 

occitan

Un chant en defensa de la libertat personala

de Maria Teresa Atorino

Aqueste romanç nais après un temp de quatre mes passat a París ente l’autor escrivia un autre libre que a ren fenit. Dins un’entrevista Harkaitz revela qu’aqueste romanç es estat una sorpresa decò per ele, un present ren previst.

Dal temp que se trobava dins un local bohémien de París a tacat a pertusar abo un fil las realtats que remarcava e las téisser abo aquelas que descurbia dins lo passat. Man man que pertusava un’estòria ne’n rescontrava un’autra precedenta e d’autras parallèlas. L’atmosfèra d’aquel temp era un bòn terren per sa creativitat: París era boraa d’exposicions sus l’ocupacion nazista e sus la Resistença, ne’n parlaven lhi títols di jornals e las projeccions una après l’autra dal film “Lo Grand Dictator” de Chaplin. Dins l’aire virava aquel complèx que tormenta lhi francés: aurem fach pro contra l’envasion alemanda?

“Filo d’erba”, òbra qu’a ganhat lo Premi Euskadi de Literatura, prencipia da doas estòrias, doas esquasi fablas qu’arriben en dui moments diferents: una fai referiment a la realtat, lo transpòrt sus nau di tòcs desmontats de l’Estàtua de la Libertat da París a New York ental 1886, l’autra d’invencion, l’invasion nazista de Manhattan.

Las estòrias son liaas da de fils menuts: abo un l’autor bastís la fabla d’un minador francés, Olivier, qu’emigra a New York estremat dins la corona de l’Estàtua de la Libertat; abo un autre fil parallèl se descuèrb la pichòta tragèdia d’un presonier de la tropa navala de Hitler, lo còmic Charlie Chaplin, chapat e torturat per aver pilhat per lo cul lo dictator dins son film famós. L’ex minador que pòrta l’Estàtua de la Libertat a New York e Hitler que vòl eslarjar son domini. L’ex minador vòl la libertat en desbacant e lo dictator en desbacant pretend de gavar la libertat.

L’ex minador serè lo ponch d’union de totas doas las estòrias, di dui viatges a travèrs la Mar Granda, estremant dins son lojament aquel qu’ele conois coma Charlot, escapat da la nau na vira arribat al pòrt de Manhattan. Las estòrias s’encroseen tuchi lhi bòts qu’apareissen las representacions simbòlicas de la libertat.

Lo ton líric present en tot aquel tèxt es remplaçat mincatant da scenas de granda crudeltat.

Dins l’ensem de la literatura basca aquest’òbra es una ‘raritat’ perque, fins aquí, de costuma la lhi avia d’estòrias campanhòlas e de romanç diferents lhi n’avia ben gaire.

Dins l’estil lo tèxt es sus la dràia qu’en França es conoissua coma una “nouvelle” e d’autres la definissen coma ucronia, un genre d’istòria literària típica dal mond anglo-sacson mas gaire present dins la literatura espanhòla. Cano remarca totun que nele avia pas l’entencion de crear un’ucronia militara de l’envasion nazista de lhi Estats Units, mas volia masque anar après al ton alegòric e fablesc de l’estòria de Hitler qu’arriba a Manhattam.

L’escriveire a un rapòrt ben particular abo la vila de New York. Parla d’aquel pòst coma sa “boata niera”, aquela que chasque escriveire estrema en ele. Lhi fai plaser d’anar aquí, per se desverumar, coma a fach lo premier bòt après lo doctorat en Lei, per se retrobar e trobar sa libertat personala. L’ai virat dal basc en collaboracion abo Roberta Gozzi e chal dir qu’es estaa per nosautras un’experiença ben enteressanta. Per lo moment en Itàlia la literatura basca es gaire conoissua e abo aqueste libre volem donar un contribut a la diversitat culturala e durbir la vista sus un mond literari diferent.




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