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Saperi e sapori di valle: Castelmagno, aglio di Caraglio, patate piatlina e ciarda, tartufo nero e zafferano promossi dall’Ecomuseo Terre del Castelmagno in 5 documentari di Andrea Fantino

Sapers e sabors de valada: Chastelmanh, alh de Caralh, trífolas piatlina e charda, trufa niera e safran promoguts da l’Ecomuseo Terre del Castelmagno en 5 documentaris de Andrea Fantino

“Saperi e Sapori di Valle”

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Chi l’avrebbe mai detto?” Sono in tanti a porsi questo interrogativo guardando alla Valle Grana degli ultimi anni. Incastrata tra le valli vicine, priva di passaggi diretti verso la Francia, negli ultimi cento anni la valle ha vissuto una forma di isolamento geografico e sociale, acuitosi con lo spopolamento progressivo coinciso il boom economico dell’Italia del secondo dopoguerra. Frazioni e borgate si sono letteralmente svuotate a seguito di migrazioni in origine pensate come temporanee e che si sono poi rivelate definitive. Contadini e allevatori hanno abbandonato la medio-alta valle per fornire manodopera alle industrie della pianura cuneese e torinese o per lavorare in attività produttive di diverso genere al di là delle Alpi, alimentando catene migratorie consolidate negli anni.

In questi ultimi due decenni si assiste ad un’inversione di tendenza: gradualmente borgate abbandonate vengono ristrutturate e abitate in progetti socio-imprenditoriali che uniscono alla promozione di un prodotto tipico lo sviluppo di un turismo ambientale ed enogastronomico. Gli investimenti economici provenienti da altri territori evidenziano non solo le potenzialità di paesaggi e patrimoni invidiabili, ma sono il segno della vitalità e dell’ “effervescenza sociale” che sempre più contraddistingue la valle Grana e diventa vero e proprio “fattore d’attrazione”.

E’ su questa scia che nasce e si sviluppa il progetto “Saperi e Sapori di Valle”, promosso dall’Ecomuseo Terra del Castelmagno guidato da Barbara Barberis e Claudio Luciano. Al centro ci sono 5 prodotti tipici, a loro volta centro e vero e proprio motore della vitalità e dell’effervescenza di cui sopra: si tratta di realtà significative che si sono distinte con percorsi storici e sociali differenti: il formaggio Castelmagno, l’aglio di Caraglio, la patata Piatlina e la patata Ciarda della Valle Grana, il tartufo nero della Valle Grana, lo Zafferano di Caraglio e della Valle Grana.

Barbara e Claudio, con la collaborazione preziosa di “Noau – officina culturale” nell’ideazione e nella realizzazione del progetto, mi hanno coinvolto nel progetto affidandomi la ricerca antropologica e la produzione di cinque documentari, uno per ogni prodotto. Mi sono buttato a capofitto in queste realtà agricole e sociali fortemente legate al territorio e ai saperi che lo contraddistinguono, ma proiettate verso il futuro, consapevoli che può esserci valorizzazione di un patrimonio agro-alimentare solo quando ad essere valorizzate sono anche le singole esperienze dei coltivatori e soprattutto la loro capacità di unirsi per degli intenti comuni. Ad ogni prodotto corrisponde infatti una rete solida ed in espansione, che unisce soggetti diversi che nel corso degli anni e in diversi modi si sono ritrovati a promuovere i prodotti in ogni loro aspetto, dando vita a vere e proprie filiere. Esempi di questi soggetti sono singoli coltivatori professionisti e non, piccole e medie imprese impegnate nel settore agricolo, laboratori dedicati alla trasformazione e al confezionamento dei prodotti, cuochi, ristoranti e attività alberghiere che pensano e propongono vecchie e nuove ricette a partire da uno o più ingredienti locali, esperti di comunicazione che raccontano il prodotto e la sua storia, diffondendone immagini e contenuti, associazioni che si pongono come obiettivo il recupero e l’utilizzo delle terre abbandonate e la loro ridistribuzione... l’elenco si ferma qui ma potrebbe andare avanti. Spesso e volentieri buona parte di questi soggetti sono concentrati in un singolo individuo, capace di mettere insieme più competenze, in grado di avere una vera e propria visione del prodotto nel suo territorio e fuori di esso. Sono persone dotate di grande creatività, capaci di inventarsi e re-inventarsi, di guardare lontano e vicino insieme, di costruire reti sociali che contribuiscono al consolidamento delle comunità sul territorio. “Comunità” è forse un termine prima passato di moda e ora ritornato un poco in auge, e viene spesso utilizzato all’interno di quelle iniziative che sono volte alla creazione di comunità laddove queste sono in crisi.

Con i miei cinque documentari ho provato a dare voce ai produttori, mi interessavano le storie che riguardano i consorzi e le associazioni che nel corso degli anni hanno difeso e promosso questi prodotti, mi interessava l’esperienza delle persone, le ragioni per cui determinati prodotti sono entrati nelle loro vite. Ho scoperto che le cinque reti relative ai cinque prodotti sono a loro volta legate tra di loro, e che alcuni coltivatori ad esempio appartengono a più realtà consortili che collaborano tra di loro, rinsaldandosi reciprocamente. Nessuno di loro nelle tante interviste che ho fatto ha mai pronunciato la parola “comunità”. Perchè? Forse una risposta c’è: non ne sentivano il bisogno.

In questo momento storico la val Grana appare dunque come una fucina, un laboratorio in cui si realizzano imprese ed esperimenti, in cui crescono saperi, si definiscono e finiscono per contagiarsi, entrando in relazione e aprendo le porte ad altri saperi ancora. Non si tratta esclusivamente di saperi produttivi e alimentari, ma della diffusione e dello sviluppo delle volontà di soggetti singoli e collettivi che non risparmiano energia, incanalandola in molteplici progettualità a medio e lungo termine sul territorio. Ricordiamoci che se è vero che “non di solo pane vivrà l’uomo” è anche vero che il pane dobbiamo metterlo sulla tavola: in questi anni le nostre società hanno compreso l’importanza del cibo, non solo in termini nutritivi. Oggi diamo nuovo valore all’alimentazione, ed è bene continuare a farlo con un certo equilibrio.

Le parole dell’intervista di Lucio Alciati (caragliese, attivo nella scoperta e nella riproposta di prodotti tipici) possono forse ben concludere un articolo dedicato al progetto Saperi e Sapori in valle Grana: “Il contadino è un imprenditore, ed è il più importante di tutti, perché tutti i giorni noi mangiamo. Mangiamo la mattina, mangiamo a pranzo, mangiamo a cena. E non possiamo mangiare bulloni. La valle Grana sta vivendo questo momento qua. Speriamo che duri. La speranza è quella”.

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Qui l’auria jamai dich?”. Son tanti a se pausar aqueste interrogatiu en beicant la Val grana enti darriers ans. Enchastraa entre las valadas vesinas, privaa de passatges vèrs la França, enti darriers cent ans la valada a viscut una forma d’isolamen geogràfic e social, s’intensificat abo lo despoplament progressiu ensem al boom econòmic de l’Itàlia dal second après-guèrra. Las ruaas e las borjaas se son lentament desvueidaas a causa de migracions pensaas al començament coma temporàneas que se son puei revelaas definitivas. Lhi païsans e lhi enlevaires an abandonat la mesana e auta valada per fornir de man d’òbra a las indústrias de la plana cuneesa e turinesa o per trabalhar dins diferentas activitats productivas al delai d’las Alps, en alimentant de chaenas migratòrias s’afortias enti ans.

Enti darriers dui decènnis assistem a un’inversion de tendença: pauc a pauc las ruaas abandonaas venon restructuraas e abitaas dins de projècts socio-emprenditorials que unisson a la promocion d’un produch típic lo desvolopament d’un torisme ambiental e enogastronòmic. Lhi envestiments econòmics provenents da d’autri territòris evidéncion ren masque las potencialitats di païsatges e di patrimònis envidiables, mas son lo senh de la vitalitat e de “l’efervescença sociala” que destria de mai en mai la Val Grana e deven un ver e pròpri “factor d’actraccion”.

Es dins aquela dralha que nais e se desvolopa lo projèct “Saperi e Sapori di Valle”, promogut da l’Ecomuseo Terra del Castelmagno menat da Barbara Barberis e Claudio Luciano. Al centre lhi a 5 produchs típics, a lor torn centre e vertadier motors de la vitalitat e de l’efervescença dont dessús: se tracta de realitats sinhificativas que se son distinguias abo de percors estòrics e socials diferents: lo fromatge Chastelmanh, l’alh de Caralh, la trífola piatlina e la trífola charda de la Val Grana, la trufa niera de la Val Grana, o safran de Varalh e de la Val Grana.

Barbara e Claudio, abo la collaboracion preciosa de “Noau – officina culturale” dins l’ideacion e la realizacion dal projèct, m’an mesclat ental projèct en m’afidant la part antropològica e la produccion de cinc documentaris, un per chasque produch. Me siu plonjat dins aquestas realitats agrícolas e socialas fortement liaas al territòri e ai sabers que lo caracterison, mas projectaas vèrs l’avenir, conscientas que pòl lhi aver una valorizacion d’un patrimòni agro-alimentar masque quora a èsser valorizaas son decò las experienças individualas di cultivators e sobretot lor capacitat de s’unir per d’interès comuns. A chasque produch correspond de fach una rèt sòlida e en expansion, que jonh de subjècts diferents que dins lhi ans en en divèrsas manieras se son trobats a promòure lhi produchs en chasque lor aspèct, en donant vita a de veras e pròprias filieras. D’exèmples d’aquesti subjècts son de cultivators professionistas e non, de pichòtas e mesanas empresas empenhaas ental sector agrícol, de laboratòris dedicats a la transformacion e al confecionament di produchs, de cusiniers, de restaurants e d’activitats ostalieras que penson e propauson de vielhas e nòvas recetas a partir da un o mai d’un ingredient local, d’expèrts de comunicacion que còntion lo produch e son estòria, ne’n difondent las images e lhi contenguts, d’associacions que se pauson coma objectiu la recuperacion e l’usatge d’las tèrras abandonaas e lor redistribucion... la lista s’achaba aicí, mas poleria anar anant. Sovent e volentier una bòna part d’aquestas intencions es concentraa dins una soleta persona, capabla de butar ensem mai d’una competença, en grad d’aver una vera e pròpria vision dal produch dins son territòri e en defòra. Son de personas dotaas d’una granda creativitat, capablas de s’inventar e re-inventar, de beicar luenh e an un bòt da pè, de contruïr de rèts socialas que contrubuïsson al consolidament d’las comunitats sal territòri. “Comunitat” es benlèu un tèrme derant passat de mòda e aüra tornat un pauc en vòga, e sovent ven adobrat dins aquelas iniciativa que miron a la creacion de comunitats ailai ente aquestas son en crisi.

Abo mi cinc documentaris ai provat a donar vòutz ai productors, m’interessavo a las estòrias que regardon lhi consòrcis e las associacions que dins lhi ans an defendut e promogut aquesti produchs, m’interessava l’experiença d’las personas, las rasons per las qualas aquilhi produchs son intrats dins lors vitas. Ai descubèrt que las cinc rèts relativas ai cinc produchs son tanben liaas entre elas, e que d’uns cultivators per exèmple apartenon a mai d’una realitat consortila que collàbora abo las autras, en se renforçant reciprocament. Degun d’ilhs dins las tantas entrevistas que ai fach a jamai prononciat la paraula “comunitat”. Perqué benlèu lhi a pas una responsa: ne’n sention pas lo besonh.

Dins aqueste moment estòric la Val Grana apareis donca coma una fusina, un laboratori ente se realizon d’empresas e d’experiments, ente creisson de sabers, se definisson e finisson per se contaminar, en intrant en relacion e en durbent las pòrtas a d’autri sabers. Se tracta pas masque de sabers productius e alimentars, mas de la difusion e dal desvolopament d’las volontats de subjècts individuals e collectius qu’esparnhon pas d’energia, en l’acanalant dins divèrsas projectualitas a mesan e lòng tèrme sal territòri. Enavisem-nos que se es ver que “ren masque de pan viurè l’òme” es decò ver que lo pan devem butar-lo s’la taula: dins aquesti ans nòstras societats an comprés l’importança dal minjar, ren masque en tèrmes nutritius. Encuei donem un nòu valor a l’alimentacion e es ben continuar a lo far abo un cèrt equilibri.

Las paraulas de l’entrevista a Lucio Alciati (caralhés, actiu dins la descubèrta e la reproposicion de produchs típics) pòlon benlèu ben sarrar un article dedicat al projèct Saperi e Sapori en Val Grana: “Lo païsan es un emprenditor e es lo pus important de tuchi, perqué tuchi lhi jorns nosautri Mingem. Mingem lo matin, mingem a merenda, mingem a cina. E polem pas minjar de bolons. La Val Grana ista vivent aqueste moment. Esperem que dure. L’esperança es aquela”.


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