È questo un argomento che, nelle corde della comunità ostanese, occupa una posizione di assoluto rilievo.
Se, purtroppo, in molti altri angoli della nostra montagna, sono passati i nuovi vandali che hanno fatto scempio del patrimonio architettonico e di tutto ciò che rappresenta come eredità culturale, ciò non è accaduto a Ostana, pur senza penalizzare le nuove esigenze di abitabilità.
Ostana è, per questo, conosciuto e riconosciuto come laboratorio di architettura alpina consapevole e sostenibile. Un risultato reso possibile dalla presenza di un architetto montanaro geniale e sperimentatore come Renato Maurino che ha trovato amministratori sensibili e attenti e una popolazione disponibile e seguire indicazioni che hanno posto l’accento sulla qualità estetica e sull’impiego di materiali coerenti con la tradizione dei luoghi e con la necessità di mantenere il senso di integrazione armonica con il contesto ambientale, culturale, storico, identitario.
Il restauro, la ristrutturazione, l’adeguamento dell’antico patrimonio architettonico si sono così integrati con l’inserimento di nuovi edifici senza turbare l’armonia delle linee, delle forme e dei volumi, per consegnarci un esempio del possibile colloquio tra tradizione e contemporaneità, tra conservazione nuova abitabilità.
Si tratta di una sensibilità rinnovata, che ha incontrato nuova linfa soprattutto nella collaborazione con giovani ricercatori e docenti del Politecnico di Torino cui sono state affidate importanti progettazioni.
Un primato che va difeso. Un esempio che la comunità di Ostana si sta sforzando di trasferire in tutte le altre attività, impegnandosi a praticare un modello di sviluppo sostenibile che possa funzionare da esempio.
In fondo, come accade per la lingua, si sono recuperati anche i linguaggi dell’architettura, dimostrando per entrambi la capacità di rispondere alle domande e alle esigenze del presente.
Il riscatto del “mondo dei vinti” può cominciare.
A Ostana è già cominciato.
Il segreto? Il senso di comunità che vive e si rinnova nelle manifestazioni, nelle feste, nei canti, nell’impegno dei Rënèis per il museo e gli studi storico-etnografici, nel lavoro del gruppo Pro Loco e della sezione ANA, nella partecipazione spontanea collettiva alle  “ruide” (le corvée per pulire la rete di sentieri che conduce ad alcuni degli itinerari escursionistici più belli delle Alpi), nella cucina povera ma orgogliosa delle ricette della tradizione a cominciare dalla “banho dal joous” (la crema del giovedì).