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Giacomo Dalmasso “Jaco Gròs” racconta...

Cambia il clima

Lo clima chambia

dal libro "Giacomo Dalmasso Jaco Gròs racconta..." di Daniele Dalmasso

Cambia il clima
italiano

Si stava avvicinando la primavera ed erano gli ultimi giorni dei corsi, per alcuni di noi si stava avvicinando anche la fine della “naia”.

L’euforia ci faceva gridare: “Congedo! Congedo!”. Ma il clima che si percepiva non era per nulla rassicurante, alle nostre grida euforiche controbatteva il tenente dicendo: “Se non ve lo firma Cristo, non ve lo firmerà nessuno!”

Finiti i corsi e finita definitivamente la neve tornai di nuovo nella caserma di Chiusa Pesio, rimasi lì per alcuni giorni poi ci mandarono nuovamente a fare i campi estivi.

Ritornammo in Valle Stura ma questa volta su una bella montagna sopra Sambuco, non lontana dal confine con la Francia.

In quel posto c’erano ampi pascoli, ma nulla da bruciare per poter cucinare il rancio, quindi salendo ci facevano raccogliere la legna secca dei boschi che attraversavamo nella prima parte del percorso. C’era chi ne portava di più chi di meno. Io, in quell’occasione, forse per stanchezza, iniziai a rimanere indietro, sempre più indietro finché non fui raggiunto dai conducenti che salivano con i loro muli.

Vista la malaparata, feci che aggregarmi a loro attaccandomi alla coda di un mulo.

Passò ben poco tempo che il tenente mi vide e, visibilmente scocciato, mi ordinò: “Lascia andare quella coda! Lascia andare quella coda!”. Ma io, niente da fare, per nessuna ragione al mondo avrei voluto mollarla. Mi riprese ancora un paio di volte, ma io non ascoltavo, infine si placò. Arrivati al campo, dopo aver montato le tende e proprio nel momento in cui ci si stava preparando per il rancio, il graduato aveva deciso che io quella sera dovevo montare di guardia.

Quel farabutto voleva farmela pagare perché non gli avevo dato retta per il fatto della coda.

Bene!” pensai, e andai dal sergente che doveva darmi la consegna dicendogli: “Va bene far guardia questa notte, così qua sono vicino alla Francia. Io porto via fino l’arma!”.

Alla mia esclamazione non rispose, ma quella sera andò a finire che misero quattro guardie attorno alla mia tenda per paura che volessi disertare.

Tutto per colpa tua…”. Mi diceva una di loro.

Quattro guardie solo per te, quando ne sarebbe bastata una per tutta la compagnia!”. Erano un po’ arrabbiati, non potevo dargli torto, ma del resto non avrei mai più pensato di essere preso così alla lettera.

Le cose intanto si mettevano male: stava per scoppiare la guerra con la Francia. I pastori che normalmente affollavano i pascoli alpini con le loro greggi erano stati evacuati, non si vedeva più anima viva che non fossero soldati.

Un giorno mentre eravamo di guardia al confine, trovammo un gruppo di capre abbandonate, ero sicuro che lo fossero perché avevano ancora la campanella al collo nonostante qualche commilitone sostenesse si trattasse di camosci.

Per toglierci il dubbio e anche la fame gli tirammo due colpi di moschetto, e ne prendemmo una. Eravamo nei pressi delle Baracche di Castiglione, situate vicino all’attuale stazione sciistica Isola 2000 e visto che eravamo a due passi dal rifugio Nizza andammo lì per cucinarla.

Il rifugio, attrezzato per i passanti, era ben fornito anche di altri generi di conforto e tutto sommato quella volta uscì un discreto pranzetto.

occitan

S’istava aprochant la prima, eren lhi darriers jorns di cors, per qualqu’un de nosautri s’istava arrambant decò la fin de la “nàia”.

La jai nos fasia bramar: “Conged! Conged!”. Mas lo clima que se percebia era ben gaire rassegurant, a nòstri brams joiós contrabatia lo tenent disent: “Se vos lo firma ren Crist, vos lo firmarè pas degun!”

Fenits lhi cors e fenia definitivament la neu tornero mai dins la casèrna de La Clusa, restero aquí per una man de jorns puei nos manderen mai a far lhi champs estius.

Retornérem en Val d’Estura, mas aqueste viatge sus na bèla montanha sobre Lo Sambuc, pas luenh dal confin embe la França.

En aquel pòst lhi avia de largs pasturals, mas pasren da brusar per poler cusinear lo disnar, donca montant nos fasien cuélher lo bòsc sec dessot lhi àrbols que trobaviam dins la premiera part dal percors. Lhi avia qui portava de mai e qui de menc. Mi, en aquela ocasion, benlèu per fatiga, començero a restar arreire, sempre mai arreire fins que foguero chapat dai soldats que montaven embe lors muls.

Vista la mala paraa, fasero que m’ajontar a lor m’estachant a la coa d’un mul.

Passec ben gaire de temp que lo tenent me veiec e, visiblement embestiat, me bramec: “Laissa anar aquela coa! Laissa anar aquela coa!”. Mas mi, pasren, per deguna rason al mond auriu volgut la quitar. Me repilhec encara doas viras, mas iu l’escotavo pas, fin finala se calmec. Arrubats al champ, après aver montat las tendas e pròpi dins lo moment qu’én s’aprestava per lo disnar, lo graduat avia decidut que iu aquela sera deviu montar de garda.

Aquel salòp volia me la far pagar perqué lhi aviu pas donaa da ment per la question de la coa.

Ben!” pensero, e anero dal sargent que devia me donar la consenha lhi disent: “Vai ben far garda aquesta nueit, parelh aicí siu pas luenh de la França. Iu pòrto via fins l’arma!”.

A mon exclamacion respondec ren, mas aquela sera anec a fenir que buteren quatre gardas a l’entorn de ma tenda per paor que volguesse desertar.

Tot per ta colpa…”. Me disia un de lor.

Quatre gardas masque per tu, quora ne’n seria bastaa una per tota la companhia!”. Eren un pauc enrabiats, poliu ren lhi donar tòrt, mas totun auriu jamai pus pensat d’èsser pres parelh a la letra. Las causas entant se butaven mal: istava per esclopar la guèrra embe la França. Lhi pastres que normalament borraven lhi pasturatge alpins embe lors tropèl eren estats desbarrassats, se veïa pas pus anma viventa que foguessen ren soldats.

Un jorn dal temp qu’eriam de garda al confin, trobérem un grop de chabras abandonaas, ero segur que foguessen de chabras perqué avien encara la sonalha al còl malgrat qualque companh d’armas disesse qu’eren de chamós.

Per nos gavar lo dobte e decò la fam lhi tirérem dui colps de mosquet, e ne’n pilhérem una. Eriam pròche de las Baracas de Castilhon, plaçaas da cant a l’actuala estacion d’esquí Isla 2000 e vist qu’eriam a dui pas dal refugi Niça anérem aquí per la cusinear.

Lo refugi, equipajat per lhi passants, era decò ben fornit d’autres genres de confòrt e tot somat aquel viatge n’es resultaa una discreta merenda.


Cambia il clima

Lo clima chambia

dal libro "Giacomo Dalmasso Jaco Gròs racconta..." di Daniele Dalmasso

Cambia il clima
italiano

Si stava avvicinando la primavera ed erano gli ultimi giorni dei corsi, per alcuni di noi si stava avvicinando anche la fine della “naia”.

L’euforia ci faceva gridare: “Congedo! Congedo!”. Ma il clima che si percepiva non era per nulla rassicurante, alle nostre grida euforiche controbatteva il tenente dicendo: “Se non ve lo firma Cristo, non ve lo firmerà nessuno!”

Finiti i corsi e finita definitivamente la neve tornai di nuovo nella caserma di Chiusa Pesio, rimasi lì per alcuni giorni poi ci mandarono nuovamente a fare i campi estivi.

Ritornammo in Valle Stura ma questa volta su una bella montagna sopra Sambuco, non lontana dal confine con la Francia.

In quel posto c’erano ampi pascoli, ma nulla da bruciare per poter cucinare il rancio, quindi salendo ci facevano raccogliere la legna secca dei boschi che attraversavamo nella prima parte del percorso. C’era chi ne portava di più chi di meno. Io, in quell’occasione, forse per stanchezza, iniziai a rimanere indietro, sempre più indietro finché non fui raggiunto dai conducenti che salivano con i loro muli.

Vista la malaparata, feci che aggregarmi a loro attaccandomi alla coda di un mulo.

Passò ben poco tempo che il tenente mi vide e, visibilmente scocciato, mi ordinò: “Lascia andare quella coda! Lascia andare quella coda!”. Ma io, niente da fare, per nessuna ragione al mondo avrei voluto mollarla. Mi riprese ancora un paio di volte, ma io non ascoltavo, infine si placò. Arrivati al campo, dopo aver montato le tende e proprio nel momento in cui ci si stava preparando per il rancio, il graduato aveva deciso che io quella sera dovevo montare di guardia.

Quel farabutto voleva farmela pagare perché non gli avevo dato retta per il fatto della coda.

Bene!” pensai, e andai dal sergente che doveva darmi la consegna dicendogli: “Va bene far guardia questa notte, così qua sono vicino alla Francia. Io porto via fino l’arma!”.

Alla mia esclamazione non rispose, ma quella sera andò a finire che misero quattro guardie attorno alla mia tenda per paura che volessi disertare.

Tutto per colpa tua…”. Mi diceva una di loro.

Quattro guardie solo per te, quando ne sarebbe bastata una per tutta la compagnia!”. Erano un po’ arrabbiati, non potevo dargli torto, ma del resto non avrei mai più pensato di essere preso così alla lettera.

Le cose intanto si mettevano male: stava per scoppiare la guerra con la Francia. I pastori che normalmente affollavano i pascoli alpini con le loro greggi erano stati evacuati, non si vedeva più anima viva che non fossero soldati.

Un giorno mentre eravamo di guardia al confine, trovammo un gruppo di capre abbandonate, ero sicuro che lo fossero perché avevano ancora la campanella al collo nonostante qualche commilitone sostenesse si trattasse di camosci.

Per toglierci il dubbio e anche la fame gli tirammo due colpi di moschetto, e ne prendemmo una. Eravamo nei pressi delle Baracche di Castiglione, situate vicino all’attuale stazione sciistica Isola 2000 e visto che eravamo a due passi dal rifugio Nizza andammo lì per cucinarla.

Il rifugio, attrezzato per i passanti, era ben fornito anche di altri generi di conforto e tutto sommato quella volta uscì un discreto pranzetto.

occitan

S’istava aprochant la prima, eren lhi darriers jorns di cors, per qualqu’un de nosautri s’istava arrambant decò la fin de la “nàia”.

La jai nos fasia bramar: “Conged! Conged!”. Mas lo clima que se percebia era ben gaire rassegurant, a nòstri brams joiós contrabatia lo tenent disent: “Se vos lo firma ren Crist, vos lo firmarè pas degun!”

Fenits lhi cors e fenia definitivament la neu tornero mai dins la casèrna de La Clusa, restero aquí per una man de jorns puei nos manderen mai a far lhi champs estius.

Retornérem en Val d’Estura, mas aqueste viatge sus na bèla montanha sobre Lo Sambuc, pas luenh dal confin embe la França.

En aquel pòst lhi avia de largs pasturals, mas pasren da brusar per poler cusinear lo disnar, donca montant nos fasien cuélher lo bòsc sec dessot lhi àrbols que trobaviam dins la premiera part dal percors. Lhi avia qui portava de mai e qui de menc. Mi, en aquela ocasion, benlèu per fatiga, començero a restar arreire, sempre mai arreire fins que foguero chapat dai soldats que montaven embe lors muls.

Vista la mala paraa, fasero que m’ajontar a lor m’estachant a la coa d’un mul.

Passec ben gaire de temp que lo tenent me veiec e, visiblement embestiat, me bramec: “Laissa anar aquela coa! Laissa anar aquela coa!”. Mas mi, pasren, per deguna rason al mond auriu volgut la quitar. Me repilhec encara doas viras, mas iu l’escotavo pas, fin finala se calmec. Arrubats al champ, après aver montat las tendas e pròpi dins lo moment qu’én s’aprestava per lo disnar, lo graduat avia decidut que iu aquela sera deviu montar de garda.

Aquel salòp volia me la far pagar perqué lhi aviu pas donaa da ment per la question de la coa.

Ben!” pensero, e anero dal sargent que devia me donar la consenha lhi disent: “Vai ben far garda aquesta nueit, parelh aicí siu pas luenh de la França. Iu pòrto via fins l’arma!”.

A mon exclamacion respondec ren, mas aquela sera anec a fenir que buteren quatre gardas a l’entorn de ma tenda per paor que volguesse desertar.

Tot per ta colpa…”. Me disia un de lor.

Quatre gardas masque per tu, quora ne’n seria bastaa una per tota la companhia!”. Eren un pauc enrabiats, poliu ren lhi donar tòrt, mas totun auriu jamai pus pensat d’èsser pres parelh a la letra. Las causas entant se butaven mal: istava per esclopar la guèrra embe la França. Lhi pastres que normalament borraven lhi pasturatge alpins embe lors tropèl eren estats desbarrassats, se veïa pas pus anma viventa que foguessen ren soldats.

Un jorn dal temp qu’eriam de garda al confin, trobérem un grop de chabras abandonaas, ero segur que foguessen de chabras perqué avien encara la sonalha al còl malgrat qualque companh d’armas disesse qu’eren de chamós.

Per nos gavar lo dobte e decò la fam lhi tirérem dui colps de mosquet, e ne’n pilhérem una. Eriam pròche de las Baracas de Castilhon, plaçaas da cant a l’actuala estacion d’esquí Isla 2000 e vist qu’eriam a dui pas dal refugi Niça anérem aquí per la cusinear.

Lo refugi, equipajat per lhi passants, era decò ben fornit d’autres genres de confòrt e tot somat aquel viatge n’es resultaa una discreta merenda.