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Giacomo Dalmasso “Jaco Gròs” racconta...

Campi ed esercitazioni

Champs e exercitacions

dal libro "Giacomo Dalmasso Jaco Gròs racconta..." di Daniele Dalmasso

Campi ed esercitazioni
italiano

Il 2 agosto 1938 partimmo per i campi estivi.

Ci recammo a Vinadio.

Lì, per un mese, lavorammo al rifacimento delle mulattiere, poi verso la fine di agosto partecipammo alle “grandi manovre”, una specie di guerra simulata.

Una notte, infatti, partimmo da Vinadio e attraversando passi e colli alpini arrivammo fino alla Rocca dell’Abisso e successivamente alla Bassa di Peirafica marciando con zaini fardellati, moschetti a tracolla caricati a salve e muli al seguito anch’essi allestiti per l’esercitazione.

Di tanto in tanto qualcuno sparava un colpo per dare l’impressione di essere veramente in guerra. Sembrava un grande gioco.

Da Peirafica marciammo poi in direzione Limone passando per il colle di Tenda. Facemmo una breve sosta al forte Centrale, dove ricordo ancora oggi con stupore che al suo interno non vi era assolutamente nulla nel senso che non era stato armato, infine scendemmo a Limone dove ci accampammo nei pressi dell’hotel Principe, proprio dove c’era la partenza della vecchia slittovia della casetta rossa.

Montammo le tende come da copione, poi avevamo la serata libera per girare nel paese.

In quella occasione pensai, visto che ero vicino a casa, che avrei potuto andare fino al tetto a trovare i miei famigliari. Come potevo fare però? Beh, a piedi ci avrei messo sicuramente troppo allora, mentre ormai stavo lasciando le tende per dirigermi in paese, mi balzò in mente che avrei potuto chiedere in prestito una bicicletta a qualcuno.

Ce n’erano così tante davanti alle osterie che ero sicuro di poter trovare qualche anima gentile disposta ad imprestarmene una per qualche ora.

Non uno! Provai a chiedere in due o tre osterie, ma nessuno era disposto ad aiutarmi, il mio sogno stava sfumando, ma no, non volevo ancora gettare la spugna.

Giunto all’osteria della “Trincera”, una vecchia taverna presente ancora oggi, dopo aver domandato per l’ennesima volta se c’era qualcuno disposto ad imprestarmi la bici, ma senza alcuna risposta, feci che prenderne una di quelle parcheggiate lì fuori e, come un matto, pedalai fino a casa.

Giunto al tetto, feci una bella sorpresa ai miei genitori, dopodiché andai ën vìe, a vegliare, tutta la notte e tornai su la mattina presto, riponendo la bicicletta là dove l’avevo presa, con la differenza che la sera prima era pieno zeppo di altre bici, mentre ora era la sola.

Non conobbi mai il padrone della bicicletta, ma appena qualche ora dopo avevo saputo che aveva fatto denuncia per furto ai carabinieri. Fortunatamente non mi acciuffarono.

Il giorno seguente dopo aver levato le tende, fummo nuovamente in marcia, direzione est e dopo essere passati dal tetto Almellina salimmo a Colla Piana per poi scendere a San Giacomo di Boves dove ci aspettava il rancio dei soldati e la fine delle “grandi manovre”.

Da lì tornammo a Chiusa Pesio nel nostro ex convento adibito a caserma.

In quella struttura eravamo in circa centocinquanta e ci passai il mio primo anno di naia. 

occitan

Lo 2 d’avost dal 1938 partérem per lhi champs estius.

Se portérem a Vinai.

Aquí, per un mes, trabalhérem a arranjar las mulatieras, puei vèrs la fin d’avost partecipérem a las “grandas manòbras”, na sòrta de guèrra simulaa.

Na nueit, en efèct, partérem da Vinai e atraversant bèrchas e còls alpins arribérem fins a la Ròca de l’Abís e après a la Bassa de Peirafica marchant embe de bersacs fardelats, mosquets a tracòl charjats a salve e tant de muls decò lor pareats per l’exercitacion.

De tant en tant qualqu’un esparava un colp per donar l’empression d’èsser pròpi en guèrra. Semelhava un grand juec.

Da Peirafica marchérem puei en direccion Limon passant per lo còl de Tenda. Fasérem na pichòta sosta al fòrt Central, ente enaviso encara encuei embe d’estonament que a son dedins lhi avia absolutament pasren, dins lo sens qu’era pas estat armat, enfin calérem a Limon ente nos dispausérem pròche de l’aubèrge Princi, pròpi ente lhi avia la partença de la vielha lieia-via de la maisoneta rossa.

Montérem las tendas coma da manual, puei aviam la serada libra per virar dins lo país.

En aquela ocasion pensero que, vist qu’ero pas luenh da maison, auriu polgut anar fins al teit a trobar mi parents. Mas coma poliu far? Beh, a pè lhi auriu butat segurament tròp, alora, dal temp que de bèl avant istavo laissant las tendas per anar vèrs lo país, me sautec en ment que auriu polgut empremiar da qualqu’un na bicicleta.

Lhi n’avia un baron denant a lhi òstes tant que ero segur de poler trobar qualqua anma bòna despausaa a me ne’n prestar una per un parelh d’oras.

Pas degun! Provero a chamar en dui o tres òstes, mas degun era desponible a m’ajuar, mon sumi istava esfumant, mas no, voliu pas encara renonciar.

Arribat a l’òste de la “Trincera”, na vielha tavèrna presenta encara encuei, après aver demandat per la darriera vira se lhi avia qualqu’un despausat a me prestar la bici, mas sensa deguna respòsta, fasero que ne’n pihar una d’aquelas apontalhaas aquí de fòra e, coma un mat, pedalero fins a maison.

Arribat al teit fasero na bèla suspresa a mi parents, après anero a velhar tota la nueit e tornero amont la matin fito, butant la bicicleta ailai ente l’aviu trobaa, embe la diferença que la sera denant era plen borrat de bicicletas, dal temp que aüra era la soleta.

Conoissero jamai lo patron de la bicicleta, mas just qualqua ora après aviu sabut que avia fait denóncia ai carabiniers per robalici. Aürosament me pilheren ren.

Lo jorn seguent, après aver gavat las tendas, foguérem mai en marcha, direccion est e après èsser passats dal teit Almellina montérem a La Còla Plana per puei calar a Sant Jaco de Bueves ente nos atendia lo disnar di soldats e la fin de las “grandas manòbras”.

D’aquí tornérem a La Clusa dins nòstre ex convent uso casèrna.

En aquela estructura eriam a pauc près cent e cinquanta e lhi passero mon prim an de nàia.


Campi ed esercitazioni

Champs e exercitacions

dal libro "Giacomo Dalmasso Jaco Gròs racconta..." di Daniele Dalmasso

Campi ed esercitazioni
italiano

Il 2 agosto 1938 partimmo per i campi estivi.

Ci recammo a Vinadio.

Lì, per un mese, lavorammo al rifacimento delle mulattiere, poi verso la fine di agosto partecipammo alle “grandi manovre”, una specie di guerra simulata.

Una notte, infatti, partimmo da Vinadio e attraversando passi e colli alpini arrivammo fino alla Rocca dell’Abisso e successivamente alla Bassa di Peirafica marciando con zaini fardellati, moschetti a tracolla caricati a salve e muli al seguito anch’essi allestiti per l’esercitazione.

Di tanto in tanto qualcuno sparava un colpo per dare l’impressione di essere veramente in guerra. Sembrava un grande gioco.

Da Peirafica marciammo poi in direzione Limone passando per il colle di Tenda. Facemmo una breve sosta al forte Centrale, dove ricordo ancora oggi con stupore che al suo interno non vi era assolutamente nulla nel senso che non era stato armato, infine scendemmo a Limone dove ci accampammo nei pressi dell’hotel Principe, proprio dove c’era la partenza della vecchia slittovia della casetta rossa.

Montammo le tende come da copione, poi avevamo la serata libera per girare nel paese.

In quella occasione pensai, visto che ero vicino a casa, che avrei potuto andare fino al tetto a trovare i miei famigliari. Come potevo fare però? Beh, a piedi ci avrei messo sicuramente troppo allora, mentre ormai stavo lasciando le tende per dirigermi in paese, mi balzò in mente che avrei potuto chiedere in prestito una bicicletta a qualcuno.

Ce n’erano così tante davanti alle osterie che ero sicuro di poter trovare qualche anima gentile disposta ad imprestarmene una per qualche ora.

Non uno! Provai a chiedere in due o tre osterie, ma nessuno era disposto ad aiutarmi, il mio sogno stava sfumando, ma no, non volevo ancora gettare la spugna.

Giunto all’osteria della “Trincera”, una vecchia taverna presente ancora oggi, dopo aver domandato per l’ennesima volta se c’era qualcuno disposto ad imprestarmi la bici, ma senza alcuna risposta, feci che prenderne una di quelle parcheggiate lì fuori e, come un matto, pedalai fino a casa.

Giunto al tetto, feci una bella sorpresa ai miei genitori, dopodiché andai ën vìe, a vegliare, tutta la notte e tornai su la mattina presto, riponendo la bicicletta là dove l’avevo presa, con la differenza che la sera prima era pieno zeppo di altre bici, mentre ora era la sola.

Non conobbi mai il padrone della bicicletta, ma appena qualche ora dopo avevo saputo che aveva fatto denuncia per furto ai carabinieri. Fortunatamente non mi acciuffarono.

Il giorno seguente dopo aver levato le tende, fummo nuovamente in marcia, direzione est e dopo essere passati dal tetto Almellina salimmo a Colla Piana per poi scendere a San Giacomo di Boves dove ci aspettava il rancio dei soldati e la fine delle “grandi manovre”.

Da lì tornammo a Chiusa Pesio nel nostro ex convento adibito a caserma.

In quella struttura eravamo in circa centocinquanta e ci passai il mio primo anno di naia. 

occitan

Lo 2 d’avost dal 1938 partérem per lhi champs estius.

Se portérem a Vinai.

Aquí, per un mes, trabalhérem a arranjar las mulatieras, puei vèrs la fin d’avost partecipérem a las “grandas manòbras”, na sòrta de guèrra simulaa.

Na nueit, en efèct, partérem da Vinai e atraversant bèrchas e còls alpins arribérem fins a la Ròca de l’Abís e après a la Bassa de Peirafica marchant embe de bersacs fardelats, mosquets a tracòl charjats a salve e tant de muls decò lor pareats per l’exercitacion.

De tant en tant qualqu’un esparava un colp per donar l’empression d’èsser pròpi en guèrra. Semelhava un grand juec.

Da Peirafica marchérem puei en direccion Limon passant per lo còl de Tenda. Fasérem na pichòta sosta al fòrt Central, ente enaviso encara encuei embe d’estonament que a son dedins lhi avia absolutament pasren, dins lo sens qu’era pas estat armat, enfin calérem a Limon ente nos dispausérem pròche de l’aubèrge Princi, pròpi ente lhi avia la partença de la vielha lieia-via de la maisoneta rossa.

Montérem las tendas coma da manual, puei aviam la serada libra per virar dins lo país.

En aquela ocasion pensero que, vist qu’ero pas luenh da maison, auriu polgut anar fins al teit a trobar mi parents. Mas coma poliu far? Beh, a pè lhi auriu butat segurament tròp, alora, dal temp que de bèl avant istavo laissant las tendas per anar vèrs lo país, me sautec en ment que auriu polgut empremiar da qualqu’un na bicicleta.

Lhi n’avia un baron denant a lhi òstes tant que ero segur de poler trobar qualqua anma bòna despausaa a me ne’n prestar una per un parelh d’oras.

Pas degun! Provero a chamar en dui o tres òstes, mas degun era desponible a m’ajuar, mon sumi istava esfumant, mas no, voliu pas encara renonciar.

Arribat a l’òste de la “Trincera”, na vielha tavèrna presenta encara encuei, après aver demandat per la darriera vira se lhi avia qualqu’un despausat a me prestar la bici, mas sensa deguna respòsta, fasero que ne’n pihar una d’aquelas apontalhaas aquí de fòra e, coma un mat, pedalero fins a maison.

Arribat al teit fasero na bèla suspresa a mi parents, après anero a velhar tota la nueit e tornero amont la matin fito, butant la bicicleta ailai ente l’aviu trobaa, embe la diferença que la sera denant era plen borrat de bicicletas, dal temp que aüra era la soleta.

Conoissero jamai lo patron de la bicicleta, mas just qualqua ora après aviu sabut que avia fait denóncia ai carabiniers per robalici. Aürosament me pilheren ren.

Lo jorn seguent, après aver gavat las tendas, foguérem mai en marcha, direccion est e après èsser passats dal teit Almellina montérem a La Còla Plana per puei calar a Sant Jaco de Bueves ente nos atendia lo disnar di soldats e la fin de las “grandas manòbras”.

D’aquí tornérem a La Clusa dins nòstre ex convent uso casèrna.

En aquela estructura eriam a pauc près cent e cinquanta e lhi passero mon prim an de nàia.