Enti in rete L.482/99   

Giacomo Dalmasso “Jaco Gròs” racconta...

Ricordi d’infanzia

Recòrds d’enfança

dal libro "Giacomo Dalmasso Jaco Gròs racconta..." di Daniele Dalmasso

Ricordi d’infanzia
italiano

Mi chiamo Giacomo Dalmasso e sono nato il 21 ottobre del 1915 al tetto Cabilla, una delle molte borgate che costellano i piedi della Bisalta, situata a metà strada fra Vernante e Limone, ma ancora appartenente al comune di Vernante.

Quando nacqui mio padre era in guerra. Si trattava della Grande Guerra, quella del ‘15-‘18; aveva combattuto in Trentino.

Avevo circa quattro anni, quando tornò a casa. Se n’arrivò un giorno, con un lungo pastrano e una fitta barba scura. Quando lo vidi, non sapevo chi fosse, spaventato scappai via, al contrario delle mie sorelle più grandi: Marianin e Ieta, che invece gli andarono incontro felici. Pensavo che fosse il barbabrüt delle storie che mi raccontavano da bambino, venuto da lontano per portarmi via. Solo più tardi capii che quell’uomo era mio padre, che tornava dal fronte.

Qualche anno dopo come per tutti i bambini arrivò anche per me il momento della scuola.

Le scuole erano in centro al paese dove adesso c’è il palazzo della banca, e si affacciavano sulla piazza dell’Ala. Quando allora c’era ancora l’ala mercatale.

Tutti i giorni dovevo farmela a piedi da casa mia, ci mettevo circa un’ora all’andata e un’ora al ritorno. Si andava a scuola il mattino e il pomeriggio. Se però faceva brutto, noi dei tetti, eravamo autorizzati a frequentare solo le lezioni del mattino, poiché nel pomeriggio avevamo già il nostro bel da fare nell’affrontare il viaggio di ritorno verso casa.

Tra le lezioni del mattino, quelle del pomeriggio, viaggio d’andata e di ritorno, il tempo per studiare era ben poco. Quando arrivavo a casa era ora di cena, mangiavo qualcosa velocemente e se la stanchezza non mi vinceva andavo nella stalla e, al chiarore della lanterna, cercavo di studiare la lezione per il giorno dopo.

La scuola era obbligatoria, ma spesso a casa c’erano dei lavori da fare. Aiutare a far legna, portare il letame nei campi, aiutare nel periodo della semina delle patate o nella raccolta delle castagne, erano solo alcuni dei tanti.

La realtà era che tra brutto tempo e priorità lavorative famigliari non sempre si poteva frequentare regolarmente la scuola.

Poi da noi l’inverno è sempre stato poco clemente, quindi alla fine erano molti i giorni in cui, per un motivo o per l’altro, non si poteva andare a scuola ed è anche per queste ragioni che spesso, e fu così per la maggior parte di noi, si doveva ripetere l’anno.

Andai a scuola fino alla quarta elementare, anzi, a dire il vero non diedi neppure più l’esame finale perché in primavera i miei genitori mi mandarono a lavorare con uno zio che aveva sposato zia Monica, sorella di mia madre.

Lui e la sua famiglia erano soprannominati i Busseia e sebbene originari dell’omonimo tetto di Vernante, abitavano a Tenda. Lì svolgevano l’attività di malgari e durante la stagione invernale erano soliti portare le loro mucche nella pianura piemontese di là del colle. Recòrds d’enfança

occitan

Me sòno Jaco Dalmàs e siu naissut lo 21 d’octobre dal 1915 a L’Ibae, una des numerosas ruaas ai pè d’la Besimauda, posicionaa a meitat chamin entre Lo Vernant e Limon, mas encara apartenent a la comuna dal Vernant.

Quora naissero, mon paire era en guèrra. Se tractava de la Granda Guèrra, aquela dal ‘15-‘18; avia combatut en Trentin.

Aviu a pauc près quatre ans, quora retornec a maison. Arribec un jorn, embe un lòng pastran e n’espessa barba escura. Quora lo veiero, sabiu pas qui foguesse, esbarruat escapero via, al contrari des mas sòrres mai grandas: Marianin e Ieta, que ensita lhi aneren encòntra joiosas.

Pensavo foguesse lo barbabrut de las estòrias que me contaven da pichòt, vengut daluenh per portar-me via. Masque pus tard comprenero qu’aquel òme era mon paire, que tornava dal frònt.

Qualque an après, coma per tuiti lhi pichòts, arribec decò per iu lo moment de l’escòla.

Las escòlas eren al centre de la vila ente aüra la lhi a lo palais de la banca e s’esguinchaven sus la plaça de l’Ala, daus que alora la lhi avia encara lhi pòrtis de l’Ala.

Tuiti lhi jorns deviu chaminar a pè da ma maison, lhi butavo a pauc près n’ora per anar e n’ora per tornar. S’anava a l’escòla lo matin e l’après merenda. Se ensita la fasia marrit temp, nosautri di teits, eriam autorizat a frequentar masque las leiçons dal matin, vist que dins l’après-merenda aviam já nòstre bèl da far per afrontar lo chamin dal retorn.

Entre las leiçons dal matin, aquelas de l’après-merenda, viatge d’anaa e de retorn, lo temp per estudiar era ben gaire. Quora arribavo a maison era bèla que ora de cina, minjavo qualquaren de corsa e se la fatiga me ganhava ren, anavo dins l’estable e, al clar dal lume, cerchavo d’estudiar la leiçon per lo jorn d’après.

L’escòla era obligatòria, mas sovent a maison la lhi avia des trabalhs emportants da far: ajuar a far bòsc, portar lo leam enti champs, plantar las tartífolas o culhir chastanhas e son masque qualqu’un di tanti.

La realitat era que entre lo temp marrit e las prioritats di numerós trabalhs familiars, pas sempre era possible d’anar regolarment a l’escòla.

Puèi da nosautri l’uvèrn es sempre estat gaire clemént, donca en fin finala eren un baron lhi jorns, que per n’escusa o l’autra, se polia pas anar a l’escòla e ben per aquò que sovent, e foguec parelh per la mai gròssa part de nosautri, se devia repéter l’an.

Anero a l’escòla fins en qüarta elementara, mas a dir lo ver donero nimanc pus la pròva finala perqué arribaa la prima mi parents me manderen a trabalhar embe un barba que avia mariat manha Mònica, sòrre de ma maire.

Ele e sa familha eren sonats lhi Busselha e bèla se originaris dal teit dal Vernant que pòrta lo mesme nòm, demoraven a Tenda. Aiquí fasien lhi marguiers e d’abituda dins la sason uvernala portaven las vachas dins la plana piemontesa d’ailai dal còl.


Ricordi d’infanzia

Recòrds d’enfança

dal libro "Giacomo Dalmasso Jaco Gròs racconta..." di Daniele Dalmasso

Ricordi d’infanzia
italiano

Mi chiamo Giacomo Dalmasso e sono nato il 21 ottobre del 1915 al tetto Cabilla, una delle molte borgate che costellano i piedi della Bisalta, situata a metà strada fra Vernante e Limone, ma ancora appartenente al comune di Vernante.

Quando nacqui mio padre era in guerra. Si trattava della Grande Guerra, quella del ‘15-‘18; aveva combattuto in Trentino.

Avevo circa quattro anni, quando tornò a casa. Se n’arrivò un giorno, con un lungo pastrano e una fitta barba scura. Quando lo vidi, non sapevo chi fosse, spaventato scappai via, al contrario delle mie sorelle più grandi: Marianin e Ieta, che invece gli andarono incontro felici. Pensavo che fosse il barbabrüt delle storie che mi raccontavano da bambino, venuto da lontano per portarmi via. Solo più tardi capii che quell’uomo era mio padre, che tornava dal fronte.

Qualche anno dopo come per tutti i bambini arrivò anche per me il momento della scuola.

Le scuole erano in centro al paese dove adesso c’è il palazzo della banca, e si affacciavano sulla piazza dell’Ala. Quando allora c’era ancora l’ala mercatale.

Tutti i giorni dovevo farmela a piedi da casa mia, ci mettevo circa un’ora all’andata e un’ora al ritorno. Si andava a scuola il mattino e il pomeriggio. Se però faceva brutto, noi dei tetti, eravamo autorizzati a frequentare solo le lezioni del mattino, poiché nel pomeriggio avevamo già il nostro bel da fare nell’affrontare il viaggio di ritorno verso casa.

Tra le lezioni del mattino, quelle del pomeriggio, viaggio d’andata e di ritorno, il tempo per studiare era ben poco. Quando arrivavo a casa era ora di cena, mangiavo qualcosa velocemente e se la stanchezza non mi vinceva andavo nella stalla e, al chiarore della lanterna, cercavo di studiare la lezione per il giorno dopo.

La scuola era obbligatoria, ma spesso a casa c’erano dei lavori da fare. Aiutare a far legna, portare il letame nei campi, aiutare nel periodo della semina delle patate o nella raccolta delle castagne, erano solo alcuni dei tanti.

La realtà era che tra brutto tempo e priorità lavorative famigliari non sempre si poteva frequentare regolarmente la scuola.

Poi da noi l’inverno è sempre stato poco clemente, quindi alla fine erano molti i giorni in cui, per un motivo o per l’altro, non si poteva andare a scuola ed è anche per queste ragioni che spesso, e fu così per la maggior parte di noi, si doveva ripetere l’anno.

Andai a scuola fino alla quarta elementare, anzi, a dire il vero non diedi neppure più l’esame finale perché in primavera i miei genitori mi mandarono a lavorare con uno zio che aveva sposato zia Monica, sorella di mia madre.

Lui e la sua famiglia erano soprannominati i Busseia e sebbene originari dell’omonimo tetto di Vernante, abitavano a Tenda. Lì svolgevano l’attività di malgari e durante la stagione invernale erano soliti portare le loro mucche nella pianura piemontese di là del colle. Recòrds d’enfança

occitan

Me sòno Jaco Dalmàs e siu naissut lo 21 d’octobre dal 1915 a L’Ibae, una des numerosas ruaas ai pè d’la Besimauda, posicionaa a meitat chamin entre Lo Vernant e Limon, mas encara apartenent a la comuna dal Vernant.

Quora naissero, mon paire era en guèrra. Se tractava de la Granda Guèrra, aquela dal ‘15-‘18; avia combatut en Trentin.

Aviu a pauc près quatre ans, quora retornec a maison. Arribec un jorn, embe un lòng pastran e n’espessa barba escura. Quora lo veiero, sabiu pas qui foguesse, esbarruat escapero via, al contrari des mas sòrres mai grandas: Marianin e Ieta, que ensita lhi aneren encòntra joiosas.

Pensavo foguesse lo barbabrut de las estòrias que me contaven da pichòt, vengut daluenh per portar-me via. Masque pus tard comprenero qu’aquel òme era mon paire, que tornava dal frònt.

Qualque an après, coma per tuiti lhi pichòts, arribec decò per iu lo moment de l’escòla.

Las escòlas eren al centre de la vila ente aüra la lhi a lo palais de la banca e s’esguinchaven sus la plaça de l’Ala, daus que alora la lhi avia encara lhi pòrtis de l’Ala.

Tuiti lhi jorns deviu chaminar a pè da ma maison, lhi butavo a pauc près n’ora per anar e n’ora per tornar. S’anava a l’escòla lo matin e l’après merenda. Se ensita la fasia marrit temp, nosautri di teits, eriam autorizat a frequentar masque las leiçons dal matin, vist que dins l’après-merenda aviam já nòstre bèl da far per afrontar lo chamin dal retorn.

Entre las leiçons dal matin, aquelas de l’après-merenda, viatge d’anaa e de retorn, lo temp per estudiar era ben gaire. Quora arribavo a maison era bèla que ora de cina, minjavo qualquaren de corsa e se la fatiga me ganhava ren, anavo dins l’estable e, al clar dal lume, cerchavo d’estudiar la leiçon per lo jorn d’après.

L’escòla era obligatòria, mas sovent a maison la lhi avia des trabalhs emportants da far: ajuar a far bòsc, portar lo leam enti champs, plantar las tartífolas o culhir chastanhas e son masque qualqu’un di tanti.

La realitat era que entre lo temp marrit e las prioritats di numerós trabalhs familiars, pas sempre era possible d’anar regolarment a l’escòla.

Puèi da nosautri l’uvèrn es sempre estat gaire clemént, donca en fin finala eren un baron lhi jorns, que per n’escusa o l’autra, se polia pas anar a l’escòla e ben per aquò que sovent, e foguec parelh per la mai gròssa part de nosautri, se devia repéter l’an.

Anero a l’escòla fins en qüarta elementara, mas a dir lo ver donero nimanc pus la pròva finala perqué arribaa la prima mi parents me manderen a trabalhar embe un barba que avia mariat manha Mònica, sòrre de ma maire.

Ele e sa familha eren sonats lhi Busselha e bèla se originaris dal teit dal Vernant que pòrta lo mesme nòm, demoraven a Tenda. Aiquí fasien lhi marguiers e d’abituda dins la sason uvernala portaven las vachas dins la plana piemontesa d’ailai dal còl.