Enti in rete L.482/99   

Fanzela! Fanzela!

Fanzela! Fanzela!

di Marco Rey

Fanzela! Fanzela!
italiano Siamo alla fine del mese di febbraio a San Antonio, frazione di Giaglione, nei vicoli la neve schiacciata e battuta si mescola alle tracce di letame lasciate dalle carrette che escono dalle stalle, un gruppo di ragazzini corre urlando in mezzo alle case.
Fanzela! Fanzela! rompi la scodella e fanne una ancora più bella! Ora una voce sottile, ora un'altra poi tutti insieme.
E' abitudine in questo periodo bruciare il carnevale e tutte le borgate del paese hanno un luogo per questo deputato: si raduna un grosso mucchio di fascine, ramaglie e rovi alto fino a tre metri ed in cima, legato ad un palo, si posiziona un grosso pupazzo con le sembianze di vecchio, il Camentran.
La sera tutti i borghigiani si raccolgono attorno al rogo, è questa la Fanzela.
Non comprendiamo appieno perché la Fanzela rompe la scodella per farne una più bella, ma sappiamo che è simbolo del passaggio: rappresenta la fine di qualcosa di vecchio che attende ad un nuovo inizio, un cambiamento che la comunità inaugura con una grande festa.
Ci hanno insegnato a dire così, lo dicevano i nonni, lo urlavano i nostri genitori, ora è il nostro turno.
Per preparare il mucchio i bambini della borgata lavorano tutto il mese ed ogni mezzo serve per la raccolta, carretti, slitte.. ma bisogna raccogliere più materiale possibile per innalzare il falò più grosso! "La nostra Fanzela deve durare bruciando più delle altre"
La Fanzela della nostra borgata si fa alla Rounzieřa, ed il materiale raccolto si deposita preventivamente in una vecchia stalla abbandonata e solo alcuni giorni prima del rogo si porta sul posto. La vigilia entrano in gioco anche i grandi, il mucchio infatti diventa grosso e alto e tutti danno una mano, infine il pomeriggio si monta il pupazzo.
È un lungo lavoro ed oltre a reperire il materiale è nostro compito vigilare il lavoro dei concorrenti, ( i falò delle altre borgate) organizzando turni di guardia per non farci rubare le fascine e controllare che i rivali possano appiccare il fuoco al nostro mucchio anzitempo.
Il materiale più ricercato sono le fascine di sarmenti delle viti appena potate, tutti ne regalano tre o quattro ma quelle ammucchiate nelle vigne non si possono raccogliere.
Un giorno, tornando da scuola, siamo passati a controllare i lavori alla Fanzela di San Giuseppe, ma ci hanno sorpresi e temendo che volessimo accenderla, ci minacciano di legarci e bruciarci nel mucchio, per fortuna non è successo: ma che spavento!
Nel paese di Giaglione tutte le borgate bruciano la Fanzela, la più bella è quella che arde più a lungo e si spegne più tardi, tutti controllano le altre e la gara è implicita dato che da ogni luogo si vedono bruciare le altre.
Le urla dei bambini hanno avvisato tutte le genti, è ora! Possiamo accendere.. i borghigiani sono tutti presenti, anche gli anziani, chi porta il bottiglione di vino, chi qualcosa da mangiare, chi la pala, chi il tridente e Aldo l'immancabile fisarmonica.
È notte e controlliamo le altre, non accendono? Occhio, guardate al Cloo - accendono!-
La Fanzela si accende su quattro lati, così brucia diritta e non cade cedendo di lato, sono gli anziani ad eseguire l'operazione! Tutto d‘un tratto le fiamme partono in alto crepitando e le scintille si perdono nel buio della notte, bisogna arretrare perché il calore è forte, qualcuno inizia a gridare - Camentran brucia!-.
Si canta, si balla, noi corriamo intorno come impazziti, la nostra sembra sempre la più grossa!
Il fuoco dura a lungo, brucia bene e la Fanzela non è scivolata di lato, di tanto intanto qualcuno vi infila il tridente e fa volare in alto scie di scintille... nella notte questi punti rossi si mescolano a quelli più chiari delle stelle. Siamo stretti intorno al fuoco, la parte del corpo esposta alle fiamme brucia, ma lungo la schiena corrono brividi di freddo portati dal buio.
La Fanzela ci protegge, ma intorno e dietro di noi il buio racchiude forze e sensazioni che ancora di più ci fanno serrare assieme.
Quando le fiamme si abbassano ulteriormente le persone si stringono ancora e ancora, adesso iniziano antichi riti, il salto delle braci... qualcuno di nuovo ci lascerà i pantaloni! Non è roba da bambini, Janon è il più bravo, pianta il tridente in centro e vola dall'altra parte.
Il freddo comincia a farsi sentire è ora di ritirarsi, anche gli altri fuochi si sono spenti, abbiamo bruciato il vecchio! Domani qualcuno chiuderà il grosso mucchio di braci che fumerà ancora per parecchi giorni.
Oggigiorno si brucia una Fanzela unica per tutto il paese, l'asfalto delle piazze fonde sotto al fuoco ed è difficile trovare il posto adatto, comunque la Fanzela tutti gli anni brucia ancora.
franco-provenzale Seun a la fin dou mez de fevrie a la Vilo, ina bourdza de Dzalhoun, d'in le countraa la nèi lhet pitaa è lhe se mèicle a le traseus de lham que le tsarteus portoun fořa da l'èitrablo, in troup de mèinaa ou coort bralhan foort per le mèizoun.
Fanzela! Fanzela! Crepa l'èicouèla faneun ino col pi belaaa! In cool ina vouee pi fina, in cool in'aoutra, è apree touit ansèin.
Et coutuma a la fin dou mez de fevriee bruzee Camentran, caze tot le bourdzaa dou pai ian ina plasa a posta per la Fanzela, se fèt in groo quitsoun de rama, de rounzeus, d'èisarmeun viot fin a tre mètre è anout an simo se grope in babacho, in vielh, na deuioun lou Camentran è apre touit ansèin de vepro tard se don fouva aou quitsoun è ou se bruze, et la Fanzela.
Mai aieun capii que èicouela deivian roumpre, per quei na vezian ino copii bela, saieun que et la fin de ina tsoza vielha è apre na coumanse in'aoutra, carcareun livre è foot tsèindzee, vou vezeun touit ansèin, pařie coumanseun ave ina bèla feta.
Ian mountranos a diře pařie, vou dezioun li nono, ian bralhavo li paře, ařo totse a nous aoutris.
Per aprestee la fanzela tot li mèina de la bourdzaa travalhoun in boun mez, onhi moblo ou servit per arbate la roba da bruzee, tsareut, lèieus, foot arbateneun bien, foot deloun faře la fanzela pi grosa! Lhe deet duřee coumee que lez-aoutreus.
La fanzela de la Vilo lhe se fet a la Rounzieřa, è la rama arbataa la biteun d'in in èitrablo voueit e l'aquitsouneun tsu lou post maque carque dzort devan, la vizile nous èidoun ase sit pi gran, lou quitsoun ou vien viot è tot le dzeun de la bourdzza nous èidoun, l'apre mareunda ie biteun asé lou Camentran an simò.
Et in gran travalh, fot arbate la rama ma anque countroule lez aoutres fanzeleus, que fisoun pa pi groseus , fot vardese que lh'aoutris venisoun pa a roubenos la rama, per quinze dzort et in gran sagrin.
E can lhe s'aquitsone desu lou post fot vardese per quei pa nun venise avisquela devan lou tein.
Seun que vet mielh de tot et lh'eisarmeun, touit na donoun tre catro fèisineus, ma seleus aquitsouna aou foun de le vinheus foot pa toutseleus.
L'aoutrie an tournan da l'eicola me è in cambrada aieun pouia anout per li booc per countroulee la fanzela dou Pouèizat, ian tsapanoun è dezioun que voulhan avisquela, sit pi gran voulhoun groupenous e tapenous dedin lou quitsoun per bruzenous, aieun pa pasa in bel moumeun!
A Dzalhoun tot le bourdzaa aioun ina Fanzela, la pi bèla iere selo que lhe s'amourtave pi tard, que lhe duřave pi loun tèin, touit vaioun lez-aoutres.
Can li mèina ian bèin aviza tot le dzeun, et oura! Peioun avisquee...sit de la bourdzaa ie soun touit, anquee li pi vielh, qui porte lou pintoun, qui carcaeun da roudzee, qui porte ina pala qui in treieun, Aldo ou l'ot deloun la fiza.
D'in la nouet avèiteun bèin lez-aoutres, ian pa cool aviscaa? - vezi ameun, avèita aou Cloo, aviscoun!- la Fanzela lhe se avisque da catro cantoun, pařie lhe bruze dreita è lhe tset paa.
Et li vielh que aviscoun! D'in pareun le flameus poioun viaouteus e lez-èiplieus se perdoun d'in la nouet! Atrouplan fot tiřese pi arie, carcun coumanse a bralhee -Camentran ou bruzee!- se tsante, se bale, nos coureun l'antort queme de mat, seun touit counten, la notra lh'aseumble deloun la pi grosa!
Ie vet de tèin per bruzela tot, sèi col lhe tsét paa, lhe bruzee bèin, onhi tan carque omeun ou plante lou trèieun din lou fouva è ou fèt voulee lez-èiplieus, viot d'in la nouet...lou roudzò de lez-èiplieus ou se mèicle aou blan de lez-èiteileus, seun touit ansèin aou tort de la Fanzela, devan te bruzeuz ma a trave dou crepioun la nouet lhe fet seuntrese.
La fanzela lhe nou proutedze, ma tot l'antort darie lou crepioun et fret, èicuu: aseumble deloun que arivise carcun, ina forsa lhe nou sare touit ansèin l'antort aou fouva.
Le flameus duřoun in bèl moumeun, apre can se bèisoun le dzeun peioun sarese pi tacaa, ařo totse saoute llou quitsoun de braza.. carcoun torn bruzese li pantaloun! et pa per nos peutseut, et siit pi gran, Janon et lou pi boun, ou l'anovre lou trèieun, ou lou plante aou mielh è ou vole da l'aoutro cantoun.
Coumanse a fare fret, et ouřa de tourne a mèizoun, anque lez-aoutres Fanzeleus se vèioun pa pi, lou camentran aioun bruzalo! Deman carcun sare pi lou quitsoun de braza que ou fume pi col per carque dzort.
Aou dzort d'inque an tot lou pai se na fet pi maque inò, touit ansèin, iot nhanca pi lou post per bruzela, le plaseus d'asfalt foundoun; ma per adee lou Camentran ou bruze cool.