Enti in rete L.482/99   

Giaglione

Dzalhon

Giaglione
italiano

Giaglione è una graziosa località di montagna posta su un baluardo naturale ove s’intersecano l’Alta Valle di Susa e la Val Cenischia. Noto per la tradizionale danza degli Spadonari, i quali, affiancati dalle Priore e dalla portatrice del Bran (1), accompagnano la comunità giaglionese nella celebrazione del suo complesso ciclo festivo, il piccolo comune è formato da alcune borgate sparse che si sviluppano armoniosamente tra castagneti, campi e vigneti ben curati. La viticoltura (praticata ancora oggi) rappresentò in passato l’attività più rilevante nel settore agricolo: il clima mite e la posizione geografica favorevole del paese, permisero di privilegiare la coltivazione della vite, probabilmente introdotta in valle dalle popolazioni celtiche e poi razionalizzata dai Romani.
Il territorio comunale di Giaglione si estende su una superficie di 33,59 km² e comprende nei suoi confini anche la piccola Valle del Clarea, torrente tributario della Dora Riparia proveniente dal massiccio della Rocca d’Ambin. Questo vallone secondario, abitato fin dall’epoca preistorica, è percorso dall’antica via di transito transalpino che collegava, attraverso il Colle Clapier, la Valle di Susa alla Valle francese dell’Arc. La strada gallo-romana cadde in disuso nell’alto Medioevo, quando fu tracciata la via carolingia della Maurienne che passava dal Valico del Moncenisio. Ancora oggi visibile in Val Clarea è il Canale di Maria Bona, posto ai piedi delle falesie della Gran Rotsa. Si tratta di un gioiello d’ingegneria idraulica risalente al XV secolo, che deve il suo appellativo alla nobildonna giaglionese (moglie del feudatario locale Andrea Aschieri de Jallonio) che finanziò l’opera, permettendo alla comunità di disporre di un sistema irriguo in grado di raggiungere l’intero territorio. Le acque del Clarea, che confluivano nella Dora Riparia immettendosi nelle Gorge senza toccare i coltivi, furono in parte deviate e convogliate nel canale che, tagliando le pareti della Gran Rotsa e superando il dosso del Pian delle Rovine, andò ad alimentare la rete di distribuzione irrigua del paese.
Il toponimo Giaglione proviene dal nome personale celtico Gallio –onis, che compare, infatti, nei documenti medievali nelle varanti Gallionis, Gallione, villa Gallioni, Gailone e Gaillonus. L’esito italiano ufficiale deriva probabilmente dall’adattamento della voce alla forma palatalizzata del dialetto locale (2).
La parlata di Giaglione, ancora piuttosto vitale, possiede un carattere conservativo e mantiene alcune caratteristiche francoprovenzali che differenziavano, un tempo, tutti i dialetti del versante meridionale della Bassa Valle di Susa (come l’esito in ts e dz, del latino CA, GA, ad esempio dzal, gallo, tsin, cane). Il giaglionese è inoltre particolarmente ricco di varietà: ciascuna frazione del comune possiede, infatti, specificità lessicali e fonetiche proprie. Ne offre un esempio la frazione di Santo Stefano, la cui parlata, risentendo della vicinanza del comune di Susa, con il quale confina, ha maggiormente accolto elementi linguistici innovativi. L’abitato di Santo Stefano è di particolare interesse artistico. Esso ospita una graziosa cappella edificata nel XIII secolo, posta lungo l’antica strada del paese, che conserva sulla parete esterna settentrionale degli affreschi quattrocenteschi raffiguranti su tre diversi livelli i Vizi, le Virtù e le pene dell’Inferno.


(1)Albero fiorito, intelaiatura di legno alta due metri e ricoperta di nastri, frutti e fiori.

(2)Riferimenti in Dizionario di toponomastica, cit., p. 304.

franco-provenzale

Dzalhoun et in bèl paì de mountanha plasà aioun la coumba de Souiza lhe se divid an Viaouta Val Souiza è Val Senicla, counhèisù per lou bal de li spadounèire, que ansèin a le prioureus è lou Bran (1) acoumpanhoun tot le feteus dou paì, lou petseut quemoun ou l’et fèt da bourdzà aspataràa tra li tsatinhie, li tsan è le vinheus tot bèin acudì.
Le vinheus soun bèin travalhâ col ařò, in côl iere la permieřa risorsa dou paì, la bouna pouzisioun aou soulouelh lhot permetù dzo d’in li tèin sa coultivasioun, da li chelti e li rouman.
Lou teritore de la quemouna ou l’ot treuntetre quilometri carà è ou preun asé Vertsaouře, dzò abità dou neolitic, lh’ot lou vielh tsamin que l’èiva que lhe bèise de lh’Ambin lhe se tape d’in la douèiřa. La coumba de Vertsaouře lhe porte aou Clapie que ou coulegue la Val Souiza avé la Val de l’Arc.
Lou tsamin gallo-rouman ou l’et abandounà d’in lou medioevo can iot trasase la diretris carolinja da la Moriena per lou tsamin dou Mounginevro.
Col ařo te peieus vé lou Gran Blalhie, ai pia de li tiř de corda de la Gran Rotsa, se trate de in gran travalh de angenheria idraulica dou milecatroseun, que ou det soun nun a la fumela de Andrea Aschieri de Jallonio ioun di feudataře de Dzalhoun, que l’hot dounà li sorde per faře li travalh è pařie iot pousù èivese tot lou gran teřitore dou paì.
L’èiva de Vertsaouře lhe se tapave d’in le gordzeus de la Doueiřa seunsa toutsé lou paì alouřa l’èiva dou gran blalhie pasan le Darouineus è la gran Rotsa lhot pousù èivê tot lou paì.
Lou noun dou paì ou vien daou noun cheltic Gallio –onis que trouveun d’in li doucumeun medieval queme Gallionis, Gallione, Villa Galloni, e Gallonius (2).
Lou parlé de Dzalhoun ou l’et bien viv è ou l’ot tot le carateristiqueus que aioun li parlé dla basa Val de Souiza queme lou ts è dz daou latin CA, GA, carcol anque tra le diverseus bourdzà iot de variasioun.
La bourdzà de Staqueveun lhot ina bèla tsapela dou XIII secoul, que da la part dou tsamin lhot le pituřeus di Vise, dle virtù e dle pèineus de l’ufert.


(1)Squeletro de bôc, viôt dué metre catsâ de livreieus, fruta è flos.

(2)Riferimént din G. Gasca Queirazza, cit., p. 304.