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Vivre francoprovensal

Vivre francoprovensal

di Marco Rey

Vivre francoprovensal
italiano La mia condizione di vita è migliorata rispetto a quella dei miei antenati. E migliorata sotto l'aspetto qualitativo, economico ma, è sicuramente peggiorata sotto l'aspetto della serietà, solidarietà, onestà ed universo di valori.
Quando parlo di vivre francoprovensal penso a questo, con infinita nostalgia per quel mondo passato dove la parola data aveva valore, la stretta di mano era un contratto, la comunità viveva di solidarietà ed unione.
Non scordiamoci le sofferenze del passato, le difficoltà di una vita montanara dura ed a volte ai limiti della sopravvivenza però nelle foto ingiallite dal tempo scorgiamo sempre nei volti di quelle persone la dignità, l'orgoglio!
Ricordando queste persone ed essendo consapevole delle loro condizioni di vita io credo che dobbiamo a loro il nostro modo di vivre francoprovensal.
Oggi puoi dire tutto ed il contrario di tutto, non cambia nulla! Non perdi credibilità, una prova lo sono i nostri politici. Le passioni passano in secondo piano, se hai qualche obiettivo non conta come lo raggiungi ma solo lo scopo finale.
Potremmo continuare all'infinito, apparire piuttosto che essere.
Se vivi francoprovensal quando sei in discesa su una ripida strada di montagna e vedi una vettura che sale, ti fermi e la fai passare, questa è una delle regole non scritte ma sempre rispettate! Oggi purtroppo la fretta di chi fa la gita domenicale di sicuro non ha pensieri o conoscenze in merito.
Il vivre francoprovensal, non parla di etnia, non ha bisogno di simboli o bandiere, non ha paura dell'alterità ,purtroppo non basta una forte identità culturale e l'amore per il proprio territorio senza un reddito adeguato per viverci!
L'indirizzo dell'Unesco negli aiuti ai paesi del terzo mondo parla di utilizzare la cultura e la tradizione per creare lavoro e reddito, possiamo sicuramente farlo a casa nostra!
L'etica del vivre francoprovensal parte dal concetto di conoscere il passato per vivere il presente immaginando un futuro possibile a casa nostra.
Le tracce dei nostri antenati sono visibili e sempre presenti, ci hanno consegnato la nostra terra, non dobbiamo lasciarla scivolare a valle! Ci hanno insegnato a vivere con la natura e non della natura.
Il vivre francoprovensal è ambientalista, non in teoria, ogni volta che si abbatte un albero secolare, si soffre gli si chiede perdono e sempre si programma l'esistenza e la messa a dimora di un suo erede.
Le grandi opere moderne, dighe, trafori e strade sono state sempre e solo speculazioni, hanno seccato le sorgenti, prosciugato i corsi d'acqua, hanno desertificato la nostra valle!
Il vivre francoprovensal è no tav, consapevole che il progresso non è da condannare!
Non per mera difesa del proprio giardino ma con coscienza e giusta informazione.

Conoscendo poi le passate vicende della ferrovia Fell, traforo Frejus e autostrada abbiamo ben chiara la questione svantaggi e benefici.
Solo la perfetta conoscenza del territorio ne permette una giusta gestione e solo il vecchio contadino conosce i segreti della sua terra e vuole il suo bene.
Il vivre francoprovensal ama il vecchoi termine contadino, non ha poesia il recente" imprenditore agricolo", siamo orgogliosi della nostra tradizione gallo-celtica e la viviamo ancora nel quotidiano, i riti pagani e le antiche credenze con le adorazioni della natura si mescolano ai riti religiosi.
Da noi esistono ancora ed evocano tutta la magia ed il forte legame con la terra, spadonari, priore, bran..
Vivre francoprovensal vuole dire camminare piano, rispettare i ritmi della natura e riflettere! Rompere la frenesia dei ritmi moderni, la competitività esasperata e l'esteriorità.
Le conoscenze di un mondo rurale con valori forti aiutano a combattere la frenesia e la follia della vita attuale.
Vuole dire vivere in pace con se stessi in teoria essere sereni e stare bene!
Scrivo queste righe da montanaro, da quale voglio continuare ad essere, a vivere dove sono radicato, con la mia dignità culturale, la mia lingua. Ma voglio vivere da montanaro del 2009 con un reddito confacente ai bisogni moderni, ed usufruire di tutto quello che la società odierna offre, voglio vivere nel mio territorio ma non nel mondo dei vinti e senza discriminazioni di sorta ,qui è tutto più difficile, le comunicazioni, internet, la vita normale di tutti i giorni.
Il vivre francoprovensal vede l'agricoltura diventare indispensabile per la manutenzione del territorio e giusta integrazione di reddito ma servono ulteriori risorse, è indispensabile uno status giuridico nuovo per il montanaro,che gli permetta la pluriattività, possiamo essere muratori, artigiani, allevatori, guide alpine, scrittori, impiegati, operai e dall'insieme di queste attività avere un reddito confacente per presidiare e vivere nella nostra montagna.
Ma non inventiamo nulla di nuovo, già i nostri antenati vivevano così, la globalizzazione, la specializzazione indispensabile nel mondo tecnologico ha portato a queste scelte che però non sempre valgono per il nostro mondo alpino.
La mancanza di servizi, le difficoltà odierne per gli spostamenti, mandare a scuola i figli e l'elenco sarebbe lunghissimo richiederebbe una più equa tassazione e aiuterebbe a vivere sul territorio.
Gli anni del miracolo economico hanno creato una spersonalizzazione nei rapporti dell'individuo col territorio, volta solo allo sfruttamento, dobbiamo identificarci con l'ambiente che ci circonda così preserviamo anche abitudini e tradizioni.
Non dobbiamo dimenticare che la montagna a noi pervenuta è stata conservata da tutte quelle persone che dopo il turno di lavoro in fabbrica faticavano ancora il tempo restante, i sabati e domenica, le ferie alla coltivazione dei terreni di famiglia, alla manutenzione dei muretti a secco, dei sentieri, dei boschi. Queste fatiche ci hanno preservato la montagna!
Lo strapotere dei media il crollo dell'economia agricola montana e la velocità dei cambiamenti hanno disorientato il nostro sistema di vita, il passaggio da un'economia rurale a quella industriale ed il recente ridimensionamento e crisi di quest'ultima ci obbligano a riflettere sulle nostre opportunità.
La nostra montagna ha ancora possibilità concreta di creare economia, abbiamo tutti gli ingredienti, riappropriamoci della nostra cultura, utilizziamo la nostra lingua, riconvertiamo i saperi contadini ed adattiamoli alle esigenze turistiche.
Abbiamo le possibilità e necessità concrete di rientrare in gioco, abbiamo un bagaglio culturale inestimabile ricordiamoci del nostro passato e viviamo francoprovensal.

franco-provenzale La coundisioun de ma vita lhet bèin pi bouna que aou tèin de mi vielh. Dezot l'aspét economic, de calitaa de vita ma lhet seguřameun pedzo per la serietaa, la counviveunse, l'ounestaa è li valou de vita.
Can parlo de vivre francoprovensal souèindzo a seun, alouřa sé iei magoun per si tèin pasaa aioun la pařola lhe valét, toutsese la man ieře in countrat, le dzeun se èidavoun.
Catseun pa lou brut que iot itaie, le dificoultaa d'ina vita duřa a la fin de la rezisteunse ma et seguu que tsu le foto dzaouneus dou tèin aieun de dzeun que lh'avèite dret d'in lhouilh, fieřa è ourgoulhouza.
Et an saian seun que iot pasa sa dzeun et anque in rispét per lou, parlee incué de vivre francoprovensal.
Aou dzort d'inque te peuieus diře tot è lou countraře de tot è tsèindze pa reun! Fet tot pařie ormai seun acoutumaa, avèita notris poulitic. Li sentimoun pasoun arie, se te voleus carcareun, et pa couman te ie ariveus ma baste ariveie an onhi manieřa.
Perian bardzaque fin a deman, faře vèise anvetse que èitre!
Can tsu an disheza ave la vetuřa desù in tsamin an mountanha è te crouèizeus in'aoutra maquina, te freieus è te fa pasela. Seun et pa èicrit è segu que lou turista de la dimèindza ou iou sot paa; seun et francoprovensal.
Lou vivre francoprovensal ou parle pa de " etnia", ou l'ot pa bezouèin de drapo o de simboul, ou l'ot pa peu de lh'aoutris que ian aoutreus coutumeus, pourtan bastoun pa le bèleus pařoleus è lou voule bèin a sa téra se ta pa de sorde per vivreié.
La linea de l'unesco per lh'adzut ai pai pořo lhe parle de anouvree la cultuřa è la tradisioun per cree de travalh è sorde, peieun de seguu farevò a notra mèizoun.
Qui viit francoprovensal counhet li tèin pasa è ou viit incué per apreste lou deman!
Le marqueus de notris vielh soun touit li dzort devan a lh'ouilh, et grasie a lou que aieun notra tèra, dèiveun pa nos lèise chouèla aval! Ian mountranous a vivre avè la natuřa pa de la natuřa.
Lou vivre francoprovensal ou l'et ambientalista, pa an teoria ma an pratica, onhi cool que se tape aval ina grosa planta te fét mal, è deloun se l'èise crèitre sto petsita o lhe se na plante in'aoutra.
Li gran travalh moudern, digueues, galeřieus, è gran tsamin soun deloun itaa maque speculasioun, ian setsa lez-èiveus, le sourdzeun, ian setsa notra valada!
Lou vivre francoprovensal ou l'et NO TAV, seguu que lou prougres can ou servit ou l'et dzeust. An counhèisan la storia de la Fell, dou traforo dou Frejus, l'autostrada aieun bèin clařa la questioun.
Maque la counhèiseunse de lou tèřitoře lhe porte ad ina dzeusta ourganizasioun è pa nun queme lou vielh countadin ou counhet sa teřa è ou vuut soun bèin.
Lou vivre francoprovensal ou vout bèin a la pařola countadin pa "imprenditore agricolo" seunsa poèzia, seun ourgoulhouz de notra tradisioun celtica è la viveun touit li dzort, l'adouřasioun de la teřa è le vielheus coutumeus se mèicloun a le feteus de l'èiglèiza.
Lou bran, lhi spadounèiře, le priouřeus ian col la poèzia d'in tèin è vivoun queme in cool!
Vivre francoprovensal vout diře tsaminee atrouplan, acoutee li tsèindzo dle stagioun è souèindzee! Éisoublese dle courseus de touit li dzort, pa voulee èitre deloun pèrmie.