Già nella prima metà degli anni Settanta, dietro lo stimolo di qualche insegnante attento alle tradizioni locali, Tiziano Strano registra e raccoglie testimonianza della parlata e delle tradizioni chiomontine. Tra le tante, una registrazione si rivela particolarmente preziosa e nel 1986, nonostante il deterioramento del nastro magnetico, Strano ne pubblica il testo sull’Armanac Chamousin e dou Fraisan. Si tratta della poesia (forse antica canzone) Lë Carnavaloun, registrata dalla viva voce della chiomontina Luigia Pognant Roux in Remolif (1900-1986).

Il documento, trasposto in grafia e analizzato da Valerio Coletto, è riordinato in sessantasei probabili versi alcuni a rima baciata, altri a rima più distante e altri ancora privi di rima, il che fa ritenere al Coletto che il documento sia pervenuto con alcune lacune nonostante la coerenza del testo. Il Coletto osserva quanto il componimento non raggiunga il livello poetico dello Jayme (o di chi per esso) e non sia a questo accostabile e ipotizza una datazione intorno alla fine dell’Ottocento inizio del Novecento, in base all’analisi linguistica e lessicale che ne fa, escludendo pertanto un intervento dello Jayme stesso in quanto già deceduto all’epoca.

Nel testo sono presenti alcuni piemontesismi quali sgueirar e spatjaforneiyou (scialacquare e spazzacamino) che, come indicato dal Coletto stesso «questa presenza, pur essendo significativa non può essere assoluta poiché il linguaggio corrente muta di continuo», infatti il termine sgueirar è comune in tutta l’area dell’Alta Valle invece a Chiomonte sarebbe vitipirā, mentre spatjaforneiyou (probabilmente importato dagli spazzacamini provenienti dalle Valli di Lanzo) è presente in alcuni paesi dove ha sostituito il termine ramouneur che a Chiomonte è riscontrabile nel lessotipo racle fournél o, più raramente, ramouno fournél.

Lë Carnavaloun, è strutturato in due parti: la prima con il racconto della tradizione carnascialesca, la seconda con rime di elogio per il rinomato vino di Chiomonte.

Lë Carnavaloun

Nella redazione dei bollettini parrocchiali, la Famiglio Chamoussino e l’Armanac Chamousin, è attivo il parroco don Fransouà, don Francesco Maria Gros, che riporta diversi proverbi e alcuni detti in lingua occitana, coadiuvato da Valerio Coletto che ne cura la grafia, e vi scrive diversi articoli. È a un chiomontino, sensibile agli stimoli di don Fransouà, che si deve la Priero d’un chamoussin apparsa senza firma sull’Armanac Chamousin 1990, che ci richiama i versi di Daniele Ponsero o il pensiero di Valerio Coletto, possibili autori della preghiera.

Priero d’un chamoussin