italiano

Valerio Coletto (1942-), chiomontino, professore presso l’Università di Torino e Direttore dell’Orto Botanico dell’Ateneo torinese, è appassionato storico e cultore di cultura locale e di lingua occitana. La sua produzione di storico è sterminata e notevole è la sua scrittura nella variante occitana chiomontina.

Promotore de La Rafanhaudo, il Coletto dopo la cessazione delle pubblicazioni della rivista continua la sua feconda pubblicazione di saggi e articoli in lingua italiana e in lingua occitana collaborando anche con le riviste Novel Temp e Valados Usitanos, oltre che alla redazione dell’Armanac Chamousin.

Il Coletto elabora una propria grafia adatta alla trascrizione della parlata locale, fornisce lezioni di metodo etimologico e filologico di altissimo livello e tiene corsi sulla parlata chiomontina.

La grafia “collettiana” è illustrata nella sua complessità, nel 1986, sul primo numero de La Rafanhaudo dal Coletto stesso. Molti segni si leggono con riferimento alla grafia italiana, altri a quella francese come: ch (vaccho, vacca), c davanti alle vocali e, eu, ë ed i (ici, qui), ç (renaissenço, rinascita), g davanti ad e, ė, eu, ë ed i (gėnt, gente), gu seguita da vocale (guero, guerra), j (jalino, gallina), ou (fountano, fontana), qu (qué, che; quattrè, quattro), u (luno, luna). Altri grafemi fanno riferimento alla lezione dell’Escolo dou Po: lh per il suono dolce dell’italiano gl (palho, paglia), nh per il suono italiano gn (anhél, agnello).

La e non accentata è muta, mentre differenti segni possono avere lo stesso valore fonetico: a ed ë per il suono italiano a (autri, altri; ën, in), ä ed è per la e larga (fräirè, fratello; bèllè, belle), åu ed o per la vocale o (quåucun, qualcuno; peiro, pietra), se stretta è resa con il grafema ė (dėnt, dente). I grafemi ê, eu ed ö indicano il suono francese eu (sênso, senza; veulho, vecchia), mentre ł e ȑ indicano un suono intermedio tra r e d (vołoun, vogliono; chouȑo, capra). La vocale ë è spesso semimuta (, di) e troviamo la vocale åu anche indicata con il digramma ău (Chăumoun, Chiomonte). Il digramma gl ha sempre suono duro (glas, ghiaccio), la h è muta (hàuto, alta); y a inizio di parola ha valore semivocalico (yélli, essa), mentre in corpo di parola ha valore di i ad indicare l’avvenuta trasformazione di una consonante (deyfār, disfare da desfār). Per la g dolce italiana è usato il digramma dj (djablè, diavolo) e per la c dolce il digramma tj (bitjo, bestia). L’accento piatto su vocale o consonante ne indica allungamento e la non pronuncia delle consonanti che seguono (chantār, cantare).

Tra le passioni di Valerio Coletto c’è la ricerca etimologica dei toponimi locali. Tra i suoi innumerevoli scritti, abbiamo scelto Fountan Panfilo, un testo dai primi numeri della rivista chiomontina.


Fonte Panfilo

A proposito di questo toponimo devo subito riconoscere di non averlo mai incontrato in alcun documento, libro o registro. Mi pare tuttavia di essere molto vicino al giusto nel far risalire tale nome alla fine del 1400 o all’inizio del 1500, perché proprio nell’anno 1487 troviamo che a Chiomonte si era trasferita la famiglia di un certo uomo che si chiamava in latino Johannes Poyphile (in latino classico: Johannes Poiphilae). Questo cognome, allora nel chiomontino di quei tempi, doveva essere pronunciato Pouifila o Poueifila perché la –o- finale del femminile probabilmente non era ancora entrata nel nostro linguaggio o stava soltanto entrando. Può darsi, che allora la famiglia Pueifila o Pueifilo avesse dopo un po’ di tempo comprato o affittato un appezzamento di prato o di castagneto proprio intorno alla sorgente d’acqua che una volta doveva sgorgare più copiosa di oggi. Possiamo così pensare che tutto il quartiere intorno alla sorgente, sia stato successivamente chiamato dai chiomontini come Fountan Pouifilo o Fountan Panfilo, storpiando un po’ la sua pronuncia un secolo dopo l’altro.


À propaūs dë quēl noum dë lhoc ici mi a deuvou tousutto rëcounèissè d’agueŷ-l-ou jamès trouvà eycrit ën gīs papìer, libbrè o regittrè. A me sêmblo toutun d’éssè biėn procchè dou just ën fasėňt rëmountār quēl noum ici à la fin dou 1400 o a l’intrà dou 1500, perquey proppi ën l’an 1487 nous trouvėm qué à Chaumount lh’ero vinguiò à itar la familho d’un certan omën qu’ou se mandavo ën latin Johannes Poyphile (en latin classicquè: Johannes Poiphilae). Quēl noum dë familho ici ënlouro diňs lë chamoussin dë quēl tėmps ilās ou diyò éssè prounouncià coummè Pouifila o Poueifila perquey la -o- finalo dou feminin proubabloment i lh’ero pās ëncaro intrà dins notrè lėngaggè o i lh’ero macquè ëncaro ën trèn d’intrār. Së pol alouro dounār-sè qué la familho Poueifila o Poueifilo i l’agueissè un paūc dë tėmps ën après achetà o arrentà un boucoun dë prà o dë chatenheret proppi d’ëntour à la sourço d’äigo que un cop i diyò sortīr plūs grosso qué quėllo d’ënqueuy. Nous pouyėm parìer chounjār qué tout lë quartìer d’ëntour à la sourço ou siè ën après ità mandà dë louns Chamoussins coummè Fountan Pouifilo o Fountan Panfilo, ën eytroupiėňt un paūc sa prounounciacioun un sècle aprè l’àutre.253