Viene qui di seguito riportata integralmente la tabella delle corrispondenze tra grafemi e pronunce come è stata pubblicata dall'autore nella sezione introduttiva del libro. La variante dialettale occitana è quella di Demonte (valle Stura).

La grafia adottata è sostanzialmente quella dell'Escolo dóu Po.



Grafia Concordata, detta dell'Escolo dou Po con riferimenti alla parlata di Trinità di Demonte.

Le note di grafia sono state redatte sulla base degli "Elementi di ortografia delle parlate provenzali alpine delle Valli Germanasca, Chisone, Alta Dora Riparia" a cura di Tullio Telmon, inserite nel Prontuario morfologico della parlata occitano provenzale alpina di Pragelato, Alzani Editore, Pinerolo 2003.

 

Segni diacritici:

 

´ accento acuto: indica una vocale chiusa;

' accento grave: indica una vocale aperta;

^ accento circonflesso: indica una vocale lunga;

' apostrofo: indica la caduta di vocali o consonanti;

 

L'accento di parola viene segnato nelle parole tronche (accentate sull'ultima sillaba) terminanti per vocale, sità "città"; nelle parole sdrucciole (accentate sulla terzultima sillaba), piàtoula "zool. piattola, persona noiosa, molesta", nelle bisdrucciole (accentate cioè sulla quartultima sillaba come nell'italiano "teléfonagli", parola che in borgarino e nella parlata di Trinità di Demonte risulta sdrucciola: teléfounie), delle quali però, come per le trisdrucciole e le quadrisdrucciole (accentate rispettivamente sulla quintultima e sestultima sillaba) nelle parlate in oggetto pare non esservi presenza.

L'accento non viene segnato nelle parole tronche terminanti per consonante, chatin "gattino, bot. amento, infiorescenza allungata", né, ovviamente, nelle parole piane, chimousa "cimosa".

La forma dell'accento grafico, acuto <´> o grave <'> si esprime secondo il seguente schema:

< à, ì, ù, où, eù, è, é, ò, ó >

L'accento è sempre grave nei cinque casi in cui non si può distinguere tra diversi gradi di apertura <à, ì, ù, où, eù> e acuto o grave a seconda che si vogliano indicare l'apertura o la chiusura delle vocali <e> ed <o> su cui cade l'accento di parola: bousquét "boschetto"(la <e> è particolarmente chiusa).

In alcuni casi l'accennto grafico distingue parole omofone; in altre situazioni è il contesto della frase che distingue parole omografe.

L'accento grafico va dunque segnato sui mononsillabi che rischierebbero di confondersi, ecco alcuni esempi:

à verbo avere l'à manjà "ha mangiato"

a prep. sem. a so frel " a suo fratello"

é verbo essere l'è ' rivà "è arrivato"

e congiunzione can e chat "cane e gatto"

avverbio l'ai dite 't sì "ti ho detto di sì"

si prep. art. l'é roubatà si pé "è caduto sui piedi"

avverbio ista là daouzin... "sta là vicino..."

la articolo la mousca "la mosca"

 

Esempi di parole piane, tronche e monosillabiche:

a) parole piane (accentate sulla penultima sillaba)

1-NESSUN ACCENTO: jalina "gallina", encara "ancora"; luna "luna", ecc. (nessun accento perché le parole sono piane e terminano per vocale, e la vocale tonica è diversa da <e>, <o>);

2-ACCENTO SEGNATO: piéla "pentola", mètre "metro"; èrpi "erpice", ecc. (con l'accento perché pur essendo piane, è opportuno distinguere in queste parole l'apertura o la chiusura delle vocali toniche);

3-ACCENTO SEGNATO: tròbes "trovi", sùquer "zucchero" (con l'accento perché termina per consonante ma non è tronca).

4-ACCENTO SEGNATO: cuìa "cucchiaio"; vivìa "viveva", ecc. (con l'accento per segnalare lo iato, le parole risultano infatti costituite da tre sillabe: ou-rì-a, cu-ì-a, vi-vì-a).

 

b) parole tronche (accentate sull'ultima sillaba)

1-ACCENTO SEGNATO: archaousà "rincalzare"; toumbà "caduto", finì "finito", argaouchà "rimboccare", ecc. (con l'accento perché le parole sono tronche e terminano per vocale);

2-NESSUN ACCENTO: (senza accento, perché queste parole sono tronche ma terminano per consonante);

3-ACCENTO SEGNATO: bousquét "boschetto", soulét "solo", carcós "qualcosa"; ecc. (con l'accento, perché, pur trattandosi di parole tronche che terminano per consonante, è opportuno notare l'apertura della vocale tonica);

4-NESSUN ACCENTO: aiga "acqua", coire "cuocere", ooura "ora"; (nessun accento perché sono parole piane). Essendo presente un dittongo, (<ai>, <oi>, <oou>) l'accento di parola cade sulla vocale diversa da <i> ed <ou>; le parole sono quindi costituite da due sillabe: ai-ga, coi-re, oou-ra).

 

c) monosillabi

1-NESSUN ACCENTO: lou chan "il cane", mai "maggio"; chouc "gufo, ubriaco";

2-ACCENTO SEGNATO: voce v. nie i dì "lei gli dice", l'à pià "l'ha preso"; ché "nonno", pèl "pelle, delinquente";

3-ACCENTO SEGNATO: fìi "figlio", si tratta di un monosillabo che fa eccezione per il fatto che la seconda <i>, essendo fortemente smussata, richiede un maggior rilievo sonoro sulla <i> precedente, quindi si ritiene necessario porre su questa un accento grafico.

 

VOCALI

a simile a quello dell'italiano afa. Es.: aiga "acqua", abeuia "ape", aire "vento, aria"; adous "sorgente";

è aperta tendente verso la <a>, simile a quella dell'italiano èrba, cioè, o del francese aire, fête.

é chiusa (tendente cioè verso la <i>), simile a quella dell'italiano èdera, émpio. Es.: paréi "paio", lébre "lepre"; "piede", ché "nonno";

e di media apertura, in posizione atona. Es.: encara "ancora";

ó chiusa (tendente cioè verso la <ou>), simile a quella dell'italiano ógni.

ò aperta (tendente cioè verso la <a>), simile a quella dell'italiano òggi. Es.: naizòou "maceratoio, vasca per macerare la canapa";

o di media apertura, in posizione sia tonica che atona. Es.: ome "uomo", oste "osteria";

i simile a quello dell'italiano ira. Es.ilai "là"; isala "scala"; istés "stesso"; isal "assale";

ou simile a quello dell'italiano uva, o del francese outil. Es.: oulania "nocciola selvatica", troubar "trovare", paou "poco"; fourtuna "fortuna", oula "olla, recipiente in terracotta", bìou "stia per chioccia, girello per bambini";

u simile a quello del francese (o del torinese) mur. Es.: tuchi "tutti", ui "occhio", ubac

"luogo bacìo", nuch "notte", durbe "aprire"; luna "luna", uia "ago";

eu simile a quello del francese peu, fleur, coeur. Es.: euch "otto"; meuzi "lento";

ë vocale indistinta (detta anche <e> muta). Es.: grëppia "mangiatoia", ëndourmì

"tonto", ëndarmage "che peccato!";

 

-L'allungamento in caso di vocale aperta viene indicato con l'accento circonflesso: <â>, <ê>, <î>, <û>. Nei digrammi l'accento circonflesso è posto sul secondo elemento: <>, <>. Per la vocale chiusa l'allungamento è indicato raddoppiando la vocale; sulla prima delle due vocali è marcato l'accento acuto: <ée>, <óo>.

-La caduta occasionale di vocali o consonanti è indicata con il segno dell'apostrofo. Es.: l'ouréia "l'orecchio"; 'dgun "nessuno" (ë)dgun; 'n chat "un gatto" (e)n chat.

 

CONSONANTI

p come nell'italiano pipa. Es.: paire "padre" ; piéla "padella", poustioun "asse", picoul "nòcciolo"; prus "pera";

b come nell'italiano babbo. Es.: béoure "bere", bërgìa "pastore", bialira "canale d'irrigazione, fosso"; barma "riparo costituito da roccia sporgente, a Trinità di D. anche tettoia"; biava "avena";

t come nell'italiano tetto. Es.: tirét "cassetto", tound "piatto"; toumbarél "carrettone, carro monoasse ribaltabile";

d come nell'italiano dado. Es.: dòous "dolce", dinà "pranzo", Diaménja "Domenica";

f come nell'italiano fifa. Es.: faisina "fascina", fraire "fratello", féouc "fuoco", féia "pecora", frëmma "donna";

v come nell'italiano viva. Es.: voultin "aratro"; viol "viottolo", vindou "dipanatoio ad asse verticale";

m come nell'italiano mamma. Es.: maire "madre", moure "faccia", mazlìa "macellaio", maiola "fragola", méie "tagliare il frumento, marì "cattivo";

n come nell'italiano nano, dente. Es.: nouzira "albero del noce", nouzaouti "noialtri"; nose "nozze";

nh gruppo <gn> come nell' italiano sogno. Es.: ganhar "guadagnare"; nhanca "neanche" cavanh "cesto";

l come nell'italiano lilla. Es.: laourar "arare", linsol "lenzuolo", lich "letto", lach "latte", liamìa "letamaio";

lh come nell'italiano aglio;

r come nell'italiano rana. Es.: rouchas "macigno", réia "solco";

s come nell'italiano sasso. Es.: souléi "sole", sucre "zucchero", sengari "spinacio di montagna, chenopodium bonus enricus";

z come nell' italiano rosa. Es.: nouzaouti "noialtri", 'zmeùia "sembra"; caza "casa", spouza "sposa", arzigand "rischiando";

sh come nell'italiano scena. Es.: ishì "qui";

ts come nell'italiano azione. Es.: ëtsout "sotto", ëtsoultre "sopra"; sercantse "cercandosi";

dz come nell'italiano zero.

c come nell'ortografia italiana davanti ad <a, o, ò, ó, oe, ou, u> la sua pronuncia è quella occlusiva velare sorda dell'it. cane, coda, cubo. Es.: caréia "seggiola", calis "fuliggine"; caval "cavallo", coutél "coltello", trancouila "tranquilla", col "collo;

qu come nell'ortografia francese, serve a rappresentare l'occlusiva velare sorda davanti alle vocali <è, e, é, i, eu, ë>. Tale soluzione grafica è simile a quella realizzata nel francese quitter, quel. Es.: squiapar "spaccare legna", quioi "chiodo", quiaou "chiave"; quëlla "quella" (a Trinità di D. anche aquëlla), quèr "carro a quattro ruote";

ch affricata dorsopalatale sorda, simile a quella dell'it. ciao, cena, cima, cioccolato,
ciurma, ecc. Da usare davanti a tutte le vocali. Es.: chapùi "in alto", chandëlla "candela", cheina "catena del camino", chaouna "canapa", chousìa "scarpe", chalancha "valanga"; chicha "bambola", sacocha "tasca";

g come nell'ortografia italiana davanti alle vocali <a, o, ò, ó, ou, oe, u> la sua pronuncia è quella occlusiva velare sonora dell'it. gatto, gola, gusto. Es.: garioun "ragazzo", goula "bocca", gaire "poco", agù "avuto", ëdgun "nessuno", gai zool. "ghiandaia"; guchin "spillo", gamata "giorniello mastello da muratore", goùitre "gozzo";

gu come nell'ortografia francese, serve a rappresentare l'occlusiva velare sorda davanti alle vocali <è, e, é, i, eu, ë>; soluzione simile a quella del francese guerre, guigne. Es.: figuìa "albero del fico", guièiza "chiesa", végues "vedi", guèrs "storto";

g come nell'ortografia italiana davanti alle vocali <è, e, é, i, eu, ë > la sua pronuncia è quella affricata dorsopalatale sonora dell'it. gelo, giro.

j come nell'ortografia inglese, realizza ortograficamente l'affricata dorsopalatale sonora davanti alle vocali <a, o, ò, ó, ou, oe, u>. Es.: jalina "gallina", manjar "mangiare", jutar "aiutare"; jo "già", jaca, "giacca", jouc "posatoio";

h Benché non la si trovi nella parlata di Trinità di Demonte, si ritiene opportuno riportare anche, tra le consonanti, il segno <h>, che partecipa alla formazione dei digrammi <nh> ed <lh>;

 

La lunghezza delle consonanti si indica con il raddoppiamento del segno, come in italiano. Es.: quëlle (quelle), ann (anno), blëssa (bellezza), nei digrammi (nh, ch, qu, ecc.) si raddoppia soltanto la prima lettera.