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L'ardità dou parlè, omaggio a Condove

L'affresco

La pintura

dal film "L'ardità dou parlè"

L'affresco
italiano Maffiotto era un grande paese della montagna di condove, ora i pochi abitanti lo frequentano solo nei periodi di festa o nei mesi estivi.
La protagonista del film trova le sue radici in questo borgo ormai abbandonato, la nebbia avvolge le case ormai in parte crollate e da questi muri traspare la vita di un tempo, la fatica, le paure e le radici.
Un bellissimo affresco rappresenta una madonna giovane che sorregge il bambino ha il volto della nostra attrice, l'affresco raffigura la nonna.
I giovani sembrano distratti dal mondo frenetico e dalle comunicazioni invasive dei media, ma non è così. Le radici sono un richiamo forte ed aiutano a crescere con consapevolezza in questo mondo globalizzato.
La lingua ed una foto sono le sole possibilità di ricerca che questa ragazza francese possiede, e vagando per la vasta montagna di Condove riesce ad arrivare a questa casa con il famoso affresco, l'emozione è tanta sia per aver conosciuto quel mondo solo sentito raccontare sia per la consapevolezza di farne parte.
Il pittore aveva rappresentato nel suo affresco proprio la bellissima ragazza di Maffiotto che poi sarebbe partita per la Francia, come la maggior parte dei paesani, vinti da un mondo amato ma ostile e duro.
Dal villaggio di Maffiotto si evince l'alta densità di popolazione di questo borgo montano ed i viottoli in salita comunicano tutte le difficoltà di quella popolazione lentamente fuggita.
La nonna raccontava di discesa sui ripidi sentieri alle vigne, situate più in basso, la lotta con i ripidi pendii per i tagli del fieno, le salite agli alpeggi in quota.
Le veglie nelle stalle e le feste di Maffiotto e quelle delle borgate vicine, il vestito della festa utilizzato per le discese a valle per il mercato.
La lingua è un legame forte e la ragazza per suo tramite riesce a toccare con mano i luoghi fino a quel momento tenuti nel cuore.
La madonna di Maffiotto continua a guardare la valle e controllare il viottolo sempre più chiuso da rovi, il chiasso dei tempi passati ha lasciato il posto al silenzio, rotto ogni tanto dal crollo di qualche muro...
Solo la chiesa mantiene la fierezza di un tempo, una chiesa grande per un paese senza strade, la strada lo raggiunge da poco, per la festa patronale tutti i suoi figli ritornano allora Maffiotto rivive.
Forse la nostra attrice ritornerà a Maffiotto, forse recupererà la casa della nonna, vi ritornerà in vacanza o forse si fermerà per sempre.
franco-provenzale Mafiot et in gran paì tsu la mountanha de Coundove, ařò li poquis quei e vienoun ie soun maque a la dimèindza o le ferieus.
L'atrìs lhe trove se rée d'in sa paì ormai abandounà, lou dzèivro ou catse le mèizoun , gran part ian dzo tsét ma te vèieus la vita d'in tèin, la fatiga, la peu è le rée.
Ina bèla pituřa lhe rapreuseunte la figura de ina notra dona dzouveun avé lou petseut an bras, lhot la mèima figuřa de notra atrìs.
Li dzouveun aseumbloun perdù dedin in moundo de coursa avé ina comounicasioun di media que lhe te preun anque se te voleus pa.
La lèinga è ina foto soun le soleus tsoseus quel hot! Atravé le bourdza de mountanha lh'arive fin isé devan a la pituřa, l'emousioun lhet forta que per avé counhèisù li post que per fařneun part.
Lou pitou aou l'avét disenha prope la pi bèla filhò de Mafiot que pèina apré lhe partì per la Fransa, queme lou pi gro de si paizan, ganha da la fatiga d'in post bèin voulu ma trot dut.
Da seun que vaieun se capit que Mafiot ieře in groo paì, è le countrà que poioun anout drét deuioun tot de se dzeun que atrouplan ian ascapa.
La nona lhe couèintave de le vinheus que ieřoun ba dzot, li tsan a travé, li pra dou fèin, le vatseus. Le velhà d'in lh'èitrablo, le bourdzà tacaa, la roba dla féta per beisè ai martsà.
La lèinga et ina forta cadèina e sa filhò le arive a Mafiot a vée è counhèitre seun que lh'avét d'in lou coř.
La Notra Dona de Mafiot lhe countinue ad avèité la val è lhe countrole lou vieleut deloun pi sarà de rounseuz, lou tsadèl di tèin pasà ou l'ot lèisa lou post aou silenzio, rot onhi tan da ina muřalha que lhe pasé aval...
Maque l'èigleiza lhe mantien la blaga d'in tèin, granta per in paì que aou l'avét pa de tsamin, maque fét da pooc, per la féta touit tornoun a Mafiot.
Forse la filhò fransèiza lhe se ferme a Mafiot, forse lhe arèindze la mèizoun de sa nona, è mangařa lhe se ferme per deloun.

L'affresco

La pintura

dal film "L'ardità dou parlè"

L'affresco
italiano Maffiotto era un grande paese della montagna di condove, ora i pochi abitanti lo frequentano solo nei periodi di festa o nei mesi estivi.
La protagonista del film trova le sue radici in questo borgo ormai abbandonato, la nebbia avvolge le case ormai in parte crollate e da questi muri traspare la vita di un tempo, la fatica, le paure e le radici.
Un bellissimo affresco rappresenta una madonna giovane che sorregge il bambino ha il volto della nostra attrice, l'affresco raffigura la nonna.
I giovani sembrano distratti dal mondo frenetico e dalle comunicazioni invasive dei media, ma non è così. Le radici sono un richiamo forte ed aiutano a crescere con consapevolezza in questo mondo globalizzato.
La lingua ed una foto sono le sole possibilità di ricerca che questa ragazza francese possiede, e vagando per la vasta montagna di Condove riesce ad arrivare a questa casa con il famoso affresco, l'emozione è tanta sia per aver conosciuto quel mondo solo sentito raccontare sia per la consapevolezza di farne parte.
Il pittore aveva rappresentato nel suo affresco proprio la bellissima ragazza di Maffiotto che poi sarebbe partita per la Francia, come la maggior parte dei paesani, vinti da un mondo amato ma ostile e duro.
Dal villaggio di Maffiotto si evince l'alta densità di popolazione di questo borgo montano ed i viottoli in salita comunicano tutte le difficoltà di quella popolazione lentamente fuggita.
La nonna raccontava di discesa sui ripidi sentieri alle vigne, situate più in basso, la lotta con i ripidi pendii per i tagli del fieno, le salite agli alpeggi in quota.
Le veglie nelle stalle e le feste di Maffiotto e quelle delle borgate vicine, il vestito della festa utilizzato per le discese a valle per il mercato.
La lingua è un legame forte e la ragazza per suo tramite riesce a toccare con mano i luoghi fino a quel momento tenuti nel cuore.
La madonna di Maffiotto continua a guardare la valle e controllare il viottolo sempre più chiuso da rovi, il chiasso dei tempi passati ha lasciato il posto al silenzio, rotto ogni tanto dal crollo di qualche muro...
Solo la chiesa mantiene la fierezza di un tempo, una chiesa grande per un paese senza strade, la strada lo raggiunge da poco, per la festa patronale tutti i suoi figli ritornano allora Maffiotto rivive.
Forse la nostra attrice ritornerà a Maffiotto, forse recupererà la casa della nonna, vi ritornerà in vacanza o forse si fermerà per sempre.
franco-provenzale Mafiot et in gran paì tsu la mountanha de Coundove, ařò li poquis quei e vienoun ie soun maque a la dimèindza o le ferieus.
L'atrìs lhe trove se rée d'in sa paì ormai abandounà, lou dzèivro ou catse le mèizoun , gran part ian dzo tsét ma te vèieus la vita d'in tèin, la fatiga, la peu è le rée.
Ina bèla pituřa lhe rapreuseunte la figura de ina notra dona dzouveun avé lou petseut an bras, lhot la mèima figuřa de notra atrìs.
Li dzouveun aseumbloun perdù dedin in moundo de coursa avé ina comounicasioun di media que lhe te preun anque se te voleus pa.
La lèinga è ina foto soun le soleus tsoseus quel hot! Atravé le bourdza de mountanha lh'arive fin isé devan a la pituřa, l'emousioun lhet forta que per avé counhèisù li post que per fařneun part.
Lou pitou aou l'avét disenha prope la pi bèla filhò de Mafiot que pèina apré lhe partì per la Fransa, queme lou pi gro de si paizan, ganha da la fatiga d'in post bèin voulu ma trot dut.
Da seun que vaieun se capit que Mafiot ieře in groo paì, è le countrà que poioun anout drét deuioun tot de se dzeun que atrouplan ian ascapa.
La nona lhe couèintave de le vinheus que ieřoun ba dzot, li tsan a travé, li pra dou fèin, le vatseus. Le velhà d'in lh'èitrablo, le bourdzà tacaa, la roba dla féta per beisè ai martsà.
La lèinga et ina forta cadèina e sa filhò le arive a Mafiot a vée è counhèitre seun que lh'avét d'in lou coř.
La Notra Dona de Mafiot lhe countinue ad avèité la val è lhe countrole lou vieleut deloun pi sarà de rounseuz, lou tsadèl di tèin pasà ou l'ot lèisa lou post aou silenzio, rot onhi tan da ina muřalha que lhe pasé aval...
Maque l'èigleiza lhe mantien la blaga d'in tèin, granta per in paì que aou l'avét pa de tsamin, maque fét da pooc, per la féta touit tornoun a Mafiot.
Forse la filhò fransèiza lhe se ferme a Mafiot, forse lhe arèindze la mèizoun de sa nona, è mangařa lhe se ferme per deloun.