ANTICHE CANZONI DELLE NOSTRE VALLI (raccolte e commentate da SILVIO BERGER)

Questa canzonetta, raccolta anni or sono a Gran Faetto Roure grazie al ricordo di un tipico nonagenario, barbou Manouel Juvenal La Porto, si richiama chiaramente a La Maïon su on pomi, canzone savoiarda in patouà di Thônes risalente alla fine del XVIII secolo, e, con alcune varianti, all'antica e popolare canzone provenzale Lou gibous, riportata da Marcel Petit in Le tresor des chants provencaux.
La melodia, in facile ritmo, si presenta nelle versioni savoiarda e valchisoniana come allegretto con il tempo in Si bemolle a 9/8; è in 6/8 nella variante provenzale.
Il testo, in un metro dimesso, è essenzialmente popolare nella sua origine e nel suo processo, nel contenuto e nella forma; inoltre, con il suo svolgimento breve e di effetto immediato, esprime analiticamente un fatto senza dominarlo nella sua interezza; così come i personaggi si presentano privi di una forte caratterizzazione. Anche per questo, come in molti canti popolari, vi si possono riscontrare alcuni elementi che si pongono nel quadro di una comune e tradizionale struttura. Si ha, difatti, l'uso costante di un determinato numero di momenti e di situazioni che, in una elementare analisi sincronica, così si potrebbero schematizzare: dopo la concisa presentazione del personaggio femminile, si rileva l'incontro con il giovane gobbo, il quale fa la sua proposta d'amore. A questa segue la risposta e una immediata reazione con successive azioni conseguenti che, attraverso uno sviluppo narrativo e con sequenze ritornanti, configurano la struttura del canto: difatti si notano ricorsi fissi con l'inserimento di moduli e la ripetizione cantilenante e monotona di frasi intere.
A livello contenutistico la canzone è quindi di scarsa rilevanza, non implica originalità, né si pone come un saggio poetico; tuttavia, pur essendo un semplice «scherzo» pieno di bonaria ironia, si presenta come un documento etnologico con una sua tradizione culturale, nato e diffuso tra genti che hanno lo stesso sostrato alpino.
L'opus novum della canzone, nelle sue varianti, è dato, difatti, dall'abito con il quale questa si riveste, ossia dalle differenze linguistiche, mosse da motivi interiori.
Il sistema delle tradizionali regole provenzali, che pure produsse le categorie e gli enunciati idiomatici valligiani, talvolta non è sufficiente per analizzare e definire le strutture della nostra parlata: questa, difatti, è risaputo, si è trasformata nel tempo, elaborandosi più o meno profondamente, attraverso rapporti diretti o indiretti, costanti e incostanti, con altri linguaggi; assorbendo variazioni e innovazioni fonetiche, semantiche e lessicali, le quali si sono inserite, quasi insensibilmente, nei moduli trasmessi dal passato e che spesso, espresse diacronicamente in un particolare ambiente familiare e/o tribale, si sono poi diffuse fino a divenire norma nella sincronia linguistica paesana.
Occorre quindi, per la comprensione della nostra canzone, fare riferimento al modello di pensiero, cercare i parallelismi e le corrispondenze nelle tre versioni, i rapporti tra contenuto elementi formali e meccanismi della lingua per giungere a ricavare e a comprendere la struttura profonda da cui la frase è stata generata e i modi che hanno consentito tale processo di trasformazione. Difatti, proprio grazie all'esame dei contenuti, delle strutture e dei significanti trasmessi attraverso i tempi si può notare che nei tre testi della canzonetta non c'è mai una perfetta rispondenza fra i vari elementi, anche se talvolta c'è coincidenza in tutte le lingue e la variante fayoulino sembra spesso presentarsi come un formale adattamento di quella di Thônes.
Non solo: analizzando e definendo le strutture distintive e significative e le componenti immediate che si possono riscontrare nella canzone, attraverso l'analisi generativa trasformazionale, potremmo meglio conoscere il nostro patouà.
Inutile dire che tale studio, inteso come avvio alla conoscenza e alla utilizzazione di un insieme consolidale di fenomeni linguistici, potrà qui basarsi soltanto su un numero limitato di sequenze, nelle quali ciascun elemento è strutturato con gli altri, determinandoli o essendone determinato, non solo in relazione al significato, alla funzione, alla forma e alla posizione, ma anche in relazione alle intenzioni e alle capacità di scelta e di uso di chi ha trasmesso il messaggio.
Per questo, dando il testo, proponiamo ai nostri lettori un raffronto delle tre versioni della canzonetta, riservandoci di poter riportare alcune annotazioni di fondo in un prossimo numero.

La boso e lou gouytre

La Marion d(ë) sous ün poumié
i së guingaghâvo:
i së guingaghâvo d'èysi,
i së guingaghâvo d'ë(y)loe:
i së guingaghâvo.

Un gibous ven a paso'
e ben l'argardâvo:
e ben l'argardâvo d'èysi,
e ben l'argardâvo d'ë(y)loe:
e ben l'argardâvo.

«Vou m'argardà trop, bossö:
pourtant sia sì jouve!
Pourtant sia sì jouve d'èysi,
pourtant sia sì jouve d'ë(y)loe:
pourtant sia sî jouve! »

«Vou më sia bien emablo,
tant q(ue) vou saré ma 'mi:
tent q(ue) vou saré ma 'mi d'èysi,
tant q(ue) vou saré ma 'mi d'ë(y)loe:
tant q(ue) vou saré ma 'mi »,

«Per ese votr(o) 'mi, gibous,
vent(o) chavo' votr(o) boso:
vent(o) chavo' votr(o) boso d'èysi,
vent(o) chavo' votr(o) boso d'ë(y)loe:
vent(o) chavo' votr(o) boso».

Cant l'i ètâ tout(to) talhò
el a trantalhâvo:
el a trantalhâvo d'èysi,
el a trantalhâvo d'ë(y)loe:
el a trantalhâvo.

'mi lhi pâyo un(o) goutto:
lou gibous chantâvo:
«Oik pa-pi ma boso d'èysi,
oik pa-mèi la boso d'ë(y)loe!»
Lou gibous chantàvo.

«Marion, bèllo me(y)treso,
vent(o) chavo' votr(e) gouytre:
vent(o) chavo' votr(e) gouytre d'eysi,
vent(o) chavo' votr(e) gouytre d'ë(y)loe:
vent(o) chavo' votr(e) gouytre ».

Cantl'i itâ tout talhà
la Marion plourâvo:
la Marion plourâvo d'eysi,
la Marion plourâvo d'ë(y)loe:
la Marion plourâvo.

Bossö gh' achet(o) un mouchaou:
la Marion chantâvo:
«Oik pa-mèi lou gouytre d'èysi,
oik pa-pi moun gouytre d'ë(y)loe!»
La Marion chantâvo.

Tuti ënsèmp î sioun mourt:
lou gibous an siblent
d(ë)sous la blancho lu(n)o,
la Marion an chantent
â lou rabbi soulegh.