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Per un dizionario etimologico dell’occitano alpino (n. 14): oc. trelhar; it. giocare, divertirsi. - oc.trelha; it. esultanza

Per un dicciònari etimològic de l’occitan alpin (n. 14): oc. trelhar; it. giocare, divertirsi. - oc.trelha; it. esultanza

de Franco Bronzat 
http://www.chambradoc.it/Per-un-dizionario-Etimologico-dellOccitano-Alpino.page

italiano

trelhar [ trejar val Maira, val Varacha, Gap; treʤar val Maira – San Michèl de Prats; tërʎā Oncin, trëʎā Ostana, Val Pò ] se rejoir, s’amusar, juar, sautar e correr per juòc

trelha [ treja/ -o val Maira,treʤo val Maira – San Michèl de Prats ] it. esultanza, fr. transport de joie, oc. Valeas moment joiós, de juòc, de amusament.


In questo periodo in cui il gioco è confinato tra le pareti domestiche e i giovani non possono riunirsi per divertirsi, prendo in considerazione un verbo che sembra perso nelle nebbie dei nostri antenati.

Barbo Tòni Baudrier, il nostro grande poeta delle Valli, ha adoperato in ben ventiquattro componimenti il verbo trëiar : Bel Veire, De sée, ecc e sempre con il senso di trastullarsi, di giocare.

Diego Anghilante, scrive: Trëiâ: giocare. “ Secondo Boudrìe termine adoperato dai vecchi ( de Fraisse en val Varaita n.a.t.) a proposito dei giochi infantili durante l’intervallo a scuola. Il Bruna Rosso ( v. en bib.) riporta treiar col significato di “ gioire, saltare per la gioia, esultare”.

Sembrerebbe che questo verbo, con questo significato, sia, oggi, quasi sconosciuto nelle valli come nell’area alpina occitana. Effettivamente non vi è che il vocabolario di Elva, che riporta pure il sostantivo treio “esultanza”; gli altri vocabolari del nostro territorio, come quelli della zona francese, che ho consultato, non lo riportano.

Tuttavia ho trovato la sua presenza in un documento proveniente da Gap. Si tratta di un testo dal titolo: “ Los Amusaments des Gapençais en « Patois de Gap de la Fin dal XVIII siègle “ scritto da par Théodore Gautier1, publicato sul Bulletin de la Societé d’Etudes des Hautes Alpes del 1885 (pg 303-319).

T. Gautier scrisse questo racconto il 10 dicembre del 1822 e in una nota ci ha lasciato scritto che « La pièce suivante,..n’est qu’un cadre bien ou mal choisi, dans lequel j’ai tâché de faire entrer les mots patois de mon enfance ...». Nel suo testo, Gautier prende in considerazione più di un gioco praticato a Gap nella sua infanzia, cioè verso la fine del XVIII secolo, e con un po’ di nostalgia per quando era un ragazziono, scrive “ mi sembra di essere ancora li.

L’autore ne cita parecchi praticati negli antichi quartieri di Gap sia d’inverno dove molti scivolavano sul ghiaccio (s’esquillio, s’esquilliansar su lou glàs) sia nella buona stagione., sino ad un gioco, una vera battaglia a colpi di pietre tra due gruppi di giovani denominata cocoara ( coucouaro), dove poteva addirittura scapparci i morto.

Per gli altri giochi, Gautier, adotta il verbo juar ma in un caso scrive: “d’autres treyen à crous ou pielo, et achimoulavoun les soous des bediguas que sabien pas deivirar la ma;” altri giocano a testa e croce e raggranellano qualche soldo dagli stupidotti che non erano in grado di girare la mano. Abbiamo quindi una sicura testimonianza della presenza di questo verbo al di là delle Valli.

In questo caso non si tratta di un gioco di movimento ma di un gioco di destrezza; a testa e croce, nelle varie denominazioni locali.

Nessun vocabolario etimologico riporta questo verbo, neppure quelli canonici come quelli di S.J. Honnorat o il Tresòr dal Felibritge, ne il REW o il REP o il Du Cange.

Il verbo è ancora conosciuto in val Maira e non solamente all’Elva. Mariano Allocco ( 1950) originario di Alabaretto mi haassicurato che trejar era utilizzato nel senso di divertirsi, di giocare ecc. Tuttavia mi ha detto che era molto utilizzato nella parlata dei più aziani. Anche ad Arma Macra, l’ inf. Piero Demino 1951, mi ha detto che si dice quando si parla di bambini che corrono di qua e di là: i treja = ilh sauta e cor, salta e corre. A San Michele di Prazzo, il mio informatore Corrado Cesano, classa 1955, m’a ditto che la forma locale è normalmente treʤar. Quando me lo ha comunicato era al pascolo e ha pure aggiunto che: i ʧan sun propi entren a treʤar, se demòren “ i cani stanno proprio giocare” ha aggiunto. E’ risaputo che a San Michele di Prazzo e a Limone Piemonte lh (ʎ) > si pronuncia ʤ nel corpo di parola e ʧ in finala di parola; solelh> suleʧ / sonalha >sunaʤo. Tutto ciò ci permette di comprendere in quale naniera, in qualche caso, poter scrivere un termine delle nostre parlate di cui non conosciamo l’etimologia. Questo è successo ad esempio per charamalhar [nevicare], che nelle valli della Varacha, Maira e Grana viene pronunciato ʧaramajar ma a San Michele ʧaramaʤar.

Tuttavia ho avuto una piacevole sorpresa, che ha confermato il ragionamento fatto per San Michele. Rosina Peiretti (1951) di Oncino mi ha detto che localmente si dice tërʎā allor quando dei ragazzi si saltano addosso, corrono, scappano: lej mejnā tërʎën. Non avevo pensato alla presenza di questo verbo in val Po, poiché la vicina val Varaita pare l’abbia perso. Il verbo è pure presente a Ostana. In particolare nel capitolo “ I giochi di movimento” nel numero 12 della rivista del Civico Museo etnografico “ Ostana Alta Valle Po” (in bib.); qui possiamo leggere: “ Trëlhà- Correre. Non si tratta di un vero e proprio gioco, in quanto consiste correre e saltare in libertà. -Apré anavën trëlhà, la diamënjo méc pitost anavën...trëlhà sal Pion da Charm …..Trëlhà nous lhi dixiën, squèrsaçià parélh, juavën a la loto.Dopo andavamo a trëlhà, la domenica solamente piuttosto andavamo a.. sul Piano della Charm...Trëlhà si diceva, scherzare così, giocavamo alla lotta.

Vanamente ho indagato l’etimologia di trelhar.

Una voce che potrebbe aver dato vita al nostro verbo ci viene dal latino trĭchĭla REW8894 “ laubhütte” [capanna di frasche]; gen. treğa, logodorés triya “laube” [pergola], francés treille, prov. trelha dal medesimo valore. Impossibile pensare ad un passaggio semantico tra il significato di trelha occitano, cosa intrecciata e treio/ treʤo fr.transport de joie, oc. delle valli momento giocoso, gioco, di intrattenimento. Bisogno dire che con questo abbigliamento grafico Levi riporta il verbo trelhar ma con il valore di: grimper, s’ateller come une treille.

Aggiungo a questa nota etimologica, una voce gallica che ci viene dal glossario di Vienne. Si tratta della parola treide = piede che risala ad una voce che risale ad una parola più antica * traget ( Delamarre 2003 pg 299) che l’autore mette in relazione con una antica parola francese triège “ trace, chemin” “ con la quale è forse imparentata. Delamarre scrive ancora: “ La radice sembra quella del got. ƥragjan “ correre “ (*tragh-) in rapporto col greco trékhō “ correre” (*dhregh-)…Gallico, greco ?

In questo caso si resta in una situazione incerta ma ho potuto stabilire con certezza la presenza nelle nostre Valli di una famiglia lessicale sconosciuta ai grandi vocabolari della nostra lingua.

Bibliografia

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1T. Gautier, istorian gapian (1780-1846)

occitan

trelhar [ trejar val Maira, val Varacha, Gap; treʤar val Maira – San Michèl de Prats; tërʎā Oncin, trëʎā Ostana, Val Pò ] se rejoir, s’amusar, juar, sautar e correr per juòc

trelha [ treja/ -o val Maira,treʤo val Maira – San Michèl de Prats ] it. esultanza, fr. transport de joie, oc. Valeas moment joiós, de juòc, de amusament.


En cest temps que lo juòc al es confinat entre las muras de maison e los joves pòion pas se rechampar ensemb per s’amusar, vuèlh prener en consideracion un vèrbe que sèmbla perdut dins las nèblas de nòstros reires.

Barbo Tòni Baudrier, nòstre grand poeta de las Valeas, a anobrat en ben de vintequatre componiments lo verbe trëiar : Bel Veire, De sée, ecc.1 e totjorn abó lo sens de s’amusar, de joar.

Diego Anghilante, escriu: Trëiâ: giocare. “ Secondo Boudrìe termine adoperato dai vecchi ( de Fraisse en val Varaita n.a.t.) a proposito dei giochi infantili durante l’intervallo a scuola. Il Bruna Rosso ( v. en bib.) riporta treiar col significato di “ gioire, saltare per la gioia, esultare”.

La semblariá que aicest vèrbe, abó aicèsta valor, siè, al jorn d’encuèi, quasi desconoissut dins las Valeas comà dins l’airal alpenc. En efet la li a ren que lo vocabulari de l’Elva, que repòrta tamben lo sostantiu treio “ esultanza”; los autri vocabularis de nòstre territòri, comà quèlos dal caire francés, qu’ai agut consultat, zo repòrtan pas.

Pas mens ai trobat sa presença dins un document que nos ven de Gap. La se tracta d’un document dal titol: “ Los Amusaments des Gapençais en « Patois de Gap de la Fin dal XVIII siègle “ par Théodore Gautier2, publiat sal Bulletin de la Societé d’Etudes des Hautes Alpes dal 1885 (pj 303-319).

T. Gautier escriguec la peça lo 10 de dezembre dal 1822 e ent una nòta, nos a laissat escrit que « La pièce suivante,..n’est qu’un cadre bien ou mal choisi, dans lequel j’ai tâché de faire entrer les mots patois de mon enfance ...». Dins son texte, Gautier pren en consideracion mai d’un juòc praticat a Gap dins son enfantilhanja, es a dire vers la fin dal XVIII sègle, e abó un pauc de nostalgiá per quand al era mainaa, al escriu “ me semble enca de l’y estre”.

L’autor n’en cita bien de juòcs praticats dins los ancians quartiers de Gap que la siè d’uvern adont bien de gent s’esquilha sus lo glaç (s’esquillio, s’esquilliansar su lou glàs) siè dins la bona sason

fins a un juòc, una veraia batalha a còlbes de clavum entre doas tropeas de joves demandaa cocoara ( coucouaro), adont li poiá èsser fin de morts.

Per los autri juòcs , Gautier, anòbra lo vèrbe juar mas dins un cas, escriu: “d’autres treyen à crous ou pielo, et achimoulavoun les soous des bediguas que sabien pas deivirar la ma;” Donca avem aicí una segura testimoniança de la presença de aicest vèrbe en defòra de las Valeas.

En cest cas la se tracta pas de un juòc de moviment mas un juòc d’adreça; a crotz o piela, que corrispond dins las Valeas, a joar a tèsta o crotz, o a tèsta o pila ( Sent Píer, Val Grana inf. Artur Viano), en francés juer à croix et à pile, à pile ou face.

Ningun vocabulari etimològic presenta aicest vèrbe, meseime de vocabularis canonics comà quèlos de S.J. Honnorat o lo Tresòr dal Felibritge, ni lo REW o lo REP o lo Du Cange.

Lo verbe es encara conoissut en val Maira e pas mesquè a l’Elva. Mariano Allocco ( 1950) originari de l’Alabaret m’a afortit que trejar era anobrat dins lo sens de s’amusar, se rejuir ecc. Totun m’a dit que aparteniá al lengatge dals plus velhs. Decò a l’Arma, inf. Piero Demino 1951, m’a dit que la se ditz quand la se parla d’una mainaa pichita que cor d’un caire a l’autre: i treja = ilh sauta e cor. A San Michèl de Prats, mon enformator Corrado Cesano, classa 1955, m’a dit que la forma d’aiquí es normalment treʤar. Quand m’a comunicat aiquò al era a larjar e al m’a dit que: i ʧan sun propi entren a treʤar, se demòren a jontiat. Al es resauput que a San Michèl de Prats e a Limon lh (ʎ) > se prononcia ʤ en còrs de paraula e ʧ en finala de paraula; solelh> suleʧ / sonalha >sunaʤo. Aiquò nos permet de comprener en quala maniera, de viatge que la li a, poguer transcrire una paraula de nòstros parlars que n’en conoissem pas l’etimologiá. Aiquò s’es passat ad exemple per charamalhar [venir, donar, chaere neu], que dins las valeas de Varacha, Maira e Grana ven prononciat ʧaramajar mas a San Michèl ʧaramaʤar.

Pas mens ai agut una jòlia sorpresa, que a confermat lo razonament fait per San Michèl. Rosina Peiretti (1951) de Oncin m’a dit que aiquí la se ditz tërʎā quand de meinaas se sauten acòl, coren, scappen: lej mejnā tërʎën. Aviuc pas pres en conth la presença de cest verbe en val Pò, bòrd que la vezina val Varaita pareis l’aguer perdut. Lo verbe l’ai decò trobat a Ostana. En particolier dins lo capitol “ I giochi di movimento” ent al numre 12 de la revista dal Civico Museo etnografico “ Ostana Alta Valle Po” (in bib.); aiquí poem leire: “ Trëlhà- Correre. Non si tratta di un vero e proprio gioco, in quanto consiste correre e saltare in libertà. -Apré anavën trëlhà, la diamënjo méc pitost anavën...trëlhà sal Pion da Charm …..Trëlhà nous lhi dixiën, squèrsaçià parélh, juavën a la loto.

Vanament ai cherchat un’etimoligiá per trelhar.

Una paraula que porriá aguer donat vita a nòstre verbe ilh ven dal lat. trĭchĭla REW8894 “ laubhütte” [cabita de brondas]; gen. treğa3, logodorés triya4 “laube” [taupia/ tòpia], francés treille, prov. trelha5 abó la mema valor. Impossible pensar a un passatge semantic entre la significacion de trelha occitan, chausa trenaa e treio/ treʤo fr.transport de joie, oc. Valeas moment joiós, de juòc, de amusament. Chal decò dire que dins aicest abilhament grafic Levi repòrta lo verbe trelhar mas abó la valor de: grimper, s’ateller come une treille.

Apòno a cesta nòta etimologica, una votz galica que nos ven dal glossari de Viena. La se tracta de la paraula treide = pèd que remonta a una forma plus anciana * traget ( Delamarre 2003 pj 299) que l’autor buta en relacion abó una velha paraula francésa triège “ trace, chemin” “ qui est peut-être apparenté.” Delamarre escriu encara: “ La racine semble être celle du got. ƥragjan “ courir “ (*tragh-) en rapport avec le grec trékhō “ courir” (*dhregh-)…Gallic, grec ?

Aicest viatge se resta dins una situacion d’incertituda mas almen ai pogut establir abó certituda la presença, dins nòstras Valeas, de una familha lexicala desconoissuá als grandos vocabularis

de nòstra lenga.


Franco Bronzat

1Bodrero, in bib. pj 1019, trëiâ: giocare

2T. Gautier, istorian gapian (1780-1846)

3En ligure treğa a la valor dal fr. rouget, oc. (Alibert ) roget, it. triglia e aiquò dins bien de vocabularis dal territòri, en bib. ; de treğa ( tregia) abó la valor de it. pergolato, fr. treille n’ai pas trobat traça.

4Sarde trik(k)a, triya “pergola” = TRIC’LA per TRICHILA

5Dufaud, in bib. trelha fr. treille