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Letteratura nelle Valli Occitane

Una buona correnta aggiusta tutto - Vernante

Na bòna correnta ranja tot

Lo Vernant – Rino Jordan
Pièce teatrale

Una buona correnta aggiusta tutto - Vernante
italiano PERSONAGGI E INTERPRETI
Personaggi:
- TONI - Giampiero Giordano
- PETU - Adriano Bertaina
- GIAN - Manuel Dalmasso
- GHITIN, moglie di Toni - Lucia Giaccone
- IETA, moglie di Petu - Maria Agnese Dalmasso
- PADRONE dell'osteria - Valter Bassignano
- DUE SUONATORI - Giuseppe Giordano - Pietro Giordano
- Voce - Pietro Giordano

PRIMA SCENA
Voce: Sala di un'osteria, un tavolo con sopra tre o quattro bottiglie e tre bicchieri; la tovaglia del tavolo arriva quasi a toccare il pavimento in legno.

I

Voce - Petu, Toni e Gian, già mezzi brilli, ridono e parlano ad alta voce. È Petu che parla.
Petu - Padrone! oh padrone! portate un'altra bottiglia, questa è vuota! E di quello buono! Che non sia troppo acido perché non vogliamo fare l'insalata!
Voce - Il padrone appare.
Padrone - Beh, lo sapete bene che ho soltanto del vino buono! Ora vado a prendere una bottiglia che ho tenuto proprio solo per gli amici. Di quello che abbiamo fatto io e la moglie: ho pigiato le uve con i miei piedi!
Petu - Li avevate lavati, almeno?
Voce - Il padrone fa il gesto di dare uno scapaccione a Petu.
Padrone - Per chi mi prendi? Me li lavo tutti gli anni per Pasqua!
Petu - Ah, Ah! Alé, non arrabbiatevi! ... Ma correte che abbiamo sete!
Voce - Ora è Toni che parla - .
Toni - Eh! Stasera ti senti forte! È perché ai preso dei bei soldi dalla vendita del vitello?
Petu - Anche per questo! e questa volta venderò tutto! Vacche, pecore e galline! ... Mia moglie è imbronciata, ma me ne frego di lei! E dopo venderò anche il gatto ed il cane. Tutto!
Voce - Ora è Gian che parla- .
Gian - Allora, se vendi il cane non vai più a caccia?
Petu - Ho già camminato abbastanza per campi e dirupi. Non ho più quindici anni e fra poco ho l'età della pensione. Ora voglio fare il signore. Tanto quel cagnaccio lì era diventato pelandrone ...
Toni - Come il padrone ...
Petu - Toni, stai zitto, che se incontri quello che ha inventato il lavoro lo picchi.
Voce - Il padrone entra; versa del vino nei bicchieri-.
Padrone - È come vino da dir messa ...
Toni - Staremo a vedere. Quando lo abbiamo bevuto te lo diciamo.
Voce - Il padrone esce-.
Gian - Eh sí, il nostro destino è quello di lavorare. Non avete sentito a messa l'altra domenica quel che ha detto il pievano ...
Toni - Certo che ho sentito ed è per questo che sono arrivato a casa barcollando ...
Gian - Barcollando? Perché?
Toni - Beh! non hai sentito quando il pievano ha detto che se volevamo salvarci avevamo bisogno "di un mezzo di-vino"? Io non sono un miscredente come voi. Sono uscito subito, ho attraversato la strada e sono entrato da Paolo. Ho ordinato un mezzo e quando l'ho finito sono ritornato. Ero appena entrato quando il pievano ha nuovamente detto "per salvarci non basta un solo mezzo di-vino. Ne occorrono diversi".
Sono nuovamente uscito e me ne sono scolati tre o quattro.
Petu - E quando sei arrivato a casa barcollando, tua moglie ha preso la ramazza e te l'ha rotta sulla testa?
Toni - A me? rompermi la ramazza sulla testa? la moglie?! Ah, poveraccio di un poveraccio! ... Sono io che porto i pantaloni a casa nostra! sono io che comando ! Io ordino e mia moglie ubbidisce! Ricordati che io non le lascio alzare la voce! Non ha il diritto di borbottare!
Gian - (batte le mani) Ben detto, Toni! Tu sì che sei uno sveglio! Non come il nostro Petu qui che trema quando c'è Ieta ...
Petu - Guarda come parli! ... Ieta? Ah, sventurato ... Che venga solo e dopo ti faccio vedere ... Io non sono di quegli uomini che hanno paura delle mogli!

SECONDA SCENA
II

Voce - Si sente un rumore dall'uscio principale. L'oste gira le spalle alla sala: Ghitin appare-.
Ghitin - Sono venuta a vedere se mio marito è qui da voi! Quel pelandrone è uscito di casa dopo pranzo ed è scomparso. Ho già girato dappertutto. Se lo trovo gli rompo la schiena!
Padrone - (impacciato) Ma ... non mi ricordo ... non sono sicuro se Toni è venuto ... ho dovuto fare una commissione ...
Petu - Toni, c'è tua moglie e pare adirata.
Toni - Ghitin? c'è Ghitin?! Sono rovinato! Aiuto!
Petu - Svelto! Qui sotto! svelto!
Voce -Petu spinge Toni sotto al tavolo. Ghitin entra e si ferma davanti ai due amici con le mani ai fianchi-.
Ghitin - Voglio vedere! Avete visto quel pagliaccio di Toni?
Petu - No! non l'abbiamo visto, almeno qui dentro ...
Gian - Non l'ho proprio visto! ...
Ghitin - Possibile? dove ha potuto cacciarsi quel citrullo. Siete sempre tutti tre assieme ... Ma ... perché ci sono tre bicchieri sul tavolo? Ditemi la verità: Toni è stato qui! dove è adesso? Scommetto che mi ha sentita venire e che è scappato! ...
Petu - Ma cosa dite, Ghitin! Era un negoziante di bestiame della piana. Era venuto quassù per acquistare delle bestie.
Ghitin - Non vi credo! volete proteggerlo e mi raccontate delle storie! ditemi dove posso trovarlo, che gli spacco la faccia!
Petu - Eh, siete ben cattiva! Quand'anche fosse stato qua, non ci sarebbe alcun male ...
Ghitin - Ah, sono cattiva! ... da mattina a sera dentro casa a lavorare, a mungere, ad accudire le bestie ed il signore, quel mangiaprofitti, quello scapestrato, sempre all'osteria a mangiare, scolare bottiglie, giocare a carte e cantare ...
Petu - Che esagerazione! Le mogli sono tutte così ... vorrebbero tenere i mariti a casa legati ad una catena come se fossero dei cani! Per fortuna la mia l'ho allevata bene, non comanda mica tanto!
Ghitin - E voi state zitto una buona volta, stupido! Siete così dispettoso che se foste mio marito vi darei il veleno!
Petu - E se voi foste mia moglie, ebbene, lo prenderei! Preferirei morire che avere sempre attorno una ciabattona e una pettegola come voi!
Ghitin - Oh, cattivone! ciabattona e pettegola a me!
Voce - Ghitin alza il braccio per picchiare, ma Toni si agita sotto al tavolo e Ghitin vede muovere la tovaglia-.
Ghitin - La tovaglia si è mossa! Chi c'è lì sotto?
Gian - Oh, è il cane di Letu di Pume Marse. Quel cagnaccio è tutto il pomeriggio che è qui.
Voce - Ghitin si abbassa per sollevare la tovaglia-.
Ghitin - No vi si può credere, lasciatemi guardare!
Gian - Non toccate, è cattivo e non può vedere le donne.
Ghitin - Voglio sapere se è un cane o quel baggiano di Toni.
Gian - Ma certo che è un cane. Volete sentirlo abbaiare? Abbaia cagnaccio!
Voce - Gian dà un calcio alla tovaglia-.
Toni - Bau! bau! bau!
Gian - Avete visto?
Voce - Gian dà un'altro calcio-.
Toni - Bau! bau! bau!
Gian - Lo facciamo ancora abbaiare?
Voce -Gian dà altri calci-.
Toni - Bau! bau! bau!
Ghitin - Va bene, va bene, è un cane!. Ora vado al Caire a vedere in altri pòsti ... E quando lo prendo gli dò dei calci nelle gmbe fino a quando i polpacci mi faranno male e poi lo chiudo a chiave nello sgabuzzino. E per un pezzo non esce, ve l'assicuro!
Voce - Ghitin esce-.

TERZA SCENA
III

Voce - Toni esce da sotto il tavolo e si siede-.
Toni - Ufh, È andata via ... Che spavento! Ne ho ancora il raccapriccio! Hai proprio avuto una buona idea, Petu ... L'abbiamo imbrogliata per bene quella strega! Gian, un'altra volta picchia meno forte! ... mi hai fiaccato le dita dei piedi e quasi rotto una caviglia e mi hai mezzo sciancato (si strofina) sono tutto storto...
Gian - Avresti preferito che ti avesse preso? Ti avrebbe rotto le mandibole! ... fossi almeno riconoscente ...
Petu - Non te la prendere, Toni, ma penso che tu non sia abbastanza energico verso tua moglie ... Se vuoi salvarti devi rimbeccarla tutte le volte che alza la voce. E se non basta, prendi la frusta! Non aver paura! ...
Toni - Oh sì, non ne ho il coraggio. Se si ribella morde come un gatto selvatico! e pensare che ho mancato l'occasione di liberarmi di lei il mese scorso ...
Gian - Davvero? racconta, racconta ...
Toni - Sapete che il mese scorso eravamo lassù a Champ di Ourtíe, a falciare. Tutte le mattine una serpe veniva a prenderci il pranzo di nascosto. Ghitin mi diceva sempre: uccidila, Toni, quella serpaccia, uccidila! Ma a me rincresceva ucciderla. Una mattina, talmente mia moglie insisteva, le ho dato una bastonata.
Petu - A tua moglie?
Toni - Eh, no ... alla serpe.
Petu - Volevo ben dire ...
Toni - Non iniziare a stuzzicare! Dopo quella bastonata non l'abbiamo mai più vista e mia moglie ha anche smesso di chiacchierare.
Qualche tempo dopo venivo in paese a comprare zucchero, caffè ed altre mercanzie, quando ho incontrato una donna forestiera. Era ben vestita e tutta elegante. Mi ha salutato "Allora, Toni, come va? bene?". Io sono stato sorpreso perché non l'avevo mai vista. "Ma voi mi conoscete?" le ho chiesto "Certo che vi conosco, voi, e so anche che siete un brav'uomo, bravo e buono. Ascoltate: ora che vi ho incontrato voglio farvi un regalo: guardate, qui c'è un bel grembiule per vostra moglie. Lei sarà contenta e voi farete bella figura. Tenete. Prendetelo!"
Mi ha donato un bel grembiule, a quadretti rossi e bianchi, e subito dopo è partita. Rimasto solo, ho voluto vedere che figura faceva addosso a Ghitin.
C'era proprio lì accanto alla strada un grosso castagno ed ho provato a legarlo alla base del tronco. Ebbene, lo direste? Appena ho finito di legare il grembiule, il castagno si è incendiato come se lo avessero acceso dopo averlo imbevuto di petrolio. Vrum! mi ha perfino bruciato i capelli a me che ero lì accanto. Allora ho capito! ... Quella donna non era una donna come tutte le altre, era una strega: era la serpe del Ciamp di Urtìe e aveva voluto far morire Ghitin per vendicarsi della bastonata che lei le aveva fatto dare e così prendersi la rivincita!
Gian - Chissà che sollievo hai avuto!
Toni - Sollievo? Non dire fesserie! Mi sarei strappato i capelli dalla disperazione (con aria disperata) Pensate un po': se non avessi avuto tanta fretta, sarebbe stata mia moglie a prendere fuoco e me ne sarei liberato per sempre! 
Petu - Ah, io mia moglie l'ho allevata bene. Appena leva il capo, trac! le dò uno scapaccione che gira per un bel momento. 
Quando ci sono io, non osa neppure levare gli occhi da terra. Ho fatto quattro anni di guerra, io (si batte il petto) e non mi lascio comandare da una donna!
Toni - Ah, pagherei caro per avere un coraggio così!
(Si sentono delle voci)
Ieta - (da lontano) Saranno qui quei due babbei? 
Voce - Ieta sull'uscio, rivolta al padrone-.
Ieta - Avete visto Petu? Sono circa tre ore che quel babbeo è uscito di casa per comprare del tabacco e non si è più fatto vedere!
Padrone - Ma ... sono appena arrivato ora ... non so ...
Toni - Petu! c'è qui tua moglie! Fa vedere che hai fatto la guerra, spaccale la faccia! Fa conto d'essere al fronte!
Petu - (spaventato) Non fare lo stupido! se mi prende mi strozza! 
Voce - Petu scompare sotto il tavolo-.
Petu - Non fatemi scoprire!
Toni - L'uomo che parlava tanto! bel coraggio!
Vous -Ieta rivolta a Toni e Gian-. 
Ieta - Avete visto Petu? non è venuto qui? 
Toni e Gian - No!
Ieta - Davvero?
Toni - Sí sí. L'abbiamo visto, ma presto , nel primo pomeriggio.
Ieta - Mi racconti delle frottole, Toni, sei falso come Giuda!
Toni - Guarda come parli sennò ti dò uno scapaccione che ti faccio girare fin che ti arrestano per vagabondaggio!
Ieta - Sono già abbastanza arrabbiata così, oggi! Se chiacchieri ancora ti tiro una scarpa sulla zucca! 
Voce - Ieta si abbassa e fa il gesto di togliersi un calzare. Toni corre attorno al tavolo-.
Gian - Suvvia, Ieta, ti gira la capoccia, ora? calmati! Va a casa, va! Va ad accendere la stufa e buttare a cuocere i gnocchi!
Ieta - (si calma) Va bene. Intanto non siete che dei somari e degli ubriaconi. Io me ne vado, ma se incontro Petu gli rompo le mandibole e poi lo rinchiudo per due o tre mesi. Gli tolgo la voglia di gironzolare per le osterie!
Voce - Ieta esce-.

QUARTA SCENA
IV
Voce - Petu appare da sotto il tavolo-.
Petu - Se n'è andata?
Gian - Si, esci pure, ora. Ah, Ah! siete proprio dei coraggiosi, voi due! non siete uomini, siete bambini di undici anni! Le vostre mogli vi dominano, vi piegano e vi storcono come vogliono ...
Toni - Eh, sposati: così ridiamo anche noi.
Gian - Non ho fretta: sto bene così. Ma io non avrei paura delle donne, fossero pure una quarantina. Non scapperei di sicuro come lepri inseguite dai cani, come fate voi!
Voce - In quel momento si sentono dei rumori fuori-.
Gian - Sembra che le vostre mogli ritornino ... Ehm ... comincia a puzzare e credo che farà caldo qui, tra un momento ...
Voce - Il padrone appare, tutto agitato-.
Padrone - Le vostre mogli! e guardano di brutto! Sparite, presto, altrimenti vi rovinano!
Toni e Petu - Oh, poveri noi!
Voce -Toni e Petu si cacciano sotto al tavolo. Gian resta solo. Ieta e Ghitin appaiono con un bastone caduna-.
Ieta - Ora vi aggiustiamo, birbanti!
Ghitin - Razza di furfanti! fanfaroni!
Ieta - Dove sono andati?
Ghitin - Si sono impauriti e son filati via!
Voce - Prendono per il collo Gian e lo scuotono-.
Ghitin - Ve l'ho già detto che non siete credibile! ci avete raccontato delle frottole, bugiardo di un bugiardo! erano qui or ora! appena prima che arrivassimo! ci avete prese per sceme?
Ieta - Diteci subito dove sono, o vi rompiamo le ossa.
Gian - Oh, quanto rumore! che volete che ne sappia, io? non ero assieme a loro, bevevo per conto mio.
Ghitin - Ah, bevevate per conto vostro ! ci deridete ancora? Allora prendete questo!
Voce - Ghitin gli tira uno scapaccione sulle spalle-.
Ieta - Così vi insegnamo a deriderci e ad affermare il falso, vergogna!
Ghitin - Allora dove sono? 
Voce - Ghitin gli tira un'altro scapaccione-.
Gian - (si para con le braccia) Ahi! mi avete slogato il gomito e strappato la giacca! Ahi!
Ieta - Parlate o vi scianchiamo!
Gian - Ahi! Ahi!
Ghitin - A fare il piagnucolone non serve a nulla! Parlate o vi facciamo vedere il sole e le stelle!
Gian - Ascoltate , brave donne! da qualche tempo fatico a digerire. Anche adesso ho un poco di diarrea ed i brividi ... Vado dal farmacista ad acquistare una pozione. Torno subito. Arrivederci!
Voce - Mentre Gian scappa il padrone lo ferma-.
Padrone - Frena, Gian, frena! ... e pagare?
Gian - Spostati, pago dopo! non è il momento ora! Qui tira una brutta aria! ... aspetto che le cose si calmino...
Voce - Gian esce-.
Ghitin - Così quei furbastri ci hanno imbrogliate un'altra volta. Ma non finirà così. Staremo a vedere chi ha la testa più dura.
Voce - Ieta tocca il gomito a Ghitin ed indica con una mano il tavolo-.
Ieta - Ascolta, Ghitin, direi di vedere se non sono in piazza o per la strada di casa! vieni? una prende a destra e l'altra a sinistra.
Ghitin - Hai ragione, Ieta! ah, questa sera mi sentiranno picchiare da lontano! da tutti i tetti attorno!
Voce - Le donne escono-.

QUINTA SCENA
V
Voce - Ieta e Ghitin appaiono e camminano in punta di piedi. Si appostano una per parte del tavolo. Si vede muovere la tovaglia e la testa di Toni appare-.
Toni - Sono uscite quelle donnacce! Vieni, Petu, esci. Finiamo la bottiglia ora che c'è un po' di pace!
Petu - Le abbiamo proprio imbrogliate bene, quelle seccatrici! Questo mi ha messo di buon umore! Ah, ah, ah!
Voce - Ghitin e Ieta loro accanto-.
Ghitin - Guarda, guarda, ma guarda un po'!
Ieta - Li abbiamo presi , questa volta! ... Avete visto come ci siamo appostate bene?
Voce - Toni e Petu tentano di tirare indietro la testa, ma le due donne li prendono per i capelli e li tirano fuori-.
Ghitin - Venite, bambini, venite! ah, siamo delle donnacce!
Ieta - Ah, siamo delle seccatrici! venite, che ora vi aggiustiamo!
Voce - Le due donne fanno inginocchiare i due uomini , mettono loro una mano al collo e sollevano il bastone-.
Petu - Perdono, perdono!
Toni - Non ucciderci, abbiamo famiglia!
Petu - La colpa è di Gian! se non l'avessimo ascoltato!
Toni - D'ora in poi faremo sempre i bravi mariti!
Petu - Staremo sempre a casa!
Toni - Faremo anche da mangiare!
Petu - Laveremo i piatti e le scodelle!
Ghitin - No, l'avete combinata troppo grossa. Sù, Toni, sii uomo, non fare il piagnone, accetta la penitenza!
Ieta - Meritate una bella sculacciata, buoni a nulla, ed ora ve la diamo!
(Si sente una fisarmonica)
Voce - Due suonatori appaiono sull'uscio-.
Primo suonatore - Che diavolo succede qui? litigano?
Secondo suonatore - sì, ma ora li facciamo smettere! 
(Iniziano a suonare una courenta)
Voce -Ieta e Ghitin si fermano con il bastone per aria-.
Ghitin - Di' !.
Ieta - Suonano!!
Voce - Toni e Petu alzano la testa-.
Ghitin - Avete sentito? suonano! non vorrete perdere questa courenta, no?!
Ieta - su, in fretta, facciamo la pace!
Voce - Le due donne gettano via i bastoni e aiutano Toni e Petu ad alzarsi. Tutti ballano la courenta-.
occitan PERSONATGES E INTÈRPRETS
Personatges:
- TÒNI - Giampiero Giordano
- PETO - Adriano Bertaina
- JAN - Manuel Dalmasso
- GUITIN, frema d' Tòni - Lucia Giaccone
- IETA, frema d' Peto - Maria Agnese Dalmasso
- PATRON de l'òsto - Valter Bassignano
- DUI SONADORS - Giuseppe Giordano - Pietro Giordano
- Votz - Pietro Giordano

PRIMA SCÈNA
Votz: Sala de n'òsto; un taul con dessús trei o quatre botelhas e trei bichèls; lo mantil dal taul arriba esquasi a tochar lo parquet.

I

Votz - Peto, Tòni e Jan, ja metz bevuts, grinhen e parlen a auta votz. L'es Peto que parla.
Peto - Patron! òh patron! portetz n'autra botelha, questa aicí ilh es vueda! E d'aquel bòn! Qu'al sie pas tròp aigre perqué volguem pas far la salata!
Votz Lo patron al parés.
Patron - Beh, lo savetz ben que ai masque de vin bòn! Aüra vòn a perre na botelha qu'ai tengut pròpi just per lhi amís. D'aquel qu'avem fait mi e la frema: ai espichat lhi uvas con lhi mei pè!
Peto - Lhi aviatz lavats almeno?
Votz -Lo patron fa mina de donar-lhi un paton a Peto.
Patron - Per qui me prenes? Me lhi lavo tuits lhi ans per Pasca!
Peto - Ah, Ah! Alé, enranbietz-vos pas ... corretz masque perqué avem set!
Votz - Aüra l'es Tòni que parla- .
Tòni - Eh! Esta sera te sentes fòrt! l'es perqué qu'as prés de bèls sòuds da la venta dal bochin?
Peto - Decò per çò! e esto bòt venderei tot! Vachas, feas e jalinas!... La frema ilh es neca, ma mi me ne 'n foto de quilhe! E après venderei decò lo chat e lo chan. Tot!
Votz - Aüra l'es Jan que parla- .
Jan - Alora, se vendes lo chan vas pus a la chaça?
Peto - Mi ai ja chaminat pro per champ e malavèrs. Ai pus quinz'ans e tramenter ai l'atge d' la pension. Aüra vuelh far lo senhori. Tantotun quel soiro aiquí l'era devengut plandron ...
Tòni - Decò 'ma lo patron ...
Peto - Tòni, ista masque quiet, que se rescontres aquel qu'al a enventat lo travalh lo flaques.
Votz - Lo patron intra; al vèrsa de vin dins lhi bichèls-.
Patron - L'es 'ma de vin da dir messa ...
Tòni - Istarèm a veire. Quora avem bevut t'lo disem.
Votz - Lo patron al nes-.
Jan - Aé, lo nòstre destin l'es quel de travalhar. Avetz pas sentut a messa l'autra fèsta lò que a dit lo piuvan ...
Tòni - Ai pro sentut e l'es per çò que suei arruvat a casa en trantoleant ...
Jan - En trantoleant? E lò?
Tòni - Beh! as pas sentut quora lo piuvan a dit que se volguiam salvar-nos aviam manca "di un mezzo di-vino"? Mi suei pas un barbet 'ma vosautri. Suei neissut d' lòng, ai traversat lo chamin e suei intrat da Paolo. Ai comandat na mesa e quora l'ai agua finia suei ritornat. Ero just dedins quora lo piuvan a torna dit "per salvarci non basta un solo mezzo di-vino. Ne occorrono diversi".
Suei torna neissut e m' ne suei vueidats trei o quatre.
Peto - E quora sies arruvat a casa en trantoleant, la frema ilh a prés n'esvilha e ilh te l'a rota sus la tèsta?
Tòni - A mi? rompi-me l'esvilha sus la tèsta? la frema?! Ah, bon'omàs d'un bon'omàs! ... Suei mi que pòrto lhi bragas a nòstra casa! suei mi que masento! Mi comando e la frema escota! Recòrde-te que mi lhi laisso pas aussar lo sore! ilh a pas lo dreit a barbutir!
Jan - (pica di mans) Ben preicat, Tòni! sues pròpi un mago e un d'aquilhi desgordits! Pas coma nòstre Peto aicí que al trambla quora lhi a Ieta ...
Peto - Buca 'ma preiques! ... Ieta? Ah, malaürós ... Qu'ilh vene masque e après te fòn veire ... Mi suei pas d'aquilhi òmis qu'an paor di fremas!

SECONDA SCÈNA
II

Votz - Én sent en rumor da l'uis principal. L'òste vira lhi espatlas a la sala: Guitin pareis-.
Guitin - Suei vengua veire se l'òme l'es aicí da vos! Quel pelandron aiquí l'es neissut da casa apreis disnar e l'es despareissut! Ai ja virat per cantiers! Se lo tròbo lhi rompo l'eshina!
Patron - (genat) Mas... me recòrdo pas ... suei pas segur se Tòni l'es vengut ... ai agut da far na comission ...
Peto - Tòni, lhi a tua frema e ilh parés neca.
Tòni - Guitin? lhi a Guitin?! Suei perdut! Ajut!
Peto - Fito! aiquí dessot! fito!
Votz - Peto chopina Tòni dessot al taul. Guitin intra e se fèrma denant ai dui amís con lhi mans a la correa-.
Guitin - Vuelh veire! Avetz vist quel palhasso de Tòni?
Peto - Nò! l'avem pas vist, almeno aicí dedins ...
Jan - Pas vist dal tot! ...
Guitin - Possible? onda l'a pogut ficar-se quel tabalueri. Setz sempre tuits trei ensem ... Mas ... perqué que lhi a tres bichèls sus dal taul? Disetz-me lo ver: Tòni l'es istat aicí! onda l'es aüra? Juo qu'al m'a sentua venir e qu'al s'es escapat! ...
Peto - Ma quò disetz, Guitin! L'era un negociant de vachas d'aiquí aval. A l'era vengut aicí amont per chatar de bèstias.
Guitin - Vos creo pas! volguetz sostar-lo e me'n contetz d'estòrias! disetz-me onda puei trobar-lo, que lhi esclape lo morre!
Peto - Eh, setz ben marria! Al fussés ben agut aicí, lhi a pas de mal ...
Guitin - Ah, suei marria! ... dal matin a la sera dins casa a travalhar, a mónzer, a agrear lhi bèstias e lo monsur, quel manjeràs, quel desviassat, sempre a l'òsto a manjar, escolar botelhas, juar ai cartas e chantar ...
Peto - Que exageracion! lhi fremas son totas parelh ... ilh volgarien tenir lhi òmes estachats a casa con na chaena 'ma se lhi fusséssen de chans! Urosament que mi, la mia l'ai enlevaa ben! ilh comanda pas tant!
Guitin - E vos, istatz quiet na bòna vinca, Janavèl! Setz tant desplasent que se fussessiatz miu òme vos donariu de tòxic!
Peto - E se vos fussessiatz mia frema, e ben, lo preneriu! Me seria pus char murir que aver sempre a l'aviron na grola e na repipiaira coma vos!
Guitin - Oh, brutàs! grola e repipiaira a mi!
Votz - Guitin ilh se rebraça per picar, ma Tòni s'agita sot al taul e Guitin ve bojar lo mantil-.
Guitin - Lo mantil a bojat! Qui lhi a aiquí dessot?
Jan - Oh, l'es lo chan de Leto di Pomas Marças. Quel veç aiquí lhi a tot l'apreis disnar qu'al es aicí.
Votz - Guitin ilh se baissa per auçar lo mantil-.
Guitin - Setz pas a creire. Vuelh veire, laissetz-me bucar!
Jan - Tochetz pas! l'es marrit coma tot e al pòl pas veire lhi fremas.
Guitin - Vuelh saber se l'es un chan o se l'es quel seboc de Tòni.
Jan - Ma segur que l'es un chan. Volguetz sentir-lo japar? Japa, soiro!
Votz -Jan al da un cauç al mantil-.
Tòni - Bau! bau! bau!
Jan - Avetz vist?
Votz -Jan al da n'autre cauç-.
Tòni - Bau! bau! bau!
Jan - Lo fasem encà japar?
Votz -Jan al da d'autri cauç-.
Tòni - Bau! bau! bau!
Guitin - Vai ben. L'es un chan! aüra lhi n'a pro. Vòn anant al Caire veire en d'autras lueias ... E quora lo preno lhi dòn de cauç enti chambas fins a quora lhi botèlhs me fasarèn mal e apreis lo sarrarei a clau dins lo masaquin. E per na vòuta al nes pas, vos l'emprometo!
Votz -Guitin lhi nes-.

TÈRÇA SCÈNA
III
Votz - Tòni al nes da sot al taul e s'asseta-.
Tòni - Alé! ilh es partia ... Que afre! ai encà aüra lo sarrús! As pròpi agut na bòna idea, Peto ... L'avem pas mal colhonaa quela masca ... Però, Jan, n'autre bòt pica meno fòrt! ... m'as flacats lhi artelhs e esquasi rot na chavilha e m'as metz esderenat ... (se freta) Suei tot guèrç ...
Jan - Auries agut pus char que ilh t'avesse prés? ilh t'auria rot lhi gaunhas! ... Fossesses almeno quel de remerciar ...
Peto - Sies pas nec, Tòni, ma penso que sies pas pro enèrgic envèrs la frema ... Se vòs gandir-te, deves rebecar-la tuts lhi bòt que ilh auça la votz. E se ilh n'a pas pro, pren lo foet! Abes pas paor! ...
Tòni - Òh sì, ai pas lo coratge. Se ilh se revira ilh mòrd 'ma un chat salvatge! E pensar que ai falhit de liberar-me de quilhe lo mes passat ...
Jan - Da bòn? cònta, cònta ...
Tòni - Savetz que lo mes passat eriam ailamont, al Champ di Ortias, a sear. Totas lhi matins na sèrp venia a pren-nos lo disnar d'estremat. Guitin me disia sempre: mace-la, Tòni, quela serpassa, mace-la! Ma a mi me grevava maçar-la. Un matin, a fòrça que la frema insistia, lhi ai caçat na bastonaa.
Peto - A la frema?
Tòni - Eh, nò ... a la sèrp.
Peto - Volguiu ben dir ...
Tòni - Comença pas a tisonear! Despuei quela bastonaa l'avem ja pus mai vista e la frema a decò quitat de bacalhar.
Qualque temp apreis veniu a la vila chatar de sucre, de café e d'autra marchandisa, quora ai escontrat na frema forestiera. Ilh era ben abilhaa e tota eleganta. Ilh m'a salutat "Alora, Tòni, 'ma la vai? ben?" Mi suei agut sorprès perqué l'aviu jamai vista. "Ma vos, me conoissetz, mi?" lhi ai chamat. "Segur que vos conoisso, vos, e sai decò que setz un brav'òme, brave e bòn. Escotatz: aüra que vos ai escontrat vuelh far-vos un cadò: buquetz, aicí ilh a un bèl faudil per vòstra frema. Quilhe ilh seré contenta e vos fasarètz bèla figura. Tenetz. Prenetz-lo!"
E ilh m'a donat un bèl faudil, a quadre ros e jauns. E subit apreis ilh es partia. Quora suei agut solet, ai volgut veire que figura al fasia a còl a Guitin.
Lhi avia just aiquí da pè dal chamin un gròs àrbol e ai provat a estachar-lo al peron. E ben, lo diriatz ? 'ma ai finit d'estachar lo faudil, l'àrbol a prés fuec estés se ilh l'avessen uvat aprèis d'aver-lo embibit de petròlio. Vrom! la m'a fins brusats lhi chabelhs a mi que lhi ero aiquí arramba. Alora ai capit! ... Quela frema l'era pas na frema 'ma totas lhi autras, l'era na masca: l'era la sèrp dal Champ di Ortias e ilh avia volgut far murir Guitin per repagar-la d' la bastonaa que quilhe ilh lhi avia fait donar, e parelh pren-se la revenja!
Jan - Qui sa coma sies agut solatjat!
Tòni - Solatjat?! i nent de colhonadas! Mi me seriu eschancats lhi chabelhs da la desperacion! (con ària desperaa) Pensatz un pauch: se avés nent agut tanta prèssa, seria agua la frema a prene fuec e me ne'n seriu desliberat per sempre! 
Peto - Ah, mi la frema l'ai enlevaa ben. A pena ilh auça lo sorre, trac! lhi dòn un lordon qu'ilh vira per un bèl moment. 
Quora mi lhi suei, ilh encala nianca a auçar lhi uelhs da tèrra. Ai fait quatr'ans de soldat e la guèrra, mi (se bat l'estòmi), e me laisso pas comandar da na frema!
Tòni - Ah, pagariu char per aver un coratge parelh!
(Èn sent de votz)
Ieta - (da daluenh) Ilh serèn aicí quilh savèros? lhi nòstri sebocs? 
Votz - Ieta sus l'uis, viraa vèrs lo patron-.
Ieta - Avetz pas vist Peto? ilh a a pauc près tres oras que quel savèro l'es nessit da casa per chatar de tabac e al s'es pus fait veire!
Patron - Mah ... siu just arruvat aüra ... sai pas ...
Tòni - Peto! ilh es aiquí la tua! Fai-te veire que as fait la guèrra, esclape-lhi lo morre! Fai cònth d'èsser al frònt!
Peto - (espaventat) Fai pas lo fòl! se ilh me prén ilh m'estenh! 
Votz - Peto al despareis sot al taul-. 
Peto - Deceletz-me pas!
Tòni - L'òme que preicava tant! bèl coratge!
Votz - Ieta viraa vèrs Tòni e Jan-.
Ieta - Avetz pas vist Peto? l'es pas vengut aicí? 
Tòni e Jan - Nò!
Ieta - Da bòn?
Tòni - D'en bònas. L'avem vist adeis, ma fit, just al començament de l'apreis disnar.
Ieta - M'en còntes d'estòrias, Tòni, sies faus 'ma Juda!
Tòni - Buca 'ma parles, de s'nò te dòn n'escopàs que te fòn virar fins que t'arresten per vagabondatge!
Ieta - Suei ja pro enrabiaa parelh, encuei! Se preiques encara te tiro un chaucier en la cogorda! 
Votz - Ieta se baissa e fa mina de gavar-se un chaucier. Tòni cor entorn al tau-.
Jan - Alé, alé, Ieta, te vira la calòta, aüra? reconoisse-te! Va a casa, va! Va uvar lo potagier e campar a còire lhi colhetas!
Ieta - (se calma) Vai ben. Tant, setz masque d'ases e de lordasson. Mi me ne'n vòn, ma se embato Peto, lhi rompo lhi gaunhas! e apreis lo buto enclaure per dui o tres mes. Lo gavo da virolhar per lhi òstos!
Votz - Ieta ilh nes-.

QÜARTA SCÈNA
IV

Votz - Peto parés da sot al taul-.
Peto - Ilh es despareissua?
Jan - Aé, nes pura, aüra. Ah, Ah! setz pròpi coratjós, vosautri dui! setz pas d'òmes, setz coma de filhets d'onz'ans! lhi vòstras fremas ilh vos dominen, ilh vos revinquen e ilh vos guèrcen coma ilh vòlen ...
Tòni - Eh, marie-te: parelh grinhem decò nautri.
Jan - Suei pas pressat: isto ben parelh. Ma mi auriu pas paor di fremas, ilh ne'n fuguessen ben na quarantena. M'escapariu pas segur coma d' lèures champeiraas dai chans, coma fasetz vosautri!
Votz - Ent aquel moment én sent de manès defòra-.
Jan - A la mina, lhi vòstras fremas retornen ... Ehm ... la comença a flairar e creo que la fasaré chaud aicí dedins, d'aicí a un moment ...
Votz - Lo patron parés, tot agitat-.
Patron - Las vòstras fremas! e ilh buquen brut! despareissetz fito, de s'nò ilh vos arroïnen!
Tòni e Peto - Oh, paures nautri!
Votz - Tòni e Peto ilh se cacen dessot al taul. Jan ista solèt. Ieta e Guitin paréissen con un baston a pr'una-.
Ieta - Aüra vos arrangem, sarvanàs!
Guitin - Raça d' tabalueri! Arlueri!
Ieta - Onda lhi son passats?
Guitin - Ilh an prés paor e lhi son filats via!
Votz - Ilh prenen per lo còl Jan e lo sopaten-.
Guitin - Vos l'ai ja dit que vos setz pas a creire! nos avetz contaas d'estòrias, busiard d'un busiard! ilh éren aicí tuti dui just adeis! just denant que aruvessiam! nos avetz presas per de fòlas?
Ieta - Disetz-nos d' lòng onda ilh son, de s'nò vos flaquem.
Jan - Oh, que tapatge! que volguetz que ne'n sabe, mi? mi lhi ero pas ensem a lorautri, mi beviu per me cònth.
Guitin - Ah, vos beviatz per vòstre cònth! vos n'engrinhetz encà? Alora prenetz çò!
Votz - Guitin ilh li tira un paton sus lhi espatlas-.
Ieta - Parelh vos mostrem a esberfiar-nos e a afortir lo faus, ontós!
Guitin - Alora onda ilh son? 
Votz - Guitin ilh li tira n'autre paton-.
Jan - (i se para con lhi braç) Ahi! m'avetz desplaçat lo godre e eschancat lo corpet! Ahi!
Ieta - Parletz o vos esderenem!
Jan - Ahi! Ahi!
Guitin - A far lo gasolaire sèrv a niente! Preicatz o vos fasem veire lo solelh e lhi estèlas!
Jan - Escotatz, bravas fremas! da qualque temp trebulo a palhir. Bèla aüra ai un pauchet de corrença e de fregolàs ... Von da l'especiari chatar na pocion. Torno subit. A reveire!
Votz -Mentre Jan s'escapa lo Patron lo fèrma-.
Patron - Grenga, Jan, grenga! ... e pagar?
Jan - Meire-te, pago apreis! l'es pas lo moment aüra! Aiquí la temperea! ... espeito que la s'esvelhe ...
Votz -Jan al nes-.
Guitin - Parelh lhi nòstri lefres nos an colhonaas n'autre bòt. Ma la finisserè pas parelh. Istarèm a veire qui a la tèsta pus dura.
Votz - Ieta ilh tocha lo godre a Guitin e mostra con na man lo taul-.
Ieta - Escota, Guitin, diriu de veire se ilh son pas en plaça o per lo chamin de casa! venes? una pren a dreita e l'autra a gaucha.
Guitin - As rason, Ieta! ah, esto sera ilh me sentaràn picar da luenh! da tuits lhi teit a l'aviron!
Votz -Lhi fremas nessen-.

QÜINTA SCÈNA
V

Votz - Ieta e Guitin paréissen e chaminen en ponta di pè. Ilh se placen una per cant dal taul. Én ve bojar lo mantil e la tèsta de Tòni parés-.
Tòni - Ilh son partias, quilhs tadòras! Ven, Peto, nes. Finissem la botelha aüra que ilh a un pauch de relasca!
Peto - Ilh avem pròpi ben embrulhaas, quilh taborets! Çò m'a butat de bon umor! Ah, ah, ah!
Votz -Guitin e Ieta se buten da cant a lor-.
Guitin - Guicha, guicha, ma guicha masque!
Ieta - Ilh avem près, esto bòt! ... Avetz vist 'ma nos sem ben afustaas?
Vous -Tòni e Peto fan per tirar arrer la tèsta, ma lhi doas fremas ilh lhi prenen per lhi chabèls e ilh lhi tiren fòra-.
Guitin - Venetz, filhets, venetz! ah, sem de tadòras!
Ieta - Ah, sem de taborets! venetz, que aüra vos arrangem!
Votz -Lhi doas fremas buten lhi òmis en genolh a rabèl, ilh li buten na man al còl e ilh aucen lo baston-.
Peto - Perdon, perdon!
Tòni - Mace-nos pas, avem de familha!
Peto - La fauta ilh es de Jan! l'avessiam pas escotat!
Tòni - D'aüra enlai fasarèm sempre lhi brav'òmes!
Peto - Istarèm sempre a casa!
Tòni - Fasarèm decò da manjar!
Peto - Lavarèm lhi plats e lhi escuèlas!
Guitin - Nò, setz agut tròp marrits. Alé, Tòni, sies òme, fa pas lo cussavelaire, bèl calinhaire, pren la penitença!
Ieta - Meritetz na bèla savataa, lapabrued, e aüra vos la donem!
(Én sent n'armòni)
Votz - Dui sonadors paréissen sus l'uis-.
Prim Sonador - Que diaul i arriba aicí? ilh se plinon?
Second Sonador - ilh rusen, mas aüra lhi fasem quitar!
(Ilh comencen a sonar na correnta)
Votz -Ieta e Guitin se fèrmen con lo baston en ària-.
Guitin - Ditz!
Ieta - Ilh sònen!!
Votz - Tòni e Peto aucen la tèsta-.Guitin - Avetz sentut? Ilh sònen! volguetz pas mancar esta correnta, nò?!
Ieta - Fito, fasem la patz!
Votz - Lhi doas fremas campen via lhi bastons e ajuten Tòni e Peto a auçar-se. tuits balen la correnta-