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Letteratura nelle Valli Occitane

Il Candi dal Balur

Lo Candi dal Balaor

Roaschia-Mario Fantino Grièt
Voce di Gianni Giraudo

Il Candi dal Balur
italiano Quando sentivamo le storie di silvani e masche raccontate nella stalla, noi penavamo a delle persone misteriose e antipatiche che si divertivano a fare dispetti alla gente.
Ma ciò che ci faceva più paura di tutti era il Candi.
Un uomo che usciva solamente di notte. Talmente alto che poteva sedersi su un tetto del paese e bagnarsi i piedi nel rio.
Questa è la storia del "Candi del Balur".
E tanti dicono che sia esistito per davvero!
C'era un ragazzo che custodiva un gregge di pecore al Balur, un luogo dove c'è un buon pascolo.
Tutti i venerdì lui scendeva giù a fare acquisti per una settimana, ma da alcune volte si era preso il vizio di sciacquarsi la gola con un buon bicchiere di vino all'osteria di Gian Toni.
Una domenica aveva voluto lasciare indietro il suo lavoro per scendere ugualmente al paese per trovare un po' più di gente.
Era un giovincello e gli piaceva anche, ogni tanto, fare festa.
Due parole con uno, due parole con un altro, due, quattro, sei bicchieri, quando è stata l'ora di alzarsi dalla sedia le gambe erano rigide e la testa stordita come un setaccio.
Questa volta ho esagerato - pensava - ho alzato troppo il gomito. E' quasi buio e non so se riesco a salire fin lassù!"
E così è stato.
Si era trascinato come aveva potuto fino al "Bosco del diavolo", in fondo al vallone e lì, proprio cotto, si era gettato a terra come un sacco di patate.
Avrà dormito più di un paio d'ore.
Passata la sbronza, punzecchiato dal freddo, aveva ripreso a camminare.
Ma non aveva ancora fatto dieci passi che da dietro una balma è uscito fuori un gigante vestito di bianco che gli saltava davanti e dietro come una capra.
"Signore aiutatemi! Sono un pover'uomo. Non ho mai fatto male a nessuno!"
Ma più parlava, più l'altro dava in escandescenze.

Allora si è fatto coraggio e a due mani ha iniziato a far girare il bastone da pastore tanto che poteva.
Può darsi che sia stata un'impressione, ma ad un certo punto gli era sembrato di averlo colpito sul collo. In ogni caso era sparito.
Ancor tremante, con le orecchie dritte, aveva sentito il rumore sempre più lontano di pietre e foglie calpestate.
In quattro e quattr'otto, a passo di camoscio, era arrivato al casolare.
Potete ben pensare ciò che avrà raccontato al padrone!
Alal fine gli aveva promesso, dovete sapere, che ne aveva avuto abbastanza e che non si sarebbe mai più fatto imbrogliare, soprattutto dal vino.
Ora, sapete bene, le cose cattive si ricordano sempre di più delle cose belle, ma entrambe, comunque, con il tempo passano e si dimenticano.
E' per questo che il nostro giovincello una sera, guarda lì, si è nuovamente trovato con i suoi amici all'osteria del paese a fare lo zoticone e a bere"
E cantava ancora mentre saliva su per il sentiero.
Ma al "Bosco del diavolo" le forze gli sono nuovamente mancate e si è lasciato andare a terra a dormire come un ceppo!
Quando la luna è uscita da dietro le nuvole, la sua luce ed il belato delle pecore lo hanno svegliato. Si è trovato attorniato da quele povere bestie spaventate e dal Candi che era lì vicino con un lenzuolo bianco addosso.
Il ragazzo gli grida: "Cosa c'è? Chi siete?" Ma l'altro, prima che se ne rendesse conto, gli ficca subito un grosso calcio dietro e gli risponde: "Questo ti insegni a ritirarti più presto la notte e a non prendere il vizio di bere tanto da perdere l'uso della ragione e da non più riconoscere le tue pecore ed il tuo padrone!"
occitan Quora sentaviam las estòrias de sarvans e maschas cuentaas ent l'estable, nosautri pensaviam a de personas misteriosas e desplasentas que se prenien un plasir a far de despets a la gent.
Mas aquel que nos fasia mai paor de tuits l'era lo Candi.
N'omenàs que neissia masque las nuet. Talament aut que polia setar-se sus d'un cruvèrt d'la vila e banhar-se lhi pè ental beal.
Aquesta aicí l'es l'estòria dal "Candi dal Balaor".
E tanti dien qu'al siebe istat da bòn!
Lhi era un garion que bucava un caveal de feas al Balaor, na lueia onda lhi a na bòna pastura.
Tuits lhi venres quiel calava jú a chatar per la setmana, mas l'era já dos-trei viras qu'al s'era pres lo vici de sauassar-se la gola con un bòn bichèl de vin a l'òsto de Jan Tòni.
Na diamenja avia volgut laissar arreir lo se travalh per calar istés al país per truvar un pauc mai de gent.
L'era un bocheta e lhi plasia decò, minca tant, far fèsta.
Doas paròlas con un, doas paròlas con n'autri, dui quatre, sieis bichèls, quora l'es estaa l'ora d'auçar-se da la carea las chambas ilh eren regdas e la tèsta lorda 'ma un seas.
Esta vira ai exagerat - pensava - ai auçat tròp lo gómit. Al es esquasi escur, mi sai nent se arneisso a montar findi aquí amont!"
E parelh al era estat.
Al s'era rabelat 'ma al avia polgut findi al "Bòsc dal diau", en chavon dal valon, e aiquí, bèl e cuet, s'era campat a bas 'ma un sac de bòdis.
Al l'aurè durmit mai d'un parelh d'oras.
Passaa la choca, plinat da la freid, al avia représ a chaminar.
Mas al avia encara nent fait dètz pas que da darreir d'na balma al es neissit fòra un judé
vestit de blanc que lhi sautava denant e darreir 'ma na chabra.
"Nossenhor, jute-mi! Suei un pauri òmi. Ai mai fait mal a nissun!"
Mas mai al parlava mai l'autri s'esmatasseava.

Alora s'es fait coratge e a doas mans al a tacat a var virolhar la baqueta tan qu'al polia.
Pòl donar-si qu'al sibi estaa n'impression, mas a na mira lhi era semelhat d'aver-lo pres sal còl. En tota manera i era esparit.
En tramolant encar, con las aurelhas dreitas, al avia ben sentut lo rumor sempre mai luenh des peras e fuelhas pistaas.
En quatre e qu'atr'uet, al pas dal chamós, l'es arrivat a la chabòta.
Poletz ben pensar quò lhi aurè cuentat al patron!
A la fin lhi avia prometut, devetz saver, que n'avia agut pro e se seria mai pus fait colhonar, surtot dal vin!
Aüra, savetz ben, las còsas marrias s'enavisen sempre mai que las bèlas, mas totas doas, tutun, con lo temp passen e se desmentien.
E l'es per aquò que lo nòstri bocheta, un sera, buca-lo aiquí qu'al s'es torna truvat con lhi siei amís a l'òsto dal país a far lo gadan e a buore!
E al chantava encar entant qu'al montava sú per lo viassòl.
Mas al "Bòsc dal diaul" las fòrças lhi son torna mancaas e s'es laissat andar a rabèl a durmir 'ma un suc!
Quora la luna l'es neissua darreir des neblas soas luchi e lo beslar de feas l'an desvilhat.
S'es truvat entorniat da quelas pauras bèstias esbravatjaas e dal Candi que i era da pè con un linçòl blanc a còl.
Lo garionet lhi brama: - Quò la lhi a? Qui setz vos? - Mas l'autri, denant que se rendi cuent, lhi fica d'lòng un gròs cauç da darreir e lhi respònd: - Aquò aiquí al te mostre a ritirar-te mai prèst la nuet e a nent perre lo vici de beure da pérder lhi sentiments e da pus conésser toas feas e lo te patron!