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Letteratura nelle Valli Occitane

Polvere e réfoli

De pours e de bufes (de pors e bufes)

Le poesie di Lucia Abello

di Gianna Bianco

Polvere e réfoli
italiano Finalmente! Mi sono detta quando ho trovato davanti alla porta il libro che Lucia mi aveva lasciato con una bella dedica.
Già, finalmente, perché da un po' di tempo pensavo cheavrebbe meritato raccogliere e far conoscere alla gente la poesia di questa donna, all'apparenza semplice e tranquilla.
E l'associazione di Mondoví "Amici di Piazza" ci ha pensato.
Cosí è uscito il libro "Polvere e réfoli" ed. Ël Pèilo" Amici di Piazza - Mondoví.
Ma innanzitutto, prima di presentarvi il libro nei particolari, alcune notizie sull'autrice.
Ho conosciuto Lucia nella scuola di Dronero, io appena arrivata come insegnante in questo comune, lei maestra veterana dopo alcuni anni passati a insegnare in alta valle Maira. Una maestra seria, impegnata, attenta a ciò che capitava intorno, all'apparenza un po' solitaria. Ma quando ho cominciato a conoscerla meglio ho scoperto il suo modo di esprimere le emozioni più intime: la poesia.
E naturalmente la poesia nella sua lingua materna, l'occitano, quella che lei chiama "la mia lingua, la lingua del mio paese, di casa mia". E quando le domando: "Perché hai cominciato a scrivere poesie?" lei mi risponde semplicemente:
"A volte ci sono momenti che dentro di te provi delle forti emozioni, che non puoi dire a nessuno ma non puoi neppure tenertele dentro, e allora ho trovato nella poesia il modo di esprimerle".
Nella sua vita ha partecipato a dei concorsi di poesia, il più delle volte perché le chiedevano di mandare qualche pezzo visto che la gente di qui la conosceva già, e anche questa volta è andata cosí: sono gli altri che le hanno domandato di raccogliere le poesie per fare un libro!
Siamo dunque tutti d'accordo con G. Durbano, quando nella presentazione dice che, dopo i famosi poeti Antonio Bodrero, Beppe Rosso, Sergio Arneodo, quella di Lucia Abello è la voce più chiara e genuina della poesia occitana di questi ultimi anni.
Lucia ci racconta che, per mettere insieme il libro, ha dovuto far ordine, cercare di dividere le poesie secondo il tema contenuto, crecare delle categorie.
E proprio in questo si è trovata in grande difficoltà perché ha subito notato che molte poesie potevano trovarsi contemporaneamente in più temi e dunque ha cercato di scegliere a grandi linee.
Le chiediamo se rivederle tutte per fare questo lavoro non le abbia provocato particolari emozioni.
Sicuramente, il rileggerle mi ha riportata nel tempo in cui ho scritto e provato quelle emozioni, mi ha fatto ripensare a situazioni, luoghi, persone".
Cosí Lucia ha scelto otto temi: Montanha, Fònt, Vida, Amor, Temp, Grinors troçaas, D'autas còsas, Poesia.
Ciò che accomuna tutte le poesie, qualsiasi sia il tema, è un forte sentimento, è il dolore nel far riaffiorare i ricordi, ma è anche il far scaturire la linfa vitale, il far fiorire i sogni.
È per questo che in ogni verso di questo libro il lettore può trovare accanto alla malinconia e al rimpianto il filo della speranza e una vena di ottimismo, è qui tra questi versi che il lettore si regala una canzone.
Scritti in una grafia personale che richiama sommariamente l'escòlo dòu Po, sono versi senza una metrica precisa, fissati sulla carta come partivano dal cuore, una poesia libera, per esprimere la libertà di provare questi sentimenti, ma anche per parlare di luoghi e persone scomparse, che non possono tornare nel presente, una poesia per cantare la dura vita sulle nostre montagne, il peso dei torti subiti, ma anche la dolcezza di quell'acqua pura e fresca che mitiga la fatica, spegne la sete di verità, di bello e di poesia.
E allira chiediamo a Lucia:
Oggi, il valore della tua poesia è solo quello di rallegrare il lettore?
No io spero che la mia poesia, serva anche per riportare in vita quelle parole che non si sentono più, che nessuno più adopera, parole della nostra lingua musicale e piena di significato.
Anche se mi rendo conto che se la lingua non verrà insegnata a scuola prima o poi scomparirà. Perciò mi farebbe molto piacerese le mie poesie fossero usate per cercare di riprendere la lingua e farla amare anche ai giovani.
Nel mio piccolo ho sempre cercato di portare la lingua ai bambini, con il teatro per esempio: prendevo dei racconti, delle leggende, le adattavo e le facevo rappresentare dai bambini ... era un modo come un altro per non far morire la lingua, per valorizzarla.
I luoghi, i tempi di questa poesia... innanzitutto Cucchiales, Stroppo, un tempo perduto, passato, accanto a luoghi vissuti nel presente, fatti accaduti or ora (a Sabrina e Jessica Rinaudo), cose di oggi che ti cambiano dentro, nel cuore.
È il caso di Letto 33, nella raccolta che Lucia ha voluto chiamare D'autes coses.
Ma che intende con "altre cose"? sono dei sentimenti provati in situazioni particolari, oggi, come il riferimento all'amicizia nei versi di Amicìsio, scritto per salutare le colleghe al momento della pensione, o ancora Man che stringono la certezza del presente, ma lanciano l'aquilone dei sogni.
Letto 33, che qui vi presentiamo letta dall'autrice, vuole essere un segno di speranza, che arriva attraverso uno sguardo profondo e malinconico dentro la sofferenza, attraverso il desiderio di firmare una cambiale con il tempo per essere sicura di farcela a ritrovare i profumi, a pagare i debiti d'amore, a ritrovare la vita ed apprezzarla.

Letto 33
Estranea al mondo
Divido il dubbio con la sofferenza,
Che gioca a nascondino
e non mi lascia toccare
il muro della conta.

Come un bimbo smarrito,
Mi giro indietro a cercare
I luoghi e i volti della tenerezza
Per riempire di speranza
Le ore dell'inquietudine.

Voglio firmare una cambiale con il tempo
Per pagare i debiti d'amore,
Per respirare gli odori della vita
E per contare le stelle
In una notte impenetrabile.

Chissà se mi saranno restituiti
I silenzi generosi delle illusioni,
I miei passi lungo strade dimenticate,
Il calore di una carezza conosciuta
E il sorriso del mio bambino.

occitan Finalament! Me siu dicha quora ai trobat derant maison lo libre que Lucia m'avia laissat bo na jòlia dédica.
Bò, finalament, perqué l'era un pauc que pensavo que la poesia d'aquesta frema, a l'aparença simpla e pàsia mas dedins plena de causas da comunicar, auria meritaa d'èsser reculhia e portaa al monde.
E l'associacion de Monduí "Amici di Piazza" lhi a pensat.
Parelh es sortit lo libre "De pours e de bufes" edicion "Ël Pèilo" Amici di Piazza - Mondoví.
Mas derant de vos presentar lo libre dins lhi particulars; quatre notícias sus l'autritz.
Ai coneissut Lucia a l'escòla de Draunier, mi just arribaa coma ensenhanta ent'aquesta comuna, ilhe magistra veterana, après qualqui ans fachs dins l'auta Val Maira. Na magistra seriosa, empenhaa, atenta a çò que se passava a l'entorn, a l'aparença un pauc solitària. Mas quora ai tacat la conéisser mielh ai començat descurbir la sia maniera d'exprímer las emocions mai íntimas: la poesia.
E naturalament la poesia dins sa lenga mairala, l'occitan, aquela lenga que ilhe sòna "la mia lenga, la lenga de mon país, de ma maison".
E quora lhi demando: "Perqué as tacat escriure de poesias?" ilhe me respònd simplament:
"Sas, mincatant lhi a de moments que dins tu sentes de còsas fòrtas, que pòs dir a degun mas pòs nimenc te las tenir, d'emocions que te pilhon tota, e alora ai trobat dins la poesia la maniera de las exprímer".
Dins sa vida a partecipat a de concors de poesia, lo mai di bòts perqué lhi demandavon de mandar qualquaren vist que lo monde d'aicí la coneissia já, e decò aquesta vinca es anaa parelh: son lhi autri que lhi an demandat de reculhir las poesias per far un libre!
E sem tuchi d'acòrdi abo G. Durbano, quora dins la presentacion ditz que, après lhi famós poetas Tòni Baudrier, Bèp Ros, Sergio Arneodo, aquela de Lucia Abello es la vòutz mai clara e genica de la poesia a nòstra moda d'aquesti derriens ans.
Lucia nos cuenta que, per butar ensem lo libre, a degut far òrdre, cerchar de triar las poesias second lo tèma que tractavon, far de categorias. E aquí nos ditz que s'es trobaa súbit en dificultat perqué a començat veire que tantas poesias polion èsser butaas dins mai qu'un tèma e donc a cerchat de chausir a gròssas linhas.
Lhi demandem se las reveire totas per aqueste trabalh lhi a pas donat de particularas emocions.
"Segurament, las reléser m'a reportaa ai temps ente ai escrichas e provaas aquelas emocions, m'a fach repensar a situacions, luecs, personas".
E com'aquò Lucia a chausit uech tèmas: Montanha, Fònt, Vida, Amor, Temp, Grinors troçaas, D'autas còsas, Poesia.
Çò que passa dins totas las poesias, qual que sie lo tèma, es un fòrt sentiment, es la dolor ental rumiar lhi recòrds, mas es tanben far sortir la saba de la vida, far florir lhi suemis. Es pr'aquò que dins chasque vèrs d'aqueste libre lo lector tròba a costat de la malenconia e dal regret lo fil de l'esperança e na vena d'optimisme, es aquí que lo lector se dona na chançon.
Escrichs dins na grafia personala que se refai un pauc a l'escòlo dòu Po, son de vèrs sensa na métrica precisa, fixats sal papier coma partion dal còr, na poesia libra, per exprímer la libertat de provar aquesti sentiments, mas decò per parlar de luecs e de personas despareissuas, que pòlon pus tornar viure dins lo present; na poesia per chantar la dura vida sus nòstras montanhas, lo pes di tòrts patits, mas tanben la doçor d'aquela aiga frescha e pura que repausa des fatigas, tup la set de ver, de bèl, de poesia.
E alora demandem a Lucia:
-Encuei, ta poesia, a mec la valor de regalar lo lector?
Non, mi espero que ma poesia sierve decò per reportar en vida aquelas paraulas que se senton pus, que degun adòbra pus, paraulas de nòstra lenga musicalas e plenas de significat.
Decò se me rendo còmpte que se la lenga venaré pas mostraa a l'escòla derant o après anaré murir. Bo 'quò me faria ben plaser se las mias poesias venessen adobraas per cerchar de reprene la lenga e de la far aimar decò ai joves.
Dins lo mio pichòt ai totjorn cerchat de far conéisser la lenga as mainaas, abo lo teatre per exemple: pilhavo d'estorietas, las aranjavo e las fasiu representar da lhi escolars... era na maniera coma n'autra per pas far murir la lenga, per la valorizar.
Lhi luecs, lhi temps d'aquesta poesia.... derant tot Chuchales, Estròp, un temp perdut, passat, a costat de luecs viscuts dins lo present, de situacions just arribaas (a Sabrina e Jessica Rinaudo), de causas d'encuei que te chambion dedins, dins ton còr.
Es lo cas de Liech trentotres, dins la reculhia que Lucia a volgut sonar D'autas còsas.
Mas que son aqueste autras còsas? Son de sentiments provats dins situacions particularas, d'encuei, coma lo riferiment a l'amistat dins lhi vèrs Amicísio, escrichs per salutar las collegas al moment d'anar en pension, o encara Man que strenhen la sicureso d'encúo, ma les campen la groso aigúio dei suemi (estrenhen la seguressa d'encua, mas lhi campen la gròssa aigla di suemis).
Liech trentotres, qu'aicí vos presentem lesua da l'autritz, vòl èsser un senh d'esperança, qu'arriba a travèrs n'esgard profond e malencònic dins la sufrença, a travèrs lo desir de firmar na cambiala bo lo temp per èsser segur de lhi la far a retrobar lhi perfums, a pagar lhi débtes d'amor, a retrobar la vida e l'apreciar.

Liech trentotres (grafia de l'autritz)
Foro dal mound,
Spartisou i dubi aboù lou mal,
Que jùo a stremo
E me laiso pa truchàr
Lou mur 'ntal a countà.

Coumo 'n fiet sperdù,
Me virou areire a sercàr
I post es faches d'la grinoùr
Per empir de speranso
Les oures dal magòun.

Vei firmar na cambialo aboù lou temp
Per pagar i debi d'amour,
Per respirar i oudour d'la vido
E per countar les esteles
Enté na nuech founo.

Sai pa se i me rendaren
I silençi andant des illusion,
I mie pas al lonc de vies desmentià,
La chalour de na careso counouisuo
E lou souris dal miou fiet