Chambra d'Òc    Manifestazioni Eventi e Novità

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Manifestazioni Eventi e Novità

AMPAI:-12 – La musica del caso.
Leggi, ascolta, immagina. Frammenti di un mondo vivo.

AMPAI:-12 – La musica doou cas.
Lès, scouta, imagina. Toc d’ën mound vìou.

La musica tradizionale e il contesto culturale di una piccola comunità alpina di minoranza linguistica francoprovenzale, le Valli di Lanzo (TO)
di Flavio Giacchero. Traduzione di Teresa Geninatti Chiolero

italiano

Aldo è il maestro della Banda musicale di Cantoira ma è anche molto altro. Di lui colpisce una grande umiltà, una grande predisposizione alla compagnia e alla condivisione, una intensa sensibilità. È maestro di banda ma partecipa anche negli insiemi strumentali locali da ballo. In queste Valli infatti c'è molta trasversalità tra bande musicali e gruppi strumentali tradizionali da ballo. Sebbene le origini storiche delle due tradizioni siano ben differenti, chi suona può appartenere a entrambe le formazioni e le dinamiche sociali, in queste comunità, sono praticamente le stesse.

Traduzione della registrazione:

Per me la musica ha un grande valore, anche nella mia vita perché è un modo un po' di svago, così, di rilassamento che dona anche a me, di amicizia che mi trovo con tutti e anche quando vado che sento suonare altre musiche, così, dentro di me... la vivo proprio dentro di me, mi da proprio... non so neanch'io spiegarmi come, sento suonare una musica e la interpreto lì dentro di me a mio modo che è proprio una roba che mi tocca dentro, nel mio interno, nel mio interno così, che mi fa quest'effetto qui, ecco! E dentro di me la musica mi fa proprio una sensazione che è difficile da spiegare.

Io ho incominciato a suonare così, quasi per ridere. Quando ero bambino c'era mio padre che mi diceva sempre: «Sarei contento se imparassi a suonare perché a me da giovane sarebbe piaciuto però erano altri tempi e noi andavamo in alpeggio e tutto quello e non c'era tempo e così sarei contento se tu imparassi a suonare». E me l'ha detto diverse volte e io non avevo neanche tanta voglia però a me la musica piaceva, nelle feste così, però non avevo voglia di mettermi lì a suonare. E dopo lui, a forza di dirmelo, un giorno ho detto: «Ma sì, vado a imparare a suonare così non mi stufi più, mi lasci perdere che vedi che non imparo e così non mi dici più niente». E allora sono andato qui a Cantoira, c'era il maestro che ci insegnava, che ha insegnato a tutti in quei tempi, era Olivetti Michele piccolo, tirava su tutti gli allievi, tutti gli strumenti, li impostava su così, senza che avesse studiato tanto, però aveva la conoscenza di tutti gli strumenti, così e insegnava il solfeggio e avanti... E allora sono andato da lui che insegnava là nella sua stalla e ho incominciato a novembre del 1981 . E a scuola di musica, lì Olivetti Michele piccolo, non faceva lui da maestro, lui tirava su gli allievi poi invece a scuola di musica ce n'era un altro.

Dopo sono andato avanti fino all'88 che il maestro lì, Tonino, si è ammalato, si è ammalato e dovevamo trovarci a scuola di musica, era la fine di aprile, per fare la prova per il primo maggio che è la festa patronale a Chialamberto e allora siamo andati a scuola di musica e mancava il maestro che non stava bene. E allora avevamo da provare, fare le nostre prove e così qualcuno ha detto: «Aldo dai tu il via no, così...» e io l'ho fatto quasi anche un po' per ridere, non pensavo assolutamente di farlo per tanti anni. E allora dopo ho iniziato a dare il via così. Dopo io pensavo che al primo maggio il maestro ci fosse stato perché non pensavo fosse così malato ma il primo maggio non è venuto e allora ho incominciato a fare quel servizio lì con la banda a dare il via, a fare il capo banda così. E dopo il maestro è andato all'ospedale e non è più tornato a suonare nella musica perché non stava più bene. E dall'ora ho sempre continuato io, così per ridere. E ora sono venticinque anni che faccio il capo banda così. Però con tutti i musicanti mi trovo bene, ho sempre avuto un ottimo rapporto di amicizia […].

Testimonianza di: Aldo Berta (1966), Cantoira, 06/2013

La musica come elemento che comporta dei benefici all'individuo nella propria singolarità, all'individuo inserito nella propria comunità e alla comunità stessa intesa come un insieme di persone che condividono una cultura. La musica che provoca degli effetti, trasforma, modifica il paesaggio interiore. La musica che “tocca”, si fa fisica, ha una forza che smuove e tale movimento interno innesca reazioni, sensazioni difficilmente esplicabili. Semplicemente qualcosa accade e attiva in altro modo i sensi, modifica lo stato di coscienza, qualcosa che fa vivere un'esperienza altra dal quotidiano. Un'esperienza sensibile che, per quanto indeterminata, complessa da descrivere verbalmente, comporta comunque una presa di coscienza che si manifesta attraverso una forma di percezione e intuizione.

È da “dentro” che la musica agisce scaturendo effetti anche fisici esterni, “uscendo” dal corpo. Come racconta il nostro testimone tali suoni, tale musica vanno interpretati, codificati, compresi. Un suono che si esplicita all'interno e dall'interno lo si interpreta. Si tratta evidentemente di un “suonare dentro”. Non c'è un termine specifico che rappresenti questo concetto ma si potrebbe utilizzare il latino insonāre: suonare dentro. Il termine può indicare l'azione di emettere fiato dentro un oggetto per produrre suono oppure può significare “risuonare”, inteso come avere un suono dentro, essere attraversato dal suono, entrare in risonanza. Con un semplice passaggio semantico, un suono, una musica, possono mettere in vibrazione un soggetto, connettendolo o meglio sintonizzandolo a qualcos'altro. Una musica dunque che modifica lo stato di coscienza nel momento in cui la si percepisce dall'interno, un suono che necessita “traduzione”, “interpretazione”, qualcosa che entra in un modo ed esce in altra forma, un suono che risuona e mette in risonanza. Qualcosa che vibra. Questa musica, all'interno del proprio contesto culturale, ha sicuramente un grande valore ma anche un grande potere. Smuove animi, risveglia coscienze, influenza percorsi esistenziali. Il nostro testimone con la musica ha trovato un ruolo sociale anche se tutto accade quasi per caso. C'è forse un antico legame tra la casualità degli eventi e il flusso musicale in cui, in questa tradizione, ricopre una certa importanza la pratica dell'improvvisazione, sebbene su schemi prestabiliti. Non è probabilmente una forzatura intravedere delle similitudini, delle connessioni, tra struttura sociale e struttura musicale.

La narrazione, il racconto, sono alla base della società, elementi fondanti. Il racconto di storie, aneddoti, vissuti è particolarmente vivo in queste tre Valli. In genere è un racconto che ha qualcosa del mito, in un tempo per lo più indeterminato e frequentemente con sfumature ironiche. Si tratta di un contesto di tradizione orale in cui l'idioma utilizzato all'interno del gruppo sociale, la lingua madre francoprovenzale, è caratterizzato da una struttura particolarmente formulare. Ritornano così similitudini, analogie tra formularità della narrazione, del canto, della musica strumentale. Una formularità mobile in cui vi è possibilità di improvvisazione, di personalizzazione, all'interno di una struttura precisa. Ma un elemento costante è anche il caso. Il caso come possibilità, il caso come accettazione di un ruolo. Un ruolo, necessario all'interno di una struttura sociale, che permette un riconoscimento, da parte degli altri, da parte di se stessi. Un ruolo che può dunque essere stabilito dal caso ma che poi permette mobilità e all'interno di una struttura apparentemente rigida, quasi per paradosso, permette libertà.

Didascalia della foto:

Fotografia: Flavio Giacchero.

Tarocchi (1993)

https://www.flickr.com/photos/115569539@N03/13455431164/in/dateposted-public/

franco-provenzale

Aldo ou i ëst lou magistër dla Bënda muzical ëd Quëntoira, ma ou i ëst gro ëd più. Ëd quiël eut t’ëncharmët la grënda umiltà, la predispouzisioun a la coumpanhìi é a la coundivisioun, N’intensa sensibilità. Ou i ëst magistër ëd beunda ma ou partechipët ëd co ënt lh’ënsem strumental loucal da bal. Ënt ëstë Valadë è i eu gro trazversalità tra ël bëndë muzical é li grouppi strumëntal tradisiounal da bal. Bele se ërz’ourigin storiquë ëd lë douë trëdisioun ou sount gro diferentë, si cou sounount ou peuvount avè toutë é douë ël fourmasioun é ël dinamiquë souchal, ënt ëstë coumunità, ou sount praticamënt istesë.

Tradusioun dla registrasioun:

Testimouniënsi d’Aldo Berta (1966), Quëntoira, 06/2013


La muzica coumë elemënt cou portët ëd benefisi a la persouna ënt la soua singoularità, a la persouna inserìa ënt la soua coumunità é a la coumunità istesa cousideraia coumë l’ënsembiou ëd persounë cou coundividount ‘na coultura. La muzica ou creet d’efet, trësfoueurma, moudifica lou paizajou interiour. La muzica qu’è “touchet”, qu’è diventët fizica, qu’è i eu ‘na forsi qu’è bouget é ‘stou mouvimeunt daou dëdin cou fait reasion cou së spieguët a to dificoultà.

Semplichemënt quërcoza è capitër é è fait përtì ënt’ un’ aoutra maneri li sens, quëmbiant lë stat ëd cousensi, quërcoza qu’è fait vivri n’esperiensi diferenta da la vita ëd tui’ li dì. N’esperiensi sensibil que, bele se determinaia, difichil da descrivri a to ël parolë, ën’ tui’ li cas è portet ‘na preza ëd cousensi qu’es manifestët atraver’na foueurma ëd perchesioun é intouisioun. È i ëst daou dëdin que la musica è produchet efet fizic a l’estern, “saiënt” daou corp. Coumë ou countët lou nostrou testimoun, ‘sti soun, ‘sta muzica è ventët ënterpretali, coudificali, capili. Ën soun cou s’ fait quiar daou dëdin é sempër daou dëdin ou vint ënterpretà.

Evidentemënt ès tratët d’ën “sounà dëdin”. È i eu nhint ‘na parola spechifica për ‘stou counchet, ma è s’ pourit druvà lou latin insonāre: sounà dëdin. La parola è peut indicà l’asioun ëd mëndà fora lou fià ënt n’ouget për fa sëì ën soun opura è peut voulé diri “risounà”, ënt’ oou sens d’avè ën soun dëdin, estri traversìa daou soun, estri ën risounënsi. A to ën sempliche pasajou semantic, ën soun, ‘na muzica ou peuvount fà vibrà ‘na persouna, couleganla o mieui sintounizënla a quërcoza d’aoutrou ‘Na muziaca qu’è modifiquët lë stat ëd cousensi ënt’ lou moumënt qu’è vint përchepìa daou dëdin, ën soun cou i eu dabëzounh ëd ‘na “tradusioun”, n’ “interpretasioun”, quërcoza qu’è intret ënt’ una maneri é saiët ënt’ una foueurma diferenta, ën soun cou risounët é ou fait risounà. Quercoza cou fait vibrà. ‘Sta muzica, dëdin a lou soun countest coultural, ou i eu gro valour, ma ëd co ën grant pouter. Ou dezbouget lh’anim, ou desviët ël cousense ezistensial. Lou nostrou testimoun grasië a la muzica ou i eu trouà ën rol souchal bele sé tout ou capitët cazi për cas. È peut estri qu’è i eu ën lìam ëntic tra la fëtalità é lou flus muzical ëndoua, ënt’ ësta trëdisioun, è i eu gro ëmpourtënsi ëd co la pratica ëd l’improvizasioun, bele se a to moudel prëstabilì. Proubabilmënt ou i ëst nhint ‘na forsadura ve ëd similitudinë, ëd counchisioun, tra la strutura souchal é sëlla muzical.

La narasioun, la counta ou sount a la baze ëd la souchetà, element foundant, La counta dë storië, ëd countë, ëd vita, ou i ëst gro vìu ënt’ ëstë Valadë. Nourmalmënt è i ëst ‘na counta qu’è i eu quërcoza doou mito, ënt’ ën ten nourmalënt ëndeterminà é soulitamënt a to sfumadure ironiquë. Ès tratët d’ën countest ëd trëdisioun oural ëndoua la lenga druvaia daou grouppo souchal, la lenga mari francoprouvensal, è i ëst caraterizaia da ‘na strutura përticoularmënt fourmoular. Ou tournount parei, similitudi, analougìë tra la fourmoularità dla counta, doou chant, dla muzica strumental. ‘Na fourmoularità mobil ëndoua è i eu la pousibilità d’ëmprouvizasioun, ëd persounalizasioun, ënt’ ‘na strutura prechiza. Ma l’elemënt fis ou i ëst lou cas. Lou cas coumë pousibilità, lou cas coumë achetasioun d’ën rol. Ën rol nechesari aou dëdin ëd ‘na strutura souchal prechiza. Ën rol nechesari ënt’ una strutura souchal qu’è permetët ën ricounosimënt da part ëd lh’aoutri, da part ëd se medezim. Ën rol cou peut estri stëbilì daou cas, ma cou peut poi përmëttri moubilità ënt una strutura aparentemënt rigida è, cazi paradousalmënt ou peut permëttri libertà.

Didascalia ëd la foto:

Foto; Flavio Giacchero

Tarocchi (1993)

https://www.flickr.com/photos/115569539@N03/13455431164/in/dateposted-public/