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Manifestazioni Eventi e Novità

BOGRE in Bosnia ed Erzegovina, verso la conclusione delle riprese.

BOGRE en Bosnia-Erzegovina, vèrs la la conclusion d’las represas.
Abo la Chambra d’òc Fredo Valla e si collaborators aüra penson al montatge e a la distribucion.

Con Chambra d’oc Fredo Valla e i suoi collaboratori ora pensano al montaggio e alla distribuzione.
di Andrea Fantino

BOGRE in Bosnia ed Erzegovina, verso la conclusione delle riprese.
italiano

Di tappa in tappa, nel 2018 Bogre ha continuato il suo viaggio europeo sulle tracce dei catari e bogomili. Dopo la Bulgaria, l’Occitania e l’Italia, ad inizio dicembre il regista Fredo Valla e i suoi collaboratori hanno raggiunto infine la Bosnia ed Erzegovina. La fase delle riprese è pressoché completata, all’appello mancano solo alcune giornate di lavoro in Piemonte, a due passi da casa. Voci ed immagini sono ora custodite con attenzione in memorie digitali, pronte per essere montate nei prossimi mesi.

Il viaggio di Bogre ha così avuto inizio e fine nei Balcani, la regione che ha visto prosperare il movimento eretico bogomilo che, come sappiamo, presenta più di un elemento in comune con quello cataro. In Bosnia ed Erzegovina Bogre ha avuto una guida d’eccezione, Dzalto Ljiljana.

Croata originaria di Rama (non lontano da Mostar) e trapiantata a Roma da decenni, Ljiljana è stata una preziosa mediatrice capace di affiancare il regista e la sua troupe in ogni operazione a partire da quella più difficile: addentrarsi nella storia del cristianesimo bosniaco e dei suoi rapporti con il bogomilismo.

Prima di entrare in Bosnia ed Erzegovina abbiamo fatto una tappa a Zagabria, dove abbiamo incontrato il domenicano Franjo Sanjek, fino a poco tempo fa il preside dell’Istituto croato per gli studi storici. Si è ragionato sul possibile arrivo dell’eresia in Dalmazia e sulla persistenza della fede cattolico-romana sul territorio.

A Sarajevo lo storico musulmano Salih Jaliman ci ha contagiato con il suo entusiasmo per la storia della Bosnia, raccontando il suo paese come uno spazio aperto alle idee e alle influenze, orgoglioso di essere a cavallo tra Oriente e Occidente e quindi della propria unica specificità socio-culturale. Secondo Jaliman, che abbiamo intervistato in un antico cimitero sulle colline di Sarajevo, è stato questo contesto a rendere possibile l’affermazione dell’eresia dei “buoni cristiani”.

Il museo etnografico di Sarajevo è stato il set dell’intervista a Emir Filipovic, giovane storico e professore della facoltà di filosofia di Sarajevo. Ha illustrato le molteplici facce della storia del medioevo bosniaco, concentrandosi (grazie a documenti storici slavi e latini) sull’importanza del ruolo della chiesa bosniaca e dei cristianesimi eretici. Conclusa l’intervista con Filipovic, ci siamo a trovati al Cafè Tito, che come suggerisce il nome è dedicato interamente alla figura dell’ormai leggendario leader della Jugoslavia. In una sede più informale, si è passati dal medioevo alla realtà contemporanea, e Filipovic ha condiviso il suo sguardo sui nazionalismi religiosi che dividono i popoli della ex-Jugoslavia. Un’analisi che ci ha colpito nella sua lucidità e che evidenzia le difficoltà e le tensioni sociali che contraddistinguono le recenti operazioni di memoria storico-politica.

Non lontano da Mostar, a Stolac abbiamo infine incontrato Miroslav Palameta, professore dell’Università di Spalato ed ex Ambasciatore della Repubblica di Bosnia ed Erzegovina presso la Santa Sede. La domanda a cui ha provato a rispondere è una delle più difficili, anche se appare banale: che cosa sono gli Stecci? Sono monumenti megalitici? Sono tombe bogomile? Migliaia di stecci in pietra sono diffusi su tutto il territorio della Bosnia-Erzegovina. Ma le loro origini e il significato dei simboli scolpiti sulla pietra sono ancora in gran parte sconosciuti, e fonte di divisioni tra gli storici locali.
Un anno fa Bogre era nel pieno della sua campagna di crowdfunding. Eravamo stati in Bulgaria e guardavamo speranzosi all’Occitania. Grazie ai nostri sostenitori dopo l’Occitania è stata la volta dell’Italia, e poi della
Bosnia ed Erzegovina. Recentemente la partecipazione ad un bando per ricevere finanziamenti è stata l’occasione per contattare molte realtà associative impegnate sul territorio occitano e no: spazi culturali, teatri, cinema... sono molti gli amici che intendono contribuire alla diffusione del documentario una volta che saranno terminati i lavori. Se siete tra questi ma non vi siete ancora fatti avanti, fatelo, abbiamo iniziato a costruire una sorta di “rete di distribuzione indipendente” e ci sarà un momento in cui potremo stendere un calendario di proiezioni e saremo ben felici di avervi al nostro fianco.

occitan

De tapa en tapa, ental 2018 Bogre a continuat son viatge europèu sus las traças di catars e bogomils. Après la Bulgaria, l’Occitània e l’Itàlia, al començament de desembre lo regista Fredo Valla e si collaborators sus la fin an rejonch la Bosnia-Erzegovina. La fasa d’las represas es esquasi completaa, a l’apèl mancon masque qualquas jornadas de trabalh en Piemont, a dui pas da maison. Aüra las vòutz e las images son gardaas sonhosament dins de memòrias digitalas, promptas a èsser montaas enti mes que venon.

Lo viatge de Bogre coma aquò es començat e finit enti Balcans, la region que a vist prosperar lo moviment erétic bogomil que, coma saubem, presenta mai d’un element en comun abo aquel catar. En Bosnia-Erzegovina Bogre a agut una guida d’excepcion, Dzalto Ljiljana.

Croata originària de Rama (ren luenh da Mostar) e traplantaa a Roma despuei d’ans, Ljiljanaes istaa una preciosa mediatritz capabla d’acompanhar lo regista e sa tropa en chasque operacion, a partir d’aquela pus de mal far; s’enfonsar dins l’estòria dal cristianisme bosníac e de si rapòrts abo lo bogomilisme.

Derant d’intrar en Bosnia-Erzegovina avem fach una tapa a Zagabria, ente avem encontrat lo dominican Franjo Sanjek, fins a gaire de temps fa lo provisor de l’Institut croat per lhi estudis estòrics. Avem rasonat sus la possiba arribada de l’eresia en Dalmàcia e sus la presença de la fè catòlica-romàna sal territòri.

A Sarajevo l’estòric musulma Salih Jaliman nos a contajats abo son entosiasme per l’estòria de la Bosnia, en contiant son país coma un espaci dubèrt a las ides e a las influenças, orgulhós d’esser a caval entre l’orient e l’occident e donca de sa pròpria e única especificitat sòcio-culturala. Second Jalima, que avem entrevistat dins un vielh cementieri sus las colinas de la vila, es istat aquel contèxt a rénder possibla l’afermacion de l’eresia e di “bòns cristians”.

Lo musèu etnogràfic de Sarajevo es istat lo set de l’entrevista a Emir Filipovic, jove estòric e professor de la facultat de filosofia de Sarajevo. A illustrat las multiplas faças de l’estòria de l’atge mesan bosníac, en se concentrant (gràcias a de documents estòrics eslaus e latins) sus l’importança dal ròtle de la gleisa bosníaca e di cristianismes erétics. Achabaa l’entrevista abo Filipovic, nos siem trobats al Cafè Tito, que coma suggerís lo nom es dedicat entierament a la figura dal d’aüra enlai legendari leader de la Jugoslavia. Dins un luec pus informal siem passats da l’atge mesan a la realitat contemporànea e Filipovic a partatjat son esgard sus lhi nacionalismes religiós que dividon lhi pòples de la Jugoslavia.Un’anàlisi que nos a colpit per sa luciditat e qu’evidéncia las dificultats e las tensions socialas que caracterizon las recentas operacion de memòria estòrica-política.

Ren luenh da Mostar, a Stolac, avem rescontrat enfin Miroslav Palamet, professor de l’Universitat de Spàlat e ex Ambaissador de la República de Bosnia-Erzegovina a la Santa Sé. La demanda a la quala a provat a respònder es una d’las pus difícilas, bèla se apareis banala: çò que son lhi Stecci? De monuments megalítics? De tombas bogomilas? De miliers de stecci de peira son difonduts sus tot lo territòri de la Bosnia Erzegovina, mas lors originas e lo significat di símbols gravats sus la pèira son encara en granda part desconoissuts e font de divisions entre lhi estòrics locals.

L’an passat Bogre era ental plen de sa campanha de crowfounding. Érem istats en Bulgaria e agachàvem esperançós a l’Occitània. Gràcias a nòstri sostenitors, après l’Occitània es estat lo bòt de l’Itàlia e puei de la Bosnia-Erzegovina. Recentement la participacion a un band per recéber de finançaments es estaa l’ocasion per contactar ben de realitats associativas empenhaas sal territòri occitan e non: espacis culturals, teatres, cínemas… son un baron lhi amís que vòlon contribuïr a la difusion dal documentari, un bòt que serèn terminats lhi trabalhs. Se sietz entre aquesti, mas vos sietz pas encara fachs anants, fasetz-lo, avem començat a construïr un sòrta de “ret de distribucion independenta” e lhi aurè un moment que polerèm dreiçar un calendari de projeccions e serèm ben aürós de vos aver da cant.