Anche a un territorio. Lo stesso che ha ispirato la poetica di Masino nella quale, ogni volta, si forma una simbiosi autentica tra lingua, cultura e ambiente. Un velo di commozione a inseguire i ricordi, una mano passata tra i capelli bianchi: «Perché lassù l’ambiente, naturalmente, è magnifico. Le mie montagne e poi la gente, anche la più semplice.

Ricordo una composizione che mi fu ispirata da una vecchietta, una donna che mi voleva un bene dell’anima. Anch’io le ero molto affezionato. Si chiamava “Talina” (Caterina); con suo marito parlavano solo occitano. La incontrai una volta che scendeva accompagnandosi con il bastone lungo un viottolo della montagna e mi venne l’ispirazione per la canzone Danda Talina (“zia Caterina”), che racconta di una donna che è rimasta sola con una gallina. Io ricordavo che da giovane era stata una donna molto attiva, intraprendente, con una casa grande nella sua frazione, con mucche, vitelli, pecore… Poi la guerra le portò via i figli, il marito morì, e rimase sola… Ho sempre scritto della mia gente, componendo poesie: i testi delle mie canzoni sono quasi tutte poesie. Poi, avendo il dono della musica, costruisco sulla rima un motivo e, se vanno d’accordo, diventano canzoni. Tra canzoni e testi non musicati credo di essere arrivato a oltre 200-220…».

Nell’85 Ousitanio vivo, casa editrice dell’omonima rivista di lingua e cultura occitana, pubblica la prima raccolta di canti e poesie Ciaminà e pensà (“Camminare e pensare”) e nel 2003 la seconda Chantominà (“Cantaragazzo”).
Gli domando se compone ancora. «Qualche volta, ma poco… Mi viene qualche volta l’ispirazione per canzoni di protesta, di rabbia verso il mondo, ma scrivo poco». «No no, adesso scrive di nuovo» lo interrompe con una risata Giovanna che finora non ha fatto commenti particolari, «è sempre lì che scrive. Non tanto qui, ma lassù a Sampeyre. Ha la sua scrivania nello studio ed è sempre là». «La sua produzione migliore» mi ha appena confidato Dario «è la prima, fino agli anni Settanta; tutte composizioni destinate a divenire patrimonio condiviso, nuova tradizione… Le ultime composizioni scivolano verso la retorica, l’intimismo, la nostalgia, a volte il moralismo, i buoni sentimenti, la religiosità. Almeno quelle che ho visto, ma so che il lavoro continua e confesso che le ultime cose le ha tenute nascoste anche a me. Chissà, magari sarà una sorpresa…».

Ancora il tempo di scoprire, quasi casualmente, un’altra predisposizione artistica: «Mi piaceva molto disegnare; un professore di Saluzzo, incontrato da militare, notò la mia predisposizione al disegno. Una volta, mentre ero in fureria feci un ritratto al maggiore con una matita. Rimase impressionato perché sembrava una fotografia. Si complimentò e quando seppe che facevo anche musica, mi disse che il mio posto sarebbe stata l’Accademia di belle arti di Firenze dove avrei potuto coltivare le mie attitudini» e via ancora, con un lungo sospiro, che nasconde i pensieri che colgono ognuno di noi quando pensa a occasioni che la vita non ha consentito di cogliere.
Ma è tempo di avviarci verso il concerto per gli anziani. Lasciamo questa stanza con le pareti impreziosite da un mandolino choc (“ubriaco”) che la nipotina lo ha lasciato cadere, da una balalaika, regalo di un amico farmacista dopo un viaggio dalla Russia e da foto famigliari – il padre, tutti i nipoti, lui e la moglie giovani sposi – tutte ambientate nell’amata val Varaita, con il gruppo in costume; con la piazza, su cui affaccia la sua casa, un giorno invernale di mercato. E poi l’immagine, scattata nell’ottobre del ’95 al santuario di Valmala, per i 50 anni di matrimonio: «C’era il suo gruppo e Dario che cantava le sue composizioni religiose» commenta Giovanna con gli occhi di chi fa riemergere un momento felice. «Quando ci siamo sposati io avevo 20 anni, lui 24». Scendiamo in strada e, dopo un breve tragitto, siamo al Centro anziani dove ci aspettano panettoni e bottiglie di spumante.
Mano nella mano Masino e Giovanna si avviano verso l’ingresso: lui con il borsone a rotelle da cui tirerà fuori mandolino e spartiti distribuendoli ai compagni di orchestra. Si attacca, una chitarra e una “fisa” ad accompagnare il mandolino del maestro Masino. Qualche brano per scaldarsi e scaldare il pubblico che applaude felice e poi La charamalha mai che Masino Anghilante dedica a me, che sa che non posso seguire il concerto sino alla fine. Per questo, appena terminata l’esecuzione, me ne regala lo spartito, che conservo con gelosia, per ricordare l’incontro con una persona davvero speciale. Esco con le note del mandolino che mi accompagnano in strada e mi sembra quasi che, davvero, scenda piano piano la neve. Ma non sento cani abbaiare, né miagolii d’amore di gatti. Solo il rumore di fondo di una città che, come tutte, ha perso i tempi della natura…