«Mio padre non si è mai occupato… poco, quasi niente, di patrimonio tradizionale. Lui è un compositore. Il fatto è che ha composto parecchi brani in italiano, piemontese e occitano, diventati tradizione popolare. Il patrimonio della tradizione ha un momento di origine, cioè una persona che è stata all’inizio di tutto. Ecco mio padre è quel momento».
Un creatore di tradizione, che ha fatto qualcosa che è andato ad aggiungersi ai repertori del canto popolare, anche se la sua vocazione non è mai stata quella di ripercorrerne le strade o di esserne interprete, quanto piuttosto di rifarsi alla musica classica, reinterpretando, dunque innovando. Come compositore, ha sempre guardato a modelli universali sui quali ha costruito la sua poetica.
«Per quel che riguarda l’occitano delle nostre valli» prosegue Dario Anghilante «ha comunque riempito un vuoto, stabilendo un ponte tra la tradizione popolare più antica e un nuovo filone. Le sue composizioni sono soprattutto da corale, anche se può darsi che qualche gruppo di musica occitana ne abbia ripresa qualcuna; ma restano soprattutto canto popolare, di comunità, da festa e da osteria, anche perché non sono ballabili e dunque si prestano poco a essere eseguite dai tanti gruppi di musica occitana che, quasi sempre, si ricollegano alla danza».