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Novalesa

Noualèizë

Novalesa
italiano

Novalesa è un piccolo comune di circa 600 abitanti situato nella Valle del Cenischia, a ridosso del confine francese, e si sviluppa su una superficie di 28,24 km², comprendendo una fascia altimetrica che va dai circa 800 m s.l.m. del capoluogo agli oltre 3000 m delle cime più alte. Il paese si sviluppa su un’ampia conca verdeggiante ed è circondato dai ripidi pendii dei massicci del Moncenisio e del Rocciamelone. I molteplici ruscelli solcano le pareti rocciose e, compiendo bruschi salti di quota, formano incantevoli cascate immerse in scenari spettacolari.
Il comune è composto dal capoluogo, la Vlò, borgo medievale compatto sorto lungo la strada antica per la Francia, che ospita la chiesa parrocchiale di Santo Stefano, e dalle borgate disposte intorno al nucleo centrale: San Rocco, la Cascina, Villaretto, le Ronelle, Sant’Anna, il Borghetto, Santa Maria e San Pietro, in cui si trova l’Abbazia di Novalesa.
L’abitato di Novalesa ha origini assai antiche, come attestano alcuni reperti risalenti al Neolitico. Il toponimo è un derivato in –iceus dell’aggettivo novalis, e si riferisce all’espressione latina (terrae) novulae, con la quale veniva indicata l’introduzione della coltivazione dei campi in zone precedentemente coperte da boschi (1). Già nota in epoca romana come importante castrum lungo la via delle Gallie, deve il suo splendore passato alle vicende del periodo carolingio, epoca in cui fu fondata (726 d.C.) l’abbazia benedettina di San Pietro ed Andrea, centro culturale di grande importanza durante il Medioevo, e fu abbandonata, a seguito della vittoria dei Franchi sui Longobardi, la via transalpina del Monginevro, per privilegiare il passo del Moncenisio che collegava la valle alla Maurienne e ai nuovi centri di potere.
Novalesa, trovandosi lungo la direttrice che conduceva oltralpe, divenne col tempo un luogo di passaggio obbligato (e posto di dogana), in cui si svilupparono diverse strutture e professionalità volte a garantire assistenza e accoglienza ai viaggiatori. Dal ‘500, con l’aumento dei traffici e dei commerci, sorsero in paese, lungo l’Antica Strada Reale (attuale via Maestra) osterie, locande, stallaggi, botteghe di fabbri e carradori, e infine la leggendaria figura dei marron, portatori locali che fungevano da guide soprattutto nei mesi invernali. Questa floridezza economica cessò tuttavia agli inizi del XIX secolo, quando, per opera di Napoleone, fu costruita una nuova strada per il Moncenisio, che tagliò fuori la Val Cenischia. Novalesa tornò ad essere un paese agro-pastorale, dedito soprattutto all’allevamento bovino, che occupava nel periodo estivo principalmente le donne, impiegate stagionalmente negli alpeggi del Moncenisio.
La caratteristica parlata locale è tuttora piuttosto vitale, soprattutto presso le generazioni più anziane che ne fanno ancora un uso quotidiano. Il repertorio linguistico di Novalesa include inoltre il piemontese, che rappresenta forse il codice di maggiore diffusione e l’italiano, utilizzato dalle generazioni più giovani.


(1)Riferimenti in Ivi, p. 445.

franco-provenzale Noualèizë et in petseut paì de 600 abitan plasà d’in la Val Hënìclëlha, tsu lou counfin fransè, ou l’ot 28 quilometri carà, è ou vét dai 800 metre slm ai 3000 de le poèinteus pi viaouteus.
Lou paì ou se asvilupe dedin ina coumba bien verdò ai pia de le rotseus dou Mounhnì. Tanteus èiveus bèisoun per lou dret dle coumbeus è fan de famous sot d’èiva.
La quemuna lhot la Vlò ina granta bourdzà medioeval lun lou vielh tsamin per la Fransa, aieun l’èigleiza de Sèin Steveun è le bourdzà l’antort se damandoun: Sen Roc, la Casin-na, Endŗotsë, le Ronelle fourmà da Sen Souéŗio e Ŗiboun, Sent Ana, lou Bouŗdzët, Sen Maŗì è Sen Péiŗë aioun trouveun lou Counvën.
Noualèiza lh’ot origini bien vielheus, aieun de reperti dou neolitic, lou nou dou post ou vien dou latin terrae novulae aioun se gavave li bôc per le coultivasioun di tsan (1).
Di tèin di rouman counhèisù queme castrum tsu la via dle Gallie lhe dét soun periodo ampourtan aou téin carolinjo can ian foundà lou Counvën (726 d.c.) dedicà a Sen Péiŗë, chentro cultuřal bien ampourtan d’in lou Medioevo.
D’insa tèin apré dla vitoria di Franc tsu li Longobard se abandone lou Monginevro preun ampourtansa lou Mounhnì per coulegué la Maurienne avé li nuva chentro du potere.
Noualèizë, per sa pouzisioun, lhe vien in pasadzo oubligà e post de dougaouna, nèisoun post de acoulhieunse, auberdze è coumerse.
Daou ‘500 loun lou tsamin prinsipal nèisoun veiřo de coumerse, loucandeus, staladzo, ferachuval è li famous marron dzeun que pasavoun lou col queme guida d’in li mez d’uvert.
A l’inise dou XIX secoul Napoleoun ou fet costrui in tsamin nuva per lou Mounhnì que lhe talhe fořa la Val Hënìclëlha.
Noualèizë lhe torn a èitre in paì agricoul avé bien de vatseus que de tsoutèin pouiavoun aou Mounhnì.
La lèinga loucal lhet cool bien viva, surtot li vielh, se parle asé lou piemountee è l’italian per li pi dzuveun.

(1)Riferimént din Dizionario di toponomastica, cit., p. 445.