Nòvas d’Occitània    Nòvas d'Occitània 2019

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Nòvas n.192 Octobre 2019

AMPAI:-13 – Suoni, animali e uomini.
Leggi, ascolta, immagina. Frammenti di un mondo vivo.

AMPAI:-13 – Soun, bestië é om.
Lès, scouta, imagina. Toc d’ën mound vìou.

La musica tradizionale e il contesto culturale di una piccola comunità alpina di minoranza linguistica francoprovenzale, le Valli di Lanzo (TO) di Flavio Giacchero. Traduzione in francoprovenzale di Teresa Geninatti.

AMPAI:-13 – Suoni, animali e uomini.  Leggi, ascolta, immagina. Frammenti di un mondo vivo.
italiano

Giuseppe Genotti è per tutti Beppe Ceschìn. Appartiene ad una delle storiche famiglie di allevatori della Val Grande ed è tra le persone più note in queste Valli per quanto riguarda l'ambito delle mucche dette “regine” e i relativi combattimenti di atavica tradizione. Le sue splendide regine più volte si sono distinte in queste incruente battaglie che in autunno, ad ottobre, al rientro dagli alpeggi, si svolgono come una grande festa rituale. Un inno alla natura, alla forza materna e all'eleganza, alla Madre Terra e alle sue manifestazioni di fertilità e abbondanza, echi di un'antica simbologia sacra e mitologica. Un'esplosione di colori, suoni, muscoli, polvere, desideri, passioni, emozioni e tensioni che si sciolgono confondendosi nella folla, nella comunità. Persona gentile e ospitale, apre la porta di casa invitando a entrare in un mondo tanto personale e intimo quanto ancestrale e collettivo. Beppe è indubbiamente un grande conoscitore ed esperto in questa cultura della pastorizia. Cultura che comporta molte conoscenze, nessuna delle quali sufficiente senza una predisposizione personale.

Traduzione della registrazione:

Volete che ve ne racconto una? Una volta avevo una mucca bianca e nera, tutta nera con il muso bianco, di nome Ginevra. Comunque quella mucca lì siamo partiti e saliti all'alpe, siamo partiti da Chialamberto, salivamo verso i Chiapì [località Chiappili] poi quando siamo arrivati al Pianetto non avevo più bersane [campane] e l'ho lasciata senza ma bisognava bastonarla, ritornava a casa! E mio padre che si era fermato dietro, aveva caricato la mula, aveva solo messo il basto perché c'era già la strada che andava su, gli aveva solo messo il basto sulla schiena. Arriva su e gli dico: «Ma io Ginevra non riesco a farla andare su» e lui: «Aspetta me, tieni la mula un momento va». Va su ne prende una [di mucca], le toglie la bersana, viene giù: «Sa vieni Ginevra», le ha messo la bersana ed è partita, è passata davanti alla prima ed è arrivata prima. Si era offesa, senza bersana tornava a casa. Io ero giovane, avrò avuto tredici o quattordici anni.

Campane ce ne sono di tutti i tipi e qualità. Ce ne sono di buone, di cattive, di tutti i tipi. Le più rinomate nelle nostre vallate francoprovenzali qui ma anche in quelle valdostane sono le Chamonix. Le Chamonix hanno molto valore, quelle antiche.

Di Chamonix ce ne sono di tre tipi. La serie finisce al numero dodici ma ci sono i quattro zero, tre zero, doppio zero, zero e non ci sono i mezzi numeri. Poi da uno in avanti. Lo zero è grosso così. Noi ne abbiamo due. Per sentire il suono correttamente, sempre da così bisogna farle suonare... [suono della campana]

Hanno questo suono un po' caratteristico, un po' sullo scuro. Poi ci sono quelle che sono appena un po' più chiare, dipende da una all'altra. Quelle più piccole vanno poi sull'acuto (sclin) [suono più chiaro, più vivo]. Da lontano però si sentono di più queste. Subito da vicino magari sembra che il suono più chiaro si senta di più ma da lontano si sentono più queste. Lo scuro da lontano si sente di più.

I ciuchìn di solito li mettevano alla rassegna, perché su sull'alpe li grattavano sulle rocce. Ce ne sono stati di rotti, solo che una volta andavano giù lì al Vernèe [località Vernetto, Ceres], a Procaria, li fondevano, li facevano lì i ciuchìn e allora quando ce n'era qualcuno rotto andavi giù li facevi fondere e te li facevano. Adesso se hai il ciuchìn rotto non sai più da chi andare. Infatti noi ne abbiamo uno, nell'altra casa, e infatti mio padre lo diceva: «Ci sono già due o tre ciuchìn così». Ne ha fatto fare uno solo, è uscita una campana ma fuori dal normale, una campana grossa così, alta così, sembrava una campana della chiesa e un battaglio così. Non so più quanti minuti che durava il colpo... Però un bel giorno si è rotta. Però ho sempre detto che se ne avesse fatte fare due almeno era meglio che farne fare una grossa così. Aveva anche comprato allora dal merciaio di Ceres un servizio di posate d'argento, mio padre l'ha comprato e buttato anche dentro e l' ha fatto fondere anche quello perché non c'era niente che suonava bene così. Solo che se ne avesse fatte fare tre, invece di una campana così, sarebbe stato meglio.

Già che è bello. Bisogna essere un po' intenditori ma le senti le campane come suonano, poi magari c'è a chi piace tutte di una qualità [i modelli di campane], per esempio a Aosta quasi tutte Chamonix mettono, raramente mettono altri tupìn [campane].

Poi invece c'è a chi piace mettere un po' di Chamonix, ciuchìn, bersane, qualche premana... Come dire: ognuno suona a suo modo.

[Campanacci in Svizzera, audio da un video] Senti come suonano? Scuro, ma te da lontano ce ne sono centocinquanta che suonano senti solo bbbbbbbb...

Testimonianza di: Giuseppe Genotti, Beppe Ceschìn (1957), di Chialamberto ma registrato a Cantoira, 03/2019

Volete che vi racconti una storia. Un incipit che è formula, struttura del linguaggio orale, quotidianità dell'uso della lingua madre francoprovenzale, un contesto culturale specifico che trova somiglianze e riscontri in molte culture. Formule che si ritrovano nei canti, nella musica strumentale, nei racconti quotidiani come di magia. Un inizio decisamente adeguato in quanto narra di suoni, animali, uomini e le loro relazioni che potrebbero appartenere a questo mondo così come alla dimensione mitologica e magica. Qualcosa che arriva da lontano e si tramanda, qualcosa che si è vissuto e si continua a vivere, un episodio personale che dice molto di un contesto sociale. E' il mondo della pastorizia e di una cultura specifica, di una società con propri riti, saperi, proprie convenzioni, mitologie, un luogo fisico e ideale condiviso. Un mondo costituito da coordinate e riferimenti in cui il suono ne rappresenta un aspetto importante: una sorta di mappa sonora. Una metarealtà, una narrazione ricca di significati. Nelle culture dove permane una forte presenza di tradizione orale è labile il confine tra reale e immaginario ed è probabilmente in questa liminarietà che si esplicita una verità o meglio un messaggio.

L'antico rapporto uomo-animale e la comunicazione attraverso il suono. Le campane di cui parla il nostro testimone rappresentano un simbolo di un antico patto. Alle origini della domesticazione, una collaborazione per la sopravvivenza reciproca. E si tratta, per l'uomo, non solo di un aspetto utilitaristico in quanto è anche estetico e simbolico, come nel caso del culto delle reine, le regine. L'addomesticamento ha a che fare con un rapporto di dominazione dove non è del tutto evidente chi sia l'addomesticato, chi sia il dominato e il dominatore, chi osserva e chi sia osservato. Di certo il suono dei campanacci, delle campane per animali, è influente in entrambi i mondi, coinvolge dal profondo uomini e animali. Si tratta di un complesso linguaggio sonoro, un intreccio di messaggi in cui l'ambiente naturale stesso è determinante e il risultato è uno specifico quanto variabile paesaggio sonoro. Una vera e propria musica, una polifonia che esprime significati, un ecosistema della pastorizia. Dal movimento ritmico che rivela stati d'animo dell'animale, alla presenza fisica nello spazio, da allarme a orgoglio, dal piacere al presagio, in entrambe sempre le parti: animali e uomini. Una musica che come tale contribuisce a creare società tra comunità umane così come legame tra uomini e animali. Ancora ci troviamo in una dimensione sinestetica in cui i suoni sono colori, in cui i sensi sono contaminati, funzionali a leggere e comprendere una realtà. La cultura di questi suoni è anche tecnica, alchemica, fatta di saperi e leghe metalliche. Il fine è raggiungere, trovare un determinato suono, un suono che va lontano e che sia piacevole. La combinazione di questi suoni è una polifonia dovuta al movimento di animali e all'equilibrio di timbri scelti dagli uomini. Ogni gruppo, ogni formazione ha una propria idea estetica che segue precisi canoni.

Le campane usate per gli animali sono molto più antiche delle campane della Chiesa e anche queste ultime veicolano messaggi: di richiamo, di nascita, di morte, di festa... Si tramanda un'arte millenaria, tecniche di costruzione e riparazione di campane e campanacci per animali rimaste per lo più identiche nel tempo. La magia di un suono antico che prende forma all'interno di una cavità, un suono dotato di potere. I tintinnabula d'epoca romana, con riferimento al suono acuto del bronzo, da cui tintinnio, da tinnitu, suono di metallo. Mentre il termine campana, da cui campanaccio e simili, deriverebbe dalla località di produzione dei vasa campana, strumenti in bronzo del II-IV sec. d.C. di area partenopea. I vocaboli ciòca, ciuchìn, la ciocca alpina, hanno origine dalle clocas: le campane da pascolo probabilmente in ferro. Parola attestata dal VIII secolo d.C. da cui anche il francese cloche, il tedesco glocke, l'inglese clucketbell, clog irlandese, koklokke danese e clopot rumeno. Tutti vocaboli onomatopeici in riferimento al movimento ritmico. Suoni e gesta che arrivano da lontano così come le battaglie preistoriche di mucche tramandate dalla memoria incisa sulle rocce della Valle delle Meraviglie dagli antichi pastori dell'Età del Bronzo. Paesaggi sonori immaginari.

Didascalia della foto:

Fotografia: Flavio Giacchero.

Shapes (1995)

https://www.flickr.com/photos/115569539@N03/13455005383/in/dateposted-public/

franco-provenzale

Giuseppe Genotti ou i ëst për tuiti Beppe Chesquin. Ou vint da una ëd lë storiquë famìi d’alevatoù ëd la Val Grandë é ou i ëst tra li più famous ënt ëstë Valadë për seun qu’è rigourdët ël vachë chamaië “reinë” é li relatiou coumbatimënt d’ëntica trëdisioun, Ël souë manhifiquë reinë tenti vì ou s’ sont faitë noutà ënt ëstë sëngouinouzë bataië quë, d’outoun, a outoubër, aou ritoueurn da l’alp, ou s’ font parei ‘më ‘na grosa festa ritoual. Ën chant a la natura, a la forsi materna é a l’eleguënsi, a la Mari Tera é al souë manifestasioun ëd fertilità é aboundënsi, eco ëd n’ëntica simboulougia sacra é mitoulogica. N’esplouzioun ëd couleù, soun muscoul, pousa, dezideri, pësioun, emousioun é tensioun cou s’ fondount mëschënse a la fola, ënt la coumunità. Persouna gentil é ouspital, ou dueurtët la porta ëd queu invitant a intrà ënt ën mound si ouspital é privà, que anchestral é couletìou. Beppe ou i ëst sensa dubi ën gran counoushitoù é espert ënt ësta coultura ëd la pastorisi. Coultura qu’è coumportët gro ëd counoushensë, gnuna sufichent sensa ‘na predispouzisioun persounal.


Tradusioun dla registrasioun:

Testimouniënsi ëd: Giuseppe Genotti, Beppe Ceschìn (1957), ëd Chalabert, ma registrà a Quëntoira, 03/2019


Ou voulé que vou countou ‘na counta? N’ëncamin cou i ëst formoula, strutura doou lingouajou oural, couotidianità ëd l’utilizi dla lenga mari francoprouvensal, ën countest coultural spechific cou treuvet soumilhansë é riscountr ën tentë coulturë. Fourmoulë cou s’ trëvount ënt li chant, ënt la muzica strumental, ën ël countë ëd tui’ li dì coumë ëd fizica. N’ëncamin bin adegouà daou moumënt cou countët ëd soun, ëd bestië é ëd lë leu relasioun cou poueriont estri d’ëstou mound parei ‘më estri ëd la dimensioun mitoulogica é magica. Quërcoza qu’è vint da lounh é è vint trëmëndà, quërcoza cou t’istà vivù é es countinouët a vivri, n’epizodio personal cou dit gro d’ën countest souchal. Ou i ëst lou mound ëd la pastourisi é ëd ‘na coultura përticoular, d ‘na souchetà a to li soun riti, savé, mitoulougië, ën post fizic é ideal coundivis. Ën mound coustituì da couourdinà é riferimënt ëndoua lou soun ou n’ën raprezentët n’aspet ëmpourtant: ‘na speche ëd mapa sounora. ‘Na mëterialità, ‘na narasioun rica ëd sinhificà. Ënt ël coulturë ëndoua è i eu ‘na forta prezensi ëd trëdisioun oural lou counfin tra real é imaginari ou i ëst nhint gro definì é ou i ëst proubabilmënt propi seun cou esplichitët ‘na verità o mieui ën mesajou.

L’entic raport om-bestia é la coumunicasioun atravers lou soun. Ël bërsanë descritë da lou nostrou testimoun ou rapresentount lou siboul ëd n’ëntic pat. A l’ourigin ëd la doumesticasioun, ‘na coulabourasioun për la rechiproca soupravivensi. Ès tratët, për l’om, nhint mëc ëd n’aspet outilitaristic, daou moumënt cou i ëst ëd co estetic é simbolic, coume ënt ‘oou cazo doou coulto ëd lë reinë. L’adoumesticamënt ou i eu a que fà a to ën raport ëd douminasioun ëdoua è i ëst nhint evident qui cou i ëst l’adoumesticà, qui lou douminà é qui lou douminatoù, qui ou ouservët é qui cou i ëst ouservà. D’ezgù lou soun ëd lë bërsanë. Ëd lë choquë për ël bestie, ou i ëst inflouent ën’ tui’ li dui mound, ou fait partechipë l’ambient natural medezim, cou i ëst determinant é lou rizultà ou i ëst ‘në spechific é variabil paizajou sounor, ‘na vera muzica, ‘na poulifounia cou portët sinhificà, n’ecosistema ëd la pastourisi. Daou mouvimënt ritmic cou moustrët hl’estat d’anim ëd lë bestie, a la prezensi fizica ënt l’ëspasi, da alarm a eurgueui, daou piazì aou prezajou, sempër ën toutë douë ël part: bestië é om. ‘Na muzica qu’è countribueit a creà ‘na souchetà tra coumunità umanë parei ‘më lou lìam tra om é bestie. Ëncoù nou nou trouen ënt ‘na dimesioun sinestetica ëndoua li soun ou sount couleù, ëndoua li sens ou sount countaminà, funsiounal a lezri é quëpiì ‘na realtà. La coultura ëd ‘sti soun è i ëst ëd co tennica, alquemica, faita ëd savé é legue ëd metal. Lou fin ou i ëst ëd trouà ën determinà soun, ën soun cou vait lounh é cou i ëst bel. La coumbinasioun ëd ‘sti soun è i ëst ‘na poulifounia douvua aou mouviment ëd lë bestië é a l’ecouilibrio ëd li timbri sernù da lh’om. Tui’ li grouppi, toutë ël fourmasioun ou i ont ‘na soua aideia estetica a to canoni prechis.

Ël choquë druvaië për ël bestië ou sount gro più ëntiquë ëd lë choquë ëd la Gezia é ëd co sittë ou portount ëd mesajou: d’ërcham, ëd mort, ëd festa…ès tramandët n’art milenaria, tenniquë ëd coustrusioun é riparasioun ëd choquë é bërsanë cou sount cazi identiquë ënt ‘oou ten. La magia d’ën soun soun ëntic cou piet foueurma ënt ‘na cavità, ën soun doutà ëd pouter. La tintinnabula d’epouca roumana, a to riferimënt aou soun acut doou brouns, d’eisì tintinà, tinnitu, lou soun doou metal. Mentrë la parola choca è deriverit daou post ëd proudusioun ëd li vasa, choca, stumënt ëd brouns doou II-IV sec. d.C. d’area partenoupea. Ël parolë choca, chouquin, la chocca ëlpina, ou i ont ouriginë dal clocas: ël choquë da boué proubabilmënt ëd fer. Parola atestaia daou VIII secoul d,C,, d’ëndoua ëd co lou frënseis choche, lou tedesc glocke, l’angleis clucketbell, clog iralndeis, koklokke daneis é clopot roumen. Toute stë parolë ou sount onomatopee ën riferimënt aou mouvimënt ritmic. Soun é asioun cou vinhount da lounh parei ‘më ël bataië preistoriquë ëd vachë tremadaië da la memoria scrita ënt ël rochë ëd la Val ëd lë Mëravìi da lh’ëntic bërgì ëd l’Età doou Brouns. Paizajou sounour imaginari.



Didascalia ëd la foto:

Foto: Flavio Giacchero

Shapes (1995)

https://www.flickr.com/photos/115569539@N03/13455005383/in/dateposted-public/


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