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Alla formazione del governo giallo-rosso, allestito in tutta fretta per fermare Salvini, aldilà delle differenze ideologiche in parte attenuate dalla provenienza da sinistra di molti parlamentari grillini, era facile prevedere, comunque, una grande difficoltà di navigazione.

La probabile uscita di Renzi dal PD, che si è puntualmente verificata ma non ancora terminata negli effetti perché qualche parlamentare è rimasto nel PD in prudente attesa o di riserva per azioni future, era scontata ma che continue azioni di disturbo al percorso del Governo fossero portate avanti dagli stessi grillini era meno prevedibile.

Ora però assistiamo alla diluizione dei parlamentari 5 stelle e, a meno di incredibili nuovi scenari, Di Maio le sta provando tutte, ci sono segnali di possibile scomparsa del movimento in tempi non troppo lontani.

Nati con il lodevole obbiettivo di combattere la corruzione e con la volontà di ripristinare nella politica ideali di onestà attraverso la democrazia diretta, unita ad una forte azione antipartitica rivolta a contrastare la degenerazione della politica che di fatto l’avevano (e l’ha) delegittimata, avevano l’obiettivo di rivoluzionare il modo di governare il paese.

Programmi e tematiche relative ad acqua pubblica, ambiente, mobilità sostenibile, connettività e sviluppo, ecc. erano suonati invitanti all’elettore, stanco della propaganda renziana, come di quella berlusconiana, che non portava ad azioni di governo significative che cambiassero l’immobilismo che di fatto continuava a caratterizzare il Paese, senza realizzare riforme efficaci per far uscire l’Italia dal pantano economico che si trascinava da troppi anni.

Le elezioni politiche del 4 marzo 2018 avevano consegnato alla XVIII legislatura, grazie alla terribile legge Rosato (che voleva consegnare il Governo ad un asse Renzi-Berlusconi ; ma l’elettorato nel frattempo cambiò radicalmente direzione) un Parlamento spaccato in tre con i 5stelle che, portando a casa oltre il 32% dei voti (primo partito), di fatto si ponevano come principale interlocutore per il futuro governo.

Il PD perdendo 222 seggi alla Camera e 53 al Senato entrava in forte crisi identitaria con guida incerta ed il risultato di consegnare il governo all’alleanza giallo-verde.

E così i 5stelle avrebbero potuto tradurre in pratica il loro manifesto politico.

Ma non basta l’onestà e la bontà di intenti per essere buon governanti. Ci vuole anche competenza, esperienza, capacità di mediazione coniugata in funzione di obiettivi chiari e raggiungibili. Magari usando una paziente attesa.

I ministri 5stelle non sono stati all’altezza del ruolo; con il finale di Di Maio che s’improvvisa Ministro degli Esteri , forzatamente a tempo parziale, visto il suo ruolo all’interno del movimento.

E’ dai tempi di Berlusconi (i sorrisi Merkel-Sarkozy) che l’Italia è stata così poco considerata a livello internazionale.

E anche i parlamentari grillini dimostrano ora di essere umani e guardare ai propri interessi personali....... alla ricerca di un lido che dia loro un futuro in politica.

Non sarà facile tenere insieme il movimento che pure ha portato a casa qualcosa: la riduzione dei parlamentari, il reddito di cittadinanza e la riforma Bonafede.

Per il resto lo scenario non cambia con Zingaretti lodevolmente alle prese con la necessità di un cambiamento del PD, alla ricerca di identità (speriamo non si cambi nuovamente il nome) in un momento di timida ripresa dell’elettorato. Magari sarà possibile un ritorno nel partito dei bersaniani visto che Renzi non c’è più!

Renzi, come prevedibile, non ha sfondato e spera in soccorsi esterni. Avrebbe dovuto chiarirsi e capire i motivi di tante sconfitte prima di mettersi in viaggio, ma il suo ego l’ha impedito.

Durerà il Conte 2? Nessuno può prevederlo. Non conviene a nessuno dei partiti della coalizione andare ad elezioni in questo momento; neanche ai fuoriusciti dei 5stelle che, al momento, si guardano bene di mandate “sotto” il Governo in occasione delle votazioni. Se si andasse al voto chi li ripresenterebbe?

La forza di questo governo sta nella propria debolezza. E con la destra oltre il 40%....

Il voto in Emilia, positivo per il PD, potrebbe dare un po’ di ossigeno alla coalizione, ma subito dopo si tornerà al logoramento quotidiano.

Però l’incidente di percorso è sempre dietro l’angolo e può saltare fuori quando meno lo si aspetta.