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L’arrivo dell’epidemia in Italia (e in Europa) era facilmente prevedibile come era prevedibile che l’Italia non sarebbe stata pronta ad affrontarla vista la scarsa efficienza delle strutture pubbliche e l’inettitudine delle forze politiche tese più alle proprie necessità di galleggiamento che agli interessi del Paese (fatte le debite eccezioni).

Il blocco avvenne con un certo ritardo e ben meno efficiente di quello adottato in Cina e, ad Ostana, ci trovammo alle prese con decisioni da prendere con immediatezza:

-impedire l’ingresso a chi fuggiva da Torino (specialmente)?

-come comportarci con chi allo scoppio del blocco era già presente in paese: arrivato in tempo prevedendolo?;

-stabilire i comportamenti all’interno della nostra piccola comunità (circa 50 persone);

-come evitare di portare il contagio in paese con possibili infezioni prese magari al supermercato?

E così via.

Cercammo di usare il buon senso tenendo presente che abitare a 1300 msl non è la stessa cosa che abitare in città (alle città la politica a fatto riferimento nell’emanare le misure restrittive molte delle quali del tutto inutili e assurde per i piccoli paesi di montagna dove si vive per la maggior parte del tempo all’aria aperta).

Nei primi 15-20 giorni dal blocco di nuovi arrivi, attuato con una certa determinazione, abbiamo capito che nessuno era ragionevolmente infetto e, seppure sempre con cautela, i rapporti della nostra piccola comunità ripresero a funzionare. Il tempo favorevole ci permise di mai smettere le attività in natura: passeggiate, taglio legna, sistemazione sentieri, ecc.

Solo le domeniche apparivano spettrali per l’assenza dei soliti turisti.

Ma ogni evento negativo porta sempre occasioni positive e così è stato per Ostana.

Abbiamo instaurato la regola che il sabato sera tutti mangiassero la pizza che il nostro panettiere (unico negozio di alimentari ad Ostana) preparava per tutti e che ognuno si portava a casa o consumava con i parenti. Questo anche per aiutare Flavio nel periodo di caduta del commercio. E’ stato un bel momento di solidarietà che si trasformava in una piccola festa quando si faceva la coda per ritirare la pizza e magari si comprava anche il pane o i biscotti. Si poteva anche bere un bicchiere di vino mantenendo le debite distanze....

La felicità a volte è fatta di piccole cose; anche di un semplice veloce incontro che rafforza sentimenti di fratellanza, condivisione, speranza.

Il parlare in occitano divenne così più normale viste le frequentazioni ridotte. Ricordare quel fatto, quella persona, quell’abitudine ci permise di rafforzare la comunità e alimentare le amicizie e le conoscenze.

La spesa, forzatamente fatta nei negozi di Paesana (non di solo pane vive l’uomo in questo caso ha valore letterale) veniva fatta, da chi scendeva, anche per altre famiglie in modo da minimizzare le possibilità di contagio e ridurre gli spostamenti.

Man mano che il tempo passava ci siamo resi conto che probabilmente avevamo raggiunto una quasi certezza dell’assenza del virus ad Ostana (tipo immunità di gregge..) e gli incontri diventarono usuali nel quotidiano pur sempre con una certa prudenza. Ci scatenavamo però nei lavori all’aperto.

La forzata chiusura dell’albergo rifugio Galaberna fu un brutto colpo: si chiudeva il più importante centro di aggregazione e Silvia, sindaca ma anche titolare della struttura, intuito quello che poteva succedere, ne anticipò addirittura la chiusura visto il caos domenicale degli arrivi.

Nell’ozio forzato Silvia decise di porre mano alla predisposizione dell’orto famigliare, sempre sognato ma mai realizzato nell’affanno quotidiano. E il povero marito, Jose, divenne muratore senza saper murare....

E fu automatico che scattasse il soccorso!

Un cumulo enorme di pietre (il doppio del necessario) accantonate nel corso della ristrutturazione della sovrastante abitazione pareva ci guardasse con sufficienza. Si sa che in montagna ci sono più terreni in pendenza che in piano e ci mettemmo al lavoro per rendere meno ripido il pendio con un muro a valle che rendesse più agevole la coltivazione.

Una decina di persone tra cui quattro bambini dai tre ai dieci anni...... Ognuno con il suo ruolo; piccolo o grande che fosse!

E ce l’abbiamo incredibilmente fatta. Un muro in pietra, a secco, di una ventina di metri di lunghezza (alto mediamente centoventi centimetri e spesso quaranta) e un altro muro poco sotto per rafforzare il pendio e.... esaurire le pietre!

Ora sono nate le prime verdure tra la meraviglia quotidiana dei bimbi e Jose è diventato un buon muratore e nessuno lo ferma più. Fare muri appassiona...

Silvia ha regalato a chi ha aiutato una bottiglia di vino rosso con la scritta: “ho perso dei clienti ma ho acquisito degli amici”.

Quale miglior paga per noi?

Giacomo Lombardo Ostana 05/06/2020

Ps.

Ora che sono permessi gli spostamenti si è dato sfogo a quanto era rimasto fermo. Pierina e Lena hanno “ forzato” per riempire di fiori La Villo e sabato 20 giugno cinque “squadre” formate da due volontari hanno terminato la pulizia dei numerosi sentieri di Ostana sui quali, i “reclusi” del periodo di chiusura totale, avevano in buona parte già operato. Ma l’erba, quest’anno, con le piogge abbondanti, cresce a dismisura e, purtroppo, non si taglia con la lingua; e le buone intenzioni spesso si fermano a quel livello....

Servono decespugliatori e gente che sappia e abbia voglia di manovrarli........