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Sulla via del ritorno da Castiglione sul Lago (PG) dove si è svolta una manifestazione per i venti anni dalla nascita del club (ora associazione) de “ I BORGHI PIU’ BELLI D’ITALIA, della quale Ostana, da oltre dieci anni fa parte, mi venivano in mente alcune considerazioni sull’esistenza di un’altra Italia.

Nell’associazione, dove non ci sono prevalenze territoriali o distinzioni politiche, c’è un sentimento in comune: la ricerca del bello da perseguire nei propri paesi e la valorizzazione dei valori culturali locali (nell’accezione più ampia).

Certo che il Palazzo della Corgna di Castiglione non ha uguali, o quasi, sulle nostre montagne, povere di cattedrali e palazzi grandiosi ed importanti, ma esse hanno altro da offrire: paesaggi, natura incontaminata (o quasi..), cultura lei luoghi.

Ogni paese presente nei “Borghi” ha al proprio attivo anni di lavoro per riuscire ad entrare nel club ( meno di quattrocento in Italia) superando un punteggio stabilito dalla normativa di certificazione (ISO 9001) che tiene conto delle diverse collocazioni geografiche (colline, montagne, mari,laghi) e fregiarsi quindi di questa appartenenza che vuol dire potersi presentare al turismo nazionale e mondiale in termini di offerta culturale e paesaggistica di buon livello.

Parlando con gli amministratori presenti all’assemblea si avvertiva una tensione morale, una voglia di fare, la conoscenza del proprio luogo, il lavoro di gruppo; valori e motivazioni ormai scomparsi nella politica “ricca” che governa l’Italia.

In questi giorni, in cui i partiti nazionali le studiano tutte per non pagare le conseguenze (in termini elettorali) della guerra in Ucraina e quindi fanno a gara nei distinguo, magari capovolgendo quanto detto qualche tempo prima, rinnegando amicizie e rapporti non più difendibili, fa piacere vedere che c’è gente che lavora in silenzio per il proprio paese e per la propria collettività. Per questi amministratori, aldilà dei proclami dei politici che nelle manifestazioni ufficiali (vedi congressi ANCI, UNCEM, ecc.) predicano di quanto siano importanti i piccoli comuni nel contesto istituzionale italiano, di quanto siano preziosi nel custodire paesaggi, monumenti, culture, ecc. poi in sede di decisioni (leggi gestione delle risorse) si girino dall’altra parte, è importante il proprio paese e la crescita della propria comunità.

Quel poco che arriverà dal PNRR sarà conseguenza della mancanza di conoscenza delle realtà territoriali che non siano le città, più o meno grandi da parte di chi decide come spendere i soldi europei. Per quel che riguarda la montagna occorrerebbe conoscere quello che vi è successo negli ultimi cinquant’anni per poter calibrare una politica di interventi che ridia fiato a queste economie senza snaturare i paesi con azioni prive di una strategia complessiva e avulse dalla tradizione e dal contesto socio-economico-culturale.

Quindi non solo turismo, non solo agricoltura, non solo artigianato, non solo cultura, non solo attività commerciali, non solo smart working con persone chiuse in casa che escono solo per fare provviste senza magari entrare a far parte della comunità, ma un po’ di tutto questo, in modo di sviluppare l’economia dei piccoli paesi facendo ritornare una pur minima parte della presenza umana. Senza economia i nostri piccoli paesi non possono vivere; la mancanza di economia ne aveva causato lo spopolamento! Quindi occorre ora lo sviluppo di ognuno di questi settori, per una nuova e rinnovata comunità. Posti di lavoro quindi, giustificati da una nuova economia rispettosa della storia e della cultura dei luoghi.

La misura B dei bandi Franceschini ha il merito di andare in questa direzione: favorire lo sviluppo dei piccoli comuni toccando i settori che ognuno di essi vuole sviluppare, in modo organico all’interno di un disegno complessivo. Questa azione però è svolta non tenendo conto della debolezza del sistema delle autonomie e di quella montana in particolare. La folle legge Maccanti (dal nome dell’assessora leghista che l’aveva voluta) ha distrutto le Comunità Montane piemontesi favorendo deboli ed evanescenti Unioni di Comuni che, a parte le poche eccezioni, non stanno funzionando e impediscono qualsiasi progetto di sviluppo coordinato ed omogeneo delle aree montane (e non solo).

Comunque meglio di niente sperando che il lavoro enorme di chi dovrà esaminare i quasi duemila progetti (in pochissimo tempo) possa premiare quelli veramente validi, di Comuni già su una strada organica di sviluppo che, con questi finanziamenti, possono completare percorsi importanti. Soldi che sarebbero sprecati se indirizzati ad amministrazioni immerse nel tran-tran quotidiano alla ricerca di interventi estemporanei a scopo eminentemente elettorale che condannano i paesi all’immobilismo e, quindi, ad una morte lenta.

Ovviamente chi gestirà i soldi europei sono gli stessi che in questi anni hanno portato l’Italia nelle condizioni che abbiamo visto in questo ultimo anno (governo di salvataggio e ripescaggio del Presidente della Repubblica). Un Parlamento di politici più o meno incapaci che hanno come obbiettivo principale trovare un metodo efficace per raggiungere una poltrona in occasione delle prossime elezioni politiche e che hanno dimostrato di non essere all’altezza di guidare la settima (o ottava) potenza industriale del mondo. Aiuto!

Nel frattempo sembra di essere tornati indietro di molti anni: l’invasione da parte della Germania nazista della Cecoslovacchia il quindici marzo del 1939. Ma gli ucraini resistono; gente che parla ancora di patria e di onore…. Che parla ancora di libertà. Incredibile in occidente.

Rousseau scrisse che la libertà fa parte dell’uomo: “rinunciare alla propria libertà vuol dire rinunciare alla propria qualità di uomo, ai diritti dell’umanità e anche ai propri doveri. Non esiste risarcimento possibile per chi rinuncia a tutto. Una tale rinuncia è incompatibile con la natura dell’uomo”.

Nel mondo occidentale questa parola è stata, per troppa comodità, accantonata o usata impropriamente; in Ucraina no. E se ne sta accorgendo anche Putin il cui piano iniziale è fallito e ora cercherà di rivalersi alzano ancor più il livello del conflitto; facendo così scivolare pericolosamente il mondo verso una possibile (e definitiva per l’umanità) terza guerra mondiale.

Il mondo occidentale si è fatto trovare impreparato e, soprattutto, in questi anni si è messo nelle mani della Russia, per quanto riguarda le forniture energetiche. Qualunque industria di un certo livello predispone forniture multiple per i componenti più importanti onde sopperire in caso di crisi di un fornitore. I “grandi” poteri politici non ci hanno proprio pensato: neanche quando con le varie invasioni, è stato chiaro che la Russia era entrata in una fase nuova. Putin vuole passare alla storia come quello che ha ricomposto la GRANDE RUSSIA e di fronte a questo miraggio è disposto a tutto. La NATO l’ha aiutato in questo disegno armando i paesi confinanti e creando le giustificazioni da elargire su un piatto d’argento ai propri concittadini. Come al solito sono i più ignoranti ad essere preda della propaganda non essendo in possesso di strumenti utili a discernere le bugie dalla verità.

In tutto questo dramma, l’Italia, come la solito, balbetta; mentre i soliti problemi italiani rimangono sul tappeto e Draghi non riesce a far quadrare gli opposti interessi (vedi riforma del catasto e della Consulta).

Ora l’inflazione ha ripreso a galoppare sfiorando, in tutta Europa, le due cifre ed è una inflazione “di tipo nuovo”. Nel passato l’inflazione era causata da un surriscaldamento della domanda; ora è causata dal folle aumento dei costi delle materie prime. Una volta l’aumento dell’inflazione significava automaticamente alzare i tassi di interesse e quindi una stretta al credito con una conseguente frenata dei consumi e dell’economia (e chi pativa di più erano le fasce più povere della popolazione). Oggi, pur con il debito italiano che ha raggiunto livelli record a causa del covid questa terapia si potrà applicare senza gravi conflitti sociali?

Ostana 04/04/2022