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Dante e la lingua occitana

DANTE E LA LENGA OCCITANA

di Maria Soresina

Dante e la lingua occitana
italiano «Tan m'abellis vostre cortes deman,
qu'ieu no me puesc ni voill a vos cobrire.
Ieu sui Arnaut, que plor e vau cantan;
consiros vei la passada folor,
e vei jausen lo joi qu'esper, denan.
Ara vos prec, per aquella valor
que vos guida al som de l'escalina,
sovenha vos a temps de ma dolor!».
Purg.XXVI, 140-147 1

Questi sono i famosi otto versi in lingua occitana, composti da Dante all'interno della Divina Commedia, e messi in bocca ad Arnaut Daniel, il grande trovatore che poetava in lingua d'oc, di cui Dante dice due cose: la prima è che fu il «miglior fabbro del parlar materno»2, e la seconda è che «versi d'amore e prose di romanzi soverchiò tutti»,3 che significa, come spiegano i critici, che Arnaut superò sia tutta la lirica d'amore scritta in lingua d'oc, sia i romanzi scritti in lingua d'oïl. Qui non c'è
solo la lode del grande poeta occitano, ma molto di più: c'è una presa di posizione a favore di tutta la cultura occitana.
La Divina Commedia è un'opera complessa, in cui, se si vuole comprendere il pensiero di Dante, è indispensabile comparare tra loro i vari canti, soprattutto quei canti che hanno qualche elemento comune. Arnaut Daniel si trova tra i «lussuriosi» del Purgatorio: è quasi d'obbligo il confronto con i «lussuriosi» dell'Inferno. E, guarda caso, lì si parla proprio di quelle «prose di romanzi» che Arnaut Daniel «soverchiò», ovvero dei romanzi in lingua d'oïl. Ai lussuriosi è dedicato il V canto dell'Inferno, il celebre canto di Paolo e Francesca. Alla fine del suo lungo racconto Francesca dice: «Noi leggiavamo un giorno per diletto / di Lancialotto come amor lo strinse».4 Quello che leggevano è il libro «galeotto», e se è vero che il nome deriva dal personaggio Galehaut (come si affrettano a spiegare i critici), è anche vero che il termine ha una connotazione negativa. «Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse»5, scrive Dante, estendendo la condanna anche all'autore, che è Chrétien de Troyes, l'inventore del
«santo Graal», il capostipite di tutto il cosiddetto ciclo graaliano che, come assicura Michel Roquebert, è stato scritto in funzione anti-catara.6
Nel fare paralleli tra il Purgatorio e l'Inferno, il dato fondamentale che bisogna sempre tenere presente è che il Purgatorio è il regno della salvezza, l'Inferno quello della dannazione. Ora, non è certo un caso che alla fine di entrambi i canti dedicati ai lussuriosi si parli dei romanzi in lingua d'oïl. Il rimando è evidente. E se in Purgatorio si dice soltanto che Arnaut li «soverchiò», in Inferno la condanna è evidente, anche se implicita, dato che è proprio la lettura del «libro galeotto» che ha indotto al peccato
Paolo e Francesca e li ha portati alla dannazione.
I due autori, Arnaut Daniel e Chrétien de Troyes, vengono deliberatamente innalzati da Dante a simbolo non solo di due stili letterari, ma di due culture, dato che al Sud e al Nord di quella che oggi è la Francia si parlavano due lingue diverse e si professavano due religioni diverse. Nei ridenti Paesi del Sud era infatti diffusissimo il tollerante e pacifico cristianesimo dei Catari.

Oggi il «santo Graal» è di moda. Se ne parla molto e c'è chi lo mette in relazione con i Catari e cerca improbabili calici nelle grotte intorno al castello di Montségur. Follia pura, perché non c'è e non c'è mai stato alcun Graal da quelle parti. Tutti i numerosissimi poemi e romanzi sul Graal sono stati scritti (a parte il tedesco Parzival) in lingua d'oïl, che è la lingua che si parlava nei paesi del Nord. Nei paesi del Sud - la cosiddetta Occitania - si parlava la lingua d'oc, che aveva anch'essa una sua letteratura, ma non compare una sola volta un accenno al Graal.
Erano due culture antagoniste e poi si sa com'è andata a finire: la crociata contro gli Albigesi indetta da Papa Innocenzo III e realizzata dai signorotti, dai baroni della Francia del Nord con il loro seguito di cavalieri e soldati che distrussero, rasero al suolo i paesi del Sud (la Provenza, la Linguadoca, ecc.) dove la nobiltà e gran parte della popolazione avevano aderito all'eresia catara e pertanto erano nonviolenti, non avvezzi all'uso delle armi e furono annientati e i Catari sterminati. E i vincitori hanno
imposto (come sempre) la loro lingua (la lingua d'oïl che poi diventerà il francese), la loro cultura (i romanzi del Graal) e la loro religione (cattolica).
Dante viveva in quegli anni, respirava quell'atmosfera e sapeva benissimo che cosa era in gioco.
Noi lo abbiamo dimenticato. Dante lo sapeva, e prende posizione sulla questione dicendo qual è la buona poesia, la buona letteratura. e qual è cattiva poesia e cattiva letteratura. Certo non lo poteva esprimere con la chiarezza con cui lo possiamo dire noi oggi, perché era schierato dalla parte dei vinti, non da quella dei vincitori, e la guerra era ancora in corso: l'Inquisizione ha operato contro i Catari per tutto il secolo XIV.
L'aver messo nel suo poema otto versi in lingua occitana è un atto di coraggio la cui portata oggi ci sfugge. Era in atto una feroce persecuzione e Dante era costretto a esprimere il suo pensiero tra le righe. Ma noi, oggi, fino a quando vogliamo chiudere gli occhi davanti all'evidenza dell'amore di Dante per quella civiltà? Per quanto espresso tra le righe il pensiero di Dante è a favore di quella lingua, quella
poesia e quella religione, il cristianesimo cataro, che era diffusissimo anche in Italia e che a mio avviso (è la tesi del mio libro7) costituisce la base della dottrina che Dante espone nella Divina Commedia.

1 Tanto mi piace la vostra cortese domanda,
che non mi posso né voglio nascondere a voi.
Io sono Arnaut che piango e vado cantando;
preoccupato vedo la passata follia,
e godendo vedo davanti a me la gioia che spero.
Ora vi prego, per quel valore
che vi guida al sommo della scala,
vi sovvenga, a tempo debito, del mio dolore!
2 Purg.XXVI,117
3 Purg.XXVI,118-119
4 Inf.V,127-128
5 Inf.V,137
6 cfr.: Michel Roquebert, Les Cathares et le Graal, 1994, EditionsPrivat, Toulouse
7 cfr.: Maria Soresina, Le segrete cose. Dante tra induismo ed eresie medievali, 2002, Moretti&Vitali, Bergamo
occitan «Tan m'abellis vostre cortes deman,
qu'ieu no me puesc ni voill a vos cobrire.
Ieu sui Arnaut, que plor e vau cantan;
consiros vei la passada folor,
e vei jausen lo joi qu'esper, denan.
Ara vos prec, per aquella valor
que vos guida al som de l'escalina,
sovenha vos a temps de ma dolor!».
Purg.XXVI, 140-147 1

Son aquesti lhi famós uech vèrs en lenga occitana que Dante, dins la Divina Comèdia, fai dir a Arnaut Daniel, grand trobador en lenga d'òc; gaire avant, de ele Dante dits doas causas: la premiera es que foguet lo «miglior fabbro del parlar materno», la segonda que «versi d'amore e prose di romanzi soverchiò tutti» que, coma explicon lhi crítics, signífica que Arnaut sobret tuchi sia dins la lírica d'amor escricha en lenga d'òc, sia enti romanç compausats en lenga d'òïl. Aicí lhi a masque una lauda al grand poeta occitan, mas ben de mai: lhi a una presa de posicion en favor de tota la cultura occitana.
La Divina Comèdia es un'òbra coplèxa ente, se's vòl compréner lo pensier de Dante, chal cerhar de comparar entre lor lhi vari chants, sobretot aquelhi que contenon d'elements en comun. Arnaut Daniel se tròba ente lhi «luxuriós» dal Purgatòri. Esquasi obligat es lo confront embe lhi autri luxuriós: aquelhi de l'Enfèrn. E, cas estranh, aquí se parla pròpi d'aquelas «prose di romanzi» que Arnaut Daniel «soverchiò», o ben di romanç en lenga d'òïl. Ai luxuiós es dediat lo V chant de l'Enfèrn, lo chant celèbre de Paolo e Francesca. A la fin de son lòng racònt Francesca ditz: «Noi leggiavamo un giorno per diletto / di Lancialotto come amor lo strinse». Çò que lesion es lo libre «galeotto», e se es ver que lo nom deriva dal personatge Galehaut ( coma se presson a dir lhi crítics), es decò ver que lo tèrme a una connotacion negativa. «Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse», escriu Dante, en eslarjant la condana decò a l'autor dal libre, Chrétien de Troyes, l'inventor dal «sant Graal» e lo paire de tot lo cicle dediat al Graal que, coma assegura Michel Roquebert, es estat escrich en funcion anti-catara.
En fasent de paralèls entre l'Enfèrn e lo Purgatòri, l'element fondamental que chal sempre tenir a ment es que lo Purgatòri es lo renh de la salvessa, l'Enfèrn aquel de la danacion. Donca, segur es ren un cas que a la fin di dui chants dediats ai luxuriós se parle di romanç en lenga d'òïl. Lo retorn es evident.
E se dins Purgatòri se ditz masque que Arnaut lhi sobret («soverchiò»), dins l'Enfèrn la condana, bèla se dicha sot las rigas, es evidenta, já qu'es pròpi lo «libro galeotto» que a portats al pechat Paolo e Francesca e lhi a menats a la danacion.
Lhi dui autors, Arnaut Daniel e Chrétien de Troyes, venon parelh enauçats da Dante a símbol ren masque de dui estils literaris, mas de doas culturas, dal moment que al Sud e al Nòrd d'aquela qu'encuei es la França se parlavon doas lengas diferentas e se professavon tanben doas religions diferentas. Já que, an aquel temp, dins lhi rïents País dal Sud era ben difondut lo tolerant e pacífic cristianisme di Catars.


Encuei lo «sant Graal» es e mòda. S'én parla sovens e lhi a qui lo buta en relacion embe lhi Catars e vai en cercha d'improbablas copas dins las baumas a l'entorn dal Chastèl de Montsegur. Es pura folia, perqué lhi a pas e jamai lhi a agut un Graal d'aquelhi cants ailai. Tuchi lhi nombroses poemas e romanç sus lo Graal sons estach escrihs (gavat lo Parzival tedesc) en lenga d'òïl, la lenga que venia parlaa enti País dal Nord. Dins lhi País dal Sud - en Occitània - se parlava la lenga d'òc, qu'avia ela tanben una sia litertura, mas ren un solet bòt se fai una mencion dal Graal.
Eron doas culturas en contraste, e puei se sa coma es anaa a finir: la crosada lançaa dal Papa Inocèns III còntra lhi albigés e eseguia dai senhoròt, dai barons de França embe lor tropèl de cavaliers e soldats que ravatgeron e raseron al sòl i país dal Sud (Provença, Lengadòc, etc.), ente la nobiltat e la bòna part de la popolacion avion aderit a l'eresia catara e pr'aquò eron còntra la violença, ren acostumats a menar d'armas, e fogueron parelh esterpats e lhi catars exterminats. E lhi vencidors an empausaa (coma sempre) lor lenga (aquela d'òïl, que devenarè puei lo francés), lor cultura (lhi romanç dal Graal) e lor religion (catòlica).
Dante vivia en aquelhi ans, respirava aquela aire e saubia ben çò que lhi avia en juec. Nosautri l'avem desmentiat. Dante lo saubia, e pren posicion sus la question en disent quala es la bòna poesia, la bòna literatura, e quala es marria. Ben segur que polia ren dir aquò embe la franquessa qu'encuei polem aver nosautri, perqué era esquierat dal cant di ganhats, ren d'aquel di vencidors, e la guèrra era pas encà finia: l'Inquisicion a perseguitats lhi catars al lòng tot lo sècle XIV.
L'Aver butat dins son poema uech vèrs en lenga occitana es un acte de coratge qu'encuei nosautri fatiguem a concebre. Era en cors una ferotja persecucion e Dante era constrech a exprímer son pensier sot las rigas. Mas nosautri, encuei, fins a quora volem sarrar lhi uelhs derant a l'evidença de l'amor de Dante per aquela civiltat? Per quant sie estremat, lo pensier de Dante es a favor d'aquela lenga, d'aquela poesia e d'aquela religion, lo cristianisme catar, que era ben eslarjat decò en Itàlia e que a mon vejaire (es la tesi de mon libre) constituís la basa de la doctrina que Dante expon dins la Divina Comèdia.

1 Tanto mi piace la vostra cortese domanda,
che non mi posso né voglio nascondere a voi.
Io sono Arnaut che piango e vado cantando;
preoccupato vedo la passata follia,
e godendo vedo davanti a me la gioia che spero.
Ora vi prego, per quel valore
che vi guida al sommo della scala,
vi sovvenga, a tempo debito, del mio dolore!
2 Purg.XXVI,117
3 Purg.XXVI,118-119
4 Inf.V,127-128
5 Inf.V,137
6 cfr.: Michel Roquebert, Les Cathares et le Graal, 1994, EditionsPrivat, Toulouse
7 cfr.: Maria Soresina, Le segrete cose. Dante tra induismo ed eresie medievali, 2002, Moretti&Vitali, Bergamo