Le novelle che hanno per argomento le rocce e i pascoli di Ciaburêl sono più d'una. La fantasia popolare ha intessuto vari episodi, rifacendosi talvolta anche a fatti di cronaca; in quasi tutti domina la scena dell'orrore o del maligno, come accade in questa novella.

Il motivo, forse, va ricercato nella natura del luogo, che è per lo più orrido ed impervio.

La zona di Ciaburêl un tempo era molto frequentata dai pastori ed era luogo di transito tra l'IBAC di Frassino e il CASTLAR de l'IBAC di Melle. La diffusione di queste novelle è limitata a queste due frazioni, che un tempo erano anche le zone più popolate dei due Comuni.

Bruno Civalleri si fece raccontare la novella da suo nonno materno pochi anni fa, quando ancora frequentava la scuola elementare di San Maurizio di Frassino.

La scrisse nella lingua che egli parla ogni giorno, servendosi solamente delle parole ancora in uso nella parlata locale; adottò la grafia italiana, cercando qualche piccolo adattamento per alcuni suoni particolari:

Ü = u francese; Ö = eu francese; ê= e aperta; ë = e muta francese.

Qua e là lasciò qualche piccola lacuna; forse non riuscì sempre a tener dietro alla narrazione del nonno.

Ne risulta un racconto breve, semplice e scarno in alcuni punti. Ma non mancano le espressioni tipiche e le parole caratteristiche, che testimoniano come la lingua a S. Maurizio dí Frassino sia ben viva e come la popolazione ancora ben poco abbia ceduto alla influenza piemontese.

 

                                                                                                 Paseri Giuseppe

 

 

N iage i ero n pasturet di Giariot 1) che avio sies feie e n mutun.

Tüci giurn al tuciavo isai sal pastüral de Ciaburêl (2).

I sie sapaven la mutto d i arunc (3) sai d subbre, arambo ai ciamp; fazien i furnêl (4) per preparee a semenee.

Chiel ensinto (5) anavo s la rocio auto, bucavo giü lu bial, i cumbal afrus, (6) scutavo l'aigo a brüie (7) e tiravo peire ai tumpi.. (8)

N bot, entren che (9) i feie brutaven, lu pasturet s endörm al sum d la rocio. I sarvanot sorten foro, vëien lu fiet ilai cugìa süs l'erbo e i pënsen giò d faine üno.

Ma lu mutun dal sunaiun, spavantà d carcoso, barbo n saut (10);e la sunaiero dësveio lu pasturet.

-Che i allu prachì? (11) - al pënso - e vei aribee lu sarvanot. Achest i fai (12) - Me la dastü lu bel mutun dal sunaiun? Mi te-lu paggu ben.-

-Mi n ai manco, (13) te lu dau pa- i di lu pasturet - E vus chi sêu?

-Sê piciot e sëmià giò viei.

Lu sarvanot fai la ghigno russo e i uei de brazo:

-Vos pa dunamme lu mutun, ma vas a veire che lu perdes.

Ënca nen che fënio d dii acò, lu mutun dal sunaiun part e vai futisse (14) giü d la rocio.

I feie chitten l'erbo, (15) s'ardurnen e i tramolen tutte. E lu pasturet resto bionc ma na patto, (16) al bramo pei e cur sü a ciamee siu paire.

Achel sero e d spei d aluro, mincotant (17), chie de Rue Grando (18) vëien na lamo d fuec sal pastural de Ciaburêl, giüst conta ven burru. (19). Cur da na rocio a n auto, cumo n slüssi. (20)

Fai tachee afre (21) a veire. Sun i sarvanot che curen apres al mutun dal sunaiun.

 

                                                                                                             Bruno Civalleri

 

NOTE

 

1) Borgata di Melle situata nelle vicinanze di Ciaburêl;

2) zona di pascolo del Castlar di Melle, al confine con S. Maurizio;

0) i suoi genitori zappavano la cotica erbosa nelle piccole radure;

1) bruciavano la cotica erbosa, con metodo simile a quello che praticavano i carbonai;

2) egli invece;

3) aspri e selvaggi;

4) rumoreggiare, scrosciare;

5) fosse, punto in cui l'acqua d'un torrente è profonda e la superficie ampia;

6) mentre che;

7) spicca un salto;

8) che cosa succede qui?;

9) questo gli dice;

10) io ne ho bisogno;

11) gettarsi;

12) smettono di pascolare;

13) pallido come un lenzuolino;

14) d'allora in poi, talvolta;

15) altra borgata della frazione S. Maurizio di Frassino;

16) la sera, quando diventa scuro;

17) saetta, lampo;

18) mette i brividi, spaventa.