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Pomaretto - Pomaret

Una vita in galleria.
La comunità polacca della Val Germanasca

Una vita en galeria
La comunitat polaca de la Val San Martin

Di Maurizio Dematteis

Una vita in galleria. La comunità polacca della Val Germanasca
italiano Pomaretto è un comune di 1.085 abitanti che sorge a 620 metri di altitudine, all'imbocco della Val Germanasca, in Provincia di Torino. Fa parte della Comunità Montana Valli Chisone e Germanasca ed ha una superficie è di 8,52 chilometri quadrati. Il centro abitato è separato da quello di Perosa Argentina esclusivamente del ponte sul fiume Chisone, e il suo nome deriva quasi certamente dalle vaste coltivazioni di mele presenti anticamente, ed in parte ancora esistenti. A Pomaretto si produce l' Elisir d'erbe barathier, riconosciuta tra i prodotti agroalimentari tradizionali italiani, e sui suoi pendii si trovano i filari di viti dalle quali viene prodotto il "Ramier", etichetta doc molto rinomata tra gli estimatori di vini di montagna. I documenti ufficiali del piccolo comune ne fanno risalire la fondazione al 1630, anche se, per secoli, esso fu più volte accorpato amministrativamente al comune di Perosa Argentina. La storia di Pomaretto si intreccia strettamente con la storia valdese: in queste valli infatti la Chiesa valdese, chiesa protestante che ha aderito alla Riforma del XVI secolo, ha avuto il suo centro, tanto che queste valli ancora oggi sono note nel mondo come "Valli Valdesi".
Oggi il comune, grazie alla discesa delle popolazioni dell'alta Val Germanasca avvenuta a partire da metà del secolo scorso, attirate dalla nascita in zona di stabilimenti tessili, ha fatto crescere notevolmente il centro abitato, dandogli l'aspetto attuale. In paese è presente inoltre una numerosa comunità polacca, di almeno una decina di minatori, impiegata nella vicina cava di talco della multinazionale Rio Tinto-Luzenac.
Visto dall'esterno...
«I primi polacchi sono arrivati in galleria nel 2000 - racconta Ezio Sanmartino, capo servizio presso la cava di talco della Rio Tinto-Luzenac di Rodoreto, da trent'anni al lavoro nel sottosuolo -. L'azienda non trovava più persone locali disposte a scendere nelle gallerie ed ha contattato un'agenzia polacca: sono arrivati in 26 in un colpo solo». Tutti assunti a tempo indeterminato. «All'inizio non è stato facile - continua il capo servizio, ormai prossimo alla pensione - perché i minatori polacchi provenivano da cave di carbone. Dove l'attività estrattiva è completamente diversa. Inoltre la lingua era un vero problema». I responsabili della gestione dell'impianto hanno subito messo a disposizione dei nuovi arrivati una professoressa di italiano, e organizzato turni in galleria in modo che ci fossero sempre coppie formate da un italiano e un polacco. «Questo sicuramente ha aiutato l'integrazione sul posto di lavoro - spiega Sanmartino -, anche se ormai i polacchi sono in maggioranza, 21 su 29, ed è diventato impossibile rispettare il criterio della "coppia mista". Bisogna comunque dire che "loro" sono più disciplinati dei "nostri giovani", sono arrivati con esperienza in galleria e lavoravano di più. Una volta. Perché oggi, direi, si sono abbastanza omologati ai ritmi italiani... E hanno giustamente eletto un loro delegato sindacale». Al signor Ezio capita spesso di accettare l'invito dei colleghi polacchi, che non mancano mai di offrirgli vodka, insaccati artigianali e caffè portati direttamente dal loro paese: «Si può dire che sono ben visti in valle - sottolinea Ezio Sanmartino -, si vedono spesso in giro la domenica e c'è addirittura un ragazzo che va a suonare l'organo nella parrocchia di Perrero, facendo cantare tutti in polacco». Anche se, ammette il capo servizio, hanno lasciato tutti la famiglia al paese d'origine e appena possono tornano a passare i periodi di vacanza in Polonia. «Addirittura qualcuno dice di voler tornare a vivere nel paese d'origine - spiega -, perché ormai la differenza di salario si è praticamente annullata». Gli arrivi di polacchi si sono effettivamente fermati. E la proprietà è nuovamente in difficoltà nel reperire mano d'opera: «Le gallerie saranno di sicuro attive ancora per 6 o 7 anni - spiega Sanmartino - e nel frattempo stanno facendo campionamenti per cercare altri filoni. Hanno messo degli annunci di ricerca personale sui giornali specializzati, ma per ora ancora nulla. Perché la miniera è un lavoro che ha il suo fascino, ma poi bisogna fare i conti con la fatica, il fango, lo sporco. E ai giovani oggi tutto questo non piace. Finirà che arriveranno da qualche altro paese in difficoltà, e tra poco non ci sarà più un italiano impiegato nella cava di talco. Pensi che già i miei due nonni e mio padre hanno lavorato a Rodoretto. All'inizio io mi son detto "mai in miniera". Poi compiuti i 18 anni sono stato come attratto. E oggi, dico la verità, non mi dispiacerebbe se uno dei miei due figli seguisse le mie tracce. Anche se penso sia difficile: uno è diventato ingegnere informatico, l'altro ha 14 anni e sicuramente continuerà anche lui gli studi».
Visto dall'interno...
«Sono in Italia da quattro anni - dice Rafael Kubanda -. Vengo da Bielsko Biala, 60 km da Katoviza, zona mineraria. Mio padre e mio fratello sono minatori, e sono venuti a lavorare qui in Italia nella cava della Rio Tinto-Luzenac in Val Germanasca otto anni fa. Poi hanno chiamato anche me». Rafael Kubanda in Polonia aveva un buon posto di lavoro, faceva consegne con un furgone e aveva uno stipendio considerato "alto" per i parametri polacchi di allora. «Il lavoro è molto diverso - spiega -. Qui sono più tranquillo, faccio le mie otto ore per cinque giorni la settimana. In Polonia ero costretto a lavorare 13 ore al giorno, dalle 5 e 30 alle 22». E inizialmente c'era anche una certa differenza di stipendio. «Quattro anni fa un euro valeva 4,20 Sloti, ora ne vale solo più 3,40 - continua Rafael Kubanda -. E dicono che salga ancora di qui al 2011, anno in cui anche noi adotteremo l'Euro. Alla fine, tra qualche anno, guadagnerò tanto quanto guadagnavo a casa mia».
Rafel Kubanda ha moglie e un figlio, e all'inizio della sua esperienza lavorativa in Italia si era trasferito da Bielsko Biala a Perrero in Val Germanasca, unico caso tra i minatori polacchi, con tutta la famiglia: «Avevamo deciso di venire tutti - ricorda il minatore -, mia moglie avrebbe imparato la lingua e trovato un lavoro anche lei. Dopo un anno ci siamo spostati a Pomaretto dove mio figlio ha cominciato l'asilo. Ma purtroppo nel 2007, dopo un anno e mezzo, mia moglie ha deciso di tornare in Polonia con mio figlio. Non si trovava bene, non è riuscita ha trovare un lavoro che le piacesse e pativa la lontananza dai pareti». Adesso Rafael appena può torna a Bilsko Biala: «Ogni due mesi cerco di mettere insieme i giorni liberi e vado una settimana dalla mia famiglia. Spesso in macchina con gli altri colleghi per spendere meno. Oppure con il pullman da Torino o con i voli low cost». Un cambiamento netto di prospettiva. Da aspirare a diventare cittadino italiano a lavoratore "in trasferta". «Non abbiamo molti rapporti con i locali - spiega il polacco -. Ogni tanto andiamo alle feste di paese, ma non frequentiamo molto le famiglie. Nemmeno quando c'era qui mia moglie; anche se in quel periodo vivevamo in modo diverso: facevamo più giri, uscivamo di più. Andavamo anche qualche volta al mare. Ora non più. Non ho nemmeno più l'auto. E qui senza macchina è difficile vivere. Anche le montagne, che mi piacciono tanto, le vedo dalla finestra, ma arrivarci a piedi è lunga. Per cui preferisco stare con i connazionali. E piuttosto di andare a spendere in giro, ci compriamo della birra e ce la beviamo a casa. Con questo non posso dire di aver mai avuto problemi con i locali: vado d'accordo con tutti, sono gentili e conviviamo benissimo. Poi magari chissà cosa pensano di noi...». La giornata di Rafel si svolge tra il magazzino della Rio Tinto-Luzenac e l'alloggio di Pomaretto. In attesa di maturare i giorni per tornare a casa dalla famiglia. «Da un anno niente più sottosuolo, lavoro in magazzino - spiega -. Ho avuto un infortunio in galleria e quando sono tornato dalla mutua mi hanno offerto questo posto. Il mio infortunio era il primo dopo due anni, perché la sicurezza in miniera è la prima cosa. Ricordo che in miniera, quando si trovavano in due o tre del luogo, parlavano in patois. E io non lo capivo proprio. Non lo facevano per cattiveria, gli veniva spontaneo. Io facevo il mio lavoro e basta. Non mi interessa l'occitano, e non mi serve a nulla, perché quando vado in un negozio locale mi capiscono benissimo anche con l'italiano».
La sera Rafael Kubanda, quando torna a casa, passa più di un'ora a parlare con moglie e figlio: «Uso skype, perché Internet costa molto meno delle schede telefoniche». Poi si mette a tavola con il collega polacco, con cui divide l'alloggio, per la cena: «Mangiamo cucina italiana - spiega - ce ci piace molto. Da noi si mangia molta carne e patate. E il pane è un po' diverso. Qui è dolce, da noi è all'aceto. Ma l'unica cosa che qui manca veramente è la salsiccia speziata come la facciamo noi. Non sapete proprio farla! In compenso sapete fare bene tante altre cose, come pasta e formaggi, che da noi non ci sono».
La prospettiva della famiglia Kubanda è sicuramente quella di tornare a vivere al più presto a Bielsko Biala, in Polonia: «Mia moglie abita nella casa dei suoceri - spiega Rafael -. E penso che la ristruttureremo per il futuro. Sicuramente non investiamo in Italia ma in Polonia. Appena trovo un altro lavoro nel mio paese, in cui mi paghino più o meno come qui torno. Ma so che più a lungo rimango in Italia e più difficile diventa tornare in Polonia. Oggi ho 33 anni, e in Polonia chiedono lavoratori a massimo di 36 o 37. Sono gli ultimi anni in cui posso riorganizzare la nostra vita».
BOX
La Polonia
La Polonia è una repubblica parlamentare dell'Europa centrale con capitale Varsavia, 38.626.349 abitanti e una superficie di 312.685 chilometri quadrati. Confina a ovest con la Germania, a sud con la Repubblica Ceca e la Slovacchia, ad est con l'Ucraina e la Bielorussia, a nordest con la Lituania e l'enclave russa di Kaliningrad e a nord con il Mar Baltico.
Lo stato polacco ha una storia lunga più di un millennio; nel XVI secolo, sotto la dinastia Jagellone, era uno dei più ricchi e potenti paesi d'Europa. Il 3 maggio 1791, la Confederazione Polacco-Lituana definì la Costituzione Polacca di Maggio, la prima costituzione scritta d'Europa. Poco dopo però cessò di esistere per 123 anni, assorbita da Russia, Austria e Prussia. L'indipendenza venne riguadagnata nel 1918, in seguito alla Prima Guerra Mondiale, come Seconda Repubblica Polacca. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, divenne uno stato satellite dell'Unione Sovietica, conosciuto come Repubblica Popolare Polacca, ufficialmente proclamata nel 1952. Nel 1956, in seguito ad una rivolta il regime divenne più liberale, rilasciando molte persone dalle prigioni ed aumentando in parte le libertà personali. Nel 1980 una serie di scioperi dei lavoratori, insieme all'interesse degli Usa di penetrare in territorio sovietico, portarono alla formazione di un sindacato indipendente, "Solidarność", che con il tempo divenne una forza politica, appoggiata ufficialmente dal Vaticano e dagli ambienti occidentali europei. "Solidarność" erose pian piano il dominio del partito comunista, fino alle prime elezioni parzialmente libere dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel 1989, quando prese la maggioranza in parlamento e il suo leader Lech Wałęsa divenne presidente. Vennero riconosciuti diversi diritti civili e umani, tra cui la libertà di parola e la democrazia. La transizione dall'economia centralizzata all'economia di mercato non fu facile. I capitali occidentali dilagarono nel Paese, la popolazione perse alcune conquiste civili e sindacali: miseria, indigenza, criminalità e illegalità fiorirono nel neocapitalismo polacco. Un programma di terapia shock nei primi anni 1990 permise alla nazione di trasformare la sua economia in una delle più robuste (secondo i criteri dell'economia neoliberale) dell'Europa centrale. La Polonia fu il primo tra i paesi post-comunisti a riguadagnare sul Pil. A fronte di milioni di indigenti, spesso costretti a emigrare per sopravvivere, una minoranza neoborghese polacca gode la ricchezza e i vantaggi della "democrazia". Nel 1999 la Polonia è stata ammessa alla Nato, e l'8 giugno 2003 il 77,4% dei polacchi, in un referendum, hanno approvato l'adesione all'Unione Europea.
occitan Pomaret es una comuna de 1.085 abitants situaa a 602 mètres d'altituda, a l'emboc de la Val San Martin, en Província de Turin. Fai partia de la Cmunitat Montana Valadas Cluson e Germanasca e a una susfàcia de 8,52 quilomètres quadres. Lo centre abitat es separat d'aquel de Peirosa unicament dal pònt sus lo Cluson, e son nom deriva quasi certament da las vasts cutivacions de poms presentas anticament e encara en par existentas. A Pomaret se fai l'Elixir d'èrbas Barathier, reconeissut entre lhi produchs agroalimentars tradicionals italians, e sus sas broas se tròbon llhi filars de vis d'ente sòrt lo Ramier, etiqueta doc ben renomaa entre lhi estimators de vins de montanha. Lhi documents oficials de la pichòta Comuna ne fan remontar la fondacion al 1630, ben se, per de sècles, foguet mai d'un bòt acorpat a la Comuna de Peirosa. L'istòria de Pomaret s'estreça en maniera estrecha embe l'istòria valdesa: de fach en questas valadas la Gleisa valdesa, gleisa protestanta qu'aderet a la Reforma dal sècle XVI, a agut son centre, tant qu'encara encuei son coneissuas dins lo mond coma "Valadas valdesas".
Encuei la comuna, la davalaa de tants gent de l'auta Val San Martin avengua a partir dal sècle passat, atiraa da la naissença dins la zòna d'estabiliments téxils, a fach créisser considerablament lo país, lhi donant l'aspèct actual. Es presenta tanben una nombrosa comunitat polaca d'almenc una desena de minaors, emplegats dins la vesina gava de talc de la multinacionala Rio Tinto-Luzenac.
Vist dal defòra...
«Lhi premiers polacs son arribats en galeria ental 2000 - còntia Ezio Sanmartino, cap servici a la gava de talc de la Rio Tinto-Luzenac de Rodoreto, dempuei trent'ans al trabalh dins lo sotsòl -. L'azienda trobava pas pus de personas dal pòst dispausaas a s'enfonar dins las galerias e a ontctat un'agencia polaca: son arribats en ben 26 dins un colp solet». Tuchi assumíts a temp indeterminat. «Al començament es pas esat aisit - contínua lo cap servici, desenant pròche a la pension - perque lhi minaors polacs arribavon da las gavas de charbon, ente l'activitat d'extraccion es completament diferenta. En mai la lenga era un ver problema». Lhi responsables de la gestion de l'emplant an tot súbit engatjaa una professoressa d'italian per lhi nòus arribats, e organizats lhi turns en galeria de maniera que lhi foguesson totjorn de coblas formaas da un italian e un polac. «Aquò segurament a ajuat l'integracion sus lo pòs de trabalh - explica Sanmartino -, decò se desenant lhi polacs son venguts en majorança, 21 sus 29, e es pus possible respectar lo critèri de la "cobla mescla". Chal dir totun que lhi polacs son mai disciplinats de nòstri joves, son arribats embe d'experiença en galeria e trabalhavon e mai. Un viatge. Perque encuei, diriu, se son pro acostumants ai ritmes italians... E an justament elejut un lor delegt sindacal». Al senhor Ezio arriba sovent d'aceptar l'invit de colègas polacs, que mancon jamai de lhi ofrir una vodka, de salams artisanals e de cafè portats directaments da lor país: «se pòl dir que son ben vists en valada - remarca Ezio Sanmartino -, se ven sovent en vir la diamenja e lhi a fins un filh que vai a sonar l'organ dins la parròquia de Perrier, e fai chantar tuchi en polac». Ben se, admet lo cap servici, an laissaa tuchi la familha a lor país e just que pòlon tornon ailen per las vacanças. «Qualqu'un fins a mai ditz de voler tornar a viure dins son país d'origina - explica - perque desenant la diferença de salari s'es practicament anullaa». Lhi arrius di polas se son de fach arrestats. E la proprietat es tornamai en dificutat per trobar de man d'òbra: «Las galerias serèn de segur activas per 6 o 7 ans - explica Sanmartino - e entrementier son mentre que fan de campionaments per cerchar d'autri filons. An butats d'anonci per cerchar de personal sus si jornals especializats, mas per aüra pas encà ren. Perque la miniera es un trabalh qu'a son charme, mas puei chal far lhi còmptes embe la fatiga, la paota, lo malnetum. E ai joves encuei tot aquò agrada pas. Finirè qu'arribarèn da qualque autre país malaisat, e dins gaire lhi serè pas pus un italian emplegat dins la gava de talc. Pensatz que já mi dui petè e mon paire an trabalhat a Rodoret. Al començament me siu dich "en miniera jamai". Puei, coplits lhi 18 ans, siu estat coma atrach. E encuei, diso la veritat, me desagradaria pas se un di miei dui fihs seguesse mas peaas. Decò se penso sie difícil: un es diventat engenhier informàtic, l'autre a 14 ans e segurament decò el continuarè lhi estudis».
Vist dal dedins...
«Siu en Itàlia da quatre ans - ditz Rafael Kubanda -. Veno da Bielsko Biala, a 60 quilomètres da Katovice, una zòna minerària. Mon paire e mon fraire son de minaors, e son venguts a trabalhar aicí en Itàia dins la gava de la Rio Tinto-Luzenac en Val Germanasca fai uech ans. Puei m'an decò sonat». Rafael Kubanda en Polònia garava un bòn pòst de trabalh, fasia de consinhas enbe un furgon e avia un estipendi consideat "aut" per lhi paràmetres polacs d'enlora. «Lo trabalh es ben diferent - explica -. Aicí siu pus tranquil, fau las mias uechs oras per cinc jorns la setmana. Ailen ero constrech a trabalhar 13 oras al jorn, da 5,30 a 10 oras de lo sera». E inicialament lhi avia una cèrta diferença de salari. «Fai quatre ans l'euro valia 4,20 Sloti, aüra ne val masque pus 3,40 - contínua Rafael Kubanda -, e dison que montarè encà d'aicí al 2011, quora decò nosautri adoptarèm l'euro. A la fin, dins qualque ans ganharei tant 'ma ganhavo ent'aquò miu».
Rafael Kubanda a una frema e un filh, e al començament de sa experiença de trabalh en Itàlia s'era meirt da Bielko Biala a Perrier en Val San Martin embe tota la familha, solet cas entre lhi minaors polacs: «Aviem decidat de venir tuchi - soven o minaor -, ma frema auria aprés la lenga e trobaat un trabalh decò ilhe. Après un an nos sem mariats a Pomaret ente mon filh a començat l'asilo. Mas purtròp ental 2007, après un an e metz, ma frema a decidat de tornar en Polònia embe mon filh. Se trobaa pas ben, es pas arribaa a trobar un trabalh que lhi agradesse e estntav la luenhança dia parents». Aüra Rafael a pena pòl torna a Bielsko Biala: «Chasque dui mes cèrcho d'abaronar lhi jorns libres e vau una setmana da ma familha. Sovent en veitura embe d'autres colègas per despensar un pauc menc. O pura en pullman da Turin o embe lhi vòls a prèci bas». Un net chambiament de prospectiva, da l'aspirar de devenir ciutadins italian a trabalhaire en "transfèrta". «Nosautri avem ben de rapòrts embe la gent dal pòst. De bòts que lhi a anem a las fèstas de país, mas frequentem pas ben las familhas. Nimanc quora lhi avi aicí ma frema; ben s'en aquel periòde vivíem en maniera diferenta: viràvem, sortíem de mai. De bòts anàvem decò a la mar. Aüra pas pus. Ai nimanc pus la veitura. E aicí sensa aquò fai mal viure. Decò las montanhas, que me plason tant, las veo da la fenèstra, mas lhi arribar a pè fai mal far. Pr'aquò preferisso restar embe lhi amís. E putòst de restar a despensart en vir, nos prenem de bira e nos la bevem a maison. Embe aquò puei pas dir d'aver agut de problèmas embe la gent d'aicí: vau d'acòrdi embe tuchi, son cortés e convivem pro ben. Puei magara vai sauber çò que penson de nosautri...». La jornaa de Rafael se debana entre lo magazin de la Rio Tinto-Luzenac e l'alotjament de Pomaret. En atenta de maürar lhi jorns per tornar a maison da la familha. «Despuei un an pas pus de sotsòl, trabalho en magazin. Ai agut un enfortuni en galeria e quora siu tornat da la mútua m'an ufèrt aquel pòst. Mon enfortuni era lo premier après dui ans, perque la seuressa en miniera es la preniera causa. Soveno qu'en miniera, quand se trobavon dui o tres dal pòst, parlavon en patois. E mi capiu pas ren. Lo fasiu pas per gramícia, lhi venia natural. Mi fasiu mon trabalh e pr. M'enteressa pas l'occitan, e me sèrv pas a ren, perwue quora vau dins un comèrci me comprenon decò ben en italian». Lo sera Rafael Kubanda, quora torna a maison, passa mai de n'ora a devisar embe sa frema e lo filh: «Adòbra Skype, perque Internet costa ben menc de las esquèdas telefònias». Puei se buta a taula embe lo colèga polac, embe lo qual partatja l'alotjament, per la cina: «Mingem de cusina italiana - explica -, nos agrda ben. Da nosautri se minja tanta charn e de trífolas. E lo pan es un pauc diferent. Aicí es dòuç, da nosautri es a l'asil. Mas la soleta causa qu'aicí manca da bòn es la sautissa especiaa coma la fasem ailen. Saubetz pròpi pas la far! En compens sietz pro bòns a far d'autras causas, coma la pasta e lhi fromatges, que dins aquò nòstre lhi son pas».
La prospectiva de la familha Kubanda es segurament aquela de tornar a viure al pus lèst a Bielsko Biala, en Polònia: «Ma frema ista dins la maison di paires messiers - explica Rafael -, e penso que la restructurarèm per l'avenir. Segurament envestem pas en Itàlia mas en Polònia. A pena tròbo un autre trabalh a mon país, ente me paguen a pauc près coma aicí torno ailen. Mas sai que mai a lòng resto en Itàlia e mai dur deven retornar en Polònia. Encuei ai 33 ans, e en Polònia demandon de trabalhaires al màxim de 36 o 37 ans. Son já lhi darriers ans ente puei reorganizar nòstra vita».
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La Polònia 
La Polònia es una república parlamentara de l'Euròpa centrala embe capitala a Varsàvia, una popolacion de 38.626.349 abitants e una susfàcia de 312.685 quiomètres quadres. Confina a oest embe la Germània, a sud embe la república Ceca e l'Eslovàquia, a est embe l'Ucràina e la Bielorússia, a nòd est embe la Lituània e l'enclava rusa de Kaliningrad e a nòrd embe la Mar Bàltica.
L'estat polac a un'istòria lònja un millenri: dins lo XVI sècle, sot la dinastia Jagellone, era un di pus rics e potents país d'Euròpa. Lo 3 de mai 1791, la Confederacion Polaca-Lituana sortet la Constitucion Polaca de Mai, la premiera escricha en Euròpa. Mas pauc après quitet sa existença per 123 ans, absorbia da la Rússia, l'Àustria e la Prússia. L'indipendença foguet torna ganhaa ental 1918, après la premiera guèrra mondiala, coma Seconda República Polaca. Après la seconda guèrra venet un estat satéllit de l'Union Soviética, coneissut coma República Popolara Polaca, procamaa oficialament ental 1952. Ental 1956, d'après una revòlta lo regim devenet mai liberal, reaissat un bèl pauc de personas da las presons e acreissent en part las libertats personalas. Ental 1980 una seria de grèvas di trabalhaires, ensem a l'enterès de lhi Estats Units de dintrar en territòri soviétic, meneron a la formacion d'un sindacat indipendent, "Solidarnošč", qu'embe lo temp devenet una fòrça política, apojaa oficialament dal Vatican e da lhi ambients occidentals europèus. "Solidarnošč" rosiet pauc a pauc lo domini dal partit comunista, fins a las premieras eleccions parcialament libras d'après la seconda guerra mondiala, dins lo 1989, quora agantet la majorança en parlament e son cap Lech Walesa devenet lo president. Fogueron reconeissuts divèrsi drechs civils e umans, entre lhi quals la libertat de paraula e la democracia. La transicion da l'economia centraliza an aquela de marchat fouget pas aisia. Lhi capitals occidentals s'espantieron dins lo país, la popolacion perdet cèrtas conquistas civilas e sindacalas: misèria, indigença, criminalitat e illegalitat florisseron dins lo neoapitalisme polac.Un programa de terapia shok enti premiers ans '90 permetet a la nacion de transformar son economia dins una de las mai robustas (second lhi critèris de l'economia neoliberaa) de l'Euròpa centrala. La Polònia es estat lo premier entre lhi país pòst-comunista a reganhar sus lo Pil. A front de milions d'indigents, sovent constrechs a emigrar per sobreviure, una minorança neoborgesa polaca gaudís de la richessa e di vantatges de la "demoracia". Ental 1999 la Polònia es estaa admetua a la Nato, e l'8 de junh dal 2003 lo 77,4% di polacs, per metz d'un referendum, an aprovat l'adesion a l'Union Europèa.