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Pragelato - Prajalat

Mulþumesc Val Chisone.
La comunità rumena di Pragelato

Mulþumesc Val Cluson.
La comunitat romena de Pratjalat

di Maurizio Dematteis

Mulþumesc Val Chisone.La comunità rumena di Pragelato
italiano Ultimo comune della Val Chisone, in Provincia di Torino, Pragelato, con i suoi 450 abitanti distribuiti su una superficie di 89 chilometri quadrati, è considerato il capoluogo dell'Alta Val Chisone. Di lingua e cultura occitana, con forti influenze valdesi, Pragelato è situato a 1518 metri sul livello del mare, e nonostante la concorrenza della vicina Sestriere, è storicamente una rinomata meta del turismo invernale. Durante le Olimpiadi di Torino 2006 ha ospitato le gare di salto dal trampolino e di sci nordico. Nel periodo estivo offre una vasta gamma di itinerari escursionistici, tra cui di particolare interesse quelli all'interno dell'adiacente Parco naturale Val Troncea.
A partire dai secoli XIX e XX, il piccolo comune, a causa delle ricorrenti crisi economiche, comincia ad essere interessato da un costante flusso migratorio dei suoi cittadini verso l'estero, Francia innanzi tutto. Che continua, con andamento altalenante, fino agli inizi degli anni '70. Negli anni '90 poi, nel piccolo comune, ormai molto ridimensionato numericamente, si verifica un fenomeno nuovo: da terra di emigrazione diventa terra di immigrazione. Di una comunità d'origine rumena che nel corso del tempo diventa sempre più consistente. Fino agli attuali 158 residenti. Oltre il 35% dell'intera popolazione. Senza considerare quelli non ufficialmente registrati. E c'è chi assicura che la comunità rumena di Pragelato, durante i lavori dei cantieri delle Olimpiadi invernali di Torino 2006, sia arrivata a contare oltre 400 persone distribuite tra la centrale frazione La Rua e le altre borgate. E che oggi, sebbene leggermente diminuita, arrivi a contare, tra residenti e non, quasi 300 persone.
Visto dall'esterno...
«Era l'inizio degli anni '90 - ricorda Dabiela Berton, appartenente ad una storica famiglia pragelatese ed attualmente responsabile dell'Ufficio turismo - e ricordo una serie di uomini rumeni che venivano a fare la stagione estiva da muratori qui da noi. C'era una grossa richiesta da parte degli imprenditori edili locali». E poca disponibilità di mano d'opera causata dallo spopolamento della Val Chisone. «Ci sono voluti quattro o cinque anni prima che i lavoratori rumeni portassero in Italia le loro famiglie - continua Monica Berton - ma dalla seconda metà degli anni '90 la comunità straniera ha cominciato a mettere radici». Rivitalizzando la scuola a rischio chiusura. Che oggi, dei 22 bambini ospitati, ne conta quasi la metà di orgine rumena. «L'integrazione della nuova comunità - assicura la responsabile dell'Ufficio turismo -, grazie alla tradizione di emigranti dei pragelatesi, è avvenuta senza problemi». Tanto che oggi il vice sindaco Daniele Ronchail è felicemente sposato con Ancuţa, una ragazza di origine rumena. «La nostra comunità, con le sue tradizioni, è molto forte - continua Monica Berton - tanto che ai corsi di occitano da noi organizzati partecipano anche i ragazzini di origine rumena». Che insieme ai compagni mettono in scena rappresentazione teatrali in patois. Come lo spettacolo sulla Miniera del Beth, realizzato dalla regista Lidia Masala dell'Associazione teatrale Nantea, che ha visto la partecipazione di tutta la comunità locale, pargelatesi e rumeni. Per ricordare quel triste 19 aprile del 1904, quando una valanga si staccò dalle pendici del monte Ghinivert, abbattendosi sulle capanne dei lavoratori della miniera del Beth, uno dei cantieri estrattivi più alti d'Europa situato all'interno del comune di Pragelato, causando ottantuno morti. La rappresentazione dei ragazzi ha commosso tutto il paese. «Il primo spettacolo l'abbiamo messo in scena l'uno di agosto del 2004 - ricorda Lidia Masala - e la rievocazione teatrale di un avvenimento storico così importante ha sicuramente permesso alla comunità rumena di fare notevoli passi avanti sulla strada dell'integrazione». Un'integrazione, seppur sulla buona strada, sicuramente lenta e difficile. Spesso soggetta agli umori di un'opinione pubblica ostaggio di luoghi comuni. Ma non a Pragelato, dove: «Verso maggio, ottobre dello scorso anno - ricorda Monica Berton - è aumentato in maniera esponenziale il numero dei furti negli alloggi all'interno del comune. La comunità di Pragelato si è subito interrogata sul fenomeno. E la cosa più semplice sarebbe stata addossare la colpa dei furti alla comunità rumena. Ma questo non è avvenuto. Ed è stato un buon segnale di avvenuta integrazione nella nostra società».
Visto dall'interno...
«Io sono un prodotto del comunismo, sono nata e cresciuta sotto Nicolae Ceausescu. Quando è caduta la dittatura avevo 20 anni. E all'inizio ho faticato non poco a capire come funziona il modello occidentale». Bianca Manescu è arrivata in Italia da cinque anni, direttamente da Tulcea sul delta del Danubio, a Pragelato, in Val Chisone. Dove suo marito lavorava in un'impresa edile locale già da cinque anni. Oggi fa le pulizie e guarda i bambini nelle case dei pragelatesi. E si dice felice della sua nuova vita. «L'accoglienza qui a Pragelato è stata buona fin dall'inizio - spiega -. I pragelatesi sono "tosti", ma una volta che ti conoscono ti accolgono bene. Diciamo che non diventerai mai uno di loro, perché sono davvero chiusi. E anche una persona che arriva da Pinerolo non sarà mai considerato pragelatese. Ma una volta capita questa cosa non ci sono problemi». La famiglia di Bianca Manescu è costituita dal marito e dai loro due figli: il più grande frequenta la scuola per periti meccanici a Pinerolo, mentre la più piccola frequenta la terza media. «Crescere i miei figli a Pragelato - spiega Bianca - mi fa sentire tranquilla. Qui la gente si saluta ancora quando si incontra per strada, e l'ambiente circostante è sicuro, bello e sano. Dovessi crescere i miei figli in una grande città italiana sarei più preoccupata. Inoltre, il fatto di avere una grossa comunità di connazionali con cui confrontarsi aiuta». In occasione di battesimi e matrimoni un prete ortodosso rumeno si reca nel piccolo comune della Val Chisone per celebrare la messa con rito ortodosso. «Ma capita spesso che le famiglie rumene vadano a messa nella chiesa cattolica - dice Bianca Manescu -. Perché siamo i ben accetti, e poi il rito non è poi così differente». Un segnale che la comunità è unita e ben integrata. Anche se, spiega Bianca Manescu, un tempo i rumeni erano più coesi: «Ci trovavamo sempre in occasione delle nostre feste nazionali, dei battesimi o dei matrimoni. E facevamo na spesa comune per poi cucinare cibi della nostra cucina rumena. Ma da due o tre anni a questa parte questa usanza è un po' venuta meno». Segno, forse, di una maggiore integrazione dei rumeni a Pragelato? «Penso di si - spiega Bianca -. Perché ora capita spesso che quando si invitano amici a cena non siano più solo rumeni. Ma anche famiglie di Pragelato. A cui possiamo far assaggiare le nostre ricette». 
All'inizio per la famiglia di Bianca Manescu non è stato tutto facile. Ricordano di aver faticato non poco a trovare una casa in affitto. «Qui gli alloggi sono molto cari, e spesso affittano solo a stagione per i turisti. Inoltre dopo le Olimpiadi del 2006 i prezzi sono ulteriormente saliti». Ma superati i problemi iniziali oggi Bianca non ha dubbi: il futuro della sua famiglia è a Pragelato. «A Tulcea non abbiamo più nulla. Non torneremo più in Romania. Qualche anno fa abbiamo comprato un terreno vicino a Bucarest per costruirci una casa. Ma poi abbiamo fatto talmente fatica con le pratiche burocratiche che c'è passata la voglia. Inoltre i miei figli qui si sono fatti dei buoni amici: il maggiore ha una fidanzata di Frossasco da tre anni. E pensa, una volta finiti gli studi, di trovarsi un buon posto di lavoro. La minore ha studiato qui dalle elementari. Stiamo cercando una casa da ristrutturare, e penso che un giorno crescerò qui i miei nipoti». Una scelta maturata poco alla volta. Che sembra ormai essere definitiva. «I parenti qualche volta vengono a trovarci, altre volte siamo noi ad andare in Romania. Ma non abbiamo malinconia. Qui non ci manca niente. E non insisto ad insegnare la nostra cultura ai ragazzi. La loro cultura ormai è quella italiana». L'unico legame quotidiano con il paese d'origine della famiglia Manescu è il decoder, con il quale riescono a vedere le trasmissioni rumene. Tanto per tenersi informati. 
«Certo la mia vita è cambiata. Ma ho ricominciato a lavorare e mi sono ricostruita il mio mondo. E oggi sono felice di averlo fatto». A Tulcea Bianca Manescu per vivere faceva due lavori, la segretaria in un'azienda e la contabile in proprio. «Oggi faccio la baby sitter e pulisco gli alloggi. Ma non mi manca la vita di prima. Ci sono momenti in cui penso che rispetto a prima non ho migliorato la mia posizione professionale. Ma poi in realtà mi accorgo che sono più tranquilla, e la pace che c'è qui è impagabile. Per cui magari vado a letto molto stanca, ma serena e felice». E senza il problema di arrivare a fine mese: «A Pragelato se fai il tuo lavoro onestamente qualche soddisfazione te la puoi anche togliere - spiega -. Puoi mettere da parte qualche soldo. In Romania no: lavori tutto il giorno e non riesci a vivere. Quando sono partita dal mio paese, con due lavori, guadagnavo 400 dollari al mese, ed era uno stipendio molto buono per la Romania. Ma pagando tasse e spese arrivavo malapena a fine mese. Qui mi sento più sicura. E poi ci sono altri lati positivi, perché anche se a Tulcea facevo un lavoro più prestigioso non sono mai riuscita ad esempio ad andare a visitare Parigi. Da Pragelato si, ci siamo stati. E se devo lavare altri pavimenti per andare a visitare Londra lo faccio con piacere».
La famiglia di Bianca Manescu è ormai naturalizzata in Pragelato. E anche se, ad esempio, non parla a lingua occitana, apprezza molte cose della nuova cultura. «Due estati fa siamo stati invitati a una festa locale dove si ballava occitano. Ci è piaciuto molto, e ora io e mio marito abbiamo imparato». E quando riescono si recano alle feste occitane per ballare le curente.
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La Romania
La Romania è uno stato nel sud-est dell'Europa, nell'area dell'Europa danubiana. Confina a nordest con l'Ucraina e la Repubblica di Moldavia, ad ovest con l'Ungheria e la Serbia, a sud con la Bulgaria, ed ha 244 km di litorale sul Mar Nero. Dopo la Seconda guerra mondiale, il paese diviene una nazione comunista nell'orbita dell'Unione Sovietica. Ma la politica estera degli anni successivi portò pian piano il paese fuori dall'orbita dell'Urss, e nel 1965 cominciò il lungo governo dittatoriale del presidente comunista Nicolae Ceauescu, terminato solo nel 1989 a seguito di una rivolta popolare. Successivamente venne promulgata una costituzione democratica di ispirazione occidentale, e dal primo gennaio 2007 la Romania è entrata ufficialmente a far parte dell'Unione Europea.
La storia dell'immigrazione rumena in Italia inizia all'indomani della caduta di Nicolae Ceauescu, quando nel 1991 vengono rilasciati nel paese i primi passaporti. In Italia i permessi di soggiorno per cittadini rumeni sono aumentati in maniera costante dagli 8.250 del 1991 ai 94.818 del 2003. Nel 2004 il numero raddoppia, arrivando a 300.000 permessi alla fine del 2005. Secondo il Dossier 2008 dell'Associazione Caritas Migrantes, una delle fonti italiane più autorevoli in materia, i romeni oggi regolarmente registrati in Italia sono 556 mila, il 15,1% della popolazione straniera totale e la terza nazionalità per numero di immigrati. Ma se si tiene conto delle persone legalmente non registrate, la stima più accreditata è che la comunità rumena in Italia sia arrivata a contare un milione di persone. La maggioranza dei migranti rumeni, rileva il Dossier Caritas, proviene dai villaggi rurali della regione della Moldavia, sul versante orientale della Romania, che rappresenta una delle aree più povere del paese; i minorenni, pari a circa un quinto del totale, confermano il crescente percorso di inserimento, e la regione con maggiore concentrazione di romeni è il Lazio (24,8%), seguita da Piemonte e Lombardia (15-16%). L'Italia ha dal canto suo cospicui interessi economici in Romania: sono circa 23 mila le imprese a capitale italiano nel paese danubiano, e danno lavoro a 800 mila persone. Per l'Italia la Romania è stata la prima frontiera della delocalizzazione delle sue imprese, soprattutto tessili e calzaturiere del nordest, che oltre confine cercavano mano d'opera a buon mercato. La situazione da alcuni anni sta però cambiando: i salari sono in rialzo ed è più difficile trovare manodopera specializzata nel paese a causa della diaspora dei rumeni nel resto d'Europa dovuta al suo ingresso nell'Unione del 2007.

occitan Pratjalat, darriera Comuna de la Val Cluson, en Província de Turin, embe si 450 abitants repartits sus 89 quilomètres quadrats es considerat lo centre premier de l'auta Valada. De lenga e cultura occitana embe de fòrtas influenças valdesas, lo país es butat a 1518 mètres e, malgrat la concorrença embe Sestrieras, just dessobre, es un luec istoricament renomat per lo torisme d'uvèrn. Dins las Olimpiadas de Turin 2006 lo país a ospitat las garas de saut al trampolin e d'esquí de fond. Durant l'istat nombrós son lhi itineraris d'escursionisme, e de particular enterès aquilhi dedins lo Parc Natural de la Val Troncea, a l'ubac dal país.
A partir dai sècles XIX e XX la pichòta Comuna, per las frequentas crisis econòmicas, comença a subir un constant fluxe emigratòri de sa gent fòra país, en França d'en primier, qu'a continuat en balançant fins a lhi ans '70. Puei enti ans '90, dins la já restrecha comunitat se verífica un fenòmen nòu: da tèrra d'emigracion devén una tèrra d'immigracion da part d'una comunitat d'origina romena que lòng lhi ans se fai totjorn mai consistenta, fins ai 158 residents d'encuei. Mai dal 35% de l'entiera populacion, pas comptant aquilhi que son pas enregistrats oficialament. E lhi a qui assegura que la comunitat romena de Pratjalat, dal temp di trabalhs di chantiers per lhi juecs olímpics, sie arribaa a mai de 400 personas, partatjaas entre la ruaa centrala e las autras ruaas. E que, malgrat un legier baissament, encuei arribe a comptar esquasi 300 personas.
Vist dal defòra...
«Era lo començament di ans '90 - sovén Daniela Berton, apartenenta a un'istòrica familha dal país e responsabla encuei de l'Ofici dal Torisme - e me soveno na tropa d'omes romens que venion aicí l'istat a far la sason da muraors. Lhi avia una gròssa demanda da part de lhi imprenditors dal pòst». E gaire de manoalança a causa dal despoplament de la Valada. «A chalgut quatre o cinc ans derant que lhi trabalhaires romens menessos après lors familhas - contínua Monica Berton - mas da la seconda partia di ans '90 la comunitat estrangiera a començat a butar de raïtz». Reviscolant l'escòla qu'era aquí per serrar e qu'encuei, sus 22 mainaa, ne'n compta esquasi la meitat d'origina romena. «L'integracion de la nòva comunitat - assegura la responsabla de l'Ofici dal Tourisme -, gràcias un pauc a la tradicion d'emigracion de la gent d'aicí, a pas agut de problemas». Tant qu'encuei lo vice séndic Daniele Ronchail es aürosament mariat embe Ancuţa, una filha d'origina romena. «Nòstra comunitat, embe sas tradicions, es pro fòrta - continua Monica Berton - tant que ai cors d'occitan qu'organizem venon decò de filhets romens». Qu'ensema ai companhs buton es scèna de representacions teatralas en lenga nòstra. Coma l'espectacle sus la Miniera dal Beth, realizat da la regista Lidia Masala de l'associacion teatrala Nantea, qu'a vist participar l'entiera comunitat dal país, pratjalencs e romens, per recordar aquel funèst 19 abril dal 1904, quora una chalancha s'es destachaa da las còstas dal mont Guinivèrd, ruïnant sus las cabanas de lhi obriers de la miniera dal Beth, dins la Comuna de Pratjalat, un di chantiers extractius mai aut d'Euròpa, e qu'a fach ochanta-un mòrts. La representacion di filhs a esmogut tot lo país. «Lo premier espectacle l'avem butat en scèna lo premier d'avost dal 2004 - sovén Lidia Masala - e la rievocacion teatrala d'un aveniment istòric parelh important a segurament ajuat la comunitat romena a far de pas anant vèrs l'integracion». Un'integracion que totun resta encara lenta e dificila, sovent oltratjaa da lhi umors d'una opinion pública ostatge de luecs comuns. Mas ren a Pratjalat, ente: «Vèrs mai, octobre de l'an passat - sovén Monica Berton - es aumentat d'un biais esponencial lo numre di robalicis dedins lhi lotjaments dal país. La comunitat de Pratjalat s'es súbit enterrogaa sus auquel fenomen. E la causa mai simpla seria estaa de descharjar la colpa sus lhi romens. Mas aquò es pas capitat. E es estat un bòn senhal d'un'avengua integracion dins nòstra societat».
Vist dal dedins...
«Iu siu un produch dal comunisme, siu naissua e creissua sot Nicolae Ceaucescu. Quora es chaüta la dictatura aviu 20 ans. E al començament ai pas mal trebulat a compréner coma fonciona lo modèl occidental». Bianca Manescu es arribaa en Itàlia da cinc ans, directament da Tulcea sus lo delta dal Danubi, a Pratjalat en Val Cluson, ente son òme trabalhava dins un'empresa edila dal pòst já da cinc ans. Encuei netea las maisons e cudís las mainaas di pratjalencs. E se ditz contenta de sa nòva vita. «L'aculhença aicí a Pratjalat es estaa bòna fins dal començament - explica -. Lhi pratjalencs son «durets», mas un bòt que te coneisson t'acuelhon ben. Disem que serès jamai un di lor, perque son verament serrats. E bèla un qu'arriba da Pineròl serè pas segur considerat dal país. Mas un bòt capit aquò lhi a pas de problemas». La familha de Bianca Manescu es formaa da l'òme a da lors dui filhets: lo pus grand frequenta l'escòla per perits mecànics a Pineròl, dal temp que la pichòta fai la terça mèdia. «Créisser mi filhs a Pratjalat - còntia Bianca - me fai sentir tranquilla. Aicí la gent se saluta encara quora se rescontra per la via, e l'ambient a l'entorn es segur, jòli e san. A lhi créisser dins una gròssa vila italiana seriu mai sagrinaa. E puei aver arramba una gròssa comunitat de connacionals ajua ben». En ocasion di batesmes e di mariatges un preire ortodòxe romen monta al país per celebrar la messa embe lo rite ortodòx. «Mas arriba sovént que las familhas romenas vanen a messa dins la gleisa catòlica - ditz Bianca -, perque sem lhi benvenguts, e puei lo rite es pas puei tant diferent». Un senhal d'una comunitat ben unia e integraa. Ben se, ditz Bianca, un bòt lhi romens eron pus jonchs: «Nos trobàvem totjorn en ocasion de nòstras fèstas nacionalas, di batesmes e di mariatges. Fasíem espesa comuna e puei cusineàvem a la nòstra mòda romena. Aüra fai dui o tres ans aquesta costuma es un pauc vengua menc». Es lo sinhe, benlèu, d'una major integracion de la comunitat a Pratjalat? «Penso sie aquò - explica Bianca. Perque aüra arriba sovent que quora s'envidon d'amís a cina lhi sien pus masque de romens, mas decò de familhas de Pratjalat. E lhi polem far tastar nòstri plats».
Al començament per la familha de Bianca Manescu es pas estat tot facile com aquò. Se sovenon d'aver pas mal trebulat a trobar d'afitar una maison. «Aicí lhi lotjaments son chars, e sovent afiton masque a sason, per lhi toristas. En mai, après las Olimpiadas dal 2006 lhi pretz son montats encara de mai». Mas, sobraas las premieras dificultats encuei Bianca a pas de dobtes: lo futur de sa familha es a Pratjalat. «A Tulcea avem pus ren. Tornarèm pus en Romania. Fai qualque an avem chatat un terren da pè a Bucarest per lhi bastir una maison. Mas puei avem aguts talament de problemas embe las pràcticas burocràticas que nos es passaa la vuelha. E puei aicí mi filhs se son fachs de bòns amís: lo mai grand a una calinhaira de Frossasc da tres an. E, finits lhi estudis, pensa de se trobar un bòn trabalh. La pichòta a estudiat aicí despuei las elementaras. Sem a cerchar una maison da sistemar, e penso qu'un jorn creissarèi aicí mi nebots». Una chausia maüraa gaire per bòt. Qu'aüra semelha èsser definitiva. «Lhi parents de bòts nos venon a trobar, d'autri bòts sem nosautri a anar en Romania. Totun regretem pas. Aicí nos manca pas ren. E posso pas a lhi mostrar nòstra cultura. La lor de bèla avant es aquela italiana». Lo solet liam quotidian embe lo país d'origina de la familha Manescu es lo decòder, que lor permet de veire las transmission romenas. Tant per se tenir informats.
«Segur ma vita es chambiaa. Mas ai començat a trabalhar e me siu facha un miu mond. E siu aürosa de l'aver fach». A Tulcea Bianca Manescu per viure fasia dui trabalhs, la secretària d'azienda e la contabla en pròpri. «Encuei cudisso las mainaas e fau las neteaas, mas regreto pas la vita de derant. Lhi a de moments ente penso qu'ai pas melhoraa ma posicion respèct a avant, mas en realitat m'aviso puei que siu pus tranquilla, e la patz que lhi a aicí es impagabla. De bòts benlèu vau a liech gachia, mas serena e aürosa». E sensa lo problema d'arribar a la fin dal mes: «A Pratjalat, se menes onestament ton trabalh pòs decò te gaver de satisfaccions - explica - butar da cant qualque sòud. En Romania no: trabalhas tot lo jorn e arribes pas a viure. Quora siu partia da mon país, embe dui trabalhs ganhavo 400 dolars al mes, qu'era una bòna paga ailen. Mas embe las taxas e las espesas arribavo a malapena a la fin dal mes. Aicí me sento pus segura. E lhi a decò d'autri elements positius, perque bèla se a Tulcea fasiu un trabalh pus prestigiós, ai jamai polgut anar a veire París. Da Pratjalat sí, lhi sem estats. E se me chal netear d'autri paviments per anar a veire Londra, lo fau embe plaser».
La familha de Bianca Manescu de bèl avant es naturalizaa a Pratjalat. E bèla se, per exemple, parla pas la lenga occitana, aprecia ben de causas de la cultura novèla. «Fai doas istats, sem estats convidas a una fèsta ente se balava occitan. M'a ben agradat, e iu e mon òme avem decò emparat a balar». E quora an lo temp van a las fèstas occitanas per balar las correntas.
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La Romania
La Romania es un estat butat al sud-est de l'Euròpa, dins l'airal Danubian. Bòina a nòrd-est embe l'Ucraina e la República de Moldàvia, a oest embe l'Ongaria e la Sèrbia, a sud embe la Bulgaria, e a 244 km de còsta sus la Mar Niera. D'après la seconda guèrra, lo país deven una nacion comunista sot lo contròtle de l'Union Soviética. Mas la política estrangiera di ans venents gaire al bòt a portat lo país defòra d'aquela suditança, e dal 1965 es començaa una lònja dictatura sot lo comand dal president comunista Nicolae Ceaucescu, finia masque ental 1989 après una revòlta populara. Puei es estaa promulgaa una constitucion democràtica d'inspiracion occidentala, e dal premier de genoier 2007 la Romania es intraa oficialament dins l'Union Europèa.
L'istòria de l'immigracion romena en Itàlia comença a l'endeman de la chaüta de Nicolae Ceaucescu, quora ental 1991 venon donats lhi premiers passapòrts. En Itàlia lhi permés de sejorns per lhi citadins romens son aumentats dins un biais constant dai 8.250 dal 1991 ai 94.818 dal 2003. Ental 2004 lo numre es redoblat, arribant a 300.000 permés a la fin dal 2005. Second lo Dossier 2008 de l'Associacion Caritas Migrantes, una des fonts mai autorablas en matéria, encuei lhi romens regularament enregistrats en Itàlia son 556.000, lo 15,1% de la popolacion estrangiera totala e la tresena nacionalitat per numre d'immigrats. Mas se se ten còmpte de las personas ren regularament enregistraas, l'estima mai acreditaa es que la comunitat romena en Itàlia aie rejonch lo milion. La majorança d'immigrats romens, remarca lo Dossier Caritas, arriba dai vilatges rurals de la region de la Moldàvia, sus lo versant oriental, que representa un di airal mai paures dal país; lhi menors, a l'environ un quint dal total, confermon lo creissent chamin d'inseriment. La region embe la major concentracion de romens es lo Lazio (24,8%), seguia da Piemont e Lombardia (15-16%). L'Itàlia de son cant a ben d'interès econòmics en Romania: son 23 mila las emprèsas romenas a capital italian, que donon de trabalh a 800.000 personas. Per l'Itàlia la Romania es estaa la premiera frontiera de la delocalizacion de sas emprèsas, sustot texilas e de chauçaduras dal nòrd-est, que cerchavon de manoalança a bòn marchat delai dal confin. Da qualqui ans totun la situacion es darreire a chambiar: las pagas se reauçon e es pus dificile trobar de manoalança especializaa ental país per la fòrta emigracion di romens vèrs l'Euròpa, degua a son intrada dins l'Union ental 2007.