I COSCRITTI DI NOVALESA

Questchónéro fèt a Severino Perottino è a Elisa Vayr, reprezanteun di dzevenó de la clase 1993 que hi còl ou l’ónt fèt la féha di couscrì do paì.

Questionario rivolto a Perottino severino e a Vayr Elisa, rappresentanti dei ragazzi della classe 1993 che quest’anno hanno festeggiato i coscritti a Novalesa.

  • Perché conoscete la tradizione dei coscritti di Novalesa?

Perché negli anni passati, per tradizione, a Novalesa hanno sempre festeggiato i coscritti.

  • Che cosa significa per voi fare i coscritti?

Fare i coscritti per noi significa mantenere viva una bella tradizione del paese ed è un’occasione per stare insieme e per divertirsi.

  • Quali classi hanno festeggiato?

Quest’anno hanno festeggiato la nostra classe 1993 e la classe 1991. La classe 1992 non ha invece festeggiato perché non si era organizzata la festa.

  • Si è obbligati a fare il coscritto? Le ragazze l’hanno sempre fatto?

No, non si è obbligati a fare il coscritto e le ragazze non l’hanno sempre fatto perché un tempo non dovevano andare a fare il servizio militare.

  • Quanto tempo prima avete iniziato a preparare la festa?

Abbiamo iniziato i preparativi a metà febbraio del 2010, più o meno un anno prima dell’evento. Abbiamo proceduto contando coloro che intendevano partecipare in quanto c’erano alcuni ragazzi che si sono uniti a noi pur non essendo abitanti del paese. Quindi abbiamo deciso insieme le scritte e i disegni per la bandiera, i ricami sui foulard, la ricamatrice alla quale affidare il lavoro e gli altri simboli. In totale abbiamo fatto una decina di riunioni.

  • Quali sono i simboli dei coscritti di Novalesa?

I simboli dei coscritti di Novalesa sono la bandiera, il foulard, la damigiana che noi chiamiamo “pioump” (perché per essere bevuta si è costretti a porla parallela al corpo piegando la testa all’indietro, a piombo appunto), le coccarde tricolori, il cappello nero sul quale si porta una bustina tricolore con l’anno 1993 e l’agrifoglio (vero simbolo dei coscritti e orgoglio della classe che lo porta).

  • Quali immagini o ricami avete sul foulard e sulla bandiera?

Sul foulard c’è il nome del paese, il nome del proprietario del foulard, l’anno della classe d’appartenenza del coscritto, l’immagine del camoscio e dell’agrifoglio: tutto è ricamato

Sulla bandiera sono stampati (di solito sono dipinti) la scritta Novalesa con l’anno 1993, l’immagine della Cappella della Madonna del Rocciamelone, del campanile della chiesa parrocchiale e della statua della Madonna del Rocciamelone. Dalla parte del tricolore è stampato lo stemma del comune di Novalesa nel riquadro bianco. L’asta della bandiera è molto lunga e rivestita di velluto con delle borchie in ottone. All’estremità c’è una punta in ottone con le cifre 9 e 3 in metallo saldato e i pompon tricolori.

Sulla bustina c’è scritto W il 1993.

  • Durante quale periodo fate festa? Come si svolge?

I festeggiamenti iniziano la vigilia di Natale e si chiama “entrata”. Mangiamo a casa di un coscritto e ci prepariamo per raggiungere il sagrato della chiesa alla fine della Messa di Mezzanotte. È molto emozionante perché non dobbiamo

mostrarci a nessuno (anche i foulard e la bandiera possono essere visti per la prima volta in quell’occasione). Quindi dal sagrato. Dopo aver cantato e gridato, dopo aver mangiato e bevuto il vin brulé offerto dagli alpini, ci rechiamo nella “baracca” messa a disposizione dal comune. Il giorno di Santo Stefano, festa patronale di Novalesa, si va a messa per la benedizione delle bandiere. Il pranzo si svolge nella “baracca”. Di solito si festeggia insieme il Capodanno e il 1° di gennaio si svolge il rito di iniziazione. La festa dura sino all’Epifania quindi si protrae per circa due settimane.

  • Esiste un rito di iniziazione?

Sì, esiste un rito di iniziazione. Il 1° di gennaio (anche se noi quest’anno l’abbiamo fatto il 2 gennaio) i coscritti della “vecchia” cioè di coloro che devono compiere vent’anni, sottopongono i più giovani a una prova di coraggio. Le coscritte del 1991 hanno preparato un “piqué” a base di grappa, peperoncino, olio, aceto e sale per le coscritte del 1993 (che devono berlo tutto di un fiato) mentre i coscritti del 1991 hanno preparato una patata cruda e piccola (deve entrare completamente in bocca) farcita con peperoncino, aglio, sale, panna montata, cacao, arancia, prezzemolo per i coscritti del 1993. Questa prova indica il coraggio e la forza della persona che l’affronta e la supera. Quando manca la “vecchia” se ne incaricano i coscritti della “vecchia” precedente.

  • In quale luogo avete festeggiato?

Abbiamo festeggiato nella “baracca” messaci a disposizione dal comune e situata nei pressi del campetto di calcio. Inoltre si gira per il paese e si frequentano le osterie e le cantine del paese.

  • Si mangia qualche cosa di particolare?

Non si mangia nulla in particolare anche se un tempo era abitudine cucinare il gatto, tipico dei coscritti.

  • Quali canzoni avete cantato?

Abbiamo cantato e gridato molto. Tra le canzoni abbiamo fatto “Scarpettine colorate”, “Madonnina dai riccioli d’oro2 (appannaggio dei coscritti di Novalesa), “Fieuj come noi”, “Aveva un occhio di vetro”, “Lo spazzacamino!”, “Vola colomba bianca vola”, “Avèj na fomna”ecc. Poi abbiamo gridato molto: di solito si inneggia alla propria leva e poi si fanno gli ippipurrà alla leva, alla damigiana, all’agrifoglio, al foulard, alla bandiera, alla baracca, ecc.

  • Vi hanno fatto dei dispetti?

Sì, ci hanno fatto molti dispetti. I coscritti più grandi ci hanno rubato la bandiera, i foulard, i cappelli e l’agrifoglio per costringerci a pagar loro da bere. Inoltre ci hanno incitato ad urlare più forte.

  • Che cosa fanno i coscritti durante l’anno?

I coscritti partecipano alla processione di Santo Stefano e a quella di Sant’Eldrado con i foulard, i cappelli, le bustine e le bandiere.

Pandeunn la mesò de Sèint Estévo lle veunt benèisouò bandjéra di couscrì

Durante la messa di Santo stefano viene benedetta la bandiera dei coscritti.

Lo dzòrt de la féha de Sèint’Oudrà li couscrì ou pórtavo la quése do seunn an presêión de l’égllize do veladzo tèin qu’a l’Abaì (tèin qu’o cómahèll de ll’eunn Nòreunta). Din li darê eunn la quése lle veunt pórtaia tsu les efale di alpin.

Il giorno di festa di S. Eldrado, i coscritti portavano l’urna del santo in processione dalla Chiesa del paese fino all’Abbazia (fino agli inizi degli anni ’90). Negli ultimi anni l’urna viene portata a spalle dagli alpini.

26 Dezèimbro 2010

Li couscrì do 1993 ou fónt féha an sórteunn de l’egllize apré la partisipachón a la Sèinta Mesò dedêiò o patrón de Noualèize, Sèint’Estévo.

26 Dicembre 2010

I coscritti del 1993 festeggiano all’uscita della Chiesa dopo aver partecipato alla Santa Messa in onore del patrono di Novalesa, Santo Stefano.

Li couscrì de la “viêlle” ou l’ónt a órganijìe in denà (do soli din lo mèi de nouèimbro) pre tpi hi qu’ou cómpèiso dis, vènn, treunta, careunt’òn è meheunn tèin qu’a hènn.

I coscritti della “vecchia” devono inoltre organizzare un pranzo ( di solito nel mese di novembre) per tutti coloro che compiono dieci, venti, trenta, quarant’anni e così via.

Liu couscrì de vènt’òn (do 1936) avó Mouèigno Mandato (de la campagne do 1866) a l’adzo de nóreunt’òn (ieu a hemò de la Vlò).

I coscritti di vent’anni (classe 1936) con Domenico Giordano (della classe 1866) all’età di novant’anni (qui in cima a Via Maestra).

L’espozichón

D’èin amenadjò din l’escóla in espozichón di sìmboul di couscrì.

La mostra

Abbiamo allestito nella scuola una mostra dei simboli dei coscritti.

Li foular

Ló tsapèl

Ló grivo

Li pónpón

Lë cóquièrdë

Lë bëstin-në

I foulard

Il cappello

L’agrifoglio

I pompon

la coccarda

la bustina

Questchónéro pre le famille di moueinà

Questionario rivolto alle famiglie degli alunni

1) una volta, a quale età si faceva la festa dei coscritti?

2) In quale periodo dell’anno e quanto durava?

3) Abbigliamento e simboli?

4) Differenze tra coscritti e coscritte.

5) Gli scherzi.

6) Le rivalità tra paesi.

7) Gli eccessi.

8) La festa (luogo, cibi, balli…)

9) Episodi particolari successi durante la festa.

Li couscrì de la campagne do 1891

Li couscrì de la campagne do 1893

Li couscrì de la campagne do 1901

Li couscrì de la campagne do 1915

Li couscrì de la campagne do 1921

Li couscrì de la campagne do 1925

Li couscrì de la campagne do 1928

Li couscrì de la campagne do 1933

Li couscrì de la campagne do 1936

Li couscrì de la campagne do 1940

Li couscrì de la campagne do 1955-54-55

I coscritti della classe 1891

I coscritti della classe 1893

I coscritti della classe 1901

I coscritti della classe 1915

I coscritti della classe 1921

I coscritti della classe 1925

I coscritti della classe 1928

I coscritti della classe 1933

I coscritti della classe 1936

I coscritti della classe 1940

I coscritti della classe 1953-54-55

TESTIMONIANZE

SILVESTRO ELIGIO

CLASSE 1922

All’epoca la festa incominciava a 18 anni compiuti fino ai 20, con le festività di Natale, dava inizio ai festeggiamenti la classe più anziana (nel nostro caso il 1921,perché la classe del 1920 era partita in guerra). I più vecchi portavano il foulard per traverso sulla schiena, con un lembo su una spalla e l'altro legato sotto l'ascella, mentre i nuovi entrati avevano entrambe i lembi sulle spalle.

La durata dei festeggiamenti dipendeva dal fondo cassa, si designava un cassiere e un segretario che raccoglievano i fondi elargiti da ciascun partecipante in base alle proprie disponibilità., si spendevano democraticamente per tutti poco alla volta in cibo e suonatori (Eligio spese in tutto 100 lire).

Caratteristiche del vestiario oltre al foulard, che per la classe 1922 era di seta con un piccolo uccello ricamato sulla punta, la scritta Novalesa e l'anno di nascita ricamati in rosso, erano le coccarde che si puntavano con spille ai pantaloni, queste ultime venivano regalate alle donne che erano invitate durante i balli, solo gli uomini facevamo i coscritti, la bandiera non c'era perché costava troppo. Si itinerava per le borgate, ma la maggior parte dei festeggiamenti avveniva per le vie del paese, mentre il luogo dei balli era di solito concesso da chi aveva un salone grande disponibile nella propria abitazione (nel caso del 1922 la tsòmbra di meròll "la camera degli specchi" di Djuspin Fiermin, Chiapusso Giuseppe),

non ci si spostava in altri paesi vicini anche perché non si andava d'accordo. '

Gli scherzi non esistevano quasi poiché vi era un clima di austerity sancito dal coprifuoco del 1940, alla sera si girava al buio ed in silenzio. I balli erano allietati da suonatori del paese, e il cibo soprattutto patate e salcicce fatte in casa così come il vino era prodotto a Novalesa. Ogni tanto il tasso alcolico faceva scoppiare liti per rivalità sopite, come quella tra Cesare Roccia e Oreste Claretto che se le diedero di santa ragione fino ad avere entrambi la faccia ricoperta di sangue, mentre i giovani assistevano allibiti. Un episodio particolare successo durante il festeggiamento dei coscritti net 1940 avvenne una sera dopo Natale, era buio e non si poteva fare rumore a causa del coprifuoco, ma la banda di giovani venendo giù per il paese stava cantando.

All'altezza dell'attuale municipio vecchio, all'epoca sede degli uffici comunali e delle scuole elementari, vennero fermati dall'allora segretario comunale, assiduo membro del regime fascista, che contestava loro gli schiamazzi. I giovani per difesa lo spinsero giù per il portico di fronte al municipio vecchio e scapparono, grazie al buio non furono riconosciuti e non subirono conseguenze.

La classe 1922 era composta da 12 ragazzi e 10 ragazze.

MARZO BENIAMINO

CLASSE 1922

Prima di iniziare i festeggiamenti, i coscritti andavano in giro a cercare i suonatori che li avrebbero accompagnati durante tutte le feste, giorno e notte.

I coscritti di 19 e 20 anni iniziavano a far festa con la Messa di Mezzanotte della vigilia di Natale, mentre quelli di 18 anni iniziavano a Capodanno.

Quasi tutti i coscritti si facevano il vestito nuovo per l'occasione.

Quando i coscritti di 18 anni iniziavano la festa i più vecchi facevano bere loro un lassativo.

II giorno di Santo Stefano i coscritti organizzavano ballo al ristorante delle Alpi, mentre per la festa di Sant'Eldrado portavano a spalle l'urna del Santo in processione.

I coscritti portavano una "bustina" in testa, una coccarda con ricamato l'anno di nascita e un foulard sulle spalle con ricami diversi.

I ragazzi di Venaus, per venire a ballare a Santo Stefano a Novalesa, salivano sul pullman portando anche la bicicletta per il ritorno. Venivano anche per corteggiare le ragazze di Novalesa e questo ai ragazzi del paese non piaceva, per questo motivo sistemavano sulla strada delle pietre, dei rami o del fil di ferro per farli cadere, oppure gli bucavano le ruote delle biciclette o le nascondevano.

Per fare festa affittavano un locale dove mangiavano e dormivano, se non c'era posto per tutti andavano a dormire in qualche stalla.

Di solito per mangiare si acquistava un vitello o una capra e quando le scorte erano finite si andava a caccia di gatti.

Un episodio molto triste successo a Novalesa fu quando due coscritti (Belmondo Leone e Claretto Giuseppe) morirono in un incidente in moto a Borgone mentre andavano a cercare i suonatori.

GATTIGLIO GENISIO

CLASSE 1927

All'epoca i coscritti si festeggiavano da Natale all' Epifania, le classi erano il 1926 e il 1927. L'apice della festa fu una grande polentata a Heunn d'Ale, le Ronelle, allietata dai suonatori: una fisarmonica ed un clarino.

L'abbigliamento era solo il foulard, perché la bandiera e le coccarde costavano troppo e i soldi mancavano, era l'anno 1945 con la guerra appena terminata. Solo i ragazzi festeggiavano i coscritti.

Genisio racconta che per avere i soldi per i festeggiamenti era andato di nascosto a tagliare un carro di legna sui territori comunali sotto la Fréta, la borgata Freita, per poi venderlo a Susa ad un commerciante di legnami.

Non si ricorda alcuno scherzo in particolare, ma cita un episodio che ha segnato i gusti gastronomici di suo padre Gattiglio Attilio, classe 1901, che non ha mai più mangiato pollo o brodo di pollo per tutta la vita. All' epoca gli anziani del gruppo avevano cucinato brodo di pollo per i nuovi entrati, dopo averli visti consumare un piatto colmo della prelibatezza, avevano reso partecipe i commensali degli ingredienti segreti, due bei galli ruspanti messi a bollire in un pentolone così come erano dopo averli uccisi: piume, pulci, terra, attaccate alle zampe e intestini pieni, tutto compreso.

Le bevute erano tante, si girava per il paese e si dormiva nelle stalle, non c'erano rivalità con gli altri paesi perché ognuno stava a casa sua. Al mattino si andava a fare colazione al ristorante Posta che quell' anno aveva appena ucciso il maiale, e offriva dell'ottimo pane e lardo.

VERQUERA CASIMIRO

CLASSE 1931

Una volta i ragazzi che nell'anno avrebbero compiuto i diciotto anni, cominciavano a fare i coscritti con la festa dell'Epifania e continuavano per due o tre giorni a volte senza tornare a casa. Il loro abbigliamento era quello della domenica. Di solito il luogo della festa era un locale un po' spazioso di uno dei coscritti. I ragazzi compravano una capra o un grosso agnello che loro stessi macellavano, del vino e se mancava qualcosa ognuno cercava di recuperarlo a casa propria. Mio nonno Casimiro si ricorda che (per fare il coscritto di diciotto anni) in compagnia di Giuseppe Giordano, era andato a Susa con il mulo per comprare il vino e siccome c'era tanta neve aveva dovuto utilizzare il trèinó (la slitta) ed era stata tutta un'avventura... Un altro compito dei coscritti era cercare una brava cuoca, disponibile a cucinare ed organizzare il pranzo dell'Epifania. Ai tempi di mio nonno era molto rinomata Luigia Roccia (1914), detta Vidja de Bine (moglie del Prinse, Aghetto Giovanni Battista). Solo la sera dell'Epifania, dopo cena, i ragazzi invitavano le loro coscritte a ballare e l'orchestra era formata da un suonatore di fisarmonica e uno di clarinetto che a pagamento rallegravano la festa per due o tre giorni. I coscritti inoltre cercavano un agrifoglio con le bacche rosse che veniva fissato davanti alla casa dove si svolgeva la festa e dovevano custodirlo attentamente per non lasciarselo rubare dai ragazzi più grandi e subire così la beffa. Finita l'Epifania i ragazzi continuavano la festa finché c'era del vino, del cibo e soprattutto qualche soldo che, ognuno di loro aveva versato prima della baldoria. Sfilavano per il paese seguendo l'orchestra, cantando e gridando "Viva la leva, Viva i cuscrit", al loro passaggio la gente usciva e si univa a loro offrendogli da bere e ballando per la strada. I coscritti di diciannove e vent'anni invece facevano festa insieme. Anche loro si cercavano un locale, una brava cuoca, uno o due agnelli, qualche damigiana di vino e un bell'agrifoglio. I ragazzi di diciannove anni, già qualche mese prima di Natale, dovevano trovarsi per decidere il disegno e le scritte da far ricamare sui foulard. Invece i ragazzi di vent'anni si distinguevano perche oltre il foulard indossavano le coccarde e una bustina con tre pon-pon con i colori della bandiera italiana. La bustina di solito la compravano quando andavano alla visita per il servizio militare. La loro festa iniziava la Vigilia di Natale e dopo la Santa Messa di mezzanotte fuori dalla Chiesa, offrivano da bere con il fiasco e poi ognuno andava a dormire a casa propria. La mattina del giorno di Natale si ritrovavano tutti in "baracca" per posizionare 1' agrifoglio e aiutare la cuoca nei preparativi. Si pranzava e poi si recavano a ballare.

Al tempo di mio nonno siccome c'era stato un buon accordo con il proprietario del "Ristorante delle Alpi", i coscritti avevano potuto affittare il salone, cercare un'orchestra per gestire il "ballo" e recuperare qualche soldo per poter continuare la festa. Si ballava il pomeriggio e la sera del giorno di Natale e così anche a S.Stefano dove c'era molta più gente perché arrivava dai paesi vicini. Mio nonno si ricorda che quando lui aveva vent'anni avevano recuperato un bel gruzzoletto che gli aveva permesso di far festa per sei, sette giorni consecutivi e quando tornò a casa suo padre lo rimproverò dicendogli: "Si te vin pa mé a moueijón, de te vèindo lo llit!" (Se non vieni più a dormire ti vendo il letto!). Di solito tra i coscritti non c'erano liti, erano piuttosto i ragazzi più grandi che venivano a fare i dispetti come portare via l'agrifoglio, bere il vino. C'era rivalità tra l'Oriente ragazzi delle borgate) e l’Occidente (i ragazzi del paese) e di norma erano i ragazzi dell'Oriente che venivano nella baracca dei coscritti e cercavano pretesti per

litigare. Questi liti si verificavano sempre di notte e si passava facilmente dal canto alle mani. Erano giorni di allegria e anche se non mancavano le "sane bevute" regnava sempre un clima festaiolo e di amicizia (che mio nonno racconta

sempre volentieri).

CONCA GIOVANNI

CLASSE 1936

La festa dei coscritti, una volta, si faceva all'età di 20 anni, dai 18 anni si poteva

partecipare ma senza foulard e bandiera. I festeggiamenti duravano dalla Vigili di Natale fino all'Epifania (festa dei Re).

Il foulard era ricamato a mano e si indossava ai 20 anni. La bandiera veniva fatta solo se i coscritti erano numerosi da poter dividere una spesa tanto onerosa.

Qualche anno e stata fatta la coccarda tricolore da applicare sul petto. Un altro simbolo era un ramo di agrifoglio che veniva legato al balcone del vecchio Comune, luogo dove i coscritti si ritrovavano per far festa. Le coscritte hanno

cominciato a partecipare alla festa solo in tempi recenti. Una volta partecipavano solo al ballo della sera di Santo Stefano, gentilmente pagato loro dai coscritti maschi. Lo scherzo principale consisteva nel rubare il grivo l'agrifoglio, e la bandiera per nasconderli. Ogni paese faceva la propria festa dei coscritti e non si univano per festeggiare a causa della rivalità fra ragazzi dei paesi vicini che spesso creavano risse o si facevano scherzi di cattivo gusto come, per esempio, cercare di provocare incidenti o "rubare" le fidanzate altrui. La festa consisteva nel mangiare e bere in modo esagerato tanto che spesso scoppiavano liti che sfociavano talvolta in vere e proprie scazzottate. Il menù della festa consisteva in patate, salsiccia e...gatti. Se i coscritti erano numerosi potevano permettersi l'acquisto di un vitello.

ASCHIERIS LUIGI

CLASSE 1944

(Coscritto negli anni 1962 - 1963 - 1964.

A 18 anni si entrava in leva mentre a 19 e 20 anni si era proprio coscritti. Si festeggiava durante le vacanze di Natale e la festa durava 15 giorni. Non abbiamo fatto le bandiere perché erano troppo costose. Dal 19 dicembre fino a Capodanno si portava il foulard ricamato appoggiato sulle spalle; il 31 dicembre si diventava veramente coscritti: si poteva annodare il foulard, si poteva gridare "W i coscritti" e si dava la comunione agli entranti che consisteva in una patata cruda condita con salse piccanti. I giovani, che alla visita militare di leva risultavano ABILI, portavano al braccio una fascetta di distinzione. Le ragazze partecipavano poco alla festa, non portavano il foulard e non ricevevano la "comunione". I coscritti più giovani festeggiavano separatamente e i più vecchi cercavano di rubargli il cibo. Non c'era collaborazione tra paesi, anzi c'era rivalità per le ragazze. I coscritti giravano per il paese con una damigiana piena di vino e ne offrivano un bicchiere a tutti i passanti che non potevano rifiutare.

Per la festa si affittava un locale, si uccideva una pecora o una capra, si assumeva Vidja de Bine, Roccia Luigia, come cuoca che cucinava finché c'erano viveri a disposizione, dopo di che i coscritti andavano a rubare negli orti i cavoli e qualche salsiccia nelle dispense dei loro genitori. Nei giorni di festa si ballava pagando dei musicanti (clarino, tromba e fisarmonica). Sopra la porta del locale dove si festeggiava si appendeva il grivo (l'agrifoglio) addobbato di nastrini e i coscritti dovevano fare dei turni di guardia per evitare che i più giovani glielo rubassero,gesto che li avrebbe offesi.

ROSSETTO RENATO (Venaus)

CLASSE 1942

Una volta si faceva la "Festa dei Coscritti" dai diciotto ai vent'anni. Questi coscritti festeggiavano durante le feste natalizie che duravano dalla Messa di mezzanotte fin dopo Capodanno e alcuni proseguivano. Un mese prima della Messa di mezzanotte, i coscritti si radunavano tutti per mettersi d'accordo, per ordinare la bandiera, i foulard e , le coccarde; si usava anche la bustina in testa e sopra c'era scritto "W LA LEVA"; nonno Renato mi ha fatto vedere le sue cose: che belle! Durante i festeggiamenti gridavano: "Viva l'un! Viva 1' dui! Viva 1' tre!".

PLANO FERDINANDO, GATTIGLIO ELISA, NEMO ENEDINA

Le ragazze avevano solo la coccarda sul petto regalata da un coscritto. Gli scherzi erano tanti, ad esempio i coscritti più vecchi davano ai più giovani dei miscugli come un'ostia che conteneva patate, peperoncino, pepe, vino e diventava una "porcheria". Tra paesi c'era sempre un po' di rivalità: questi di Novalesa non volevano quelli di Venaus perché avevano paura che portassero via le ragazze come fidanzate e alle volte si picchiavano. Quando bevevano troppo vino cominciavano le liti. Nonna Elsa dice che a volte i coscritti si rincorrevano saltando da un tetto all'altro, anche con i tridenti in mano. Alcuni facevano festa dentro le case private, ad esempio i coscritti della classe 1933, detti della "Crava morta" che hanno fatto festa per un mese nella casa di "Ciabèrt" mangiando la carne bollita di una capra . C'era anche il ballo nel salone dove adesso c'e il ristorante "Delle Alpi": alcuni ballavano e altri si ubriacavano e si picchiavano. Quante botte! Mia nonna Enedina mi ha raccontato un episodio: i coscritti non avevano tanti soldi e quelli della classe 1937 un giorno sono andati dalla mia bisnonna Irma al Villaretto e siccome aveva tanti gatti gliene ha dato uno bello grosso; loro contenti e soddisfatti lo hanno ucciso, l'hanno cucinato e poi mangiato in allegria. A Venaus i coscritti tiravano la "lesa" con sopra i suonatori che li accompagnavano. Nonno Nando mi ha raccontato che a volte dormivano fuori casa, nei fienili o sulle fascine di legna.

MARZO ALFREDO

CLASSE 1955

Incominciavano a festeggiare i coscritti di 19 e 20 anni, poi, il primo giorno dell'anno iniziavano anche i coscritti di 18 anni, dopo essere stati sottoposti al rito di mangiare l'ostia che consisteva in una patata cruda farcita di salse piccanti. Si festeggiava dalla vigilia di Natale all'Epifania. I ragazzi di 18 anni portavano un foulard con un disegno che avevano scelto tutti insieme e che era ricamato anche sulla bandiera. Portavano in testa una bustina tricolore e una spilla sul petto con la coccarda tricolore. Quelli di 20 anni avevano in più due pompon legati al collo. Le ragazze si univano alla festa solo il giorno di Natale, a santo Stefano e il primo dell'anno. I coscritti più giovani appendevano il grivo, l'agrifoglio, sulla porta d'entrata del luogo dove facevano festa e dovevano fare attenzione che non glielo rubassero i coscritti più vecchi.

C'era molta rivalità tra i coscritti di Venaus e quelli di Novalesa. Questi ultimi organizzavano il ballo e quando arrivavano i coscritti di Venaus a volte scoppiavano delle risse, anche a causa dell'effetto dell'alcool.

La festa si organizzava in una casa vuota la "baracca", si chiamavano alcuni suonatori per vivacizzare la festa e ci si procurava un capretto per mangiare e un'abbondante scorta di vino. Alla sera della vigilia di Natale, davanti alla chiesa, dopo la messa di mezzanotte preparavano il vin brulé e lo offrivano a tutti; poi andavano per le strade del paese cantando e urlando "W la leva".

Il giorno di Santo Stefano si partecipava alla messa e alla processione.

FOGLIA MARIA

La festa si faceva nel periodo natalizio, dal giorno di Natale fino all'Epifania.

Per mancanza di denaro non tutti avevano il vestito nuovo, alcuni avevano solo i pantaloni o la giacca nuova. Indossavano il foulard con sopra scritto

" W la classe..." una bustina tricolore e le coccarde che appuntavano davanti per tenere il foulard. Portavano con orgoglio la bandiera ricamata o dipinta per le vie del paese, cantando felici. Solo i ragazzi facevano la festa dei coscritti, alle ragazze non era permesso: era considerata una cosa poco seria.

I coscritti dell'ultimo anno facevano bere ai più giovani un intruglio di vino e liquori e poi mangiare una patata ripiena di pepe, sale e peperoncino.

I coscritti degli altri paesi non dovevano varcare i confini altrimenti litigavano e facevano a botte. Spesso si ubriacavano e, a volte facevano a pugni. I familiari intervenivano e li portavano a casa a smaltire la sbornia, l'indomani erano pronti per riprendere la festa che si svolgeva in una casa disabitata. Cucinavano la carne di una capra o di una pecora (in mancanza di queste, anche carne di gatto), polenta e salsiccia e insalata di cavoli.

Per il ballo chiamavano dei suonatori (tromba, fisarmonica, clarino). Durante il giorno percorrevano le vie del paese suonando e cantando, così la gente usciva ed offrivano da bere a tutti, perché avevano sempre con loro una damigiana piena di vino.

ROCCIA REMIGIO

CLASSE 1935

Si faceva la festa dei coscritti all'età di 19 e 20 anni, i ragazzi di 18 anni iniziavano a festeggiare solo il giorno dell'Epifania. La festa durava dalla vigilia di Natale all'Epifania.

I simboli erano il foulard e la coccarda. Le ragazze non partecipavano alla festa. Si facevano degli scherzi e soprattutto ai ragazzi di 18 anni veniva data da mangiare un fetta di patata cruda con salse piccanti e liquori. C'era una grande rivalità con i coscritti di Venaus. Tutti si ubriacavano e nascevano delle liti.

Le feste si facevano in qualche casa disabitata e si scaldavano con una stufa a legna che serviva anche per cucinare. I pranzi e le cene venivano preparati da una signora del paese brava a cucinare.

Si ballava a Natale, a Santo Stefano e a Capodanno. Un episodio particolare e molto triste e stato quando due coscritti sono andati in moto a cercare i suonatori e verso Borgone hanno avuto un incidente e sono morti.

Si chiamavano Belmondo Leone e Claretto Giuseppe.

CIMAZ LUCIANO

CLASSE 1965

A Novalesa la " festa dei coscritti" si festeggia in inverno. La prima "uscita" è la vigilia di Natale e il ritrovo è davanti alla chiesa di Santo Stefano. Al termine della Santa Messa infatti i coscritti offrono vin brulé a coloro che escono dalla chiesa e urlano "W i coscritti" e altri ritornelli paesani. L'indomani, giorno di Santo Stefano, si va a messa per ricevere la benedizione dal parroco e far benedire la bandiera della leva. I festeggiamenti durano fino all'Epifania con pranzi e cene. L'età dei coscritti va dai 17 ai 19 anni; ogni ragazzo festeggia per tre anni consecutivi in quanto ogni anno entrano i coscritti diciassettenni ed escono i ventenni, questi ultimi definitivamente con la festa di Sant'Eldrado a marzo.

L'abbigliamento dei coscritti è composto dal foulard, dalla bustina e dalla

coccarda. Il foulard una volta era ricamato da abilissime mani, ora viene fatto dipingere ed ha un soggetto che varia di anno in anno. La figura ricamata o disegnata può essere un animale di montagna, un paesaggio o un edificio di Novalesa. Lo stesso disegno viene riportato anche sulla bandiera sul cui lato opposto c'e il tricolore. La bustina e un copricapo fatto di stoffa con su scritto l'anno e la leva festeggiata.

Il simbolo della festa era una pianta di agrifoglio che veniva sempre portata in giro dai coscritti dall’inizio della festa sino all’Epifania. I coscritti non dovevano farsela rubare o rovinare dagli altri giovani del paese altrimenti sarebbero stati derisi a lungo. Il luogo dove i coscritti festeggiavano era l’edificio dove ora è esposto il museo diocesano di Novalesa. Qui ci si ritrovava per parlare , per bere e per mangiare; all'interno c'era una stufa con sopra una pentola sempre piena di vin brulé e una brandina con il materasso che serviva per far riposare i coscritti più "stanchi". . Le liti più frequenti erano con i ragazzi dei paesi confinanti di Venaus e Giaglione.

Quando noi festeggiavamo loro volevano partecipare per far conoscenza con le ragazze del nostro paese. La cosa non era gradita e purtroppo con l'eccesso di vino bevuto e complice qualche screzio avvenuto in precedenza nascevano vere e proprie scazzottate. Una volta i coscritti decisero di fare il giro di Novalesa e delle sue borgate sopra un'APE PIAGGIO. Salirono tutti dentro il cassone (circa una dozzina di persone) , caricarono una damigiana piena di vino e partirono. Purtroppo le strade del paese erano ancora sporche di neve e così finirono dentro un prato... dopo qualche giro riuscirono ad uscire , tutti illesi, ma tornati alla base si accorsero che il vino della damigiana era andato perso...Per essere "veri coscritti" si doveva superare una prova. I coscritti più vecchi preparavano l'ostia: era una patata scavata all'interno e riempita con ingredienti commestibili ma con molto pepe, peperoncino e spezie piccanti in genere per essere più "digeribile". I coscritti più vecchi decidevano dove e quando gli "entranti" dovevano prendere "l'ostia"; la prova consisteva nel mangiarla senza rimetterla. Per le ragazze la prova consisteva nel bere il "bicerin", un bicchiere pieno di liquore che doveva essere bevuto in una sola sorsata. Un tempo, intorno agli anni '50, i coscritti festeggiavano dai 18 ai 20 anni, seguendo alcune regole dettate dai più vecchi.

Gli entranti, i diciottenni, erano ammessi il giorno dell'Epifania a mangiare la focaccia. Nella focaccia c'erano nascosti un fagiolo e una fava e veniva tagliata a fette. Ognuno ne prendeva una e chi trovava il fagiolo doveva pagare una bottiglia di vino mentre chi trovava la fava pagava un bottiglione di vino. Ai diciottenni non era permesso mettere il tricolore addosso. I diciannovenni dovevano indossare il foulard solo sulle spalle e la coccarda appesa alla giacca. Ai ventenni era

permesso tenere la coccarda sui pantaloni, il foulard legato alla vita e potevano non portare la bustina. Il ritrovo era in piazza, poi si faceva il giro di tutti i bar del paese portando sempre con se la damigiana di vino e fermando i passanti per offrire loro da bere. I coscritti non avevano un locale per festeggiare e allora si andava a casa di qualcuno, ma spesso ci si ritrovava nelle stalle per mangiare e dormire. I festeggiamenti duravano dalla vigilia di Natale all'Epifania, ininterrottamente senza mai tornare a casa. Era obbligatorio per i coscritti mangiare polenta e gatto poiché a quei tempi la carne era veramente poca. Le ragazze non erano ammesse ai festeggiamenti.

Questo episodio è successo intorno agli anni ’30.

Una sera i coscritti dopo aver festeggiato tutto il giorno si ritrovarono in una stalla e si addormentarono sulle foglie secche raccolte in autunno per impagliare le mucche. Un coscritto veramente “stanco” si tolse le “galose” (scarponi) e si addormentò. Il mattino seguente svegliandosi si accorse con stupore che durante la notte i suoi “piun” (calze di lana) erano stati rosicchiati da un coniglio.

Altro fatto successo tanti anni fa.

In paese, una volta, viveva una signora che “aggiustava le ossa e i nervi”. I coscritti pensarono di fare uno scherzo a uno di loro, lo caricarono su una barella e lo portarono nella stalla della signora. Questa, credendo che fosse caduto davvero, lo visitò trovandogli tutti i nervi fuori posto, 8in realtà di fuori posto aveva solo il troppo vino che aveva bevuto!

PEROTTINO ANGELO

CLASSE 1963

La festa dei coscritti si faceva dai 18 ai 20 anni e durava vigilia di Natale fino all'Epifania. I simboli erano i foulard. Chi aveva 18 anni doveva tenerlo in basso, dopo la cerimonia dell'ostia si poteva alzare fino alla vita. Sul foulard erano ricamati gli animali delle nostre montagne, i rami di agrifoglio o di vischio. Alle coscritte, durante il rito dell'ostia veniva fatto bere un bicchiere di liquori misti.

Si organizzava anche il ballo per tutta la popolazione e i coscritti andavano in giro per il paese con una damigiana e offrivano da bere a tutti. I più giovani portavano sempre con se la bandiera e l'agrifoglio per paura che glielo rubassero.

Deveunn è darêre de la bandjéra do 1901

Deveunn è darêre de la bandjéra do 1909

Deveunn è darêre de la bandjéra do 1936

Deveunn è darêre de la bandjéra do 1965

Deveunn è darêre de la bandjéra do 1978

Bandjéra do 1987

Bandjéra do 1984

Dbeu detèll pinturà tsu la bandjéra do 1984

Lo Vlò avó l’egllize de Sèint’Estévo

La stuatùe de la Madona d’Artsemelón

Bandjéra do 1990

Bandjéra do 1993

Fronte e retro della bandiera del 1901

Fronte e retro della bandiera del 1909

Fronte e retro della bandiera del 1936

Fronte e retro della bandiera del 1965

Fronte e retro della bandiera del 1978

Bandiera del 1987

Bandiera del 1984

Due particolari dipinti sulla bandiera del 1984

La via Maestra di Novalesa con la chiesa parrocchiale di Santo Stefano

La Statua della Madonna

Bandiera del 1990

Bandiera del 1993

Particolare della bandiera del 1993 raffigurante l’Abbazia di Novalesa

Sul retro di molte bandiere compare lo stemma di Novalesa sullo sfondo del tricolore

Eunn escóléro 2010-11

Escóla priméra de Noualeize – Scuolaq Primaria di Novalesa

Alunni non dialettofoni: 23

.Alunni con competenza passiva: 14


Tutti gli alunni possiedono una minima competenza attiva su limitati argomenti trattati a scuola nel corso di quest'anno scolastico e negli anni scolastici precedenti, da quando è iniziato il Progetto del Circolo relativo alle Lingue Minoritarie.

Il lavoro di ricerca è stato svolto attraverso questionari alle famiglie, interviste ad anziani ed esperti, ricerca di fotografie, uscite sul territorio, produzione di testi e disegni e realizzazione di fotografie.

Gli alunni effettuano un'ora settimanale di francoprovenzale con l'insegnante madrelingua Reynaud Renza, anche responsabile del Progetto per tutto l'Istituto Comprensivo di Susa.

Un esperto di lingua francoprovenzale del paese ha seguito le attività coadiuvando le insegnanti nella scrittura del patois.

In grècha a tò le famille que, bieunn desponible, ou nós ónt eidà dinla resèrtse é ou nós ónt prehà vólóntê se madze é si ritròt.

In grècha, de manêre particuléra, a le preseneu viêlle qu'ou no paso delón lo plèizì de se cunusònhe é de són savê.

In grècha a móchù Matteo Ghiotto qu'ou no móhret a parlà, scrire é lire lo patouà de Noualèize é qu'ou nós èt eidà din la redachón do lêvro.

Ringraziamo tutte le famiglie che con molta disponibilità ci hanno aiutato nella ricerca e ci hanno prestato volentieri le loro fotografie.

Ringraziamo, in modo particolare, le persone anziane che ci trasmettono sempre con piacere il loro sapere.

Ringraziamo il dottor Matteo Ghiotto che ci sta insegnando a parlare, scrivere e leggere in francoprovenzale e che ci aiutati nella stesura del libro.