Kikke kanne

Canta ven nevit

E li mëina s’andreumoun

DIN DA LAN

Din da lan

J e mortÿ ‘n can

n can boucin

ca s’ ciamava Giounin

Giuamin coutel

Tajava la per

La pel del lou

Ghiri ghiri gou

La ricerca è stata effettuata in collaborazione tra la scuola elementare e la scuola materna di Mattie. Gli alunni del I° ciclo della scuola elementare hanno partecipato con i bambini della materna alla realizzazione della videocassetta. Si sono registrati i giochi, le filastrocche, i canti, le ninne- nanne, nonché la realizzazione dei giochi con oggetti naturali, appresi dalla viva voce dei testimoni Elio Re, Maria Terziano, Laura Favro.

Gli alunni hanno poi imparato i giochi e le canzoncine ed i bimbi della materna li hanno rappresentati sui cartelloni. Gli alunni delle elementari, oltre alla realizzazione di cartelloni, hanno raccolto per iscritto le canzoncine, mentre gli allievi del 2° ciclo hanno svolto la ricerca sui giochi dei bambini più grandi e sul gioco del “ferro”, gioco tradizionale di Mattie.

Si è cercato di rintracciare i termini dialettali più consueti ed i giochi più caratteristici.

PREMESSA

Dal libro “Mattie: la Parrocchia, il Patouà, le Pergamene” edito, nel 1980 a cura del Comune di Mattie

…….Le poche filastrocche riportate possono dare un’idea delle formule in versi, rimate o assonanti, che un tempo servivano per trastullare o per addormentare i bambini, per fare ridere gli ascoltatori o per fare malignamente indispettire i compaesani di altre borgate o semplicemente per burlarsi bonariamente di loro, che venivano usate come scongiuri o per propiziare un particolare evento od effetto, per la conta o per girotondi infantili o in balli mimati.

Interessanti sotto l’aspetto demologico, possono presentarsi validi anche ai fini dell’indagine sulla parlata popolare, nonostante la tiritera presenti spesso un carattere di elementare crudezza o volgarità; che la ninna nanna, pur nella sua dolce melodia, sia talvolta banale o che possa mancare di nesso logico o sia affatto incomprensibile nel concetto e nei vocaboli a volte riportati in rima baciata con un’iterazione sonoramente cadenzata. È il caso di quel “aran/aran; arèen/arèen” di una nostra aspra filastrocca, di cui le fonti informatrici non hanno saputo darci un’interpretazione valida; ma proprio questo suo significato oscuro fa sospettare un’origine remota, che potrebbe interessare, nella formula e nel termine, lo studioso di parlate valligiane.

L’argansil ou vat bèe(i)re an Dôera

Touî li fî ouz ân la fôera

Tou’lë fieûs ou fan la fritâ

E li fî ou restoun anmardâ

L’arcobaleno va a bere nella Dora

Tutti i figli hanno la dissenteria,

Tutte le figlie fanno la frittata,

e i figli rimangono sporchi di merda

Giourdanèin (o Menouzéin o Tsansërèin o Gillërèin o Coumbërèin)

Arèen-arèen / aran-aran

Avù la sapa e lou tërièen/tërian,

Lou tërièen për anfilëtë,

E la sapa për antarétë

Abitante dei Giordani, di Menolzio, delle Tanze, dei Gillo o delle Combe

Con la zappa e il tridente

Per infilzarti

E la zappa per seppellirti

Pumpulët

Froumacin blët,

pleina la pansa d’ crüsët

virou-virou lat

Nana naneta,

Mama a l’è andaita a Mësa,

papà a l’è andait al bosc,

fa la nana ancora an poc

nana naneta,

mama a l’è andata a Mësa ,

papà a l’è andait a Turin, fa la nana bel bambin

FILASTROCCHE GIROTONDI

PASSA LA REGINA

Passa la regina con tutti i suoi soldati,

passerà, passerà, che qualcuno ci resterà,

ci resterà il galletto che fa chicchirichì.

(due bambini fanno il ponte, e, al ci resterà, abbassano le mani e catturano il galletto che fa chicchirichì; chi è stato catturato va a fare un altro ponte)

I CINQUECENTO CAVALIERI

E cinquecento cavalieri,

con la testa insanguinata,

con la spada sguainata

indovina che cos’ è.

E sono solo le ciliegie

E sono solo le ciliegie

E sono solo le ciliegie

Che maturan nel giardin

E tira e molla

E molla e tira

E tira e molla e lascia indar.

RATIN, RATIN

Ratin, ratin,

cosa t’ fasi an tl me giardin?

Mangiou l’uva.

Che uva?

Muscatela

E la ciaou?

Souta al traou

E al ciavin?

Souta al cusin

E la licenza?

Souta la credenza

E se mi t’ ciopou?

Mi scopou

PAN, PANATI

Pan Panati

Ou iët coueit lou pan ?

Mes coueit e mes brüsà

Chi l’at brüsalou?

REGOLE DEL GIOCO

Più giocatori sono in cerchio, si danno la mano, il cerchio è aperto e all’estremità c’è un bambino che fa il panettiere. Fuori dal cerchio, di fronte al panettiere, c’è un bambino che chiede?

Pan Panati ou iët coueit lou pan ?.

Il panettiere risponde

Mes coueit e mes brüsà

Di rimando

Chi l’at brüsalou?

Il panettiere dice il nome del bambino ultimo della fila.

povero Luca sarai incatenato, con 100 catene sarai imprigionato, son queste le pene che devi soffrire”.

BLUSA BLUSERA

Blusa blusera

Couliuna si bela

Coulouna si fina

La Santa Martina

Mounta scala

Scala, scalin

Digo, digo

Questo mio bravo piè.

CARLIN CARLON

Carlin, Carlon

Coul ca l’è mé

Coul ca l’è to?

PUM PUM D’ORA

Pum pum d’ora

La lancia la lancia

Quanti giorni sei stato in Francia

Lenedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato, domenica.

GIOCHI DEI BAMBINI/ LI GËUL DË MËINÀ

Giouè a……

Giocare a ….

A cuit, a cacièsë

Nascondino

E catru cantön

A quattro angoli

A pi soupët

A piè zoppo

A boutëun

A bottoni

A ciapèsë

A prendersi

Ou serchiù

Al cerchio

A lë bijës

A birilli

A palët

A pietre piatte

giouè

Damurèse, amusèse

gioue

Giocare in compagnia

damurèsë

Divertirsi con giocattoli

amusèsë

Il divertirsi del bambino piccolo con i suoi giocattoli

GIOCHI E PASSATEMPI / GEÜL E DAMURËT D’MATIËS

Li gëul e li damurët

I giochi e i giocattoli

La tota

La bambola

La pàoma

La palla

Lou cavàl de cartërön

Il cavallino di carta pesta

La sautüla

La trottola

Le bijës

I birilli

L’èchiupët

Lo schioppettino

Lou biantou

L’altalena

Lou vëiramülëign

Il giramulino

Lou viru – viru

Il gira – gira

Lou sarchiù

Il cerchio

Lou ciarët, lou sgàbäl

Lo slittino

La ribàta, lou fèr

Il ferro

LA TOTA

Anche le bambine di un tempo giocavano con le bambole, ma non c’era la Barbie e non piangevano….Spesso costruite con stracci, oppure con le foglie di meliga.

Quando si cuoceva il pane nel forno, si faceva anche una bambola di pane; però durava poco…

Le bambine giocavano anche con le foglie di castagno con cui si costruivano coroncine o strani berrettini.

VIROU-VIROU

Il “Virou-virou” è un gioco molto antico, conosciuto solo a Mattie.

Era un gioco molto semplice: bastava una mela, una noce, un bastoncino e un pezzo di filo. Nelle lunghe giornate d’estate, i ragazzi intenti a pascolare le mucche negli alpeggi estivi, passavano il tempo costruendo i virou- virou e facendo a gara su chi li costruiva più belli.

Si costruiva così: si prendeva un bastoncino lungo come una matita, lo si pelava; si infilzava il bastoncino al centro di una piccola mela “tacioulà” (cioè una melina con piccole macchioline di color ruggine).

In punta al bastoncino si metteva una noce al centro, con un piccolo forellino su un lato. Da quel forellino usciva il filo che era arrotolato attorno al bastoncino, all’interno della noce. Tirando l’estremità del filo, a ritmi regolari e cadenzati, la mela girava su sé stessa velocemente.

LI BOUTËUN LI FÉSËUL

D’inverno nelle stalle, quando scendeva la notte e le donne si riunivano per la “vijà”, i bambini si divertivano con giocattoli fatti di niente: fagioli, bottoni, noci, castagne. Si nascondevano nella mano e si doveva indovinare quanti ce n’erano. Chi aveva indovinato aveva vinto.

LOU SARCHIÙ

Un altro passatempo dei bambini era il gioco del “sarchiù” ossia il cerchio. Il cerchio di una vecchia botte serviva benissimo per questo divertimento. Messo verticalmente veniva fatto girare con un bastone che serviva anche da guida. Il difficile era far rimanere in piedi il cerchio, anche nei prati scoscesi o con pietre e sassi. Vinceva chi teneva il cerchio in piedi più a lungo.

BACHË E PÀNDÖ

Bachë e pàndö” era un gioco molto semplice: bastavano tre legnetti e un prato. Si buttava un legno a caso, dentro un prato, e si posava sopra un altro legno obliquo. Il giocatore prendeva un altro legnetto in mano, lo lanciava e lo si faceva cadere sul legno obliquo che, naturalmente, si alzava in volo; a questo punto, bisognava essere veloci e colpirlo lanciandolo il più lontano possibile. Vinceva chi faceva volare il bastoncino più lontano. Si giocava in due o più giocatori.

BACHË E PANDÖ

Era un gioco semplice: alcuni legnetti o alcune pietre piatte bastavano. Se si giocava con le pietre era più difficile, perché bisognava essere molto svelti a colpire la pietra in volo.

A PALËT PLÉINCE

Ci si divertiva con poco: un mucchietto di pietre, possibilmente piatte, accatastate una sull’altra, come una torre. Il mucchietto di pietre era messo su un muretto o su un masso. Con una pietra piatta si tentava di far cadere il mucchietto di pietre. Vinceva chi faceva cadere più pietre; la difficoltà più grande era colpire, con un lancio perfetto, il mucchio per far cadere più pietre possibili.

Più le pietre erano piatte, più il gioco era difficile.

ECHIUPËT

Era un giocattolo costruito con un pezzo di ramo di sambuco o di castagno. Si praticavano dei fori nella corteccia o si svuotava il midollo del sambuco.

Con la radice di giaggiolo o con un pezzo di ramo, si costruiva un tappo che veniva posto ad un’estremità. Serviva per suonare come un flauto o per sparare.

PI SOUPËT

Tra i giochi di movimento all’aperto, c’era il “Pi soupët”: si stabiliva un percorso, possibilmente in piano, poi a turno si percorreva il tragitto saltellando su un piede solo. Vinceva chi arrivava al fondo senza aver mai messo il piede a terra nel minor tempo possibile. Una variante per rendere il gioco più difficile: si metteva una pietra sul piede alzato, se la pietra cadeva, o se si metteva giù il piede toccava ad un altro.

Un’altra versione di “Pi soupët” era questa: due giocatori salivano su un masso poi si mettevano su un piede solo. Vinceva chi rimaneva su un piede più a lungo.

LA SËMANA

Una versione più complicata di “Pi soupët” era il classico gioco della settimana. Si tracciava sul terreno lo schema di gioco. A turno, un giocatore lanciava una pietra iniziando dal lunedì. Si doveva recuperare la pietra saltellando su un piede solo e tornando alla domenica. Si proseguiva, via via, fino al sabato, se non c’erano errori; in caso contrario si passava il gioco all’avversario.

Penalità: chi metteva giù il piede doveva passare il turno al giocatore che veniva dopo. Se si sbagliava a lanciare la pietra che cadeva in un giorno sbagliato, doveva andare a recuperarla saltellando su di un piede solo.

LOU GËUL DË MATIËRÈEL – LOU FÈR

Il gioco più caratteristico di Mattie è senza dubbio il gioco del ferro. È un gioco molto antico, tramandato per generazioni, le cui origini si perdono nella notte dei tempi.

In questo gioco si sfidavano i giovani e i meno giovani di Mattie e di Meana: due paesi confinanti, ma da sempre rivali, infatti le burle, gli scherzi, le schermaglie all’indirizzo dei “Mianen” o dei “Matieurel” erano all’ordine del giorno.

  • Che cos’è il gioco del ferro?

Lou “Fer” è un disco di legno attorno al quale c’è un anello di ferro con una scanalatura

  • Quanto è grande?

Il disco è grande quanto la mano che tira.

  • I bambini, allora, hanno dischi più piccoli?

Si, però dovevano giocare da un’altra parte e non con i grandi.

  • Quanto pesa il ferro? Il ferro è spesso un centimetro e quindi è abbastanza leggero.

  • Che cos’è quel filo e a cosa serve?

Questo filo o meglio questo cordino si chiama “virenghia”. È un cordino molto robusto: viene messo nella scanalatura del ferro e si fanno fare cinque giri e mezzo intorno al disco. Serve per dare forza al disco e lanciarlo il più lontano possibile.

  • Quando si giocava?

Si giocava in primavera, di solito la prima partita si giocava a San Giuseppe, il 19 marzo. L’erba era ancora bassa e non si rovinava la fienagione.

  • Dove si giocava?

Si giocava nei prati o nei castagneti, a marzo e a aprile. Il posto dove si giocava non aveva misure precise, né era in piano; il terreno di gara lo decidevano le due squadre.

  • Il disco poteva essere lanciato dove si voleva?

Prima di incominciare a giocare si decidevano dei limiti: un albero, un cespuglio, un masso, un muretto. Il fèr doveva passare di lì e non andare oltre, altrimenti si gridava “FAUSA” e la giocata non era buona.

  • Si giocava con qualunque tempo?

Se pioveva o se il terreno era bagnato non si poteva giocare perché il fer si piantava. Il vento disturbava un po’, ma si giocava lo stesso a meno che non fosse fortissimo.

  • Quanti giocatori c’erano in ogni squadra?

A volte anche sessanta o cinquanta per squadra, non c’erano regole precise. I più bravi tiravano per ultimi.

  • Perché?

Perché, spesso era alla fine che si decideva la partita.

  • Chi sceglieva il campo?

La squadra che era andata a punti nella tirata precedente stabiliva il campo di gioco e le FAUSE e tirava per prima.

  • Come si faceva a far punti?

Dopo la prima tirata, la squadra avversaria doveva attaccare fino a quando non si è preso il punto con un tiro più distante. Quando una squadra ha terminato i propri tiri senza prendere il punto, o non ha più lanciatori, tocca agli avversari: ogni loro tiro che termini più distante del miglior lancio dell’altra squadra, marcherà un punto.

  • E se il ferro va fuori?

Quando lou fèr usciva dal tracciato, c’erano gli “ACOSTI”, dei ragazzini che andavano a recuperare il ferro. Andavano anche a controllare se c’era il punto e allora gridavano “SÉI”; se invece non c’era gridavano “PA PROU”.

  • Erano più bravi quelli di Mattie o quelli di Meana?

I “Miànen” erano più bravi in discesa, i “Matiërel” erano più forti in salita e nella “LEVA”

  • Che cos’è?

La “LEVA” è un tiro in salita in cui i Matiërel erano veramente bravi. A volte si superavano anche dei muretti o delle scarpate.

  • Che cosa si vinceva?

Alla fine della partita si mangiava una merenda-sinoira tutti insieme cantando e bevendo un buon bicchiere di vino.

  • Ma quanto durava la partita?

Durava molte ore: si incominciava alle due della domenica pomeriggio e si andava avanti fino al tramonto. La domenica successiva si giocava una nuova partita fino a quando non c’era l’erba già alta.

  • E poi?

Poi si andava nei prati di montagna. Si giocava a Corboley, Assiere, Combe, Plan de Flori a Meana, oppure Tira, Canonica, Versina, Aghetti, Prà la Grangia a Mattie.

  • Ma chi costruiva il ferro?

Molti lo costruivano in casa, oppure si andava dal fabbro “LOU FARÌ”, soprattutto per il cerchio in ferro.

  • Le donne potevano giocare?

No, era solo un gioco per gli uomini.

  • E oggi, vero che si gioca di nuovo?

Si, per fortuna, si è ripresa quest’antica usanza ormai da alcuni anni e ci sono molti giovani che promettono bene.

  • Vincerà Mattie o Meana?

Matiës naturalmente!

Intervista ad Elio Re realizzata dagli allievi della scuola elementare di Mattie in occasione del film sui giochi tradizionali, girato dal regista Daniele Segre.

Ricerca svolta dagli alunni della scuola elementare di Mattie:

Classe V: Francesca Vernetto, Valentina Re, Aldo Orso Canzonetta

Classe IV: Veronica Calmieri, Matteo Marengo, Michela Morino, Manuel Bonetti, Nancy Cappadonna, Francesca Rivetti

Classe III: Maurizio Bellando, Elisa Miletto, Fabiana Re, Damiano Parisio, Nicholas Ai nardi

Classe II: Alex Clemente, Luca Rosso, Giovanni Pesando

Classe I: Andrea Barini, Annalisa Marcellino, Cristina Bellando, Manuel Gulli, Alex Ai nardi, Ermanno Bonetti

Con l’aiuto delle insegnanti: Piera Favro, Perotti Maria, Bonino Monica, Peyrolo Tiziana, Aranci Eliana, Guglielmetto Anna.