Serafina Peron Cabus (1932-) nata a San Marco di Oulx da famiglia contadina, emigra in Perù nel 1950 dove sposa Michelino Sibille di Ramats di Chiomonte e dove si diploma in una scuola di arti domestiche e insegna l’arte del ricamo. Rientrata con la famiglia in Alta Valle di Susa lavora come custode di stabili a Sauze d’Oulx.

Negli anni della pensione si adopera per la rinascita del Consorzio Agricolo di San Marco, nato nel 1796 dalla volontà popolare dei contadini frazionisti per lo sviluppo agro-pastorale della comunità, ed è la prima donna a rivestire la carica di mansî348 che mantiene per oltre vent’anni. Incoraggiata dal figlio, Renato Sibille, scrive memorie di vita della piccola comunità nella prima metà del Novecento.

Si jouvë sooupës e vëlh ou pouguës… - Se giovane sapesse e vecchio potesse… racconta il ciclo annuale dei lavori e delle feste della vita contadina ed è scritto a due mani insieme al figlio che vi aggiunge note, filastrocche, canzoni e proverbi frutto delle sue decennali ricerche e che traspone i racconti materni in grafia dell’Escolo dou Po, con le varianti adottate da Giovanna Jayme per la parlata ulciense.

In particolare sono utilizzati i grafemi ch (pchì, piccolo) e j (jouvë, giovane) per i corrispondenti suoni alla francese, il segno ŗ per la particolare articolazione uvulare di alcune erre (ŗasinë, radice), l’accento circonflesso per l’allungamento vocalico (parlâ, parlare). È inoltre adottato il segno ä per il suono intermedio tra a ed e (mäizoun, casa), di difficile individuazione, ma percepito in loco come distintivo rispetto alla vocale a.  

Si jouvë sooupës e vëlh ou pouguës…

Tra i personaggi che hanno popolato la borgata di cui la Perron Cabus abbozza un ritratto, vi è quello di Enrico Vittorio Modesto Chareun (1910-1991), nativo di Desertes, ex Comune censuario fino al 1928 e poi accorpato al Comune di Cesana Torinese, che sposatosi con una fanciulla di San Marco, Erminia Gally, entra a far parte della comunità dove farà il contadino. Ricordato come persona gioviale, il Chareun lascia, attraverso il ricordo della figlia Caterina, due scherzose canzoni che fanno riferimento ad alcuni toponimi locali. 

A siou anâ a aŗbatâ ël fen

Le due canzoni s’inseriscono nel filone popolare, spesso scollacciato, al quale appartengono quasi tutte le testimonianze di testi cantati in lingua occitana altovalsusina.

A siou anà dä tantë Serafînë Peirëttë