Enti in rete L.482/99   

Testimoni brigaschi

L'impero ottomano di Liguria.
La comunità turca di Pietrabruna

L'empèri octoman de Ligúria.
La comunitat turca de Pietrabruna

di Maurizio Dematteis

L'impero ottomano di Liguria. La comunità turca di Pietrabruna
italiano Il Comune di Pietrabruna sorge a 400 metri sul livello del mare alle pendici del monte Faudo (1149 m), all'interno della Comunità Montana dell'Olivo, nell'entroterra della Provincia di Imperia, da cui dista appena 17 chilometri. Il suo territorio di 9,95 chilometri quadrati, in cui si trovano le frazioni di Torre Paponi e Bosco mare, è caratterizzato dall'abbondanza di ardesia, da cui prende il nome la borgata centrale di Pietrabruna, tipico borgo montano della Liguria, con un centro storico formato da carrugi e piccole piazze. Il comune conta oggi 591 abitanti.
Come molti paesi dell'entroterra ligure il borgo di Pietrabruna crebbe intorno ad una chiesa (in questo caso la chiesa di San Gregorio del XI secolo). Dopo essere stato dominio di Adelaide di Susa, moglie di Oddone di Savoia, il territorio entrò a far parte dei possedimenti della famiglia Clavesana. Successivamente il feudo passò dapprima ad Anselmo di Quaranta, signore di Laigueglia, e quindi venne acquistato dal comune di Porto Maurizio (oggi Imperia) nel XII secolo.
Il piccolo comune è conosciuto grazie ad alcune specialità gastronomiche liguri come la "Stroscia" (torta a base di noci) e per la coltivazione dell'ulivo, di diverse specie di verde ornamentale e fiori tra cui i ranuncoli e la lavanda.
A partire dagli anni '70 il piccolo comune ligure comincia a conoscere il fenomeno dello spopolamento, con terreni e case abbandonate. Successivamente, negli anni '80, alcune delle case ormai pericolanti vengono vendute a famiglie tedesche, olandesi o di altri paesi del Nord Europa, che le ristrutturano come seconde case. Ma è negli anno '90 che Pietrabruna si ripopola completamente grazie ad una comunità turca di lavoratori edili che prende la residenza nel comune e affitta le case rimaste vuote. Oggi la comunità turca di Pietrabruna conta 94 persone, oltre il 20 % dell'intera popolazione del comune e quasi il 32 % dei residenti nel capoluogo.
Visto dall'esterno...
«Quando hai oltre 100 cittadini stranieri residenti su 390 abitanti della borgata centrale (Pietrabruna, nda) si pone un problema di tenuta. Non si tratta assolutamente di razzismo o intolleranza, è un problema di numeri: problemi con le scuole, con i parcheggi ecc. 100 nuovi cittadini che si aggiungono ai 290 residenti rischiano di mandare in tilt tutti i servizi». Riccardo Giordano, sindaco di Pietrabruna, non usa mezzi termini per spiegare la trasformazione vissuta dal suo piccolo comune: tre frazioni disseminate sui monti dell'entroterra ligure di Imperia, quella centrale di Pietrabruna, Torre Paponi e Bosco Mare, per un totale di 591 abitanti. «Abbiamo ben 148 stranieri residenti nel comune, di 14 paesi diversi, in maggioranza, 94, di origine turca. E questi ultimi sono tutti concentrati nella borgata centrale di Pietrabruna». Era la seconda metà degli anni'90 quando la vecchia polveriera militare dismessa, che si trova sulla strada d'accesso al piccolo comune imperiese, viene trasformata in un centro di accoglienza per profughi kurdi in fuga dalla persecuzione subita nella loro regione d'origine. Il piccolo centro arriva ad ospitare fino a 2500 persone. Alcune delle quali riescono a trovare lavoro e stabilirsi a Pietrabruna. «Nel 2000, quando sono diventato sindaco, i turchi non erano più di una decina - ricorda il Riccardo Giordano -. Poi è successo che famiglia chiama famiglia, e pochi mesi fa abbiamo raggiunto il top. E si, perché più di così non ci possono stare fisicamente, non ci sono più case disponibili». E nonostante le periodiche proteste di alcuni residenti che si sentono "assediati", il primo cittadino cerca di gestire la situazione. «Se dal punto di vista culturale l'atteggiamento di alcuni abitanti è "fuori dalle scatole", dal punto di vista economico è "belin che gli affitto la casa". Poi c'è la maggioranza silenziosa che non si esprime. In mezzo noi del comune che cerchiamo di fare da mediatori». Ma l'arrivo dei turchi ha anche permesso al comune di mantenere attivi alcuni servizi, che altrimenti sarebbero stati dismessi. «La scuola ad esempio, la manteniamo aperta a tutta la popolazione grazie ai bambini turchi - spiega il primo cittadino -. Nel 2008 infatti su sei bambini nati, cinque sono turchi e uno italiano». Ma l'altra faccia della medaglia è che alcuni scolari stranieri arrivano durante l'anno senza conoscere la lingua, e ci vorrebbe il sostegno di un insegnante d'appoggio. Che l'Istituto comprensivo scolastico non riesce a garantire. E finisce che l'amministrazione comunale deve farsi carico del servizio. «Tuttavia non dobbiamo preoccuparci più di tanto - tranquillizza il sindaco -. Qui fortunatamente non abbiamo mai avuto problemi di ordine pubblico. Guai, diventerebbe difficile amministrare la situazione. I turchi sono molto tranquilli, tutti occupati nell'edilizia. Molti magari lavorano in nero, ma altrettanti hanno aperto partita iva e lavorano onestamente». Sono specializzati in muri in pietra, anche se, continua il sindaco, «I fenomeni erano i liguri, mentre i turchi son più bravi nella pavimentazone».
Il vero problema da affrontare in un futuro prossimo, secondo Riccardo Giordano, è quello dell'integrazione della nuova comunità. «Qui integrazione non ce ne, perché loro non la cercano. Forse ci sarà in un'altra generazione, ma oggi in paese non c'è nessuna visibilità della comunità turca, non hanno aperto negozi ne creato nulla di loro. È tutto come prima. Le donne velate le vedi solo quando vanno a fare la spesa. Altrimenti stanno in casa. I turchi si frequentano tra loro ed escono poco». La giunta comunale a organizzato corsi di italiano per le donne turche realizzati da una maestra madre lingua. «Non so se il prossimo anno riusciremo a riproporre il servizio - continua il primo cittadino - perché dobbiamo ancora trovare le risorse economiche. L'Ici non c'è più e le spese aumentano. Bisognerebbe anche costruire delle occasioni di confronto, qualche festa assieme per promuovere l'integrazione. Ma non ce la facciamo a star dietro a tutto».
Visto dall'interno...
«Alle olimpiadi io tifo per l'Italia e non per la Turchia. Perché ormai il mio posto è questo. Sono arrivato a Pietrabruna nel '99 dalla provincia turca di Ozda, vicino alla capitale Ankara, che avevo 12 anni. Insieme a me tutta la famiglia: padre, madre, quattro fratelli maschi e due sorelle». Questa la confessione di Karaman Ismail, che insieme a tre cugini turchi racconta la sua storia seduto al dehor del bar, nella piazza del paese. «Partito dalla Turchia sono venuto subito qui - racconta il giovane -. Mio padre lavorava a Pietrabruna come muratore dal 1996, ed io, dopo qualche anno di studio, ho aperto una ditta edile con mio fratello. Mio padre aveva conosciuto un connazionale in Germania che gli parlò della Provincia di Imperia, dicendo che si trovava lavoro. Abbiamo deciso di venirci tutti». La comunità turca della Provincia di Imperia, secondo Karaman, conta oggi circa 2500 persone. Di cui ben 94 residenti nel piccolo comune della Comunità montana degli Ulivi. «Il grosso problema per chi arriva qui è trovare casa - spiega -. Giù ad Imperia per una stanza ti chiedono anche 800 euro al mese. Per questo molti sono venuti a stare a qui a Pietrabruna, dove si trova anche per 250». Altro problema, ammette il giovane, è quello della lingua. Anche se, dice: «L'italiano è più facile di tedesco e inglese. E tutto sommato è stato facile impararlo. Chi non lo parla, e purtroppo sono ancora molti, è perché non vuole integrarsi. E questo non è giusto; alcuni vengono qui esclusivamente per lavorare e fare i soldi con la sola idea di tornare in Turchia. Vogliono prendere in giro la gente. Ma a me, come a tanti della mia generazione, non va. Io tra qualche mese prendo la cittadinanza, almeno sono tranquillo di poter rimanere». Karaman è amico di tutti, parla con i connazionali e i liguri indifferentemente. Anche se, sottolinea, finisce per stare sempre con i turchi. Suo papà invece appartiene ad un'altra generazione, non parla ancora molto l'italiano, e tra qualche anno vorrebbe tornare in Turchia: «Mio padre adesso lavora meno, ha cominciato a 12 anni e oggi ne ha 48. Arrivato in Italia ha lavorato per ditte locali, poi appena ottenuto il permesso di soggiorno ne ha aperta una sua. Ma ora è vecchio e tocca a noi provvedere alla famiglia. Lui penso che tra tre o quattro anni tornerà a Ozda». L'idea di tornare in Turchia al giovane turco invece proprio non va. «A volte mi viene la nostalgia del mio paese - spiega - ma mi va via in fretta. Quando torno al paese per le vacanze trovo sempre tutto cambiato. La gente mi guarda in un modo diverso, e anche la mentalità ormai non mi appartiene più. Mi sento a posto più qui che al mio paese, e in Turchia non riuscirei più a viverci. Noi giovani non ce la facciamo più a tornare». La famiglia Ismail, che ha da poco comprato casa nel piccolo comune ligure, ha comunque conservato la casa di famiglia in provincia di Ozda. Dove il padre sta addirittura costruendo due alloggi per le vacanze ai figli maggiori. «Oggi tutto sommato non possiamo proprio lamentarci - continua il giovane turco -. Siamo andati via dalla Turchia per motivi economici e da quel punto di vista va molto meglio. Qui possiamo addirittura festeggiare le ricorrenze musulmane nel nostro centro a Porto Maurizio, dove abbiamo un imam e dove ci rechiamo a comprare i prodotti per la nostra cucina. Come la carne alal, proveniente dalla Francia. Sempre a Imperia poi c'è un forno e un bar gestiti da turchi. E stanno pensando di aprire un negozio con i nostri prodotti. Tutte notizie positive, perché penso sia un bene che oggi i turchi non facciano più solo i muratori». Certo Karaman non nasconde che rimangano alcuni problemi, primo fra tutti quello dei documenti: «Il sistema qui da voi proprio non funziona. Possibile che se uno temporaneamente non lavora e non ha la busta paga, per avere il rinnovo del permesso in questura debba iscriversi all'artigianato? E se poi non riesce a pagare le tasse? Gli ritirano immediatamente il permesso di soggiorno». Inoltre, spiega Karaman tra i gesti di consenso degli amici, il vero problema che deve affrontare la comunità turca di Pietrabruna è la crisi economica. Perché da un anno a questa parte nel piccolo comune gli immigrati faticano a vivere: «c'è poco lavoro e le tasse continuano a salire, tanto che dalla Turchia non arriva più nessuno - conclude Karaman Ismail -. Anzi qualcuno comincia a tornare indietro ed altri emigrano in Francia. In Germania meno, perché li vive bene chi è andato qualche anno fa. Ora è difficile entrare, fanno il test della lingua. Dicono che vogliono farlo anche in Italia, e secondo me sarebbe giusto, perché chi vuole venire a lavorare qui dovrebbe saperlo. Poi come se non bastasse sono arrivati anche i rumeni, che lavorano quasi gratis».
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La Turchia
La Repubblica di Turchia comprende l'estrema parte orientale della Tracia, in Europa, e la penisola dell'Anatolia, tradizionalmente considerata la propaggine più occidentale del continente asiatico. Il suo territorio è cinto a sud dal Mar Mediterraneo, ad ovest dal Mar Egeo, a nord-ovest dal Mar di Marmara ed a nord dal Mar Nero. Confina a nord-ovest con la Grecia e la Bulgaria, a nord-est con la Georgia, ad est con l'Armenia, l'Azerbaijan e l'Iran, a sud-est con l'Iraq e a sud con la Siria. Ha una superficie di 779.452 chilometri quadrati, e nell'ultimo censimento (2007) è risultata avere 70.586.256 abitanti. La capitale è Ankara.
La storia recente parte dalla dissoluzione dell'antico Impero ottomano, avvenuta al termine della Prima Guerra Mondiale, e la spartizione delle sue province tra le potenze vincitrici. In questo contesto emerse la figura di Mustafa Kemal, ufficiale del disciolto esercito Ottomano, che riuscì a coagulare attorno a sé un esercito di resistenza e a liberare la Penisola Anatolica dagli eserciti delle potenze occupanti. La Repubblica Turca nacque nel 1923, e Mustafa Kemal ne divenne il primo Presidente, carica che mantenne fino alla morte; in questo periodo la Turchia venne trasformata in uno stato moderno e secolare, sullo stampo delle democrazie occidentali.
La Turchia si astenne dalla partecipazione alla Seconda guerra mondiale, e nel 1952 entrò a far parte della Nato, diventando uno dei paesi cardine dell'alleanza, con un esercito convenzionale secondo tra i paesi membri soltanto a quello degli Usa. L'esercito turco si è reso responsabile nel corso della storia recente del paese di ben tre colpi di stato (1960, 1971, 1980), seguiti da brevi governi militari volti a reprimere duramente l'opposizione sindacale e politica. Negli ultimi anni l'esercito turco ha rinunciato al ricorso ai colpi di stato, pur mantenendo un grosso potere politico sfociato nel cosiddetto colpo di stato post-moderno con cui alla fine degli anni '90 del XX secolo fece sciogliere il partito islamico allora al governo.
Gli ultimi governi della Turchia stanno riformando ulteriormente lo stato per entrare a tutti gli effetti nell'Unione europea, a cui il paese è ufficialmente candidato dal Consiglio europeo di Helsinki del 1999. Tra i vari problemi che restano da risolvere ad Ankara per entrare in Europa, i più macroscopici sono la questione dell'occupazione della parte nord di Cipro e quella delle repressione delle minoranze curde.
L'immigrazione su larga scala dalla Turchia ha origine negli anni ‘60 e nei primi anni '70, quando alcuni paesi europei per necessità di manodopera hanno richiamato lavoratori stranieri; molti dei turchi, impiegati con contratto di lavoro a tempo determinato, si sono poi stabiliti in modo permanente nelle grandi città dei paesi ospiti. A partire dagli anni '80 le politiche di immigrazione verso i Paesi Ue sono divenute più restrittive e i flussi migratori turchi si sono ridotti notevolmente, anche se, in seguito al colpo di stato militare del 1980 e al problema curdo, una certo numero di cittadini turchi hanno ottenuto asilo nei paesi Ue. Il numero degli immigrati turchi che vivono nei Paesi dell'Unione europea oggi si aggira intorno ai 3,8 milioni, con una maggioranza (2,6 milioni) in Germania e gruppi consistenti in Francia, Paesi Bassi, Austria e Belgio. In Italia i turchi regolarmente residenti sono attualmente circa 9.000, per la maggior parte residenti nelle province di Grosseto, Modena, Como e Reggio Emilia, oltre naturalmente alla provincia di Imperia.
occitan La Comuna de Pietrabruna se tròba a 400 m d'autessa sus la còsta dal mont Faudo (1149 m), dedins la Comunitat Montana de l'Olivo, dins lo reiretèrra de la Província d'Imperia, luenha a pena 17 quilomètres. Son territòri de 9,95 quilomètres quadres, ente se tròbon las ruaas de Torre Paponi e Bosco Mare, es caracterizat da una abondança de peira de lausa, d'ente pren lo nom la ruaa centrala de Pietrabruna, típic borg de montanha de la Ligúria, embe un centre istòric format da carruggi (quintanas) e pichòtas plaças. La Comuna compta encuei 591 abitants.
Coma ben de vilatges de lo reiretèrra lígur, lo borg de Pietrabruna naisset d'entorn a la gleisa (aquela dal país, dal sècle XI, es dediaa a Sant Gregòri). Après èsser estat domini de Adelaide de Susa, frema d'Oddone de Savòia, lo territòri intret a far part di possediments de la familha Clavesana. Successivament lo feude passet a Anselmo di Quaranta, senhor de Laigueglia, e foguet puei reconquistat da la comuna de Porto Maurizio (encuei Imperia) al sècle XII.
La pichòta Comuna es coneissua per qualquas especialitats gastronòmicas líguras coma la "Stroscia" (una torta a basa de noses) e per la cultivacion de l'oliu, de difrentas espècias de vèrd ornamental e de flors coma lhi raumeaor e la lavanda.
A partir da lhi ans '70 la pichòta Comuna lígura comença a conéisser lo despopulament, s'abandonon lhi terrens e las maisons. Dins lhi ans '80, puei, qualquas maisons já pericolantas venon venduas a de familhas tedèscas, olandesas o d'autri país dal Nòrd d'Euròpa que las rebuton com secondas maisons. Mas es enti ans '90 que lo país se torna popolar dal tot gràcias a una comunitat turca de trabalhaires édils que prén la residença e fita de maisons restaas vueidas. Encuei la comunitat turca compta 94 personas, mai dal 20 % de l'entiera populacion de la comuna e quasi lo 32% di resident dins lo cap-luec.
Vist dal defòra
«Quora as passa 100 ciutadins estrangiers residents sus 390 abitants de la ruaa centrala se pausa un problema de tengua. Es pas absolutament de racisme o d'intolerança, mas de numres: problemas embe las escòlas, embe lhi parcatges ecc. 100 nòus ciutadins que se jonton ai 290 residents riscon de mandar en tilt tuchi lhi servicis». Riccardo Giordano, Séndic de Pietrabruna, a pas de mesas paraulas per explicar la transformacion avengua dins sa pichòta Comuna: tres ruaa esparpalhaas per lhi monts dal reiretèrra lígur d'Imperia, aquela centrala de Pietrabruna, Torre Caponi e Bosco Mare, per un total de 591 abitants. «Avem ben 148 estrangiers residents dins la Comuna, de 14 país difrents, lo mai, 94, d'origina turca. E aquesti son tuchi concentrats dins la ruaa centrala». Era la seconda meitat de lhi ans '90 quora la vielha polveriera militara abandonaa, per la via que mena al país, ven transformaa dins un centre d'aculhença per lhi refujats curdes escapats a las persecucions. Lo pichòt centre arriba a ospitar fins a 2500 personas, e qualqu'uns arribon a se trobar un trabalh e a s'estabilir a Pietrabruna. «Ental 2000, quora siu devengut Séndic, lhi turcs eron pas mai que dètz. Puei es capitat que na familha sòna l'autra, e parelh fai qualque mes avem rejonch lo comol. E sí, perque mai d'aquò n'iston pus fisicament, lhi pas pus de maisons disponiblas». E malgrat las protests periòdicas de qualqui residents que se senton "assediats", lo premier ciutadin cèrcha de gestir la situacion. «Se dal ponch de vista cultural l'actituda de qualqui abitants es "fòra da las escàtolas", dal ponch de vista econòmic es "segur que lhi afito la maison". Puei lhi a la majorança silenciosa que ditz pas ren. Al metz nosautri de la Comuna cerchem de far da mediators». Mas l'arribaa di turcs a decò permetut a la Comuna de manténer qualqui servicis qu'autrament serion estaas quitaas. «L'escòla, per exemple, la tenem dubèrta a tota la populacion gràcias a las mainaas turcas - explica lo premier ciutadin -. ental 2008 de fach sus 6 enfants naissuts 5 son turcs e un italian». Mas l'autre caire de la medalha es que d'escoliers estrangiers arribon al lèong de l'an sensa sauber la lenga, e lhi auria manca d'un ensenhant de sostenh que l'institut comprensiu escolàstic arriba pas a garantir. E finís que l'administracion comunala deu se far charge dal servici. «Totun devem pas nos sagrinar mai que tant - tranquiliza lo Séndic - aicí per fortuna avem jamai aguts de problemas d'òrdre públic. Pechaire, faria mal far governar la situacion. Lhi turcs son tranquils, tuchi emplegats dins l'edilícia. Magara tanti trabalhon en nier, mas altretants an dubèrt una partia iva e trabalhon onestament». Son especializats en mur en peira, ben se, contínua lo Séndic, «lhi melhors eron lhi lígurs, lhi turcs son mai amanats dins la pavimentacion».
Lo ver problema da afrontar dins un futur pròche, second Riccardo Giordano, es aquel de l'integracion de la nòva comunitat. «Aicí d'integracion lhi n'a pas, perque lor la cèrchon pas. Benlèu embe la generacion venenta, mas encuei dins lo país lhi a deguna visibilitat de la comunitat turca, an pas dubèrt un comèrci ni creat pas ren de lor. Es tot coma derant. La fremas velaas las vees masque quora van a far l'espesa. Se no reston a maison. Lhi turcs se tròbon entre lor e salhon gaire». La jonta comunala a organizats de cors d'italian per la fremas turcas embe una magistra de lenga maire. «Sai pas se l'an que ven arribarèm a lo far mai- contínua lo Séndic - perque nos chal encara trobar l'argent. L'Ici lhi es pas mai e las espesas aumenton. Chaleria decò entraïnar d'ocasions de confront, qualque fèsta ensem per promòure l'integracion. Mas polem pas anar après a tot».
Vist dal dedins
«A las Olimpiadas mi tifo per l'Itàlia e pas per la Turquia. Perque aüra ma lueia es aquesta. Siu arribat a Pietrabruna ental '99 da la província turca de Ozda, près de la capitala Ankara, qu'aviu 12 ans. Embe tota ma familha: paire, maire, quatre fraires mascles e doas sòrres», comença Karaman Ismail, qu'ensem a tres cosins còntia son istòira setat al defòra dal bar, sus la plaça dal país. «Partit da la Turquia siu súbit vengut aicí. Mon paire trabalhava a Pietrabruna coma muraor dal 1996 e mi, après qualque annada d'estudi, ai dubèrt un'empresa édila embe mon fraire. Mon paire avia coneissut un compatriòta en Germània que lhi avia parlat de la Província d'Imperia, disent que lhi avia de trabalh. Com aquò avem decidat de lhi venir tuchi». La comunitat turca de la Província d'Imperia, second Karaman, compta encuei a l'environ 2500 personas. D'aquilhi ben 94 residents dins la pichòta Comuna de la Comunitat montana de lhi Olius. «Lo gròs problema per qui arriba aicí es de trobar maison - explica -. Ailen a Imperia per un'estància te demandon decò 800 euro al mes. Pr'aquò tanti son venguts a istar aicí a Pietrabruna, ente se tròba decò per 250». Autre problema, admet lo jove, es aquel de la lenga. Ben se, ditz: «L'italian es mai simple dal tedèsc e de l'anglés. E tot somat es estat fàcil l'aprene. Qui lo parla pas, e malaürosament son encar pro, es perque vòl pas s'integrar. E aquò es pas just; d'uns venon aicí pas que per trabalhar e far de sòuds embe la soleta idea de tornar en Turquia. Vòlon pilhar en vir la gent. Mas a mi, coma a tanti de ma generacion, aquò me vai pas. Dins qualque mes vau prene la citadinança, com aquò siu tranquil de poler restar». Karaman es amís de tuchi, parla indiferentament embe si compatriòtas e lhi lígurs. Ben se, solinha, finís per estar totjorn embe lhi turcs. Son paire ensita apartén a un'autra generacion, parla pas encara tant l'italian, e d'aicí a qualque an voleria tornar a son país: «Aüra mon paire trabalha menc, a començat a 12 ans e aüra n'a 48. Arribat en Itàlia a trabalhat per d'empresas localas, puei a pena a obtengut lo permés de setjorn n'a dubèrta una sia. Mas aüra es vielh e tocha a nosautri pensar a la familha. Penso que d'aicí a tres o quatre ans tornarè a Ozda». Per contra, al jove turc l'idea de tornar en Turquia pròpi vai pas. «De bòt estanto mon país, mas ben fito me passa. Quora torno al país per las vacanças tròbo sempre tot chambiat. La gent me gacha en maniera difrenta, e decò la mentalitat aüra m'apartén pus. Me sento a ma plaça mai aicí que a mon país, e en Turquia arribariu pas a viure. Nosautri joves lhi la fasem pus a tornar». La familha Ismail, que da gaire a chataa maison a Pietrabruna, a totun tengut aquela dins la Província de Ozda. Ente lo paire es fins mentre que contruís dui lotjaments per las vacanças di filhs mai grands. «Encuei tot somat polem pròpi pas nos lamentar - contínua lo jove turc -, sem anats via da la Turquia per de motius econòmics e d'aquel caire vai ben mielh. Aicí polem fins a mai festejar las recorrenças musulmanas dins nòstre centre a Porto San Maurizio, ente avem un imam e ente cerchem de chatar la ròba per nòstra cusina. Coma la charn alal, que ven da la França. Ailen a Imperia puei lhi a decò un forn e un bar gestits da turcs. E iston pensant de durbir un comèrci embe nòstri produchs. Totas de bònas nòvas, perque penso sie un ben qu'encuei lhi turcs facen pus masque lhi muraors». Segur Karaman estrema pas que resten de problemas, premier aquel di documents: «Lo sistema aicí dins quò vòstre pròpi marcha pas. Possible que se un temporaneamet trabalha pas e a pas la busta paga, per aver lo renòu dal permés en Questura chal que s'incrive a l'artisanat? E se puei arriba pas a pagar las taxas? Lhi levon d'abòrd lo permés de setjorn». En pus, explica Karaman entre lhi gèsts de consens de lhi amís, lo ver problema que deu afrontar la comunitat turca de Pietrabruna es la crisi econòmica. Perque despuei un an la vita es vengua mai dura: «lhi a gaire de trabalh e las taxas contínuon a montar, tant que da la Turquia arriba pas mai degun - conclui Karaman Ismail -. A l'envèrs, qualqu'un comença a tornar arreire e d'autri se'n van en França. En Germània menc, perque ailai viu ben qui es anat fai qualque an. Aüra fai mal far intrar, fan lo test de lenga. Dison que lo vòlon far decò per l'Itàlia, e a mon avís seria just, perque qui vòl venir a trabalhar aicí deu sauber la lenga. Puei, coma se bastesse ren, son arribats decò lhi romens, que trabalhon esquasi gratis».
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La Turquia
La República de Turquia comprén l'extrema partia orientala de la Tràcia, en Euròpa, e la penisla de l'Anatòlia, consideraa tradicionalament lo prolonjament mai occidental dal continent asiàtic. Son territòri es limitat a sud da la Mar Mediterrana, a oest da la Mar Egèa, a nòrd-oest da la Mar de Marmara e a nòrd da la Mar Niera. Bòina a nòrd-oest embe la Grècia e la Bulgaria, a nòrd-est embe la Geòrgia, a est embe l'Arménia, l'Azerbaijan e l'Iran, a sud-est embe l'Iraq e a sud embe la Síria. A una susfàcia de 779.452 km2, e dins lo darrier censiment (ental 2007) compta una populacion de 70.586.256 abitants. Sa capitala es Ankara.
L'istòria recenta comença embe la dessolucion de l'ancian Empèri octoman, avengua a la fin de la Premiera Guèrra Mondiala, e la seguenta esparticion de sas províncias entre las potenças ganhantas. En aquel contèxt s'avancet la figura de Mustafà Kemal, oficial dal dessolvut exèrcit octoman, qu'arribet a recampar a son entorn un exèrcit de resistença e a liberar la penisla anatòlica da lhi exèrcits de las potenças ocupantas. La República Turca naisset en 1923, e Mustafà Kemal ne foguet lo premier President, mantenent la charja fins a sa mòrt; an aquel temp la Turquia se transformet dins un estat modèrn e secolar, sus lo modèl de las democracias occidentalas.
La Turquia se tenet fòra de la Seconda Guerra Mondiala, e dins lo 1952 dintret a far partia de la Nato, devenent un di país nodals de l'aliança, embe un exèrcit convencional second entre lhi país membres solament an aquel de lhi USA. Dins lo cors de l'istòria recenta l'exèrcit turc s'es rendut responsable de ben tres colps d'estat (1960, 1971, 1980), seguits da de brèus govèrns militars que reprimion durament l'oposicion sindacala e política. Dins lhi darriers ans l'exèrcit a renonciat al recors ai colps d'estat, mantenent totun un gròs poder polític desbocat dins lo parier-dich colp d'estat pòst-modèrn que menet a la fin di ans '90 al dessolviment dal partit islàmic enlora al govèrn.
Lhi darriers govèrns de la Turquia iston reformant ulteriorment l'estat per intrar a tuchi lhi efècts dins l'Union Europèa, a la quala lo país es oficialament candidat dal Conselh Europèu d'Helsinki dal 1999. Entre lhi varis problemas que reston da resòlvre a Ankara, en premier plan lhi a l'ocupacion de la partia nòrd de Cipre e la repression de la minorança curda.
L'emigracion sus larja eschala da la Turquia a començat dins lhi ans '60 e lhi premiers ans '70, quora qualqui país europèus an atirats per manca de man d'òbra de trabalhaires estrangiers; ben de turcs, emplegats embe contract de trabalh a temp determinat, se son puei estabilits dins las grandas vilas d'aquilhi país. A partir da lhi ans '80 las políticas d'immigracion di país de l'UE son venguas mai restrictivas e lo flux emigratòri di turcs a baissat considerablament, ben se, en seguia al colp d'estat militar dal 1980 e al problema curde, un cèrt numre de ciutadins turc an obtengut l'asili polític en de país europèus. Lo numre de lhi immigrats turcs que vivon dins de país de l'UE encuei es entorn a 3,8 milions, embe una majorança (2,6 milions) en Germània e de comunitats nombrosas en França, Olanda, Àustria e Belgica. En Itàlia actualament lhi turcs regolarament residents son a l'entorn de 9.000, lo mai dins las Províncias de Grosseto, Modena, Como e Reggio Emilia, a part naturalament la Província d'Imperia.